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di Giovanna Taviani

Sin dal giorno successivo alla chiusura del Salinadocfest 2019 ho pensato a quale avrebbe potuto essere il tema della nuova edizione. E ho subito immaginato di dedicarla ai Giovani. Quei giovani nati dopo il 2000, definiti per anni “i bambacioni”, che, dopo decenni di silenzio, hanno riportato al centro del dibattito mondiale la difesa dell’ambiente, della cultura e della solidarietà: la social catena, come la definisce il Leopardi della Ginestra, mai come in questo tempo attuale e necessaria.

Non avrei mai immaginato che l’emergenza coronavirus avrebbe posto fine in maniera così perentoria al secolo del 900, il secolo dei padri, e ribaltato in maniera così netta il rapporto tra vecchi e giovani. La rinascita del pianeta dovrà fare i conti con una nuova Età giovane, se non vorremo ricommettere gli errori del passato; un ritorno agli albori della civiltà, dove i figli dovranno ripensare alle scelte dei padri e unirsi in una social catena, appunto, per opporre al linguaggio della violenza il ritorno a un paese normale, fondato sulla cultura, sul rispetto per l’ambiente e sulla parola futuro.

Di qui il tema prescelto per la nuova edizione Giovani / L’età giovane, che riporta da una parte al titolo dell’ultimo film di due cineasti imprescindibili per chi, come noi, crede nel cinema del reale, Jean Pierre e Luc Dardenne. Dall’altra punta sulle storie fluide e aperte dei giovani del nuovo millennio, che si oppongono ai muri con la resistenza dell’immaginazione, provando a saltare gli ostacoli con la sfida del domani.

Un ragazzo dalla sponda di una isola lontana abbraccia il Mediterraneo, sembra stia per saltare, le braccia aperte a volo di uccello, lo sguardo rivolto alla sponda di un’altra isola, di fronte a lui, dove, molti anni fa, altri ragazzi, con le stesse braccia aperte, sfidarono il mare.
Questa volta però l’immagine è diversa.

Il mare non è azzurro, né cristallino, ma profondo e in tempesta; il giovane non è in gruppo, ma solo e di spalle. Non vediamo i suoi occhi, ma la sua nuca e la sua schiena, bloccata contro il mare e il cielo.

Sembra in bilico tra le rovine del Mediterraneo e il salto nel futuro.

Questo il concept che abbiamo immaginato per la nuova edizione del Festival, che quest’anno metterà i Giovani al centro della manifestazione, in collaborazione con le scuole eoliane, la Scuola secondaria di primo grado Educandato Statale Maria Adelaide di Palermo e l’Associazione Culturale Officina Immagine.

Dopo una edizione dedicata alla Comunità e un’altra alle (R)esistenze, arriva ora L’età giovane: tre parole chiave attorno a cui ha ruotato la riflessione di ciascuno di noi in questi mesi di lockdown, nel tempo di una nuova peste, che alcuni scrittori dei nostri giorni (si pensi solo a Orhan Pamuk e Dacia Maraini) hanno ripreso a raccontare. Ora più che mai il distanziamento sociale ci spinge ad affrontare la crisi reagendo come una vera comunità e a rielaborare i nostri concetti di visione comune e con-divisione. Ripensare alla classe come preludio alla comunità intellettuale del paese. Non disperdere il desiderio di vedere film insieme e di e-ducare i giovani allo sguardo critico e alla comprensione del reale: per questo è nato il Salinadocfest e per questo abbiamo ricevuto tantissime manifestazioni di affetto e solidarietà da parte di giornalisti, critici, cineasti e gente comune che hanno aderito con convinzione al nostro appello per il Festival.

Voglio ringraziare in particolar modo la Giuria Internazionale del SDF 14, che ha accettato di giudicare i film documentari scelti dal nostro Comitato di selezione senza venire sull’isola (in rispetto alle norme anticovid), solo per amore del Festival e del genere documentario. Parlo di Richard Copans, produttore con Serge Lalou di Les Films d’Ici, una delle maggiori case di produzioni europee dedicate al documentario (tra i cui film vanta i pluripremiati Valzer con Bashir e Fuocoammare) e Catherine Bizern, produttrice e programmer, ora Delegato Generale del prestigioso Festival Cinéma du Réel di Parigi (Centre Pompidou). Una giuria prestigiosa a cui si unisce una giovane attrice militante e molto attenta al mondo del documentario, Jasmine Trinca (vincitrice di 2 David di Donatello, 4 Nastri d’argento, 2 Globi d’oro, 2 Ciak d’oro, il Premio Marcello Mastroianni alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il premio Gian Maria Volontè e il premio Un Certain Regard come miglior attrice), che inviteremo sia a Roma che a Salina per il Premio Irritec, uno dei nostri Special Partner siciliani.

I film documentari verteranno sui Giovani in un confronto generazionale tra padri e figli e metteranno la classe al centro dell’obiettivo cinematografico. Sei titoli in corsa per il Premio Tasca d’Oro, sponsorizzato da Tasca d’Almerita, uno dei nostri Main Partner dalle origini del Festival, e al Premio Signum del Pubblico, altro nostro Premio storico, che quest’anno, grazie alla collaborazione con alcuni docenti illuminati palermitani, sarà attribuito in collegamento streaming dagli studenti dell’Educandato Statale Maria Adelaide di Palermo.

La nostra strada, locandina dell’ultimo documentario di Piero Li Donni (a destra).
Anche questo un modo per porre i giovani al centro della nuova edizione e tentare di ricostruire un’ aula virtuale attorno al Concorso di documentari, da sempre roccaforte del nostro Festival. Ad aprire il Salinadocfest a Salina La Nostra Strada di Pierfrancesco Li Donni, miglior documentario al Biografilm Festival Sezione Concorso nazionale, un ritratto collettivo di quattro studenti palermitani impegnati nell’’ultimo anno di scuola media, alle prese con la quotidianità dello studio e con le prime importanti riflessioni sul proprio futuro.

Giovani guerrieri invece sono i ragazzi al centro dell’altro grande documentario che presenteremo all’anteprima romana, Faith di Valentina Zucco Pedicini, già in concorso all’IDFA – International Documentary Film Festival Amsterdam. Due registi che si stanno facendo valere nei Festival più importanti di tutto il mondo e che il Salinadocfest ha già portato a Salina rispettivamente nel 2012 (con Il secondo tempo di Piero Li Donni) e nel 2013 (con DAL PROFONDO di Valentina Zucco Pedicini).

Faith locandina dell’ultimo documentario di Valentina Zucco Pedicini.
Nei prossimi mesi annunceremo gli ospiti e il programma completo delle manifestazioni, con i titoli del concorso, gli ospiti speciali, i Premi, e gli spettacoli. Nel frattempo vogliamo lanciare un appello per Salina – l’isola della Panaria Film, prima casa di produzione dedicata al documentario subacqueo, ma anche set di Caro Diario e del Postino -, che in questi mesi di lockdown ha sofferto per la chiusura dei porti e la crisi degli albergatori e ristoratori.

Il Salinadocfest è nato per loro e con loro, dimostrando nel tempo che si può fare turismo e cultura; che l’insularità deve essere considerata un privilegio e non una disgrazia; che si può documentare la realtà, raccontando delle storie.

Da isola a isola, vogliamo riunire a Roma la comunità del documentario formatasi in questi quattordici anni attorno all’isola di Salina, per dare voce a un genere diventato ormai un vero e proprio defibrillatore sociale e rimettere Roma al centro del dibattito culturale del paese, come fu negli anni d’oro del cinema.

Capperi, cucunci e malvasia, insieme al meglio del documentario narrativo del Mediterraneo.

Ci vediamo tutti a Settembre.

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