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Risultati immagini per morti nel traghetto di messina primi iscritti nel registro indagati

Udienza fiume dinnanzi al Gup del Tribunale di Messina, dottoressa Finocchiaro, per l'incidente mortale occorso il 29.11.2016 sulla motonave Sansovino.
Il Gup, dopo ampia discussione delle parti e dopo aver esaminato, rigettandola, l'eccezione di giurisdizione del giudice italiano in favore di quello cipriota (la Sansovino batte bandiera cipriota), ha rinviato a giudizio, con udienza dibattimentale fissata per il prossimo 28 ottobre 2019 dinnanzi il Tribunale di Messina, Luigi Genghi, in qualità di armatore della motonave Sansovino, Domenico Cicciò, ispettore tecnico della società Caronte&Tourist Isole Minori, Fortunato De Falco, direttore di macchina, Giosuè Agrillo, come Dpa della società di gestione “Seastar Shipping Navigation Ltd”, società deputata al controllo e alla verifica della corretta attuazione delle procedure previste dal manuale di gestione della sicurezza a bordo della Sansovino nonché la società Caronte&Tourist Isole Minori Spa, come persona giuridica.
Ha, invece, parteggiato il comandante Salvatore Virzì. Presenti anche le persone offese costituite parte civile, in particolare le famiglie dei marittimi deceduti, D'ambra, Parisi e Micalizzi nonché i marittimi superstiti Nino Lombardo, Ferdinando Puccio e Vitale. Gli imputati sono stati difesi, tra gli altri, dagli avvocati Alberto Gullino, Anna Scarcella, Vergani, Lembo e Fumagalli. Le parti offese, tra gli altri, dagli avvocati Francesco Rizzo, Giuseppe Cincotta, Nello Cassata, Tommaso Autru Ryolo, Antonio Langher, Gervasi Ferrara.

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Si è celebrata dinnanzi al gup del Tribunale di Messina, dott.ssa Finocchiaro, la prima udienza del processo per l'incidente mortale occorso il 29.11.2016 sulla motonave Sansovino che vede imputati sei soggetti, tra cui il comandante e la società Caronte & Tourist Isole Minori. Presenti anche le persone offese, in particolare le famiglie dei marittimi deceduti, Gaetano D'ambra, Parisi Santo e Micalizzi Christian, che hanno manifestato la volontà di costituirsi parte civile. Il gup, tuttavia, su richiesta della difesa degli imputati ha rinviato il procedimento all'udienza del 24.09.2018. Gli imputati sono stati rappresentati, tra gli altri, dagli avv.ti Alberto Gullino, Anna Scarcella, Avv. Enrico Vergani. Le parti offese, tra gli altri, dagli avv.ti Francesco Rizzo, Nello Cassata, Tommaso Autru Ryolo e Giuseppe Cincotta.

 

di Manuala Modica

I rilievi sulla Sansovino dopo l'incidente. "Negligenza, imprudenza, imperizia": è questa la tesi della procura di Messina che ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque persone e della compagnia Caronte&Tourist Isole minori per la morte dei tre marittimi sulla nave Sansovino il 29 novembre del 2016. Con l'accusa, a vario titolo, di omicidio colposo e violazione delle norme di sicurezza sul lavoro e nell'espletamento di operazioni portuali, dovranno comparire davanti al giudice per le indagini preliminari il prossimo 18 giugno: Luigi Genghi, amministratore delegato della Caronte, Salvatore Virzì, comandante della nave, Domenico Cicciò, ispettore tecnico della società di navigazione messinese, Fortunato De Falco, direttore di macchina, Giosuè Agrillo in qualità di Dpa (designated person ashore, responsabile a terra) della Seastar Shipping Navigation Ltd, società deputata al controllo e alla verifica della corretta attuazione delle procedure previste dal manuale di gestione della sicurezza a bordo della nave. Infine, è imputato anche Vincenzo Franza in qualità di legale rappresentante di Caronte &Tourist Isole minori.

Nella richiesta di rinvio a giudizio i pm della procura di Messina Federica Rende, Marco Accolla e Roberto Conte ripercorrono i tragici momenti del 29 novembre del 2016 quando il primo ufficiale Cristian Micalizzi, 38 anni, di Messina, il secondo ufficiale Gaetano D'Ambra, 29 anni, di Lipari, il motorista Santo Parisi, 51 anni, di Terrasini, "privi dei necessari strumenti di protezione indispensabili per l'ingresso in spazi chiusi e confinati (autorespiratore, cintura di sicurezza e rilevatore di gas)", persero la vita.

Nessun controllo, nessuna preparazione, nessun equipaggiamento: così sono morti, stando ai fatti ripercorsi, dopo un anno e quattro mesi di indagini, dalla procura peloritana: "Si introducevano all'interno dello spazio vuoto n.6 di sinistra, situato nel ponte di stiva n.1 per chiudere il "passo d'uomo" della cassa di raccolta delle acque di lavaggio garage si sinistra, i cui bulloni di fissaggio erano stati allentati poco prima da Parisi e Puccio per poter fare defluire il liquido presente nella cassa, all'interno dello spazio vuoto (da cui il liquido sarebbe stato successivamente prelevato a mezzo di autobotte) provocando all'interno dello spazio vuoto, a causa di tale procedura, la diffusione di gas altamente tossici e sin particolare di idrogeno solforato. Cristian Micalizzi, privo di protezione e di dotazione per effettuare il salvataggio, faceva ingresso all'interno dello "spazio vuoto" per tentare di soccorrere gli altri membri dell'equipaggio. Antonio Lombardo (sopravvissuto, ndr), pur dotato di autorespiratore (dispositivo reperito a bordo della nave ma in luogo non idoneo, in quanto non prossimo a quello in cui stavano svolgendosi i lavori) a causa della rilevata assenza di adeguati mezzi atti a soccorrere i membri dell'equipaggio entrati all'interno del predetto spazio vuoto, rimaneva privo di ossigeno durante le operazioni di soccorso e quindi forzatamente esposto alle sostanze tossiche sprigionatesi".

Il prossimo 18 giugno, quindi, anche Vincenzo Franza dovrà comparire di fronte al gup. La Caronte &Tourist, secondo la procura di Messina, è responsabile per reati commessi "nel suo interesse o vantaggio", in questo caso di omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Secondo la ricostruzione dell'accusa, infatti, la tragedia del 29 novembre avvenne "a causa di omissioni imputabili a persone che rivestivano funzioni di rappresentanza di amministrazione o di direzione dell'ente, nel corso delle operazioni finalizzate allo svuotamento delle casse di raccolta delle acque di garage, della Sansovino, omissioni consistite nel non effettuare la necessaria caratterizzazione del liquido contenuto all'interno delle predette casse al fine di accertarne l'effettiva composizione e di predisporre adeguati strumenti di bonifica e smaltimento, nel non eseguire i necessari lavori volti a ripristinare la funzionalità delle pompe di bordo attraverso cui dovevano essere effettuate le operazione di svuotamento delle casse e nel non rivolgersi a una ditta specializzata che potesse eseguire la bonifica in sicurezza affidando invece l'esecuzione dei lavori al personale di bordo, sprovvisto di adeguata formazione e di idonei dispositivi di protezione". Per queste omissioni, secondo l'accusa, la Caronte "conseguiva un vantaggio", consistito nel risparmiare sui costi delle procedure di bonifica.(repubblica.it)

di Alessandra Serio

Proseguono a tamburo battente anche gli accertamenti affidati alla Capitaneria di Porto: hanno sentito prima tutti i testimoni in grado di riferire su quel che è accaduto quel drammatico pomeriggio, sulla nave, poi i responsabili della sicurezza, a tutti i livelli.

E' il giorno chiave, quello di oggi, per concretizzare i primi risultati delle indagini sull'incidente mortale avvenuto al Porto martedì pomeriggio. Ieri in Procura è stata una giornata intensa per il pool coordinato dall'aggiunto Giovannella Scaminaci. Il magistrato ha scelto di avvalersi di altri sostituti, già impegnati in precedenti accertamenti su vicende relative alla sicurezza marittima. A loro ha chiesto aiuto anche per effettuare tutti gli adempimenti necessari, tanti, in vista delle autopsie sui corpi dei tre marinai morti.

L'esame medico legale, affidato ad un perito dell'Istituto di medicina legale di Messina, potrebbe essere effettuato già domani. Servirà a confermare o smentire quello che le testimonianze raccontano e i rilevatori dei Vigili del Fuoco della squadra NCBR hanno evidennziato già martedì sera, ossia la presenza dell'idrogeno solforato, il gas killer sprigionatosi dall'interno della sentina, mentre due marittimi ispezionavano le pompe. Un gas spietato e sottile, spesso inodore e difficile da rintracciare quando avvelena il corpo delle vittime, tanto che potrebbe servire il supporto di un laboratorio specializzato, e quindi di almeno un altro esperto tossicologo, per completare l'analisi.

Hanno portato a compimento i rilievi a loro affidati, invece, i Ris di Messina del comandante Sergio Schiavone, che hanno consegnato al chimico della Capitaneria del Porto, Giuseppe Recupero, i campioni recuperati sulla Sansovino martedì sera.

Proseguono a tamburo battente, invece, gli accertamenti affidati alla Capitaneria di Porto: hanno sentito prima tutti i testimoni in grado di riferire su quel che è accaduto quel drammatico pomeriggio, sulla nave, poi i responsabili della sicurezza, a tutti i livelli. A cominciare dal responsabile del personale di Caronte &Tourist, Tiziano Minuti, e al comandante della nave, il trapanese Salvatore Virzì. Anche lui è rimasto intossicato durante le operazioni di soccorso dei marittimi a lavoro sulla nave cisterna.

E' stato lui, in particolare, a tirare fuori Ferdinando Puccio, che ha trovato svenuto all'ingresso del locale sentina. La vita del palermitano è ancora appesa ad un filo. Virzì resta invece sotto osservazione medica, anche se le sue condizioni vanno verso un netto miglioramento.

Il lupo di mare siciliano che adesso si trova schiacciato tra le sue responsabilità oggettive di comandante della nave traghetto, prima in servizio sulla rotta per Lampedusa, e le conseguenze a sua volta patite nel tentativo di salvare i suoi uomini.

In vista delle autopsie, in Procura ieri sono state effettuate anche le prime iscrizioni nel registro degli indagati. Le ipotesi di reato restano omicidio colposo plurimo e mancato rispetto delle norme di sicurezza. Per individuare eventuali responsabilità, la Procura sta vagliando anche parecchie immagini estrapolate dai sistemi di video sorveglianza del porto, così come tutte le registrazioni audio disponibili, a cominciare dalle comunicazioni a bordo della nave. 

I file audio raccontano, come la lugubre diretta radio cronaca di una disgrazia, gli attimi concitati a bordo della Sansovino. Gli ultimi, prima che i marittimi cadessero come mosche, uno dopo l'altro. Tre di loro per sempre. 

I rilievi tecnici sul l'imbarcazione e le testimonianze degli altri marittimi a bordo saranno  fondamentali per chiarire le domande chiave accese da queste vite spezzate: cosa ha permesso al gas killer di liberarsi? Un guasto alla nave o una errata manovra degli addetti? E perché questi ultimi hanno inalato il tanto tenuto gas? Erano dotati di tutte le strumentazioni necessarie a salvarsi la vita ed operare in un contesto così delicato, che a sua volta avrebbe dovuto essere messo in sicurezza con più attenzione?

"La nave era stata sottoposta a manutenzione", ha dichiarato Minuti. Proprio dopo tale operazione ne era stata ordinata la pulizia, prima della nuova messa in esercizio.(tempostretto.it)

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