finocchiaro.jpg 

di Lelio Finocchiaro

MUOIA SANSONE CON TUTTI I FILISTEI

Muoia Sansone con tutti i filistei è una celeberrima frase dell' Antico Testamento, dalla quale si deduce facilmente che tra ebrei e filistei non correvano certo dei buoni rapporti, ma chi erano veramente i Filistei?

La Bibbia li nomina spesso e praticamente sempre in modo dispregiativo. Per gli ebrei il popolo filisteo rappresentava “il diverso, “il nemico”, “lo straniero”, coloro che sono ostili per definizione. Spesso li rappresentavano in modo caricaturale, sottolineandone le differenze per esaltare le proprie superiorità. Venivano comunemente indicati come i “non circoncisi”.

In realtà il popolo filisteo occupava, con cinque città (dette brevemente pentopoli), la zona costiera tra le odierne Gaza e Tel-Aviv, Si pensa che provenisse da Creta, o ancora, dalla Cappadocia. Era tra i popoli di origine indoeuropea “venuti dal mare”, che verso l'anno 1000 a. C. avevano invaso l'Egitto. Contro costoro Israele si propose come il popolo eletto voluto da Dio, pur se per lungo tempo ne aveva dovuto subire la dominazione.

I difficili rapporti tra i due popoli sono dettagliatamente descritti nelle prime fasi della storia di Israele , quella dei patriarchi, dei giudici e della prima monarchia.

Per la verità, almeno inizialmente, alcuni episodi narrano di rapporti pacifici, come quando Isacco trova riparo presso i filistei e presenta sua moglie come sorella. Scoperto, non viene punito. Del resto lo stesso Sansone , e Davide in fuga da Saul, hanno entrambi mogli filistee. Filistea era , però , anche quella Dalila che tradì lo stesso Sansone e ne causò l'accecamento.

Le città filistee,( oltre a Gaza ricordiamo Ascalona, Asdod ed altre), avevano ognuna un re diverso, ma in caso di guerra si riunivano in confederazione.

Erano superiori in battaglia perchè facevano uso del ferro per le armi, mentre gli israeliti erano ancora nell'età del bronzo. Famosi sono alcuni episodi come quello in cui i filistei riescono a sottrarre in combattimento l'Arca dell'Alleanza agli ebrei, portandola ad Asdod, ma colpiti dalla peste, la restituiscono per scampare alla vendetta divina. Per non parlare del duello tra Davide e il gigante filisteo Golia.

In ogni caso i Filistei non rappresentarono mai una realtà geo-politica propria, essendo costituiti da gente promiscua, e lo stesso nome ha origini oscure, provenendo, con tutta probabilità da fonti egiziane (il nome compare all'epoca di Ramses III , quando, a Medinet, alcuni rilievi narrano della loro avanzata). Ricerche archeologiche hanno rivelato l'uso di sarcofagi antropomorfi, dovuti, si pensa , ad emulazione della tradizione egizia, mentre si è accertato che si cibassero di carne suina, assolutamente vietata nell'uso biblico. Le fasi di installazione dei filistei nelle terre cananee sono state messe in relazione con le relative fasi di produzione della ceramica locale, prima monocolore, poi bicromica, e così via.

Nella Bibbia i Filistei sono descritti come un popolo bellicoso e sempre in armi, ma questo non è stato sempre vero.

Nel libro dei Re si narra come effettivamente i filistei abbiano assoggettato Israele dopo la battaglia di Aphek, ma la loro oppressione portò alla unificazione delle tribù israelite che ,sotto la guida di Saul, li sconfissero. Poco tempo dopo, però ,lo stesso venne a sua volta sconfitto e ucciso, a causa dell'allontanamento di Davide, che si era rifugiato, appunto, presso i filistei. Davide sarebbe riuscito in seguito a riunire sotto di sé tutta Israele e a ridurre in vassallaggio i filistei.

Nel tempo la pentapoli filistea subì la dominazione babilonese, poi quella persiana e quindi quella macedone.

I filistei progressivamente scomparvero subendo un processo di semitizzazione, già completato al tempo della invasione persiana. Il loro nome ( in ebraico Pelishtim) ha dato origine al termine Palestina , per indicare prima la sola zona costiera e poi anche l'interno.

Furono i Romani, all'indomani della rivolta giudaica, ad estendere il nome di Palestina anche alla Giudea in segno punitivo verso il popolo ebraico che tanti grattacapi procurava a Roma.

Il Dio nazionale filisteo era Dagon, padre di Baal. La denominazione Ba' al Zebul ( Signore dell'Aldilà) venne per sfregio cambiata nella Bibbia con quella di Ba' al Zebub (il signore delle mosche) , giungendo a identificarsi , nella tradizione cristiana, con il demone supremo Belzebù.

MADAME LA GUILLOTINE

E' capitato che la democrazia, a volte, abbia tentato, per imporsi, delle strane vie.

In Francia, nel XVIII sec. , la giustizia veniva applicata con metodi diversi secondo il ceto sociale. Un contadino che aveva commesso un crimine, ad esempio, veniva impiccato, mentre a un nobile si tagliava la testa con una spada. Esistevano poi altri modi per giustiziare i colpevoli, che andavano dallo squartamento al rogo. Erano tutti sistemi molto cruenti e, in un certo senso, spettacolari. Durante l'Ancien Regime si pensava infatti che occorresse spaventare dando esempi truculenti.

Nel 1789, però, accadde qualcosa destinata a cambiare radicalmente la Francia e che in un certo qual modo contribuì a dare inizio all'età moderna. In quell'anno scoppiò la “Rivoluzione Francese”.

Fu un fenomeno apocalittico che comportò la fine della monarchia , l'istituzione della Repubblica e l'introduzione dei principi di uguaglianza.

Non successe solo questo , ovviamente, anzi avvennero molti cambiamenti importanti. Un sentimento di rivolta pervase tutta la società francese, portato avanti dalla frangia più estrema e violenta della popolazione, i cosiddetti sanculotti, così chiamati sdegnosamente perchè indossavano pantaloni lunghi e non sotto il ginocchio come di moda a quei tempi. In nome della parità di condizione tutti vennero chiamati indistintamente “cittadini”, e si intraprese un'opera di scristianizzazione per liberarsi dall'oscurantismo religioso. Si adottò un nuovo calendario rivoluzionario, e si dedicò una Notre Dame spretata alla Dea Ragione, mentre il culto dei Santi venne sostituito con quello dei martiri rivoluzionari. Famosa resta la proposta di Fouchè di scrivere, all'ingresso dei cimiteri, la frase “La morte è un sonno eterno”. Diversi villaggi sostituirono i santi protettori, come a Ris, dove Bruto (l'assassino di Cesare) prese il posto di San Biagio.

Questa uguaglianza finì per riguardare anche il metodo con cui eseguire le condanne a morte. Non più differenza tra nobili e popolino. Anche nella morte si doveva applicare, democraticamente, lo stesso metodo per tutti. Il taglio della testa mediante una lama cadente fu proposto da un medico deputato di nome Joseph-Ignace Guillotin, anche se a realizzare praticamente la macchina fu un chirurgo di nome Antoine Louise.

A questa nuova attrezzatura furono attribuiti molti nomi. Ghigliottina, dal nome del suo inventore, la “Vedova”, perchè sola sul patibolo, il “rasoio nazionale”, o la “Louisette “, dal nome del progettista. Lo strumento riscosse immediatamente un successo travolgente. Anzi, addirittura superiore a quanto ci si sarebbe aspettato. Infatti divenne presto uno strumento di eliminazione politica degli avversari usato con enorme disinvoltura dai Giacobini (mediante la famigerata “legge del sospetto”, partorita dal “Comitato di Salute pubblica”) guidati dal famoso Robespierre e dall'implacabile Saint-Just (soprannominato “l'Arcangelo della morte”), per altro entrambi decapitati nel 1794. Con la fine di Robespierre termina quello che viene ricordato come il “Periodo del Terrore”, nonché la presa politica degli stessi sanculotti durata dieci terribili mesi, ma alcuni calcolano che il periodo della rivoluzione abbia causato la decapitazione di circa 30000 persone. Un vero e proprio fiume di sangue. Lo stesso dottor Guillotin rischiò di subire la stessa condanna salvandosi a stento .

La prima esecuzione avvenne nel novembre1792 e a farne le spese fu un ladruncolo di nome Jacques Pellettier, ma già nel gennaio dell'anno successivo iniziarono le esecuzioni aristocratiche. Luigi XVI, così, precedette di qualche mese la consorte Maria Antonietta, e tanti altri ebbero il discutibile “piacere” di constatare l'efficienza del terribile strumento di morte.

Personaggi famosi come Carlotta Corday (che aveva ucciso Marat), il Duca d'Orleans, Mirabeau, Danton, dapprima amico e poi considerato traditore, e così via.

Il popolo all'inizio sembrò gradire lo spettacolo offerto dall'esecuzione tramite Ghigliottina. Amava vedere arrivare i condannati sui carri che li trasportavano, per lanciar loro cascate di insulti, e si lamentava per l'esecuzione vera e propria che ,secondo lui, durava troppo poco e finiva con l'esibizione, da parte del boia, del capo reciso. Alla fine anche il popolo, però, si stancò di tanto sangue , desideroso di un percorso di conciliazione. Il periodo della Rivoluzione si considera chiuso con l'ascesa al potere di Napoleone, nel 1799.

L'ultima volta che la Ghigliottina è stata usata in Francia è stato nel 1977, nel carcere di Les Baumettes a Marsiglia. Vittima un tunisino accusato di assassinio.

Da allora, per fortuna, il macabro congegno figlio degli ideali illuministi di eguaglianza, protagonista negli anni di una gigantesca carneficina, giace inoperoso nei musei storici francesi, ispirando tutt'ora, a chi capitasse di guardarlo, sentimenti di paura e di terrore.

GARGOYLES

Milioni di persone ammirano ogni anno, e da tanti anni, lo splendore della cattedrale Notre Dame a Parigi. E' sicuramente la più famosa ed una delle più belle cattedrali gotiche che esistano.

E molti si saranno chiesto il perchè di quelle figure (se ne possono contare 54) rappresentanti mostri alati dalla faccia feroce posti lungo il perimetro della chiesa e che sembrano messe là per incutere terrore e spavento.

Anzitutto bisogna precisare che queste figure di pietra non c'entrano niente col gotico rappresentato dalla cattedrale. E' bene ricordare che , correva l'anno 1831, la stessa era ridotta in uno stato di tale abbandono che già si pensava di abbatterla completamente per sostituirla con altri edifici quando, proprio quell'anno , i parigini impazzirono per la storia di Quasimodo ed Esmeralda, protagonisti immortali del romanzo “Notre Dame de Paris” di Victor Hugo, tanto da contribuire alla decisione di ricostruirla. Il lavoro fu affidato al celebre architetto Viollet-le-Duc , e fu lui che volle inserire queste spaventose figure che nel gotico antico non erano presenti.

Il nome inglese Gargoyles (o gargouille-gola- in francese o gargolla in italiano) deriva dal latino gurgulio che fa ricordare il suono tipico del gorgogliare dell'acqua. In effetti l'utilità delle statue era quella di camuffare la parte terminale dei doccioni che servivano a scaricare l'acqua piovana limitando l'effetto corrosivo sulle pareti. Sul perchè si sia scelto questo tipo di travestimento vi sono diverse spiegazioni, alcune possibili altre addirittura sconfinanti nella leggenda.

In generale si pensa che il significato dei mostri, che guardano tutti verso l'esterno, simboleggi il male che doveva restare “fuori”, facendo passare il messaggio che “dentro” vi era riparo e salvezza.

Altri pensano che sia lo stesso male che , non potendo entrare, resta all'esterno in perenne attesa di poterlo fare.

Anche la scelta di rappresentare figure demoniache e fantastiche può essere stata ispirata dalle decorazioni operate a margine di molti libri che nel medioevo venivano classificati come “bestiari”, che descrivevano animali tratti dalla viva fantasia e dalle descrizioni di più o meno attendibili viaggiatori di ritorno dall'estremo oriente.

Del resto una interpretazione con la quale potremmo trovare agganci a fenomeni di tutta attualità , parla di come una certa classe borghese del XIX sec. vedesse con preoccupazione la grande espansione urbanistica e demografica di quel periodo. Quando Parigi divenne meta di grandi masse di popolani ed immigrati, questi furono dai benpensanti di allora considerati come una specie di “nuovi barbari”, e raffigurati quindi sulla pietra come “mostri e brutture” che indicavano quel popolino francese non in grado di integrarsi in una società colta che non era in grado di comprendere, anche se in fondo hanno contribuito a scrivere la storia di Parigi. Quei mostri, quindi, nelle intenzioni di Viollet-le-Duc, indicherebbero un importante periodo di transizione della storia e della cultura francese.

gargoyles-notre-dame-parigi-1280x720.jpg
 

C'è inoltre una leggenda che racconta la nascita dei Gargoyles.

Nel VII sec. un drago alato ,di nome Gargouille, perseguitava i cittadini di Rouen, che ne avevano grande timore. Pare che la Gargouille non abbia approvato l'esecuzione sul rogo di Giovanna d'Arco, nel 1431, a cui assistette triste da lontano dall'alto della cattedrale. Dopo l'esecuzione avrebbe infatti volato minacciosa in tondo sulla città e durante la notte, poi, avrebbe compiuto la sua vendetta uccidendo tutti quei cittadini che avevano assistito al rogo.

Sarebbe stato l'arcivescovo Romano a sconfiggere la Gargouille e a bruciarla su una pira da cui si salvarono solo la testa e la gola del mostro, che furono impalate ed esposte all'esterno della chiesa a simboleggiare il trionfo della cristianità sul male.

Da questo racconto sarebbe derivata l'abitudine di porre i mostri alati al di fuori delle cattedrali pronti a prendere vita per la loro protezione.

Storicamente l'uso di doccioni per lo scolo era presente sia nell'antico Egitto che

successivamente in Grecia, anche se essi solitamente erano rappresentati da teste leonine che sputavano l'acqua dalle fauci.

I Gargoyles di Notre Dame sono senz'altro i più famosi, ma ne esistono anche in altre cattedrali in Francia e in Europa. Anche in Italia ve ne sono alcuni, come nel Duomo di Siena.

La Walt Disney negli ultimi anni del secolo scorso ha realizzato una famosa serie animata dal titolo “Il risveglio degli eroi” i cui protagonisti erano Gargoyles che prendevano vita di notte e tornavano di pietra alla prima luce del sole

Oggi, negli edifici moderni, non vi è più bisogno di questi camuffamenti artistici e simbolici, in quanto i doccioni stati sostituiti dai più funzionali ma senz'altro più prosaici tubi di scolo.

LA FALCONERIA

Il desiderio di volare è antico quanto l'uomo. E all'uomo essere il dominatore incontrastato della Terra non è stato mai sufficiente a soddisfare la sua voglia di potenza , e in qualche modo è sempre stato geloso di quegli uccelli che, dall'alto, dominavano i cieli. Potere adoperare i rapaci addestrandoli a cacciare per poi tornare a posarsi sul braccio del padrone è stata quasi una rivalsa per coprire la propria incapacità di librarsi nell'aria.

Non si sa con esattezza quando cominciò a diffondersi l'arte della falconeria, ma da ricerche archeologiche è venuto fuori che gia' intorno al 750 a. C. , in Mesopotamia, e più esattamente nel palazzo reale di Khorsabad, capitale del regno assiro di Sargon, alcuni bassorilievi raffiguravano cacciatori intenti ad addomesticare rapaci.

Fu però molto tempo dopo che questo uso venne introdotto in Europa, dove godette di grande successo durante il Medioevo. Tale fu la popolarità di quest'arte, che si arrivò a dire che ogni giorno passato senza cacciare coi rapaci era un giorno perduto.

La falconeria giunse ad essere uno status symbol. Più importante il volatile, più alto il blasone di chi ne faceva uso. La servitù poteva cacciare tutt'al più con un gheppio (che dall'alto individuava la preda e si lanciava in picchiata, -tecnica di alto volo-), il cavaliere poteva farlo con il falco pellegrino o lo sparviero ( che si gettavano all'inseguimento di una preda determinata -tecnica di basso volo-). Solo l'imperatore poteva adoperare l'aquila ( la più difficile da addestrare). Fu tale la smania per questo tipo di caccia da parte dei nobili, che Enrico I di Germania passò alla storia con il soprannome di “Uccellatore”.

Il fatto che solo le classi più abbienti praticassero la falconeria si spiega con la necessità di disporre di notevoli risorse finanziarie per il mantenimento e l'addestramento dei rapaci.

Pare che in Cina la falconeria fosse conosciuta anche 2000 anni prima di Cristo, mentre in Europa, benchè nota agli antichi Romani, la diffusione coincise con la conquista della Spagna da parte degli arabi nell' VIII sec. e ancora maggiormente con le guerre crociate.

In Europa nell'addestramento dei falchi si faceva uso della cosiddetta “ciliatura”, metodo crudele con il quale si cucivano le palpebre dell'animale per facilitarne l'obbedienza. Tale pratica venne abbandonata quando, seguendo la tecnica araba, si utilizzò il cappuccio.

Un grande appassionato di falconeria medioevale fu senz'altro Federico II di Svevia che addirittura curò la stesura di un ponderoso e dettagliato trattato in sei volumi dal titolo “De arte venandi cum avibus” (l'arte di cacciare con gli uccelli), e pare che la competenza in questa materia gli sia stata di aiuto ,durante le crociate, per trovare un comune terreno di dialogo con i nemici.

La Falconeria è praticata anche oggi e in Italia vi sono numerose scuole di addestramento ( come ad esempio a Gradara , nelle Marche). Una variante moderna è la “Guferia”, che addestra rapaci notturni, come appunto il gufo o il barbagianni.

Nel Medioevo la caccia col falco era praticata anche dalle donne, ma stranamente vigevano pure alcuni tassativi divieti. Ai Templari, ad esempio, era assolutamente vietato praticare la falconeria, mentre per L'Ordine degli Ospitalieri era l'unica forma venatoria permessa. Carlo Magno proibì che i chierici praticassero la caccia col falco ( nonché quella coi cani).

A volte la battuta di caccia veniva effettuata con l'aiuto di servi che battevano con lunghi bastoni i cespugli in modo che le prede si levassero in volo permettendo ai falchi di raggiungerle.

Questo sistema ha dato l'idea a quello che oggi viene chiamato “bird control”, che sfrutta, specie in prossimità di piste aeroportuali, la presenza di cacciatori alati per mettere in fuga stormi di uccelli potenzialmente pericolosi per i motori degli aerei in volo.

La nobiltà della figura del falco è stata spesso al centro di disegni murali , miniature e oggettistica varia. Federico II lo scelse come simbolo personale.

Se una volta l'andare a caccia mediante l'uso di uccelli rapaci poteva volere dire procacciarsi il cibo oltre al piacere, oggi, ovviamente, pur essendo abbastanza diffuso, si limita a soddisfare il desiderio di potere praticare un hobby particolare che si svolge in ambienti naturali, all'aria aperta, cercando di ricreare, ogni volta, le stesse sensazioni che dovevano provare gli antichi uomini del medioevo.

---L’assedio

Gli antichi Romani, così come, molto tempo dopo ,Napoleone Bonaparte, erano sostenitori di quella che chiamavano la battaglia risolutiva”. Ci si scontrava in campo aperto, e le forze contrapposte si davano battaglia secondo le disposizioni che valenti strateghi, dall'una e dall'altra parte, fornivano alle truppe a seconda del terreno, delle armi , del tipo di uomini e delle informazioni strategiche di cui potevano disporre. Il più bravo e il più forte vinceva tutto.

Una specie di “all in” antesignano. Però tra i romani e Napoleone ci fu un lungo periodo , il Medioevo,in cui le battaglie ebbero un andamento decisamente diverso. I Romani, mentre andavano in guerra ,costruivano contestualmente le strade che il loro esercito doveva percorrere (da cui il detto “tuttele strade portano a Roma), nel medioevo, invece, le vie di comunicazione praticamente non esistevano e si utilizzavano o i resti delle antiche vie romane o i corsi fluviali.

Questo fece sì che i vari signorotti preferirono costruire castelli fortificati grandi abbastanza da accogliere anche i cittadini del villaggio che in tal modo, in caso di guerra, potessero offrire aiuto e contemporaneamente ricevere protezione. In pratica il modo di combattere da scontro campalesi trasformò in “scontro posizionale”. Il nemico, insomma, se voleva appropriarsi di un certo territorio doveva necessariamente occupare il fortilizio e il modo di farlo era uno solo : l'assedio.

Esempi di assedio esistono, in verità, anche in passato, come quello della città di Alesia fatto da Giulio Cesare in Gallia, per non parlare di quello che resta forse l'assedio più famoso di tutti, e cioè quello di Troia mirabilmente descritto da Omero nell'Iliade. Ma erano l'eccezione e non la regolaNel Medioevo costruire mura e bastioni, dato l'enorme frazionamento del potere feudale, costituiva la maggiore garanzia di sicurezza possibile. Costruire le difese implicava la scelta di posti facilmente difendibili, in alto dove difficile era lo spiegamento di forze nemiche, o presso corsi d'acqua per i necessari approvvigionamenti idrici e comodi per la fuga o il soccorso di alleati.

Occorrevano anche molte risorse, però una volta ultimati i lavori, il maniero restava sempre lì pronto ad esercitare la sua funzione. Ogni castello proteggeva un parte consistente di territorio. Quando quest'ultimo era troppo grande, si procedeva a costruire più di un castello . Famoso è il caso di Folco III d'Angiò che per proteggere i suoi possedimenti lungo la Loira, arrivò a costruire un centinaio di castelli pronti, eventualmente, ad aiutarsi l'un l'altro. Inoltre, i castelli necessitavano, per la loro difesa, di un numero di armigeri ben più ridotto rispetto a quello di cui necessitavano gli eserciti attaccanti. Un castello poteva essere conquistato solo per fame, per sete, o combattendo.

O sperare nel tradimento di qualcuno che per denaro aprisse le porte della città (come successe durante l'assedio di Gerusalemme da parte degli Assiri). Il che comportava l'uso di molti uomini, molto tempo e molte risorse, il tutto non sempre disponibile.

L'assedio diveniva spesso l'unica opzione possibile perchè anche il devastare il territorio circostante non apportava un vantaggio duraturo ed esponeva a pressocchè certe ritorsioni. Tutto questo portò da un lato a sviluppare tecniche di costruzioni sempre più sofisticate, mura sempre più alte, sistemi di difesa sempre più difficili da superare, dall'altro, il nascere di una vera e propria scienza di guerra (l'arte ossidionale che studia le tecniche di assedio e quella poliorcetica che studia quelle di espugnazione) .

In pratica si divenne raffinati esperti sia dell'arte di difendere che in quella di distruggere ciò che si era costruito. Impressionante è il numero di macchine, spesso costruite in loco, adatte a sfondare mura e a creare quanto più danno possibile. C'erano scale munite di rampini per agganciarsi agli spalti laddove era consentito, come anche arieti provvisti di strutture di protezione per i manovratori, capaci di frantumare interi blocchi di granito, o anche torri mobili piene di soldati che venivano avvicinate alle mure mentre gli arcieri le proteggevano con fitti lanci di frecce. Naturalmente si cercava anche di minare i contrafforti o di scavare buche sotto le mura. E oltre a tutto questo non si può sottacere la perfezione raggiunta dalla macchine da lancio.

Famose le catapulte che lanciavano pietre, balle infuocate , nonché urina sterco e carni avariate per provocare infezioni. Derivati importanti delle catapulte sono le mangonelle (messe in tensione a mano) che potevano lanciare sino a 200 metri, o i trabucchi (funzionanti con contrappesi) che lanciavano sino a 400 metri .

Anche i difensori facevano uso di macchine, come ad esempio la springalda, specie di enorme balestra che con dardi infuocati tentava di incendiare le macchine avversarie. L'assedio aveva bisogno spesso di lunghi tempi. Federico Barbarossa fu sconfitto nella battaglia di Legnano, dopo essere stato fortemente indebolito militarmente dall'assedio fallito di Alessandria nel 1174. 

In definitiva quello dell'assedio non si può considerare una scelta militare del medioevo. Al contrario fu una necessità dettata dalla creazione dei castelli che andavano espugnati uno dopo l'altro.

Guarda i video suIl Notiziario si YoutubeSeguici su  logo facebook-piccolo logo twitter 
Condividi il "Notiziario" pubblica gli articoli sul tuo profilo 

Eolie siti utili isoleolie.it - vacanzeeolie.it 
alberghieolie.com - eolianinelmondo.com 
eolieintouch.it - casevacanza.isole-eolie.com

marisa-slide.jpg