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Categoria: Opinioni

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di Gesuele Giampino

CEIBA SPECIOSA:(chorisia speciosa) appartenente alla famiglia delle bombacaceae o albero del cotone, visto per l'appunto la sua fibra bianca e lanosa contenuta nei suoi frutti denominato falso kapok viene utilizzata per realizzare imbottiture.

Presenta un tronco rigonfio con forma a bottiglia, visto da lontano sembrerebbe una pulera in stile eoliano, coperto di spine piccole e fittissime prosperandosi per tutte le branchie. La fioritura nelle aree mediterranee e in primavera presenta due colorazioni bianco o rosa per l'appunto il secondo è più utilizzato in ambienti urbani dando una tonalità vivace ed elegante. L'altezza massimale di questo tipo di pianta oscilla fra i diciotto e venti metri di altezza e per l'appunto con i loro tronchi vanno a creare delle vere e proprie sculture arboree.

Originario del sud America radicato in Paraguay passando per Bolivia, Argentina e Brasile; alla fine del diciannovesimo secolo fu introdotto in Italia come pianta ornamentale nell'orto botanico di Palermo e successivamente nel ventesimo alle isole Eolie affinché fungesse da ornamento e di nuova prospettiva ed elemento di studio andando ad arricchire cosi un patrimonio arboreo già vasto e ricco di biodiversità. Infine la ceiba speciosa pianta dalle caratteristiche uniche e rinomate da il suo contributo per mitigare calore negli ambienti urbani, fa stoccaggio di anidride carbonica e soprattutto con i suoi colori intensi da il benvenuto alle Eolie a turisti e non affinché prosperi un ambiente sano e profumato.

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MELOGRANO: (punica granatum) appartenente alla famiglia delle lythraceae originario della regione caucasica, ramificata fino all"india settentrionale presente in tutta la macchina mediterranea diffuso dagli antichi greci,fenici e romani. Il melograno coltivato ad arbusto è costituito da polloni radicali alla base del fusto, generando un cespuglio verde lucido con un tocco di rosso che sono appunto i suoi fiori. L' albero presenta un fusto dritto con composizione globosa ma può essere anche in certi casi piramidale è una caducifoglie con fioritura a maggio e raccolta tra ottobre e novembre.

Le sue foglie strette ed allungate con i suoi ramoscelli fini che presentano anche delle spine. Alle Eolie importati dai greci da secoli degustano i palati di isolani e turisti , un nettare prezioso e costoso racchiuso in una bacca dura e consistente detta anche (balausta) che in tempi remoti di mitologia fu la pecca di persefone, figlia di Demetra dea dell'agricoltura nonché figlia di crono, sorella di Zeus in quanto quest'ultimo finita la guerra della titanomachia si ripartirono i poteri. Fu la sorte a decidere tutto Zeus pesco terra e cielo ed ebbe in dono la folgore, Poseidone i mari ,laghi ed oceani ed ebbe il tridente, infine per ultimo restò ade che si dovette accontentare dell"oltretomba che ebbe in dono l'elmo.

Ma il povero sventurato non pote' trovare moglie visto la posizione che ricopriva quindi ne rapì una la giovane persefone trasportata attraverso il fiume stige sbarcò negli inferi di cui si rifiutò di mangiare i cibi dell"oltretomba, mentre sulla terra sua madre girovagava facendo disseccare tutto dal dolore e disperazione; ade nonché suo zio la traie in inganno facendogli spiluccare sei chicchi di melograno a fatto compiuto zeus fu costretto a pattuire con suo fratello le cui le imposizioni furono sei mesi la giovane sarebbe rimasta da lui e sei mesi sarebbe tornata dalla madre di cui avrebbe di nuovo fatto rifiorire la natura ( primavera estate) . Infine un pensiero che rende uniche le isole Eolie è il connubio fra natura, arte , storia e mitologia amalgamata da un paesaggio unico al mondo.

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Scolpito dal tempo e nel tempo: l'ulivo è la pianta che più di tutte affascina uomo ed arte. Sembrerebbe che nel corso dei secoli nulla sia cambiato, ma sua la tenacia e resistenza alle avversità rende il tempo effimero come una goccia d'acqua che cade in terra e si dissolve.

Ciò che la natura ci insegna è che non c'è mai tempo definito per rendere le cose perfette ma è come lo impeghi che le rende indissolubili è l'ulivo è sapienza e conoscenza del tempo e dalla pazienza nel produrre frutti e sapori unici .

Dalle sue foglie si estraggono infusi curativi e dal suo legno opere d'arte fantastiche che raccontano con metafore nascoste una vita che fu travagliata e ricca di sorprese e si ricorda quando la dea Atena per la prima volta donò questa splendida pianta al genere umano.

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ALBICOCCO: prunus armenica appartenente alla famiglia delle rosacee, originario dell"armenia per questo viene denominato ( prunus armenica) ma la vera è propria genesi della pianta mette radici in Cina. Nel arcipelago Eoliano furono messi a dimora verso il nono secolo d.c. con l'avvento dei Saraceni, via via nel corso dei secoli ci hanno lasciato un impronta ancora d'ammirare. L'albicocco è una latifoglie a caducifoglia, i suoi fiori biancorosacei ne possiamo

odorare la leggera fragranza nel periodo primaverile. In media raggiunge un'altezza media fra i cinque e i nove metri di cui si forma una chioma tondeggiante basata di foglie lisce con apice appuntito e il contorno seghettato, ma dipende dalle varietà possono essere anche grandi e tondeggianti. In agronomia fa parte del gruppo delle "drupacee" che va a racchiudere gli alberi da frutto che fanno parte della medesima famiglia delle rosacee tra cui; ( pesco, susino,ciliegio, mandorlo ). Tra tante varietà coltivate ( diavole, preole, reale di Imola, valeggina , ect)

Alle Eolie il più comune è il " pindos" varietà precoce la si può iniziare a raccogliere da metà e fine maggio dipende l'esposizione delle zone (sole o venti) . Per gli amici dell"eolie resterà " u pircuopu maiulinu" amico fedele "nel vagnarisi a vucca"; ossia bagnarsi la bocca degustando il frutto nelle giornate accaldate , gli antichi contadini dell" isola si vagnavanu a vucca nelle dure giornate trascorse nei campi, elemento di piccole soste e rigeneramento avvolte anche di meditazione, si possono scorgere immersi fra gli appezzamenti di ulivi secolari ;come si suol dire una tradizione che parte da lontano restando immutata negli anni.

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UNA RISORSA SOSTENIBILE PER LE EOLIE

La paulownia tomentosa appartenente alla famiglia delle scrophulariaceae, originaria del Giappone, questa pianta si può addattare a qualsiasi zona climatica.
Costituita da un fusto dritto e foglia larga di cui la crescita avviene di cinque metri l'anno.
A due anni di vita della pianta, verrà effettuato il cosiddetto (taglio tecnico), consiste al taglio del fusto alla base del colletto oppure a trenta centimetri da terra.

Dopo il taglio effettuato rigenera di polloni che danno vita alla pianta stessa, nel giro di pochissimo tempo avremo una chioma maestosa e un fiore violaceo.
Attraverso la fotosintesi clorofilliana, (frassino, cerro, bagolare) assorbono una quantità ingente di polveri sottili e particolati, la paulownia riesce ad assorbirne un quantitativo maggiore, purificandone l'aria degli ambienti circostanti.

Le foglie rilasciate a terra tramite la decomposizione e fermentazione termofila, rilasciano al suolo un quantitativo abbondante di azoto fissatrice che serve per lo sviluppo di crescita delle altre piante vicino, creando così una biodiversità.

Pacciamando con il compost ottenuto da residui di frutta e scarti vegetali, attraverso la fermentazione termofila avremo un compost per lo più a base di azoto, con residui di potature, foglie secche e materiale legnoso avremo un compost a base carboniosa.
Mescolando i due compost, avremo l'ammendante perfetto per piantare la nostra prima paulownia alle Eolie, arrichendola alla nostra amata pomice, frutto di guadagno e sacrificio dei nostri avi.

Visto il contenuto ingente di silicio che servirà da drenaggio per la nostra pianta.
Infine il messaggio che desidero trasmettere è il seguente :Piantiamo migliaia di paulownie che aiutano il nostro vivere giornaliero purificandone l'aria, non permettiamo l'installazione di antenne 5g autodistruttrici.
"AI POSTERI L'ARDUA SENTENZA....."

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FICUS MICROCARPA Ginseng: appartenente alla famiglia delle moraceae originario del sud est asiatico, America centrale passando fra Cina,Giappone e anche nel continente oceanico; importato in Italia si naturalizzò in Sicilia. Alle Eolie si può riscontrare nelle zone in prossimità di mare specialmente nei pressi dell'area portuale di Stromboli e salendo per i vicoletti. Con le sue radici aeree la corteccia di un colore grigio scuro, completano l'opera le sue foglie ellittiche e ben sagomate di un verde intenso scolpisce e decorano con la loro maestosità il paesaggio del faro del mediterraneo.

A Lipari si riscontrano sporadicamente in villette private che danno sempre un tocco di vitalità e raffinatezza come un pittore usa fare per la propria tela. L'utilizzo è anche conosciuto nell'arte dei bonsai la cui tecnica deriva dagli antichi maestri giapponesi; consiste nell'allevamento di piante in miniatura dove è di vitale importanza una potatura corretta. Anche se è in miniatura vengono utilizzati in parte anche i tagli di soppressione o di ritorno.

Il taglio di soppressione consiste nell"asportazione del ramo secondario affinché continui a proliferare il primo, ma
in questa antica arte la dove si può si predilige utilizzare la pinzatura prevalentemente negli esemplari di pinus, accorciando i germogli troppo lunghi e regolarli affinché avremo una chioma omogenea e perfettamente in linea. Il taglio di ritorno è l'inverso del taglio di soppressione questa volta verrà asportato il ramo principale dove avremmo effettuato il taglio la linfa proseguirà il suo cammino nel ramo secondario migliorandone la crescita ma è importante che il ramo sia un terzo del principale nel caso in cui non sia così potremmo avere possibili fratture per cause meteorologiche o quant'altro provocando uno stress aggiuntivo alla pianta; con il taglio di ritorno avremo anche il ridimensionamento della chioma stessa.

Nei bonsai è fondamentale anche la riduzione delle radici senza intaccare l'equilibrio e processo vitale e vegetativo della pianta stessa. Infine anche se in miniatura loro coscienti e conoscenti si spingono la dove è possibile rilasciando sempre aria pulita e pura.

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TUIA: thuja occidentalis o cedro bianco appartenente alla famiglia delle cupressaceae ha origini dell"alaska proliferano nelle regioni dei laghi nord americani, della cina e del Giappone. Arrivato nelle isole Eolie nel ventesimo secolo viene utilizzato come ornamentale o parete frangivento (siepi) ottimo per delimitare un perimetro.

La tuja albero affascinante dalle mille proprietà che può raggiungere un'altezza media di venticinque metri ,dalle foglie squamate e le piccole galbule possono curare malattie cutanee o emorroidi. Il suo ampio profumo unico ed aromatico che lasciò estasiati anche egizi ed indiani d'America fu un toccasana per queste due civiltà ; gli egizi i primi a scoprirne le proprietà la utilizzarono per l'imbalsamazione dei corpi, gli indiani la bollivano ( foglie , rami , galbule) per far sì che il ricavato fosse un un'ottima soluzione per curare malattie cutanee o dolori muscolari.

Nel nostro amato arcipelago pennellano il paesaggio da un verde intenso ed è incastonano un fascino ancora inesplorato, bensì danno ha capire che ogni albero sulla terra è di vitale importanza per il nostro ecosistema con le sue biodiversità ognuno di essi da il suo piccolo contributo per quanto oggi giorno possono essere compromesse le sorti del pianeta loro imperterriti si impegnano a migliorarlo ed a purificarne dall"inquinamento atmosferico; questa incombenza da parte del mondo vegetale esseri viventi come noi ad oggi maltrattati umiliati e trattati come dei semplici oggetti per interessi economici potremmo dire solo Grazie.

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CEDRO DELL" ATLANTE : (cedrus atlantica) appartenente alla famiglia delle pinacee , originario del nord Africa è diffuso su tutta la catena montuosa dell'atlante; intorno alla metà del XIX secolo fu introdotto in Europa la specie " glauca " conifera dalle foglie aghiformi dal colore argentato e successivamente il "glauca pendula" la versione piangente. Dal suo legno si ricava un olio essenziale attraverso correnti di vapore a prodotto finito avremo un olio caldo dal profumo intenso e balsamico, utilizzato maggiormente per la ricrescita dei capelli. I cedri dell" atlante vennero introdotti all' Eolie nel XX secolo, vengono coltivati a scopo ornamentale sporadicamente a filari ma per lo più isolati ottenendo così nel tempo una maggiore valorizzazione. L' Eolie arcipelago non solo di mare cristallino e patrimonio arboreo ma anche di architettura e mitologia per la quale si narra : Atlante titano punito da Zeus nel reggere la volta celeste a causa di un alleanza con suo padre crono nella guerra della titanomachia a sua volta vinta dagli olimpi.

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CIPRESSO: (cupressus) appartenente alla famiglia delle cupressaceae è l'albero dei cimiteri, visto che con le sue radici finiscono in profondità e per questo si affianca vicino ai loculi e non c'è pericolo di un un'innalzamento della pavimentazione.

E' per altro un sempre verde e non richiede particolari manutenzioni. I primi ad utilizzare questo maestoso albero dalle mille qualità furono gli antichi egizi, non per ornamentare cimiteri e piramidi ma per usare il suo legno, malleabile e forte allo stesso tempo per la costruzione di sarcofagi e tombe.

Si intraprese la cultura del cipresso come ornamentale solo nell"epoca imperiale, la dove gli antichi romani lo veneravano come simbolo di elevazione spirituale verso l'aldilà. Ai giorni nostri non è solo l'albero dei cimiteri ma è anche da ornamento per case, villette e per perimetrare una proprietà come frangi vento o privacy.

Il cipresso con le Sue foglie piccole e squamose dai suoi rametti cilindrici costituisce la chioma, piramidale non va assolutamente tagliata la punta essendo per l'appunto una conifera, si ha il rischio di rovinare la simmetria originaria della pianta stessa, ma anche il destabilizzamento dell'albero e la dove si è eseguito il taglio l'ingresso di batteri e patogeni che con un processo di infestazione faranno ammalare la pianta portandola man mano alla morte.

Le infiorescenze femminili daranno vita a dei Stroboli globosi chiamati anche "galbule" dal colore verde e successivamente marroni in piena maturazione, verranno raccolte nel mese di febbraio per ottenere attraverso correnti di vapore un olio essenziale; usato prevalentemente per curare tosse, reumatismi, cellulite, vene varicose.

I cipressi eoliani sparsi per l'arcipelago si presentano in varie dimensioni dai cinque ai venticinque metri e per lo più tutti esposti al vento affinché ci faccia meditare quanto sia importante prendersi cura e ornamento del territorio circostante.

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ALLORO: (laurus nobilis) per gli amici dell"Eolie "l'addauru" , appartenente alla famiglia delle lauraceae viene usato prevalentemente in cucina per aromatizzare pietanze; dalle bacche si ricava un un'olio aromatico chiamato "olio laurino" utilizzato per cautelare libri e antiche pergamene dall'ingiallimento e deterioramento nel corso degli anni. Nella mitologia greca era la corona di Ermes messaggero degli dei dai sandali alati, sacra per Apollo e Dafne.

Secondo il mito sarebbe stato proprio il dio del sole e della musica a rendere sempre verde la pianta. Dafne giovane ninfa da cui viene sempre associata ai corsi di acqua dolce (fontane, sorgenti, ruscelli) dall'aspetto incantevole di cui si innamorò il dio, ma Dafne dell"amore di Apollo non ne era così entusiasta per niente affatto, visto che un giorno il dio la inseguì per i boschi della tessaglia, la ninfa mentre veniva perseguitata ad oggi avremmo detto "stolkerizzata "pregava (Gea) madre terra di mutare il suo aspetto al finché evitasse le avance del dio.

Dal canto suo (Gea) accolse la sua supplica è la tramutò in un albero e fu così che nacque il primo addauro. Dafne in greco significa per l'appunto lauro; Apollo appena lo vide riconobbe subito che era la giovane ninfa, la prese è la portò nel proprio giardino esclamando a madre terra "la custodiro' con amore e cura potandone solo le cime per ricavarne delle ottime coroncine" al che venivano utilizzate per premiare poeti e musicisti dell'epoca e ad oggi si usa per i laureandi.

Gli allori Eoliani sono sparsi ovunque sotto forma di siepe, cespugli o albero ornamentale. È chissà se un domani (Gea) madre terra ci ripensa è avremo anche noi eoliani il piacere di vivere il nostro mito.

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SORBO : (sorbus domestica) appartenente alla famiglia delle rosacee , citato da Dante Alighieri nell' inferno della divina commedia " Ed è ragion, che tra li lazzi sorbi si disconvien fruttare al dolce fico" voleva significare che il sorbo era un frutto aspro al contrario del fico che era dolce. I sorbi Eoliani crescono per lo più in scarpate, nei pressi di rocce collinari , boschi, nelle zone alte dell' isola. Il sorbo può raggiungere i 15 metri di altezza e con le sue folte resistenti radici , fa da ottimo ancoraggio per pendii, scarpate e terreni scoscesi.

Anticamente nei mesi di settembre ottobre tempo di maturazione avveniva la raccolta ; le sorbe raccolte venivano intrecciati attraverso uno spago ( lazzo) che poi successivamente veniva appeso alla trave di una pergola la cosiddetta " piennula" tecnica che veniva utilizzata anche per i pomodori . Lo scopo della " piennula " serviva a far fermentare le sorbe , visto che venivano raccolte semi acerbe quindi non commestibili. Quando la fermentazione era finita si aveva un color rosso intenso , venivano consumate prevalentemente come frutta da tavola , stando attenti a non consumare in grandi quantità in una volta visto la sua azione astringente . Frutti ad oggi poco usati, una tradizione antica caduta nel dimenticatoio ; in questa era dove regnano sovrani Iphone e 5g ,l' idea migliore sarebbe rispolverare tradizioni antiche che i nostri avi ci hanno tralasciato, al fin che ci sia sostentamento per tutti; visto la situazione presente e preoccupante che affligge le foreste primarie e non solo. Infine se anche l'ultimo albero venisse tagliato non sarebbe possibile un sostentamento a base di denaro ed alta tecnologia.

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ARAUCARIA COLUMNARIS: appartenente alla famiglia delle araucariaceae, fu scoperta dal capitano britannico( james Cook ) esploratore, cartografo, navigatore settecentesco. Fu proprio nel suo secondo viaggio nell' Oceano Pacifico, che nel 1774 nell'isola di nuova Caledonia, habitat e maggior diffusione che scoprì questa specie l'araucaria columnaris classificata per la prima volta dai botanici.

Le araucarie hanno origini molto antiche risalenti al giurassico e all'era mesozoica; le sue foreste erano immense e ben distrubuite che fungevano anche da nutrimento e sostentamento per i dinosauri erbivori, proliferarono lungo tutto l'oceano pacifico e il sud America. Secondo reperti fossili dimostrano, che il genere di araucaria esisteva anche nel emisfero settentrionale che andava fin dal età cretacea centoquarantacinque milioni di anni fa.

Ad oggi nell'arcipelago dell' Eolie sono presenti, sempre come ornamentali un gran numero di araucaria heterophylla e pochissimi di columnaris. Ma l'esemplare che affascinava di più di tutti era il secolare del palazzo termale di San Calogero, la sua colonna negli anni si era distorta verso il palazzo è la rendeva vulnerabile alle raffiche di vento soprattutto a quelle di ponente. Era sempre lì a dare il benvenuto ai visitatori e a mimetizzarsi nella macchia mediterranea dietro di essa ,facendone così un un ambiente gradevole ai visitatori e anche nel suo piccolo con le sue bio diversità.

Sembravano delle vere e proprie immagini da cartolina quando si scendeva al palazzo nei periodi estivi al tramonto che era alla sinistra dell'esemplare si può notare è rimanere affascinati come il sole andasse via in mezzo alle isole di Filicudi e Alicudi. Purtroppo per lui il destino fu assai crudele aveva una carie alla base del colletto, allorché non avendo cura e manutenzione, essendo luogo di proprietà comunale. Ma la sua esistenza cessò il 12 marzo 2019, fu così seppur avendone resistito a molte raffiche di vento e anche sopportandole in quanto malato quest'ultima spezzò definitivamente la sua vita.

Resterà solo il ricordo e la rarità di quest'esemplare per le isole Eolie, ma anche a farci comprendere che nonostante l'assenza di cura finché ha potuto ci ha regalato ossigeno e ornamento a far si che dopo questo avvenimento increscioso "il patrimonio arboreo eoliano" venga apprezzato, tutelato maggiormente con cura e devozione al finché non si arrivi al punto di non ritorno.

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MAGNOLIA GRANDIFLORA: La magnolia appartenente alla famiglia delle magnoliaceae è un un'albero ornamentale, sempre verde dalle foglie lanceolate di colore verde scuro e la parte inferiore color ruggine, in primavera sbocciano dei magnifici fiori bianchi. La possiamo ammirare nelle ville eoliane ed anche in qualche aiuola pubblica per la sua signorilità e vigore di fusto e chioma.

La sua longevità la dobbiamo anche alla sua lenta crescita, possiamo avere forme globose, ma la più naturale è piramidale, raggiunge i trenta metri di altezza e ci regala un fogliame fitto e ben definito dalla base del castello ovvero le branche principali che danno vita alla chioma fino all"apice della pianta. La magnolia non va assolutamente capitozzata ed è consigliabile potare ove se è necessario a fine febbraio, marzo che successivamente alla ripresa vegetativa, i tagli effettuati cicatrizzeranno più velocemente e abbiamo un minor rischio di un attacco da parte dei patogeni (batteri).

La capitozzatura piaga che avvolge la penisola e non solo è una tecnica scorretta di taglio; dove prevede di asportare l'intera chioma lasciando dei piccoli monconi, questo fa si che l'albero vada sotto stress ed è costretto ad utilizzare una grossa quantità di energia, incamerata in precedenza nel fusto facendo si che l'albero con un riscoppiamento di rami epicormici (succhioni), possa ricostruire la chioma persa pur avendo dei seri danni e anche dei dissesti radicali, che renderà la nuova chioma innanzitutto debole e anche destabilizzata, e con le forti raffiche di vento un possibile crollo.

In ultimo come già ho ribadito molte volte "se capitozzi inquini" perché tramite le foglie e una chioma bel folta ad esempio come quella della magnolia, la pianta assorbirà un quantitativo ingente di anidride carbonica ed in ambiti molto urbanizzati anche polveri sottili a sua volta riducendo l'inquinamento di particolato.

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PHOENIX CANARIENSIS: la palma delle isole Canarie appartenente alla famiglia delle (arecaceae ) è similare alla palma da Dattero phoenix dactylifera.

La canariensis con la sua chioma verde brillante, il fusto ben scolpito la troviamo in quasi tutti i giardini Eoliani. Il simbolo delle isole Canarie si è ben distribuito in tutto il mediterraneo; ma da una quindicina di anni queste varietà di palme e non solo sono minacciate da un coleottero originario del sud est asiatico: il punteruolo rosso (rhynchophorus ferrugineus).

Arrivato in Italia causa commercio di palme infestate di cui il primo caso fu in Egitto nel 1992 e successivamente in Spagna nel 1994. Il primo caso in Italia in un vivaio toscano nel 2004 dove il coleottero è stato immediatamente eliminato. In Sicilia comparve nel 2005 per arrivare fino a Vulcano nel 2009 e poi Lipari 2010, pian piano fu una vera epidemia non avendo antagonisti. La maggior parte delle palme furono investite ad effetto tornado; una dopo l'altra si ammalarono.

Sintetizzando in poche fasi: fase 1, il punteruolo maschio penetra nella palma effettuando un foro , ci possono essere anche casi che la palma presenta già fori o tagli. Va a colpire sempre le parti più vulnerabili di fusto o foglie. Fase 2, la femmina fecondata va a deporre in questi fori fino a 300 uova. Fase 3, dalla schiusa le larve con una voracità intensa ed un robusto apparato masticatorio, nel tempo di 55 giorni (periodo larvale) avranno creato delle vere è proprie gallerie.

Fase 4, si racchiudono all'interno di un bozzolo costruito con i filamenti delle proprie vittime. Starà incubato una quindicina di giorni dove si schiudera e volerà l'insetto adulto. La sua vita è mediamente di 80 giorni, la dove in questo periodo è in grado di percorrere il raggio di un km al giorno. Fase 5, l'apice vegetativo della palma è distorto e presenta marciumi alla base. Fase 6, la palma avrà tutte le foglie secche e la parte alta del fusto esternamente marcio.

L'ultima fase sarà la più terribile. Avremo solo il fusto secco, la sua parte superiore completamente marcia ed emanate cattivi odori verso il suo interno causa degrado e fermentazione del fusto morto, la palma verrà abbattuta e bruciata a far si se ci sono larve, pupe, coleotteri a scopo cautelativo da non infestare altre palme vicine. Ma se non verranno effettuati trattamenti fitosanitari a scopo precauzionale di norma una volta al mese, anche loro saranno soggette alla stessa fine.

Non ci resta che tutelare al massimo gli esemplari rimasti ed ammirare con gioia i secolari in parchi giardini, ville storiche che resistono ad avversità e punteruolo che costantemente ci offrono un miglioramento dell'ambiente circostante ed ombra in estate riducendo la temperatura sotto di essi. In ultimo non quantificabile grazie alla fotosintesi clorofilliana insieme a tutto il mondo vegetale l'assorbimento di co2 che di questi tempi moderni ce ne fin troppa.

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Ailanto: (Alianthus) appartenente alla famiglia delle simaroubaceae è originario dell'Asia, prevalentemente Cina e Corea. Chiamato anche albero del paradiso che può raggiungere i 25 metri di altezza con facilità ma poco longevo.

In toscana gli viene attribuito il dispregiativo di pianta puzzona, le cause sono la sua tossicità derivante dalle presenti in foglie, frutti e corteccia; può causare a contatto con l'uomo eruzioni cutanee, manifestazioni allergiche e anche casi di asma.

È l'infestante per eccellenza che si sostituisce alla vegetazione locale grazie ai suoi polloni basilari e con la dispersione di semi che rilasciano sul suolo sottostante va a formare in poco tempo vere e proprie colonie invasive.

Ad oggi causa poca cura e abbandono dei terreni sono presenti in varie è più zone dell' arcipelago. Essendo una pianta non autoctona sarebbe opportuno eradicare e dar spazio alla macchia mediterranea come ginestra, Artemisia, giunco, lentisco, miscantus ed altre varietà arboree o erbacee locali che rendono meravigliosi da secoli i paesaggi dell'arcipelago eoliano.

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FALSO PEPE: (Schinus molle) appartenente alla famiglia delle anacardinaceae. Ha origini tropicali, cresce maggiormente in America Latina. Un albero sempre verde ed abbastanza longevo, non supera gli otto metri di altezza. È conosciuto per il suo uso culinario dalle bacche, che hanno un aroma simile al pepe. Da consumare con moderazione perché contengono sostanze leggermente tossiche. Alle isole Eolie vengono utilizzati come alberi ornamentali per decorare ville e strutture ricettive, vista la sua crescita simile ad un salice piangente ed una chioma vasta da un verde intenso. A mio avviso sarebbe un miglioramento anche del verde pubblico urbano. Uno dei falsi pepe più belli di Italia si trovava, nel chiostro di San Francesco a Sorrento, di cui ne parlò Alberto Angela nel programma televisivo "Meraviglie la penisola dei tesori ". Ahimè recentemente tagliato dalla sua conformazione distorta. Inutili furono i paletti di legno a sostegno per il tronco, che non giustifica l'intervento sconsiderato delle motoseghe. Se pur a volte infastiditi a raccogliere le loro foglie, ostruendo la vista delle nostre finestre, a volte anche per causa di capitozzature selvagge, gli alberi sono un bene prezioso di cui per la nostra esistenza è indispensabile.

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CEDRO DEL LIBANO (cedrus libani) appartenente alla famiglia delle pinacee. L'albero per eccellenza grazie al suo legno pregiato, specialmente per la costruzione di strumenti musicali, fu citato varie volte, nei versetti della bibbia. I suoi rami che costituiscono la pianta, prendono la forma tutti insieme di un bellissimo candelabro. Essendo una gymnospermae non ha né fiori, né frutti ma stroboli (pigne) . La foresta di cedri considerata fra le più belle al mondo, ma anche patrimonio dell'UNESCO è in Libano: "foresta dei cedri di Dio". E' rappresentata anche nella bandiera libanese. I cedri eoliani non sono molti esemplari, ma i più conosciuti sono i diciassette situati negli scavi archeologici in via Guglielmo Marconi a Lipari. Appaiono come dei fratelli che si tengono per mano. In attesa di crescere. Vista la loro giovane età, diventare maestosi e di infinita bellezza. E chissà un giorno anche monumentali. Infine come si narrava nella bibbia "sarò come rugiada per Israele. Esso fiorirà come un giglio e metterà radici come un un'albero del Libano"  (osea 14, 6-7).

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Frassino ossifillo (fraxinus angustifolia) appartenente alla famiglia delle oleacee. Per gli amici eoliani è (l' amannu). Il suo legno fin dai tempi antichi, serviva per realizzare manici di zappe, badili, martelli e quant'altro potesse soddisfare il far bisogno edile o agricolo. Per le sue capacità di robustezza è allo stesso tempo leggero e flessibile. Un legno tenace e resistente a qualsiasi avversità; il frassino è un albero che all' isole Eolie non viene curato come negli anni passati, a causa prevalentemente del poco utilizzo del suo legno, salvo qualche artigianato locale. Gli esemplari che mi hanno colpito di più, sono qelli della scalinata di Alcudi che porta alla montagna, un viale che sembra il dipinto di un pittore, che unisce arte, natura e paesaggio. Con le loro giovani chiome cercano di rendere meno faticosa la salita; rinfrescano l'ambiente circostante. Far sostare gli ospiti e bere un sorso d'acqua e permette di ammirare con stupore e gioia, quel che la natura ci regala ogni giorno sensa chiedercelo.

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Tamerice: (Tamarix) appartenente alla famiglia delle tamaricaceae. La più utilizzata è la Tamarix gallica, una varietà molto comune è chiamata anche volgarmente, scopa marina, per la sua resistenza alla salsedine. Le Tamerici eoliane sono di gran lunga presenti in tutti i litorali dell' arcipelago fra cui menzionero' la zona di Porticello (ex cave di pomice) un viale gradevole nei pressi della spiaggia, qualche superstite nel lungo mare di Canneto, visto che nel 1981 ci fu una grossa mareggiata spazzandone via molti esemplari, e ancora a Marina lunga con i pochissimi esemplari che fanno da decoro, assieme alle palme whashintonia, infine anche un bellissimo esemplare a Filicudi porto. È un albero che alle Eolie sta scomparendo, ma sarebbe il più efficace visto la sua ornamentalità e che vede post invernale che si affaccia in primavera, sbocciare dei splendidi fiori bianchi o rosa. La sua ombra abbassa la temperatura degli ambienti circostanti. Vigoroso, resistente non richiede una particolare cura, ma ha solo bisogno di sole e mare gli elementi fondamentali per chi viene in vacanza nelle isole. La Tamarix sarà li a dare il suo contributo e il...benvenuti.

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Lentisco (pistacia lentiscus) appartenente alla famiglia delle anacardinaceae. Il lentisco, per gli amici u (listincu) all'Eolie è sempre stato il protagonista delle scogliere e non solo, ma ciò che lega questo arbusto all'Eolie era la sua utilizzabilità, assieme allo giunco (juncus effusus), anticamente venivano realizzate le Nasse, che a sua volta venivano calate nei fondali marini affinché venissero catturati pesci di varie specie per il fabbisogno eoliano. Il lentisco presenta una ramificazione molto fitta ed una vegetazione densa. E' sempre verde. Da notare i suoi frutti rossi che alla fine, della maturazione assumono un colore nero; possono essere utilizzabilo con un processo particolare degli ottimi oli balsamici e rinfrescante per la pelle. Dal suo tronco gli antichi greci estraevano la sua lacrima una resina pregiata chiamata mastice di chios. È ' arbusto perfetto come porta innesto dei pistacchi; creare delle siepi geometriche particolarmente sagomate; molto resistente ad un ambiente con scarso drenaggio, non richiedente molta cura ed è resistente alle potature drastiche non (capitozzature); può raggiungere i 5 metri di altezza e chiome fitte da centinaia di metri cubi.

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Platano: (platanus). Il platano occidentale, originario del nord America, appartenente alla famiglia delle plantanaceae, viene utilizzato come ornamentale, per parchi, viali,giardini arredo urbano. Per le sue notevoli dimensioni, che raggiunge facilmente i 30 40 metri di altezza e la sua capacità di assimilare molta anidride carbonica e resistenza allo smog delle grandi città. Furono messi a dimora milioni di platani, nell'epoca fascista, fortemente voluti da Mussolini, per decorare l'arredo urbano. A Lipari ne sono rimasti pochi esemplari, di cui otto nella frazione di Pianoconte. C'è da menzionare il platano di piazza Santa Croce di fronte la chiesa di Pianoconte con i suoi 260 cm di circonferenza e circa 12 metri di altezza; ancora però per lui la strada è lunga per essere censito monumentale, visto che il minimo è 430 cm, ma ci sono tutte le credenziali, per un prossimo futuro.

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Pino marittimo (Pinus Pinaster) appartenente alla famiglia delle pinaceae; è un albero sempre verde, che cresce prevalentemente nelle coste mediterranee. Alle Eolie fa da ornamento nelle ville e nelle strade dell'arcipelago. Il pino marittimo, la sua maggiore problematica; a livello urbano, fa delle radici non particolarmente profonde, quindi è consigliabile non fare opere di scavo in prossimità del raggio di almeno 3 metri dalla pianta; per evitarne perdita di stabilità o eventuali dissesti radicali, successivamente possibili carie. Il pino marittimo è una delle piante più belle esistenti in natura, per la sua chioma formata da aghi rigidi verdi, la corteccia è grigia in età giovanile, rossiccia e poi solcata con l'avanzare del tempo. Infine è l'albero che messo a dimora nei punti giusti, e anche a mio avviso nei punti panoramici del nostro splendido arcipelago saprà dare un tocco di eleganza e raffinatezza in più.

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Pino  domestico  (Pinus pinea) appartenente alla famiglia delle pinaceae è l'albero che più  di tutti  da vita, ai boschi  eoliani con la sua splendida forma globosa. La sua fitta chioma composta da aghi flessibili, strobili dette anche pigne, i suoi semi pinoli vengono utilizzati in cucina. La potatura del pino, apparentemente semplice, ma allo stesso tempo complessa, deve far si che l'aerodinamica della pianta non deve essere intaccata. Si avrebbe la  perdita di  stabilità,  rischi di cedimenti apicali, distaccamento branche nei peggiori casi crolli improvvisi. Consiglio a mio avviso la rimozione del secco, branche che potrebbero essere pericolanti e rispettare in tutti i casi la sua forma a globo.

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Carrubo (Ceratonia siliqua) è l'albero che vige assieme all'ulivo una alleanza fitosociologica per la sua somiglianza floristica ed ecologica. Sparsi per l'arcipelago anche nei punti più disparati; assumono a suo tempo un vigoroso ruolo a livello paesaggistico: con le sue folte chiome sempre verdi e le sue branche che sembrano state scolpite da un artista. A livello idrogeologico con le sue forti radici trattenendo acqua, eviteranno smottamenti e frane incamerando a sua volta all' interno del tronco che servirà da risorsa nei periodi di siccità. I loro frutti le cosiddette "Vajane" dei baccelli verdi, con la maturazione assumono una colorazione marrone. In passato dopo una lunga è faticosa giornata di lavoro prevalentemente venivano utilizzati per sfamare gli asini, insieme a Erba, paglia e fave.

 

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Eucalipto: eucalyptus appartenente alla famiglia delle mirtacee, originario dell'Australia è una pianta molto presente nelle alberature stradali dell'arcipelago; per la sua chioma folta è sempre verde. Il genere eucalyptus raccoglie circa 500 specie fra piante ed arbusti, il più utilizzato all'Eolie e il camaldulensis il cosiddetto eucalipto rosso, si possono notare le sue foglie lanceolate da cui si ricavano degli ottimi oli balsamici. L'eucalipto è un albero che può raggiungere i 100 metri ma all'Eolie, questo fattore non sussiste al massimo può raggiungere i 40. L'eucalipto come tante altre specie di alberi non va assolutamente capitozzato, lo stress della capitozzatura causa un dissesto radicale al che le radici sono impegnate a ricostruire la chioma e riportarla agli stadi iniziali, che poi sarà una chioma molto debole è costituita da germogli irregolari; avremo a causa di questo fattore l'innalzamento del manto stradale.

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Robinia pseudoacacia: la robinia pseudoacacia appartenente alla famiglia delle fabaceae. Alle Eolie è molto presente, di Lipari nella zona nord occidentale ed è sparsa per tutta l'isola  è anche nel resto dell' arcipelago. E' un albero molto resistente forte e vigoroso. All'eolie per gli amici gli viene attribuito il nome di "sinirizzo " per le sue spine molto belle ma assai dolorose. Il suo legno è ottimo per le bio masse e anche prevalentemente per il compost visto che è un legno tenace , flessibile, elastico contenente molto carbonio e associato a scarti vegetali e residui di cibo che c'è azoto.

Va a formulare grazie alla fermentazione termofila un compost di ottima qualità a mio avviso. La robinia esteticamente col suo fiore bianco arricchisce e rinfresca i nostri paesaggi primaverili ed estivi , un albero che può vivere fino ai 200 anni raggiungendo anche i 30 metri di altezza ; che dire " sinirizzo " ad oggi e chissà per quanti anni ancora resterai l'amico degli amici floreali.

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FICO BIANCO: il fico bianco (ficus carica domestica) con i suoi frutti è stato fonte di reddito, per molte famiglie eoliane (essiccazione, confetture, prodotto fresco). È una pianta a mio avviso umile, coltivata fin dai tempi antichi.

Non richiede molte cure e ha una frutificazione che germoglia e si forma a maggio, si raccoglie da giugno fino ai primi di settembre. I fichi secchi furono per secoli il nutrimento insieme ai legumi di molte famiglie eoliane. È stato anche fonte di ispirazione per un noto proverbio eoliano "si vo nvitari l'amicu carni di vacca e ligna di ficu".

Per info 3318874800

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ULIVO: (Olea Europea) appartenente alla famiglia delle oleacee, l'ulivo è l'albero da frutto più presente delle Eolie. Si estende per la maggior parte nella costa occidentale liparota. Un albero maestoso e millenario; come è noto che gli olivi più vecchi del mondo si trovano in Libano, le cosiddette 16 sorelle che vantano la veneranda età di 6000 anni. Anche alle Eolie sono presenti esemplari millenari di infinita bellezza; ad oggi una delle minacce più frequenti specialmente negli esemplari più giovani e la rogna d'ulivo , ( pseudomas savastanatoi ) un infezione batterica causata da potature troppo drastiche che causano ferite alla pianta , sbalzi di temperatura ( grandinate, gelate, forti raffiche di vento). La cura per attenuare questo fenomeno sono dei cicli di poltiglia bordolese da non effettuare nei freddi periodi invernali.

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A Roverella di San Calogero: scendendo per San Calogero prima di arrivare al palazzo si possono notare lungo un viale privato, due giovani esemplari di Roverella (Quercus Pubescens). Una rarità per le Eolie con le sue folte chiome da una pennellata in più al meraviglioso paesaggio che si affaccia su Pianoconte ed uno scorcio di Vulcano.

Anche la Roverella ha la sua storia: un legno duro che si usava per fare le traverse ferroviarie, costruzioni navali, edilizia. Gli antichi greci la elogiavano come albero di maestà e di forza; la affiancarono a Zeus e la usarono per la costruzione della clava di Ercole.

A mio avviso sarebbe l'albero giusto per un rimboschimento alle Eolie.

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Leccio (Quercus Ilex), un albero spontaneo sempre verde che cresce maggiormente in Europa e America Latina.

Appartiene alla famiglia delle Fagacee ed è un albero molto rinomato. Si trova anche nei boschi di Lipari, specialmente a Pirrera, Punto Corvo.

E' una pianta ricca di storia perché all'epoca si usava per fare le architrave.

Oggi è poco curata e quasi inesistente nei giardini pubblici.

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