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di Pina Cincotta Mandarano

Tutti sanno che non so fare la maestra di scuola. Ma per il lavoro che ho portato avanti mi sento maestra di vita. Non confondetemi con il mago do Nascimento in gonnella ma con alghe al seguito. Sbaglio? Orbene, non sono alunna di questa politica ma sono in grado di prendere una pagella e dare i voti a questa politica. Dopo sei lunghi anni, li merita. Non una politica da promuovere o da bocciare. Ma una politica da sfogliare come i petali di una qualsiasi margherita. Buona o non buona. Così il mio miglior voto è il 5 meno per i migliori. I peggiori voti dateli voi. Se sbaglio "corriggetemi" come diceva quel Papa. Vorrei tanto sbagliarmi ma al cuore non si comanda. Questa classe politica che cuore ha? Se ce l'ha. Al limite gli mando una penna, un foglio in bianco e una busta con francobollo.

 

I NUOVI ORARI PER GLI ALISCAFI DELLA LIBERTY LINES DAL 16 SETTEMBRE

 

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Io solitamente non guardo i politici lontani. Guardo quelli vicini, quelli che si dicono figli della difesa della patria eoliana e pretendono di sventolare una bandiera locale che è inesistente. Guardo e ascolto cosa accade durante i consigli comunali convocati. Inizio a notare le assenze. Questi imprenditori pubblici che divorano soldi e patrimoni di voti con le loro assenze spesso giustificate e spesso no sembrano sanguisuga che ci prosciugano in continuazione mentre aspettiamo le date per i servizi pubblici. Eppure nessuno li obbliga a fare politica. Dicono sempre che sono costretti a metterci la faccia per il bene della comunità eoliana. Al momento non vedo ne facce e neanche comunità. Forse le tracce di qualche comunella, dietro banchi deserti con una popolazione stanca di aspettare il miracolo scomparso. Voti buttati al vento. Basta vedere Panarea e si capiscono tante cose. Piccole e grandi.

----Da isolana cerco di capire dove va la politica del mio comune di appartenenza. Mi dicono: al momento da nessuna parte. Gli anni passano e volano. Cerco uomini di buona volontà che mi possano parlare della tracciabilità politica. Magari facendomi un disegno a colori con le teste di chi ha fatto questo e chi ha fatto quello. Perché questo e quello apparentemente pari sono. Ma invece non c'è nessun pari. Solo sconfitte per gli isolani che non riescono a vincere niente. Ne lavoro e ne concetti funzionali che dopo la campagna elettorale vengono riposti negli archivi sempre più polverosi o erroneamente buttati nel cassonetto di turno per la carta come avvenuto per qualche società mista che così ha perso la tracciabilità. Benedetta tracciabilità, se ci sei batti un colpo. Anzi due che è meglio perché sicuramente la politica è sorda e prende pure la pensione d'invalidità!

 

---C'è chi privatamente mi ha chiesto di fornire la mia tracciabilità. Eccola pubblicamente:

 57 anni fa ho iniziato a cucinare e servire con soli 5 piatti.

Sono nata in una borgata collinare di Lipari che non mi piaceva. Insieme ai miei genitori siamo partiti per Stromboli, ma ci siamo accorti dopo qualche anno che non era l'isola del nostro futuro. Fu così che per sbaglio finimmo a Panarea e qui iniziò la mia...bella vita di lavoro&sudore. La mia famiglia diventò quasi subito la procuratrice della contessa Marisa Parravicini Betelemme cosi finimmo in un giro educato e nobile anche con Esmeralda Ruspoli e Maria Teresa Verbisciach. Lavoravo sodo con mamma e papà e un giorno mentre portavo una zuppetta di pesci e un piatto di fichi freschi e un pezzo di pane di grano a mio padre, il generale della Guardia di Finanza Domenico Cubini mi chiese di odorare i piatti offrendomi un buon prezzo. Li ho capito il mio futuro. Grazie al consiglio dell'indimenticabile Giulio Contarini, che aveva un'educazione senza confini, mi suggerì di aprire una trattoria al porto e chiamarla "La Paolama". Così sono diventata creatrice di ricette uniche e rare che si rifanno sempre agli antichi sapori. Mio marito lavorava invece all'Ente Acquedotto, ma non ho mai preso una lira dal suo stipendio. Mentre crescevo la famiglia, ho preparato per i miei figli la dote del lavoro e definivo lo studio un valore aggiunto. Così con il "mangiare&nobiltà" è cresciuta la mia grande creatura, vanto di tutta la mia famiglia ma anche di Panarea e delle Eolie. Non mi sono sottomessa mai e non ho cercato niente a nessuno. La politica per me prende e non da. Ho fatto del bene in segreto per trovarmelo al mattino. Il mio piatto preferito è "u pani cuottu". Chi lo ricorda ancora? Il forte vento dell'altro ieri sembrava quello giusto per portare via Panarea. Ma Panarea si porta nel cuore anche con il suo vero passato.

 

Alcuni giorni fa un matematico di fama, uno di quelli che gli chiedi quanto fa 3456x8765 e ti da subito il risultato mentre i capelli sembrano antenne al vento rivolte verso l'alto. Ebbene testualmente mi dice, che secondo i suoi veloci calcoli, la tassa di sbarco dovrebbe far incassare in moneta sonante circa 4 milioni di euro. Dipenderà da noi isolani sapere come si spenderanno, a cosa serviranno e se non ci sono state fughe di malloppi. E' giunto il momento di fare due conti per capire, intanto, da dove è come entreranno nell'essere della comunità eoliana. Chiaramente l'importo va suddiviso isola per isola, fra mezzi di linea, vaporetti giornalieri, diportisti, navi crociera e scalate ai vulcani. In mancanza ci sarà da preoccuparsi. Come anche il sapere come saranno spesi! La matematica non è un opinione ma un punto di osservazione per la tracciabilità dei conti.

Seduta su uno scoglio con il gomito sul ginocchio e la mano sotto il mento rivedo la foto della "migrantina" allungata sulla lettiga dell'ambulanza e curata dall'uomo mascherato di bianco. Quel corpicino disteso somigliante a una creatura del presepe. E' un messaggio che deve essere accettato come concetto di un unico mondo, con un unica religione e senza nazioni. Il mio rammarico è che a nessuno è venuta la voglia di offrire del "bel caldo mangiare" prima di rimetterli in viaggio. Nel mio piccolo anch'io ho vissuto viaggi belli e brutti sui bastimenti che si chiamavano "Rolandino", "San Lorenzo" e quello del comandante Peluso. Anche noi ammassati, ma almeno alla partenza e all'arrivo ci offrivano una cosa calda. A tutti.

In questi giorni in cui si ammassano notizie pesanti sulle Eolie, fra migranti, aliscafi sulle rocce che fortunatamente hanno fatto da invasatura, campanili che crollano e crocifissi di 3 metri liquefatti da un fulmine, per prima mi aggrappo alla credenza popolare dicendo che sono segnali pericolosi di madre natura. Meditando e cavalcando all'indietro i fatti e tutti gli incidenti marini, mi vengono in mente le lunghe confessioni che mi faceva il geofisico Enzo Boschi, distinto scienziato che conosce i fondali eoliani a memoria. Quando mi parlava s'imbiancava sempre più la sua capigliatura. Bisogna ritornare ancora sulla tracciabilità e sulle riflessioni antiche della natura. Siamo tutti convinti che sulle rotte che girano intorno alle Eolie il fondo nasconde delle trappole che improvvisamente si risvegliano. Non siamo al triangolo delle Bermuda ma c'è qualche cosa sotto il nostro mare che ci può intrappolare. Illuminate gente illuminate che alla fine qualche cosa vedrete.

Panarea mostra ancora le sue lingue di ferite per lavori iniziati e mai finiti. La linea internet affidata da molto tempo che ancora deve entrare in funzione. Le storie che si ripetono: appalti e subappalti. Storie di scarica barile con il capo commessa che si lava le mani quando affida a terzi, regolarmente e non, i lavori. Così la comunità piange. Anche qui dove sta la rintracciabilità? Questa sconosciuta che se non applicata miete vittime e crea danni che nessuno pagherà mai. Neanche il risarcimento morale che è quello più grave. Misteri eoliani come quando sento alcuni dipendenti che vengono pagati con pochi euro l'ora versati metà da una società e metà da una società diversa. Non c'è trucco, non c'è inganno ma in qualche posto si trova il danno!

Quando il sole tramonta a Panarea, spesso mi vengono i pensieri se mai resteremo senza turisti. Tutto è possibile in questo mondo che non si capisce a chi appartiene. Panarea non ha alternative. Il turismo è tutto. Ecco perché va coltivato, perché va innaffiato. Va trattato come un fiore. Ma al naturale. Senza concime e senza plastica che sta soffocando il mondo. Tornerei indietro negli anni quando i bottegai vendevano la pasta sciolta, come la farina e a "canigghia pi iaddini". Quanta plastica c'era in giro? Piccoli esempi meditati e scritti per la ricerca di una vita migliore prima di consumarla tutta.

Oggi ho voluto bere un buon bicchiere di Malvasia, quella che sa di sole e di terra vulcanica, insieme alla mia amica Francesca sotto la "curnicchiola" del pergolato che è quasi pronta all'uso. Insieme abbiamo voluto mentalmente passeggiare per quel territorio di Panarea che ha deliziato e sfamato i nostri antenati. Abbiamo ricordato posti come "Pietra NavI" di Ditella che porta alla solfatara dove l'acqua vulcanica fa i miracoli e riempie il cuore di gioia. Poi Cala Junco e Lisca Bianca con le sue bolle champagne. La vera Panarea con l'aperitivo lungo il mare. Qui devono venire a sorvegliare gli uomini dello Stato e poi o prima gli altri a pulire. La Regione ha voluto le riserve ma deve curarle. Deve entrare in questi posti che sono un trionfo di fichi e fichi d'India, dove gli ulivi e i mandorli tiravano l'economia del passato prima della calata dei turisti. Questa natura fu la prima ricchezza dell'isola. Perché non riaprire questa miniera campagnola?

Ieri ho ricevuto una proposta di prenotazione per 30 persone. Al momento di scrivere i riferimenti mi dicono che non possono pagare più di 10 euro a pasto. Perché sono in economia. Per la legge dell'economia non posso accettare. Ci rimetterei minimo 15 euro a persona pari a 450 euro di puri costi vivi. Dopo mezz'ora, assalita da uno scrupolo di coscienza, telefono e dico che se posso aiutarli offro da mangiare gratuitamente a due persone. Mi ringraziano gentilmente ma mi dicono che sono seduti in un altro locale e stanno mangiando con 10 euro a testa. Caffè compreso. Panarea in saldo!

L'INTERVENTO

di Francesco Coscione

E' un periodo in cui le dita sulla tastiera del PC mi prudono particolarmente: abbiate pazienza, padroni di non leggermi.
Ho letto, come spesso faccio apprezzandola, la nota della Signora Pina Cincotta di Panarea sul prezzo dei ristoranti. La settimana scorsa sono andato a Messina e in tarda mattinata il caldo ha suggerito a me e mia moglie di prendere una fresca granita al limone. Come altre volte ci siamo recati dal più famoso granitaro (si dice così?) della città e abbiamo consumato due ottime granite limone e due brioches soffici come una nuvola. Totale tre euro. Naturalmente questo prezzo vale sia per il camioncino che per il bar che tale attività possiede.
Il libero mercato e la concorrenza sono il sale dell'economia, ci hanno insegnato. Ognuno fa i prezzi che vuole e che può.
Lungi da me voler dire ai liparesi che i loro prezzi non sono consoni, dico solo che viviamo, per fortuna, in un paese libero e non è corretto, non è il caso della acuta e simpatica Signora Pina, asserire che chi fa prezzi più bassi è disonesto o mette ingredienti di scarsa qualità o altro. Dubito che i Messinesi che affollano le su citate attività tutti i giorni e che hanno una specie di rito addirittura sul modo di mangiare la mezza limone con brioches, si facciano abbindolare da "limonine" varie. Naturalmente non è l'unico bar della città a praticare questi prezzi e non mi pare che stiano fallendo.
Non ho mai avuto attività commerciali di questo tipo e quindi il mio non vuole essere un giudizio, anzi ammiro e considero eroi coloro che riescono a sopravvivere a crisi e tasse con questo lavoro. Parlo da cliente-consumatore e dico che, grazie alla concorrenza, i prezzi sono adeguati al tipo di locale e al luogo dove si trova e, soprattutto, a chi, come me, non può permettersi di andare a mangiare in ristoranti blasonati ma forse in una dignitosa trattoria si.
Buon appetito.

 

 

C'è chi vuole l'area protetta e chi no. C'è chi vuole la soluzione con stipendio a presidenti, segretari ed impiegati, magari per il controllo dei voti e c'è chi vuole libertà di continuare a fare quello che vuole. Io desidero l'area marina sorvegliata da professionisti che devono lavorare per impedire ai cafoni marini e terrestri di creare scempio e inciviltà. Una ricetta semplice. Proprio quella che non piace alla politica. Chi vive a Panarea, come me, chiede di avere la legge accanto per rispettarla meglio. Fuori la politica dalla natura e dentro le forze dell'ordine. Il tempo passa e poi è troppo tardi. "A pasta vaci sculata quannu è ura".

Anche a Panarea c'è gente e gente. Di qua e di la. Dell'isola e di fuori isola. Quello che deve primeggiare è la qualità delle persone con la cultura, l'amore, l'educazione. Mi hanno convinto. Vogliano istituire un premio biennale per gli antichi gusti di Panarea. Per dimostrare l'attaccamento a Panarea attraverso l'uso dei sapori antichi che dobbiamo tramandare per l'eternità. Bene ci pensa Pina che sono io. Chiamerò questo premio "Polvere di Basiluzzo". Mi farò studiare il logo, il contenitore e sceglierò la persona che andrà a prelevare la polvere a Basiluzzo, compresa la data del prelievo. Tutto dovrà avere un motivo. Niente dipenderà dal caso. Si rispetteranno le regole anche per l'affidamento a chi meriterà questo riconoscimento che socialmente va fatto. Parola di Pina che sarà la vostra premiante saporita...

Ieri sera mi hanno prenotato un tavolo per a nome Merkel per le 20.30. Ho subito pensato alla signora Angela ed ho arricchito la cucina di pane, pasta e patate. Alle 22.30 ho capito che era uno scherzo di buon gusto. Però alle 23 mi hanno chiesto un simile tavolo alcuni svizzeri tedeschi facenti parte di una famosa famiglia di orologiai con la O maiuscola. Non tutti i mali vengono per nuocere perché i complimenti per la cucina sono arrivati puntuali come un orologio. Mi chiedevo perché Panarea non può essere puntuale come un orologio svizzero? Perché Panarea deve essere in questo modo e trovarsi in certe situazioni quando con poco potrebbe avere la sua indipendenza da Lipari e gestirsi i fondi della tassa di sbarco con il controllo magari di un carabiniere e un magistrato? Due categorie di dipendenti pubblici scelti a caso ma con cognizione di causa.

Quando Giorgio Armani entra nel mio locale capisco subito che é il miglior ambasciatore dello stile italiano. Poi dove si fa la produzione non é affare mio. Io sono italiana di Panarea e rispetto la legge anche se in questo pezzo di scoglio mentre in tanti fanno quello che vogliono. Bussate e vi sarà aperto oppure entrate e vedete quello che volete. Non c'è niente da nascondere. Se invece si bussa e si chiudono le porte in faccia anche a funzionari pubblici, cosa c'è?! Quando mi sgolo per la tracciabilità mi riferisco anche a chi prende in affitto diversi immobili. Gira cosi e molti si girano dall'altro lato per paura di vedere.

Conosco lo stilista Valentino da mezzo secolo. Lui ha Panarea nel cuore e le pietanze, che gli cucino personalmente, "ta panza". E' un segreto fra me e lui cosa gli metto sotto il naso. Per la precisone: gnocchi di melenzane e pescaiola. Basilico sempre in prima fila. Lo stilista Valentino é una persona gentile che parla con lo sguardo e mi trasmetta calma nei movimenti. Ci capiamo con gli occhi e siamo felici con le nostre libertà ed il suo abbigliamento a base di bermuda e magliatta. Io capisco Panarea con gli sguardi che l'isola mi trasmette con il suo magnetismo. Vedo che soffre come una tartaruga stanca e ferita. Ma coraggiosa nel tentare di vomitare questa plastica avvolgente. Questo killer trasparente che si tocca con mano quando si lavora ma non si vede per chi resta dietro la scrivania a ricevere gli elettori per conservare voti e preferenze. Questo mi fa arrabbiare e più mi arrabbio più la gente mi vuole bene. Gente giusta che mi sceglie perché io sono qui e così da sempre. Una buona lingua del posto!

Panarea affoga di gente scaricata sul piccolo molo in modo sfuso, quasi disumano. Senza pensare a dove andranno, a cosa faranno. Sembrano profughi del turismo. Appena superato il camion dell'immondizia che puntualmente da il benvenuto a tutti, i pendolari dell'asciugamano al collo si tuffano nel mare del porto per un bagno in grado di abbassare le temperature corporali mentre barche e barchette gli girano intorno per l'approdo. I residenti ammirano lo spettacolo e scuotono la testa. A me invece gira. Non posso e non voglio dire cosa mi gira d'altro. Venire a Panarea per spedire una foto col telefonino, fermarsi qualche ora e poi ripartire per dire: "siamo stati a Panarea". E' un vanto? A queste condizioni è una vergogna.

foto di Valentina Alessi

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Questa mattina alla buon ora e prima di lavarmi la faccia, ho ascoltato l'intervista di Bartolino Leone al nuovo Arcivescovo Accolla. Il buio lasciava il colore alle prime luci. In quell'attimo ho avuto una speranza e un bagliore. A fine intervista mi è sembrato l'uomo giusto. Questo ambasciatore di Dio è quello che serve a queste isole. Ha letto e detto su Panarea in 30 secondi. Ha capito tutto. Ci voleva uno come lui nel nostro arcipelago. Sua Eccellenza deve tornare a Panarea, di corsa, per aiutarci a trovare il sentiero smarrito troppo in fretta. Ritorni ufficialmente in questo fazzolettino di scoglio e lo cosparga sulla nostra testa troppo piena di peccati seminati dai moderni diavoli che Lei ha già capito chi sono e dove sono. Aiuterà così le forze dell'ordine e spiattellerà alla politica che Panarea non è quel paradiso che si pensa. Qui si accendono sempre meno candele e più canne. Per non dire altro. Ci doni una presenza religiosa e non pendolare. Perché i fedeli sono costretti a fare i pendolari per cercare l'aiuto spirituale. Contro i diavoli, insieme alla presenza dei Carabinieri, abbiamo bisogno anche dei protettori dell'anima. Non vedo l'ora di baciarle l'anello, caro fratello Giovanni.

La sera prima di dormire, ad occhi chiusi mi domando sempre quali piatti preparerò domani. Nel mentre so già cosa scrivere, non sul menu, ma sul Notiziario delle Eolie che é il giornale di tutti e che sfama con l'informazione di qualità in modo piacevole e gustoso. Ormai ho messo da parte le "pennule" di pomodoro per l'inverno e tante altre cose buone. A Panarea ci chiediamo che piano di sicurezza esiste visti i tanti soldi piovuti al Comune di Lipari per l'emergenza. Non vedo una segnaletica, non sento niente di tutto ciò e non l'ho sentito neanche in campagna elettorale. Dio ci vuole bene ma ha troppi impegni ultimamente e ci dice aiutati che ti aiuto. Lo dice soprattutto durante gli sbarchi turistici industriali da catena di montaggio . Quelli che ci stanno smontando le isole sotto i nostri occhi e tanti si girano dall'altro lato.

Quando da Lipari vengono a farmi compagnia i miei vecchi amici, parlo e domando sempre della festa di San Bartolo. Chiedo della processione prima di ogni cosa e poi delle bancarelle. Nessuno però riesce a spiegarmi perché dopo la "Chiesa du Puzzu" la processione non gira a destra verso il porto di Sottomonastero per poi risalire. Sarebbe un completamento della via principale di Lipari fino a Marina Corta. Dicono sempre di si ma poi fanno come vogliono. Il buon dire e la buona volontà non bastano mai. Come mi sembra basso lo stipendio di un assessore del Comune di Lipari. Solo 1100 euro al mese netti per lavorare 365 giorni l'anno per 17 ore al giorno. Io gli darei 10 mila euro l'anno per solo 4 ore al giorno esclusi i festivi. Mi hanno insegnato che la quantità non serve. Basta la qualità, poca ma buona. Come mi dice il cav. Felice D'Ambra, l'eoliano che ha dato la vita per l'ospitalità: "Pina mia, queste isole sempre a mare sono". Allora diciamo che non é importante essere in tanti, basta essere pochi ma buoni. Così durante la processione sarà San Bartolo a dire chi dietro di Lui merita. Visto che vengono prima del popolo.

Io non odio la politica. La evito. Motivo: vedo questi risultati e non gli altri. Il caso tipico è la storia dei biglietti pagati, fino ad oggi da forestieri, dagli emigranti eoliani. Roba da vergognarsi. Da urlare in mille modi contro chi non ha aiutato un giornalista di valore nazionale a risolvere un danno morale che spesso faceva dire: "politica senza cuore". Così ha fatto tutto da solo. Come sempre. Bartolino Leone non vuole e non ha mai voluto ringraziamenti. Qui a Panarea si deve sempre interessare per il dializzato Felicino Di Lorenzo costretto a "elemosinare" continuamente l'autorizzazione per lasciare la sua macchinetta al porto quando va in ospedale. Fino a ieri.

 

Giornalmente ci nutre di calore e di colore fino a diventare il riferimento mondiale dell'informazione. Io non sono salita su questo carro come comoda passeggera, viaggio in piedi per vedere e ascoltare meglio. Credetemi è un altro vivere per chi ha veramente voglia di continuare ad amare questa terra troppo tempestata di politica assente per potere ricevuto. I nostri riferimenti sono stati i carabinieri che si sono fermati fino al 17 agosto e quando sono partiti ci siamo sentiti soli e nelle mani di Dio. Perché non li hanno lasciati ancora?

 

Affacciata dal mio muretto ho sentito due turisti di cultura lombarda che parlavano e sparlavano sullo spreco siciliano. Dicevano che la Sicilia si mangia i soldi come gli involtini di pesce spada. Un trionfo di tasche bucate. Poi parlavano di Panarea e nella bellezza dell'isola affondavano la lama di come un Comune non può abbandonare così questo patrimonio. Alla mercé di tutti e degli ultimi arrivati. Ad alta voce chiedevano giustizia e non ho capito verso chi lanciavano l'appello, ma c'era tanto amore che alla fine, ho interrotto il loro vociare ed a nome di Panarea ho pensato di offrire un bicchiere di Malvasia con due paste di mandorle. Anche se sudata mi hanno baciata e poi mi hanno detto: "lei deve essere la "sciura" Pina". Che gente!

Le cose belle sono come le specialità del mio locale che è sempre più apprezzato dai cittadini del mondo. Le belle cose compaiono in fretta. Anche questo comandante della Stazione de Carabinieri di Panarea ha finito il suo tempo o il suo turno. Parte e sarà sostituito da un nuovo collega. Quando si inizia a conoscere il territorio, la gente con i suoi problemi e le tante ingiustizie c'è il cambio della guardia. Per l'Arma ho sempre due lacrime particolari al momento dei saluti che contemporaneamente sono il benvenuto per il nuovo che da il cambio. Speriamo che abbiano avuto il tempo di passarsi il testimone con le cose in sospeso ed il cattivo che invisibilmente avanza nell'isola col sorriso che diventa triste. Il mio ottimismo resta grande fin quando vedrò sull'isola i Carabinieri. A loro riconosco la mia fiducia e per loro sono disposta a tutto. Avete tutti capito bene! Panarea ha bisogno di una protezione speciale perché è l'isola più indifesa non solo perché è piccola e bella.

E di chi dovrei spaventarmi se ho sempre fatto bene alle isole, Panarea inclusa. Mi avevano fatto credere che l'ordinanza era pronta già impacchettata e spedita. Invece non si trova. Anche i Carabinieri l'anno cercata senza trovarla. Dov'è sotterrata. Cos'è un tesoro nascosto o un pezzo di viabilità civile per un tesoro d'isola. Siamo nel traffico infernale senza essere nel centro di Napoli. Siamo a Panarea. L'isola del tesoro col clacson e i motori a scoppio che fanno scoppiare la testa ai residenti e ai turisti. La viabilità, questa sconosciuta! Perché non accogliamo i turisti in un certo modo. Il traffico ha bisogno dell'ordinanza promessa e mai arrivata. Anzi Panarea non ha bisogno di traffico. Ha bisogno di quiete e di semplicità d'uso dell'isola che c'é ma che sembra che non ci sia. Ma quante campane, noi abbandonati, dobbiamo suonare? Ma a chi le dobbiamo suonare? Bisogna che si protegga e non si viva all'abbandono. Ma perché accade questo. E' un contro volere? Ma come si fa essere così distaccati dal territorio? Siamo o non siamo del Comune di Lipari o ci dobbiamo veramente staccare. "Nun si fa accusi. Ma unni simu". Non vogliamo morire nel traffico per colpa di qualche testa. Dura o molle, fate voi che leggete.

 

Ridevano l'altro ieri sera anche se stanchi con un mancato politico eoliano e 4 amici turisti. Nei piatti erano rimaste solo le bucce d'anguria e dei fichi d'India. Si commentava la stagione turistica e l'impreparazione politica. Due primi consigli comunali spesi inutilmente per discutere vecchi debiti fuori bilancio e per cifre neanche importanti. Forse, tutto concordato, per non avere il coraggio di affrontare i problemi seri e scottanti delle isole. In primis i rifiuti che sono l'anima del diavolo parlante delle Eolie. La raccolta rifiuti come le mancate ordinanze sono uno specchio di come funziona la macchina comunale. Gli amici mi dicono se si vogliono le isole in queste condizioni si sono scelte le persone giuste. Ancora una volta é necessario un apprezzamento per elicottero "Air Panarea" e del suo "Angelo delle Eolie" che si chiama Lorenzo Vielmo. Ha ancora compiuto un nuovo e miracoloso salvataggio. La politica é quasi infastidita dagli "eroi". Mai un plauso o una pacca sulla spalla neanche quando subisce attacchi di natura mediatica...pilotata. Alla politica chiaramente questo non piace perché sono atti seri.

 

Adesso mi chiamano PP (Pina Panarea). Alcuni mi dicono che conosco il sesso degli angeli ma non quello del mostro. Mostro che è partito da Panarea, non per Lipari perché non si partorisce più. Il mostro era una mostra, ha partorito durante il viaggio un mostrino che è già arrivato sul molo di Panarea in bella...mostra. Piccolo e forte. Si chiama Eco. Panarea ha "bonsaiato" l'ex mostro in esclusiva per i diportisti. Visto che nessuno ha idee migliori, gli amici mi dicono di vestirlo in modo lussuoso. Trasformare la creatura nella Ferrari della "munnizza". Farne un monumento. Mi si chiede di lanciare un appello al re del lusso per foderare "Eco" interamente con il materiale usato per le borse Louis Vuitton. Poi mettere a bordo un bombolone di profumo da spruzzare 24 ore su 24. Infine fornire i diportisti di sacchi rifiuti color oro per le barche superiori ai 70 metri, color argento dai 70 ai 40 e neri normali per le altre misure. Visto che i diportisti non pagano ticket e non fanno la differenziata, facciamo pagare il ritiro della loro lussuosa "munnezza" a chilo. Diventando una moda, i ricchi che non badano a spese, faranno la fila per vedere la loro "munnizza" nel mostrino lussuoso e stlizzato. Inanto per i residenti che pagano, la "munnizza" è diventata un lusso!

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