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di Pina Cincotta in Mandarano

Sono sicura che per Natale mi arriverà una tromba, non marina. Dopo la voce dovrò usare questo strumento, mi dicono, per suonare la carica e svegliare i classici politici che si stanno autrombando da soli. Nel loro silenzio che è una conferma alle promesse non mantenute. Panarea aspetta e medita, prega e spera. Crede nelle proprie forze anche se a queste forze non si aggiungono le restanti forze dell'isola forse politicamente indebolite o offuscate da interessi invidiosi e senza scrupoli. Il mio fiato è a disposizione di tutti e dell'isola che deve restare il valore aggiunto alla nostra vita.

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Un filo sottile di musica mi ha attirato verso la Chiesa dove nei suoi spazi liberi ho visto la gente invernale di Panarea che balla. Tutti felici e contenti. Mi ricordavano le feste antiche nell'aie di campagna dove, messe da parte mucche e grano, le luccicanti fisarmoniche ripetevano all'infinito gli stessi motivetti. Ricordo tarantelle e un instancabile canzone che faceva: "Marina, Marina, marina ti voglio al più presto sposar"... Felicità a chilometro zero. Spensierata e soprattutto amici e amici stretti dai sorrisi dagli abbracci. Ecco la Panarea che bisogna proteggere. Oltre alla natura bisogna proteggere la sua vera gente con le sue usanze e i suoi commerci legali insieme alla sua religione. Per questo, oltre alla popolazione servono musicanti e forze dell'ordine.

Il presidente Nello Musumeci è stato sempre un amico mio e di Panarea. Fin da giovane quando aveva i capelli lunghi. Anzi di più. Per questo continuo a dargli del tu ma senza chiedergli piaceri o linee preferenziali. Io seguo la legge, voglio percorrerla nel giusto rispetto ma desidero che anche la legge arrivi dentro Panarea che assomiglia sempre più ad una sedotta ed abbandonata. Da queste parole, caro Presidente Musumeci dovresti capire che Panarea appartiene al tuo territorio, alla tua oasi d'amore che il mondo ci continua ad invidiare. In nome della legge devi intervenire per proteggere Panarea con i carabinieri. Sempre. Anche d'inverno, anzi d'inverno di più.

Mi stanno riempiendo la casa di mille telecomandi. Vogliono spiegarmeli tutti insieme e io che continuo a dire che voglio il telefono a muro. Si, quello a manovella. Al limite basta quello col disco, anche usato. Speriamo che mi arrivi con i regali di Natale. Invece mi dicono: no. Devo essere connessa, “robba i nesciri pazzi”. Ma io sono sono dura come il pane biscottato e molle come la gomma da masticare. Devo nutrire nel tempo e restare attaccata ad ogni cosa. Sempre. Siamo a fine anno, i giorni passano e le promesse politiche sono solo promesse. Ecco la risposta del nostro comune. Simile a una ribollita toscana e sicuramente renziana. Ma noi non deponiamo la penna, continuiamo a scrivere e ricordare per non dimenticare.

Mi hanno appena regaloto un libro e sto meditando se leggerlo. Il titolo "Non parlare con la bocca piena" mi suggerisce qualche considerazione a prima vista. A bocca piena non si parla mai. Ma neanche a pancia vuota. Questo mi riporta al mondo politico che sul mangiare può scrivere una quantità infinita di libri e pure enciclopedie. Per mangiare sono degli specialisti. Dagli antipasti al dolce e oltre aggiungo. I politici parlano con la pancia in mano quando sono alle prime armi ma poi continuano a parlare e promettere anche a pancia piena. Se l'appetito viene mangiando a loro non passa mai. La famosa fame da lupi è una fama che giustamente la politica, quasi intera, si porta dietro. Anche a Panarea si vede. Apritegli la bocca per controllare.

E' l'ora di lanciare un potente ed ultimo sos per la sicurezza di Panarea. L'isola non può essere spogliata dell'Arma dei Carabinieri che stanno preparando le valigie per prendere l'aliscafo a fine mese e lasciare l'isola da sola con i suoi abitanti. Lettere di protesta arrivano anche su "Amapanarea". Panarea ha sempre avuto Vigili, Finanza e Carabinieri. Tutto l'anno. Ma in questi ultimi tre anni tutto è cambiato. E' iniziato il periodo di richiudere porte e portoni, di non camminare da soli ed abbassare gli occhi. Io ho paura. Quando partono i Carabinieri, lo Stato mi fa prigioniera insieme ad altre persone dentro la propria casa. Diventiamo condannati ai domiciliari. Noi paghiamo le tasse per tutto l'anno e lo Stato non può fare questo. Il Comune di Lipari deve urgentemente preparare il suo tavolo tecnico sul presidio delle isole. Panarea deve essere protetta sia come natura che come umanità. Presto che è tardi.

Dire le Eolie agli eoliani non è una cattiva idea. Tutti la predicano ma poi andando a vedere le carte più o meno segrete dei 4 comuni eoliani scopriamo come la politica è innamorata del forestiero. Non si venga a dire che il forestiero è più bravo. Si dica che forse ci sono meno ricchi. Forse al forestiero, al quale viene dato lavoro tolto agli eoliani, si chiede di trattenere per se i fatti. E' il modo più evoluto di non fare trasparenza e non segreto professionale. Anche questo fa parte di quegli argomenti che la politica eoliana non tira mai in ballo. Eolie agli eoliani prima di tutto. D'accordo?

Più dico le cose, più mi svuoto. Ma la mia anima è sempre dentro questa Panarea delle fiabe dove c'é Pinocchio che guarda la fatina che dovrei essere io. Mamma mia. Svegliati Panarea, muovi il sedere e vai a chiedere il mantenimento delle promesse politiche che non arrivano e non arriveranno mai. Non vorrei che l'imprenditorialità della piccola isola si fosse legata mani e piedi. Panarea rischia di diventare una prigione dorata. Per questo, io che ho fatto una tracciata imprenditoriale partendo da zero non smetterò mai di lottare. Non sono una macchina da guerra ma un veliero di pace.

A Panarea tanti mi dicono che questo è stato l'anno del cetriolo. Naturalmente quello eoliano lungo e peloso.
Ma per capire queste cose bisogna essere mezzi ortolani e mezzi consumatori. Chi raccoglie i cetrioli, generalmente è sempre chi li semina. Chi li vede allungarsi sulla nuda terra sa che devono essere sapientemente bagnati con i giusti tempi e le giuste quantità. La sapienza del cetriolo è la stessa pazienza che devono avere certi eoliani che si illudono di veder crescere queste 7 isole che danno il raccolto solo ad alcune comitive politiche che pensano di poter calpestare il seminato ad immagine e somiglianza. Tranquilli, dal mio orto il cetriolo non scappa.

Chi nasce in un'isola grande e poi va a vivere in un'isola più piccola ha qualche cosa dentro di se che deve mostrare e farla diventare portatrice sana di umiltà e consigli per la generazione a venire che sembra andata. Almeno politicamente parlando. Anche se la politica mi procura allergia al solo pensiero di parlarne. Fortunatamente ogni isola delle Eolie ha un santo protettore che poi fa capo a San Bartolomeo che da sopra o dentro il cielo, vigila, assiste e aiuta. Ultimamente alle Eolie vengono scoperti dei nidi di razze pericolose e prima dell'apertura delle uova alcuni sono stati scoperti e sparsi al vento. Sono triste quando devo parlare o scrivere di queste cose. Ma bisogna farlo. Molta gente pensa a i propri fatti e per questo i rischi salgono. Noi tutti isolani di buoni principi dobbiamo essere come i palmenti pubblici. Pestare tutte le uve con i piedi almeno per un bicchiere di vino buono.

Mi dicono che i consigli comunali che si tengono a Lipari vanno avanti ad oltranza. Visto che l'orario oltrepassa le 3 ore previste di lavoro politico qualche volta non si guarda l'orologio e molti consiglieri vengono colpito da "lammicu" prontamente eliminato con arrivo di mangiare casareccio. Questa ormai sta diventando una buona (per loro) abitudine. Adesso è giusto domandare al Comune di Lipari in tutti questi consigli comunali quante volte è stato occupato del tempo per Panarea visto che Panarea ha votato, paga le tasse, partecipa all'economia delle Eolie e sicuramente è anche, senza superbia, il miglior nome da spendere per le Eolie. Ma amici miei rivolgiamo uno sguardo a questo scoglio e vediamo di affrontare il discorso per la casa delle forze dell'ordine, per migliorare i servizi generali, la sanità, gli sbarchi, la protezione del territorio, l'ambiente scolastico e i servizi di trasporto. Gli stessi vigili urbani devono venire a fare delle ispezioni. "Ca simu e ca calamu" dicevano i miei vecchi amici pensando ai giovani".

Chiaramente bisogna convivere tanto tempo con i cibi. Crudi e cotti. Al mattino, quando si avvia la cucina si è nelle massima libertà. Non si pensa a cosa succede fuori, al mondo che muore e a quello che nasce. Solo ai sapori e ai ricordi. All'antichità e alla modernità. Mentre i fornelli sono a fuoco lento e giro con il mio mestolo la salsa di giornata, butto l'occhio mio su quello del pesce che andrà in padella e penso alla mia libertà mentale che è già nata in quello splendido borgo di Lipari chiamato "Cugna" dove ogni famiglia aveva l'asino, la zappa, il palmento, l'aia e poi tanto terreno lontano e vicino da coltivare. Con quei sudori abbiamo partorito i sudori di oggi. Io sudo ancora perché scappo dai raffrescamenti e riscaldamenti artificiali. Sono una delle poche persone che ancora li rifiuta perché so vivere col caldo e col freddo. Anche per questo mi sento una donna di tutti i tempi e non d'altri tempi. Il mio vecchio sudore lo tengo congelato per i posteri.

Durante tutti questi anni di mio lavoro felice e pesante ho incontrato gente di ogni genere e stato sociale. I sorrisi sono volati veramente sinceri per tutti. Sono rimasta affezionata ad un mio cliente che aveva una di quelle attività dove i soldi gli entravano da soli. Non era ricco ma di più. Felice anche di essere un siciliano vero. Ogni estate sempre da "za Pina" e sempre solo, senza nessuno intorno. Pagava il conto e lasciava il doppio di mancia. Da 5 anni non lo vedevo più. L'altra sera la sorpresa. Due baci, il solito tavolo e ha mangiato con un appetito diverso. Il tempo passava e mentre era già l'ora di chiudere non mi chiedeva ancora il conto. Guardandolo profondamente mi ha fatto un cenno per avvicinarmi. Si è alzato e mi ha sussurrato all'orecchio. "za Pina", non ti posso pagare, i soldi come venivano da soli sono andati via per sempre. Sono rimasto povero in canna. Quell'uomo mi ha insegnato che i soldi non bastano mai ed è facile perderli anche quando sono tanti. Così mi sono sentita di offrire dicendo e...io pago!

Nella mia vita ho sempre fatto il tifo per la tracciabilità e la sicurezza. Due obbiettivi che devono viaggiare insieme. Oggi possiamo dire che siamo sulla buona rotta e i risultati si vedono. Il trio delle meraviglie è fatto da 3 posti strategici. Panarea-Lipari-Milazzo e viceversa. Qui c'è un'infallibile rete dei Carabinieri che come esperti pescatori hanno capito dove stenderla e come issarla. Senza rompere maglie e senza perdere il pescato. Non passa nessuno o non sfugge niente. Gente in gamba questi Carabinieri. Sono penetrati nel territorio eoliano in punta di piedi ma con un fiuto infallibile. Hanno annusato nei luoghi di competenza il pericolo per la popolazione e l'ambiente e con le orecchie tese come parabole hanno scremato fino ad arrivare a scovare anche ricercati di fama mondiale. Bravi veramente bravi. A loro darei in mano la gestione di tutti gli enti pubblici. Non promettono.Mantengono.

 

Panarea sorride ancora perchè la materia prima "chiamata turismo" continua ad arrivare. Si sono spenti i mega flussi ma il tran-tran normale porta ancora lavoro. Poco ma buono. Ma nessuno ha pensato di mantenere le corse almeno degli aliscafi. Si taglia. Per conto di chi? Le solite pecche che vengono alla luce come i giovani medici di turno con zaini e telefonini. Soli e isolati. Senza doppio guardia e senza un medico esperto accanto. Una prima linea avventata fin quando non succede niente. Questa è la sanità dell'isola più bella e più invidiata di tutto il Mediterranea. Forse è il caso di chiamare il dottor Strada. Medici senza Frontiere per l'isola dove arriva il mondo che appena sbarca capisce che siamo nelle mani di Dio.

 

Devo proprio dire che Panarea non è mai sazia di turismo. Di quello buono. Ma non per fare razzismo turistico. Questo avviene anche per merito di alcuni servizi di trasporto complementari a quelli delle grandi compagnie di navigazione Liberty Lines, Siremar e Tarnav. Parlo dell'Air Panarea di Lorenzo Vielmo che adesso ha la nuova linea con Taormina mettendo in linea le due perle siciliane. Ma non sottovaluterei neanche la linea Tropea-Panarea che viene collegata a mezzo di veloci gommoni di Michele Tropea. Due modi di viaggiare che premiano questi audaci imprenditori che contemporaneamente danno una mano di diversificazione per la matrimoniabilità di importanti luoghi turistici. Avvicinandoli in modo selettivo e moderno. Anche questo è un bel viaggiare. Io li ho provati entrambi e posso parlarne bene.

---In tanti mi guardano i piedi e mi chiedono dove vuole o deve andare Panarea. Rispondo, mentre mangio uva, da nessuna parte. Panarea ha bisogno d’andare da dove è venuta. Ha bisogno di un percorso inverso, quasi una retromarcia. Quella è e sarà la Panarea del progresso turistico. Semplicemente quella di una volta con una marcia in più. Quella del progresso dolce e guidato, senza ali di politici ai piedi e fra i piedi. Panarea deve stare in piedi da sola. Si può. Questa realtà ha bisogno di una forzatura e di qualche buttafuori non da discoteca, ma dall’isola che non ha spazi e pazienza per sopportare l’attuale situazione. Se mi sbaglio, tiratemi pure le scarpe. Ormai sono una collezionista. Conservo ancora quelle di “pilu” pagate appena cento lire e mai messe. A Panarea, a piedi nudi é meglio.

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