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di Pina Cincotta Mandarano

Un mio collega di un certo peso e di grande popolarità lancia un messaggio al popolo. Mentre cucina parla anche del buon mangiare e forse indirettamente ha invitato a tavola la politica. Non per avere consigli sui gusti ma per vederli mangiare. Antonino Cannavacciuolo da Vico Equense, 42 anni, battuta pronta, è il gigante buono del pentolame tv. Lui dice che non bisogna cucinare da arrabbiati. Io dico che con i nervi tesi cresce il sapore delle pietanze, perché c'è l'anima e il carattere dello cuoco. Antonio è bravo e anche bello, la rotondità gli dona simpatia. Spesso ho pensato ad invitarlo a Panarea ma non per parlare di mangiare ma per parlare d'ambiente. Chiusi nella cucina del mio locale. A fuochi spenti. Noi due insieme parliamo come parliamo e diciamo tutto in modo salato. La cucina è un grande palco ma voglio farmi spiegare da lui cosa la politica deve fare. E' vero lo Stato siamo noi, ci dobbiamo organizzare e ognuno deve dare qualcosa in più. Ma i politici ci hanno cucinato bene. Sono i veri cuochi, anche se abusivi.

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Tutti si riempiono la bocca con Panarea. Mi elemosinano scritti e notizie. Ma per favore. Ci sono mestieri che non si possono inventare, ci sono verità che non si possono nascondere, ci sono libertà che devono essere nutrite. Ci sono fatti che devono essere denunciati e persone che devono essere protette. Panarea vive compressa fra la Sicilia e la Calabria. La politica fa finta di non saperlo. Conosce Panarea solo per il periodo estivo dove è d'obbligo la passeggiata sul mare nelle mischiate politiche dove tutti sembrano amici indipendentemente dalle proprie pezze o bandiere politiche di appartenenza. Oggi mentre lavavo il mio pavimento e strizzavo lo straccio ho meditato sulla differenza fra il pulito e lo sporco. La politica è il mio straccio

Continuo a leggere importi importanti sulla tassa di sbarco. Totali e gran totali che sono il vanto del Comune di Lipari protetto da un senatore che ha casa a Panarea. Per questo motivo i politici liparoti gli dovrebbero fare una statua. Anche d'oro. Ma questi politici dovrebbero avere l'obbligo di dire quanto ha fruttato Panarea in questo totale di tassa di sbarco. Vediamo insieme se i totali dei barconi e vaporetti, carichi di turisti pendolari, quadra. E' necessario, perché i tempi sono maturi per sapere quanto il comune spenderà per Panarea e cosa ha in mente di fare. Aspettiamo a Panarea un consiglio comunale sventolato ai 4 venti.

L'altro giorno stavo zappettando il mio orto-giardino quando mi sento dire: "za Pina, ora u sacciu iò chi amu a chiantari". Pensavo alle rape, ai cetrioli, alle zucchine, ai carciofi, alle cipolle, ai finocchi, alla scarola, alla lattuga, ai rapanelli, ai pomodori, ai peperoni. Invece no. Ecco cosa mi hanno suggerito per il mio pezzo di terra buona. Volevano suggerirmi "cannabis leggera". Pensavo alle canne ed invece mi hanno spiegato che è la nuova corsa all'oro e non all'alloro. Dicono che serve come medicinale antidolore. Forse avevano visto che zoppicavo un pochettino per un dolorino all'unghia del piede destro. Mi dicono poi che stanno partendo i corsi, finanziati dallo Stato naturalmente. In 40 ore saranno spiegati i trucchi del mestiere per fumate sobrie e leggere. Mi dicono. Ma tutti dimenticano che siamo a Panarea dove d'estate il fumo non manca mai. Esce dalle narici. Canapa per campare o per morire. Perché alla fine anche Panarea è Italia.

Panarea ha bisogna anche di protezione e trasparenza commerciale. Gli operatori dell'isola sentono la necessità di conoscere prima dell'estate chi sono le persone che arrivano, aprono per qualche mese attività commerciali e poi scompaiono. Questo a Panarea non deve accadere. Noi dobbiamo fornire ai nostri visitatori la certezza della qualità come merita la nostra isola. Il comune deve aiutare e non girarsi dell'altro lato. Noi abbiamo bisogno di continui miglioramenti. Vogliamo bacheche, vigili, sicurezza per la salute e presenza per la fede. Di miracoli ne abbiamo avuti troppi e i santi iniziano ad essere stanchi.

A me hanno sempre raccontato che fra l'Etna, lo Stromboli e il Vesuvio ci sono due canaloni che comunicano. Uno per l'andata e uno per il ritorno. Si dice per saggezza di natura. Il materiale espulso da un estremo non deve mai scontrarsi con l'altro. Uno per parte e l'altro che gira indietro. Non sono le carte che parlano o i tecnici che spiegano. Sono i passaparola di intere generazioni che silenziosamente hanno soffiato nelle orecchie di alcuni di noi eletti come testimoni delle leggende che si appagano alla vita di oggi
Proprio quando la scienza fa nuove scoperte grazie alle ultime tecnologie. Ma i nostri avi su quale tecnologia puntavano per tramandarci questo? Anche i vulcani avranno sempre da dire la loro. Non provochiamoli.

Senza dire niente a nessuno, ho fatto un salto in Sicilia. Volevo vedere l'aria che tira fuori Panarea. Durante il viaggio sono rimasta appartata e nessuno mi ha riconosciuta. L'incognito è la mia felicità. Riconosco che a Milazzo al bar della biglietteria ti offrono l'acqua. Un bel segno di accoglienza e di saluto. Felice per questo gesto. Dovremmo imparare anche noi operatori turistici famosi per aver venduto sempre l'acqua a peso d'oro. Anche perché, noi eoliani l'acqua l'abbiamo sempre desiderata. Ecco perché siamo sempre, ancora oggi, fedeli alle nostre care cisterne. So che adesso è difficile costruirle. Speriamo che piova più spesso.

Una cosa è certa. La politica non invecchia mai, anzi fa invecchiare chi non la fa. Io sono una di quelle anche se non mi sento gli anni che indosso e non quelli che porto. Ma quale politica o quale politico ha proposto come oggetto: gli anziani eoliani. Nessuno fino ad oggi. Eppure ci sono i luoghi e gli immobili per farli. Ma tutti vogliono inventarsi: musei, parchi aree marine, piano chioschi, archivi storici e quanto altro che serve solo a "picciuliari". Come vedrei una bella casa per anziani a Panarea magari nel lascito della famiglia Natoli oppure nel vecchio ospedale di Lipari sul corso Vittorio Emanuele o nel palazzo vescovile o anche in quel di San Calogero che sarebbe l'ideale ricalcando quello di Salina. Bisogna dare una priorità ai nostri anziani perché si nota sempre più come la società moderna non ha tempo per loro. Figuriamoci la politica che il tempo sa solo perderlo.

Seguo le trasmissioni culinarie per curiosità e per esigenze di poter sempre apprendere. In cucina, diceva mia madre, è necessario imparare sempre, perché chi insegna è il palato dei commensali. Guardali come mangiano e vedrai chi sono ma anche chi sei. In politica possiamo dire che abbiamo visto tutti come mangiano questi politici ma anche cosa mangiano. Nati con il pane e mortadella in tasca e con un bicchiere di vino sfuso massimo due, oggi chiedono aragoste e caviale, champagne e cassate. Un cambiamento mostruoso che gli italiani e anche gli isolani di Panarea non possono più digerire.

A Panarea la tecnologia è arrivata prima di altri luoghi. Si dice che la tecnologia è bella. Come Panarea? Non sono due bellezze diverse ma un perfetto matrimonio che però qualche disturbo ha dato. Partendo dagli antennoni per i telefonini di cui nessuno è in grado di rinunciare perché ci fanno acchiappare il mondo. A Panarea sono anche stati un salvavita. Io che vivo all'antica ho il mio telefonino che non sarà l'ultimo modello ma funziona per quello che serve. Poi si può diffondere tutto in funzione dei programmi umani e dei programmi per far funzionare i computer che dovrebbero far funzionare l'umanità. Ma alla politica tutta questa tecnologia vedo che non serve. La politica, a Panarea, funziona ancora a mano come la raccolta dei rifiuti. Tutto va a bracetto e alla fine è sempre un codice sorgente o come la pasta sul sugo.

Il mondo ha scelto le sue caratteristiche introducendo un senso di paura. Dall'inquinamento atomico agli attentati artigianali. Anche il cibo ha le sue variazioni in corso d'opera. Io resto sempre arroccata alle mie quattro cose che riesco a moltiplicare nel modo più semplice. Ecco perché sono stata definita l'artista dei piatti antichi. Oltre ai cibi, la mia specialità è il rosolio, peccato che non ho più i bicchierini piccoli-piccoli e diversi l'uno dall'altro. Quando alzo gli occhi al soffitto mi sento ricca guardando i pomodorini "cu pizzitieddu appinnuti", ascolto i suoni del mio pesto in preparazione e svengo al profumo della noce mischiata alle mandorle e noccioline. Questa semplicità che vive in me, 24 ore al giorno, dovrebbe esserci fra tutti i politici. Invece li vedo più ricchi da un lato e più poveri dall'altro. Dipende sempre dai punti di vista quando si parla del mangiare.

Vediamo come si puliscono i cimiteri per il 2 novembre. Ma io posso capire le lampadine. I cimiteri devono essere puliti tutto l'anno. I nostri defunti meritano più pulizia di noi viventi. La pulizia deve essere per tutti e tutto l'anno. Anzi prima vengono i nostri defunti e poi noi. Questo nessuno continua a capirlo. La mia non deve essere una lettera...morta! Oggi voglio ringraziare i nostri avi che riposano in pace pur capendo che ci hanno lasciato in pezzi di paradiso che tutti apprezziamo ma che pochi amano veramente.

Ogni tanto le guide turistiche mondiali ci fanno scoprire l'acqua calda. Le isole Eolie entrano prepotentemente fra le prime 30 destinazioni del mondo terrestre. Cose dell'altro mondo mi dicono gli amici di Panarea. Grandi e piccoli. Ho il telefono caldo per tutti i complimenti che mi arrivano per questa notizia. Come fossi la Boldrini delle Eolie. Io ho risposto a tutti così: telefonate ai 4 sindaci eoliani e se non vi rispondono fatevi passare i presidenti del consiglio oppure gli assessori oppure i consiglieri. Vedrete che alla fine accetteranno i complimenti e giustamente si faranno merito di questo nuovo successo che con gli anni è stato pazientemente raggiunto. Ci crederanno sicuramente e si faranno una medaglia al merito. Chissà quanto costerà.

A Panarea si dice: arrivano i morti e partono i Carabinieri. Novembre è il mese che vede l'arma dei Carabinieri lasciare l'isola dopo il duro lavoro dell'estate. Resta solo la gente di Panarea a difendere se stessa. La domanda che sorge spontanea è: "allora i Carabinieri vengono a Panarea a difendere i turisti"? Non si possono dare altre spiegazioni. Ma non mi sembra giusto. L'inverno è sempre stato il periodo ideale per costruire i nidi e le speculazioni contro legge approfittando dell'assenza delle forze dell'ordine. Invece il presidio annuale servirebbe per aumentare il controllo del territorio conoscerlo meglio senza confusione e nel giusto modo di raffrontare l'ambiente seguendo la sua stabilità. Chi non vuole l'Arma tutto l'anno ha un motivo o un interesse.

Quasi per sbaglio ieri ho avuto un sentore di freddo e non perché era sera ed avevo ancora le maniche corte. Ho avuto un pensiero di perdita di libertà nei miei movimenti che sicuramente sono anche quelli di quelli che vivono a Panarea tutto l'anno ed hanno però paura di dire che hanno...paura. Una specie di omertà isolana che ancora più pericolosa di quella della terra ferma. Ancora non si capisce chi ha paura e chi no. Forse sarà il caso di fare un bel referendum con Salvini ma la Lega è distante ancora da Panarea. Venti leghe sotto il mare.

In quelle sere d'estate dove regna la confusione, un distinto signore mi ha brutalmente offerto una laurea internazionale al modico prezzo di 11 mila euro. Mi ha detto che alle Eolie il mercato tira. Prima mi son messa a ridere e poi andando a letto ho meditato. A che punto siamo arrivati. Essere eoliani vale più di qualsiasi titolo di studio, noi abbiamo trippa per gatti, cuore per cani e amore per queste isole. Tutte. Però voglio dirlo. Ancora oggi non ho mai sentito un politico dire: "dobbiamo amare queste isole". Chi l'ha detto faccia un passo avanti. Anche per questo restiamo indietro!

Se i nostri avi diceva di salire sulle montagne ed "alluccari" era la saggezza per tenere allenata e sviluppata la mente mentre per garantirsi una lunga vita bisogna sapere come arrampicarsi sull'albero del fico. Questo i politici non lo sanno e se lo sapevano vestendo l'abito dei votati sono riusciti a dimenticarlo in fretta. Loro sono convinti di essere umani. Invece hanno perso il senso dell'umanità dimenticandosi di sviluppare case per anziani e lavoro per i giovani. Stanno portando le isole al consumo e si girano dall'altro lato. Pensano sempre e solo all'uovo di oggi. Ma tutta la comunità eoliana, quella che è rimasta su questi scogli, deve essere unita e forte. Non deve mollare. Neanche sotto i ricatti. Tutti sappiamo che esistono.

 

Panarea è l'isola che il mondo ci invidia. Unica e rara come una marca di cola. Però bisogna fare attenzione. Panarea non è da bere. Quella è Milano. Panarea è l'isola di cristallo. Andrebbe tenuta come un gioiello, spolverata due volte al giorno, lavata e accarezzata. Ma non riesco a vedere niente di tutto questo. Vedo solo una certa invidia perché l'isola è la più bella. Ma tutti sappiamo che anche la bellezza invecchia come la voglia di tenerla col profumo di zagara e senza rifacimenti plastici.

Finalmente iniziano a comparire i numeri sugli incassi della tassa di sbarco. Sono dei totali molto strani che anche a me fanno sembrare poco l'incasso. Io, la gente la so contare alla mia maniera. Con gli occhi, senza avere bisogno di computer e personale specializzato. Occhio e croce al totale sfugge circa la metà degli introiti. Dove sono finiti gli incassi dei barconi che giornalmente scaricano da 5000 a 6000 pendolari? I diportisti pagano la tassa di sbarco o siamo noi a pagargli pure il ritiro dei rifiuti neanche differenziati? Chissà Salina quanto ha incassato? Mi piacerebbe sapere quanto il comune di Lipari ha ricavato per la sola Panarea. Il mio totale è scritto, non fa parte della "muzziata", fa parte di certi numeri per i quali adesso Panarea si aspetta i fatti. Lo sbarco c'è stato e come se c'è stato. Se poi non si è in grado d'incassare tutto l'incassabile non è colpa della gente di Panarea e delle altre isole che continuano ad avere pazienza. Una santa pazienza.

Lo zio di mio marito, Bartolo Favaloro di Pianoconte, è stato insieme all'acqua di San Calogero l'importanza dello stabilimento. Aveva le mani d'oro, curava gli anziani che arrivavano con il bastone perché distrutti dai dolori e dall'avanzare delle malattie reumatiche. Quando i guariti andavano via lasciavano come testimonianza il loro fedele bastone. Raccolse oltre 2000 bastoni, ma solo perché iniziò a raccoglierli in tarda età. Adesso questo patrimonio termale è abbandonato e a rischio di finire in mani sconosciute e magari poco raccomandabili. Il punto è scoprire dove finiscono gli interessi degli eoliani e iniziano quelli che alle isole vogliono fare finanza a rischio. Proprio a Pianoconte c'è ancora gente che piange per aver fatto il passo più lungo delle gambe.

 

E ci risiamo ancora con le elezioni. Sempre a votare, apposta ci svuotano le tasche. Non ne possiamo più. Tutti vogliono voti e danno promesse. Sempre la stessa musica che ormai stona. Ma che votiamo a fare. Non serve a niente. Un mio parente li chiamava, ai tempi, mancia franchi. Aveva torto? Da allora a oggi cosa è cambiato? Votare sempre é diventato un lusso che non possiamo più concederci. Sono gli stessi politici a pensarlo e quando dormono gli esce dalla bocca perché mentre russano parlano pure a voce alta. Un comizio con la musica.

Pago le tasse tutto l'anno ma non ho i servizi tutto l'anno. Allora dovrei pagarne di meno. Solo per il periodo per il consumo dei servizi. Si scherza troppo con le tasche degli altri. Non è democratico. Questa democrazia sbandierata ai quattro venti e poi invece diventa un monopolio politico che fa quello che vuole e non quello che è giusto. E' sotto gli occhi di tutti quello che funziona e quello che non funziona. E quando le cose non funzionano i politici non devono chiedere scusa, troppo facile, devono pagare di persona. Perché se accettano compiti che non sanno svolgere, forse possono andare a fare un corso per rammendare calze. Di mezze calzette ne abbiamo visto troppe come i buchi nelle calze.

IL CONSENSO

di Nino Berinati

Buongiorno,  Io la penso proprio come la signora Pina e sono d'accordo sul discorso.

Diceva mio padre: "quello che dal nulla arriva nel niente finisce". Tutti sanno che non ho pellicce nell'armadio, nel mio portagioie ci sono le foto dei miei avi e dei miei figli e nipoti che sono i miei brillanti. Ma ho anche foto della Panarea nostra e non quella svenduta o che hanno cercato di vendere a chi non ha cuore per questa isola. La politica l'aspettiamo a Panarea e come se l'aspettiamo. Ma non per domandare ma per scaricare quello che hanno imbarcato per questo scoglio che solo in pochi continuiamo a difendere con le unghie. Tutti quelli che seminiamo ancora in quest'isola dovremmo ricevere degli encomi, essere ascoltati ed invece siamo ancora qui a difendere questa terra da noi zappettata e da altri presa a calci.

Giorno dopo giorno mi accorgo che sto riversando un continuo lancio di appelli, di confessioni, di curiosità e di trascorsi che pochi si possono permettere. Questo semplicemente perché in ogni cosa c'é la libertà mia e della mia famiglia. Tutto senza peli sulla lingua. Questo sono riuscita ad apprezzarlo a Panarea, isola libera, ma con molti prigionieri ben in vista. Dentro schemi previsti ci sono mani legate e bocche tappate. Quella non è vita. Per la mia, lascio ai lettori la risposta!

In gioventù anche Vittorio Sgarbi mi faceva compagnia. Quanto mi piaceva. L'adoravo. Aveva anche la cultura nel piatto pieno e vuoto. Bello da morire. Affascinante. Vuole ritornare in politica per la Sicilia. Aveva provato ad appoggiare un candidato sindaco di Lipari ma è rimasto segato come si dice in gergo. Lui deve essere il numero 1. Sempre. Potrebbe sposarsi bene con Panarea. Potrebbe fare l'isola poesia, l'isola capolavoro per qualsiasi epoca e per qualsiasi gente che passa di qua. Da turista, da lavoratore o da curioso.

Tutti sanno che sono famosa per l'uso delle melanzana ma pochi sanno che il mio amore è per i peperoni. Quelli gialli dove dentro ci metto, come ripieno, l'anima della mia cucina. Svelo sempre le mie verità. Così come cerco, quando sono a spasso per Panarea, la verità politica che non si vede perché non c'è. Mettiamoci un bel grembiule bianco addosso e andiamo a vedere cosa ha fatto la politica per Panarea. Il primo che alza la mano e mi indica almeno una cosa positiva, prometto che gli offrirò una bella cenetta o cenona a base di peperoni. Partendo da quelli grigliati.

Finalmente ho sentito "murmuriari" sul consiglio comunale di Lipari che é andato avanti ad oltranza con "mangiatuccia" necessaria a metà percorso. Quasi un pane e acqua di una volta. Cosa ne sanno questi politici giovani e di belle speranze? Sento che si sono discusse fatture di 4 euro e 90. Mi vien da ridere. L'impressione è che tutti ci grattiamo la testa ma la forfora viene fuori dai soliti amanti delle giacche blu del vestito buono per le occasioni di appiattimento sociale. L'augurio è sempre il futuro. Alle Eolie, per la politica, sembra proprio un illustre sconosciuto. Quanto vorrei sbagliarmi.

Proprio ieri un turista è venuto a conoscermi. Dopo la stretta di mano gli ho offerto pure una birra ghiacciata, di quelle toste e artigianali. La giornata ed il suo sorriso meritavano il gesto. A metà discorso fra apprezzamenti alla mia figura che porta Panarea nel cuore mi dice: l'isola si può vedere sempre ma non si può sentire sempre in queste condizioni. Panarea è l'isola che può dare di più. Ma deve scegliere meglio per il bene del territorio e della sua gente che ormai si fonde in un tutt'uno con la gente. Parole semplici che poi si sono tradotte con due classiche baciate di salute e d'auguri. Con l'occasione gli ho pure regalato il boccale della birra, visto che era personalizzato. L'isola è così e dovrebbe intrecciarsi con questi piccoli episodi di umanità. Che ci costa?

 

---Oggi sono andata libera in mezzo alla gente. Come al solito mi salutano tutti col sorriso, ma tanti mi stringono la mano. Chissà perché. Io scrivo cosa mi sento e cosa vedo. Rispetto tutti e mi piacerebbe che lo stesso rispetto venisse dato a Panarea. Prima come territorio e poi come popolazione. In certi periodi, lo spazio è talmente poco per tutti che bisognerebbe soppalcare l’isola. Sovrapporre le strade ad aumentare di almeno due piani le case. All’italiana. Naturalmente scherzo. Spero che nessuno mi prenda sul serio. Ma mi sa tanto che a qualche tecnico gli è frullata l’idea in testa. Poi si sarà frullato il cervello che ormai è come la frutta. Senza liquido in testa.

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