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di Luca Chiofalo

Una pletora di politici o pseudo tali che si dichiarano al servizio del "popolo" e vicini ai problemi delle persone.
Che hanno autorità, poteri e mandato per risolvere i quotidiani affanni "popolari", ma che sono talmente inetti o strafottenti da non riuscire a cavare un ragno dal buco.
Provate a chiamare l'ASL di Messina per prenotare una visita specialistica e, se avete mezza giornata di tempo per attendere la risposta di un operatore, l'avrete fissata quando il vostro problema sarà superato per sopraggiunta morte o spontanea guarigione.
Immagino lo sconforto dei nostri poveri anziani e del popolo minuto che non ha "santi" a cui affidarsi. Vergogna!

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In Sicilia, dice la Corte dei conti, il rapporto numerico fra dipendenti comunali e popolazione supera del 45% la media nazionale...

In Sicilia, dice la Corte dei conti, il rapporto numerico fra dipendenti comunali e popolazione supera del 45% la media nazionale. La beffa (oltre al danno) è che i comuni siciliani neanche funzionano: efficienza e servizi prestati ai cittadini sono pessimi.
Comunque, dobbiamo "stabilizzare", cioè assumere, perché il "posto pubblico" (a vita), in Sicilia, è un diritto che prescinde merito, capacità finanziaria e necessità. Le inutili posizioni lavorative
precarie, "oppio dei siciliani", create ad arte ed a uso elettorale, prima o poi, raggiungono il traguardo dell'agognato posto garantito e pubblico.
Secondo l'ultima legge di bilancio regionale, che rimanda riforme e tagli necessari per "regalare" soldi che non ci sono, vi sarebbe l'intenzione di assumerne altri 13000, in spregio ai conti in dissesto e ad una tassazione insostenibile (che non può calare se aumentiamo la spesa corrente pagando stipendi). L'antico vizietto dell'assistenzialismo irresponsabile c'è a destra come a sinistra e finirà per tirare a fondo anche la (sopravvissuta) parte sana e produttiva (privata) di questa disgraziata regione.
Nell'esclusivo interesse di classi dirigenti avide e sconsiderate, è stato fatto scempio dello statuto speciale accordatoci, che doveva essere una "fortuna" ed invece è diventato strumento di rovina.
Vergogna!!!

Lipari, "il pubblico dibattito è morto..."

Guardo il mio paese; e ne percepisco la difficoltà e il declino. Nei modi, nei discorsi delle persone, nei rapporti logorati. Nella confusione tra legittimi e illegittimi interessi e nella pretesa di difendere questi ultimi a danno dei primi.
Il clima è talmente pesante e avvelenato che il pubblico dibattito è morto, non esiste più un sentire comune, un interesse collettivo, non si pensa a soluzioni nell'interesse generale ma ci si preoccupa solo di "occupare" posti e spazi e di conservare posizioni di vantaggio e ruoli pubblici
aldilà dei meriti. Arretriamo inesorabilmente. Perdiamo servizi essenziali e non investiamo in strutture e infrastrutture; ci pregiudichiamo il futuro.
Siamo arrivati, a forza di "favori", a tollerare una diffusa illegalità dall'effetto "normalizzante", perché riduce la libertà di critica, è un implicito ricatto che tiene buono chi sa di non essere in regola e potrebbe subire ritorsioni: uno scempio dell'ordine sul territorio e dell'armonia della comunità.
Fermiamoci e cambiamo.
Altrimenti, distruggeremo lo straordinario territorio che abitiamo e ciò che resta del nostro spirito di (sana) comunità.

---Se Capri prende una simile iniziativa, noi che aspettiamo...?

CORRIERE DELLA SERA

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L'INIZIATIVA. Capri vuole lo status di «isola svantaggiata». E il sindaco avvia la raccolta di firme per un referendum. Vivere nella patria del lusso sarebbe motivo «grave e permanente svantaggio» sostengono i promotori dell'iniziativa che vogliono la modifica dell'articolo 119 della Costituzione

di Claudia Catuogno

I residenti sull'isola più chic del mondo si sentono gravemente svantaggiati. Così svantaggiati da raccogliere firme per un referendum che modifichi l'articolo 119 della Costituzione, inserendo la seguente dicitura: «Lo Stato riconosce il grave e permanente svantaggio naturale derivante dall'insularità e dispone le misure necessarie a garantire una effettiva parità e un reale godimento dei diritti individuali e inalienabili». Capito? Vivere nell'isola di Tiberio, meta del jet-set e patria del lusso costituisce motivo di «grave e permanente svantaggio». E già immaginiamo come potrebbero reagire gli abitanti dei quartieri«favelas» nelle periferie napoletane. Ma siccome il lusso non cancella i problemi della quotidianità è il sindaco Gianni De Martino a spiegare l'iniziativa.

L'isolamento

«Capri — dice — è l'isola più bella del mondo ma i cittadini sono svantaggiati». Lo «scoglio» circondato dal mare blu sconta una singolare condizione appunto di isolamento. Così il sindaco in persona è sceso in campo con la raccolta di firme per salvaguardare lo "status di isola" e riconoscere ai suoi concittadini parità di diritti e servizi con quelli che vivono sulla terra ferma. Gli isolani doc si dicono penalizzati, vittime di disservizi, sovrapprezzi, limitazioni. E lo conferma proprio il primo cittadino, che ha sposato l'idea dell'Ancim (Associazione nazionale isole minori) e sostiene il referendum per modificare la Costituzione e garantire uguali diritti anche ai cittadini delle isole minori.

Iniziativa anche in Sardegna
La battaglia, partita dalla Sardegna, unisce Capri ed altre 35 isole minori italiane. E sono già tantissimi i residenti che si sono recati in comune a firmare per far si che lo «Stato riconosca il grave e permanente svantaggio naturale derivante dall'insularità» e disponga «misure necessarie a garantire una effettiva parità ed un reale godimento dei diritti individuali e inalienabili». "Chi vive sull'isola deve godere di uguali diritti – spiega il sindaco – ed i servizi garantiti debbono essere gli stessi di cui possono usufruire gli italiani che vivono in città. E mi riferisco alla possibilità di curarsi, di studiare, di non essere sfavoriti per le particolarità territoriali». Perché quello «status di isola» che oggi viene invocato da Capri e dall'Ancim racconta di una separazione sociale, oltre che fisica, che danneggia inevitabilmente gli isolani ed anche i pendolari del mare, ovvero quelle centinaia di insegnanti, professionisti, medici, operai ed impiegati che ogni giorno sbarcano sull'isola.

Le agevolazioni
«Chi sceglie di lavorare su un'isola dovrebbe poter avere delle agevolazioni – continua De Martino – ma ciò non accade, anzi. Si pensi soltanto al costo del biglietto dell'aliscafo che si aggira sui 40 euro al giorno. Anche comprando un abbonamento, una fetta dello stipendio va via per il viaggio e va ad aggiungersi ai disagi che comporta raggiungere l'isola ogni giorno. E questo si traduce nella difficoltà di reperire personale per le scuole, per l'ospedale, per gli uffici pubblici che spesso rimangono chiusi quando siamo isolati. Cambiare l'articolo della Costituzione significherebbe poter lavorare su leggi e regolamenti che vadano ad incentivare con graduatorie ad hoc o punteggi premio chi lavora a Capri o su un'altra isola minore italiana».

L'ospedale ridimensionato
Stesso discorso vale per la sanità in un luogo in cui anche trovare un medico di famiglia diventa un'impresa. «Abbiamo combattuto per salvare l'ospedale Capilupi dal ridimensionamento. È stato sottoscritto un protocollo d'intesa con la Regione Campania che stabilisce alcuni punti fermi a tutela degli isolani ma restano comunque annosi problemi per convincere medici ed infermieri ad assumere un incarico nell'unico presidio che abbiamo per curarci».Non solo. Nella battaglia delle isole minori rientra anche una fiscalità di vantaggio, che potrebbe essere tradotta in una serie di contributi per il trasporto dei beni materiali. «Una bottiglia d'acqua deve poter essere venduta allo stesso prezzo dei supermercati di Napoli – incalza ancora il sindaco — non un euro in più per sopperire agli ingenti costi di trasporto».

Il principato
Sull'ipotesi di un Principato di Capri, vecchio cavallo di battaglia dell'ex sindaco Federico, però, De Martino chiarisce con ironia. «Confido nell'annessione agli Stati Uniti — scherza — in mancanza ci accontentiamo anche del Trentino Alto Adige. No, in realtà noi non vogliamo autogovernarci ma semplicemente che lo Stato ci garantisca parità di diritti». No al principato, si al comune unico, però. «Questa possibilità la vedo già più fattibile. I due comuni sono distanti per certi versi ma è chiaro che i problemi di uno sono gli stessi dell'altro. Fare fronte comune con un'unica voce non è una soluzione da scartare a priori».

MA I VIP PROTESTANO

di Nicola Pinna

Nell'isola dei poveri loro non ci vivrebbero mai, non ci passerebbero neanche pochi giorni di vacanza. Ed è tutta qui la protesta dei vip, di quelli che subito si sono scandalizzati per la richiesta dei residenti dell'Isola azzurra. Il primo a schierarsi contro al riconoscimento di zona svantaggiata è il cantante Peppino Di Capri, uno che della sua origine ha fatto il nome d'arte e il maggior vanto: «Il termine disagiato è sbagliato, danneggia l'immagine di fama nel mondo e non si addice alle bellezze che la natura ci ha regalato. Dobbiamo continuare a essere il paradiso in cui tutti, italiani e stranieri, ambiscono a vivere».

Insomma, di certo non è una questione etica, per cui sarebbe meglio che gli aiuti economici andassero verso zone dell'Italia che stanno decisamente peggio. Il problema, in verità, è tutto legato all'etichetta. E pazienza se vivere in un'isola comporta davvero svantaggi importanti, almeno per la gente comune: «Le problematiche che riguardano sanità, trasporti, scuola e sovraffollamento - dice il cantante - dovrebbero essere risolte dai sindaci».

Un'altro che già si preoccupa affinché non venga sbiadita l'etichetta dorata dell'isola dei paperoni è lo stilista Rocco Barocco. «Come si può dare un nome così negativo ai paradisi che sono le nostre isole? La parola svantaggiata offenderebbe la natura di questi luoghi e non sarebbe capita dagli stranieri che amano e ambiscono a visitare le nostre isole, in particolare quelle del Golfo di Napoli, Capri, Ischia e Procida, non per i loro disagi ma per le loro bellezze e il loro fascino».

Lo status di zona svantaggiata, sottintende il principe delle passerelle, rischia di tenere lontani ricchi e vip che scelgono queste isole per le loro vacanze. «Non vedo nessun svantaggio nell'insularità, se ci sono problemi amministrativi, si trovi un'altra definizione meno denigratoria». Della serie, nessuno si azzardi a far sapere in giro che a Capri - soprattutto chi ci passa l'inverno - si devono scontare gli svantaggi tipici di un'isola. Magari i miliardari si spaventano.(lastampa.it) 

---A quelli che "il sistema fa schifo, l'Italia è marcia, ci vogliono le regole, i politici sono tutti corrotti e pensano agli affari propri, ci vorrebbe 'l'uomo forte' e bla bla bla", gli stessi che poi trovi parcheggiati sulle strisce pedonali o sugli spazi per disabili, a
transitare nelle isole pedonali con veicoli vari, che sorprendi a lasciare spazzatura per strada, che vedi occupare abusivamente spazi pubblici, che si prodigano nell'ostacolare (spesso oltre il lecito) quelli 'bravi' e meritevoli allo scopo di favorire parenti e 'amici' ecc., (che disattendono, insomma, le più elementari regole di ordinata convivenza infischiandosene della 'legalità') consiglio un dignitoso silenzio ed una contrita riflessione.
Rappresentate una concausa del 'disordine' che lamentate e siete un ostacolo al miglioramento del paese... Fate ridere (amaro)!

L'auspicio che ritorna frequente (ma che perde smalto ad ogni ripetizione senza seguito e frutti) è che la Sicilia ed il meridione tutto si reggano sulle proprie gambe per rinascere...
Bello, immaginifico. Ma di quali gambe stiamo parlando? Siamo realisti...
Ci reggiamo sull'assistenzialismo scriteriato e anti-competitivo di Roma (sperando che pure Bruxelles si adegui) a cui non sappiamo e non vogliamo rinunciare, la Regione Sicilia ha 5 volte il numero dei dipendenti della Lombardia (che ha il doppio degli abitanti), una macchina burocratica elefantiaca e inefficiente e buchi di bilancio in quasi tutti i comparti.
Soffriamo, rispetto all'Europa avanzata, un divario 'culturale', reddituale, infrastrutturale e tecnologico praticamente insanabile, siamo piegati alle logiche familiste e di clan e non siamo nemmeno capaci, per ignavia e incompetenza, di dare impulso al settore turistico su cui potremmo davvero far rinascere la nostra economia. Aldilà dei proclami grotteschi e ipocriti, finiamo sempre per votare mezze calzette e traffichini, con la ciliegina sulla torta della recente (ri) elezione di
Micchichè (leggerne la storia personale, se non si conosce) presidente dell'Ars... io resto qui perché amo la mia terra, ma credo sempre meno alla possibilità che la Sicilia si affranchi dalla miseria materiale e morale in cui si trova. Da siciliano, provo pena e vergogna!

----I dipendenti di Palazzo dei Normanni (Regione Sicilia) sono pagati, in media, il doppio di quelli della Casa Bianca (USA).

Il dato è ancora più assurdo se si considera che la Sicilia ha un reddito pro capite di 15.305 euro contro i 46.879 degli Stati Uniti... Dunque, nessuna proporzione tra il guadagno medio di un siciliano e gli stipendi dei privilegiati 'pubblici' della regione.

Se ancora non siete turbati, questa la prima dichiarazione di Miccichè (Forza Italia) appena eletto presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana: "sono assolutamente contrario al taglio degli stipendi alti"!

Io non sono 'populista', di conseguenza non credo che la penosa condizione di arretratezza, disuguaglianza diffusa e spreco indegno di risorse sia solo responsabilità di una classe politica inadeguata, ma anche e soprattutto del disinteresse per la 'cosa pubblica' e del masochismo disinformato e disarmante di molti siciliani.

In ogni caso, a titolo informativo, la coalizione vincente in Sicilia che ha indicato Miccichè presidente è la stessa (Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia) che si propone alle politiche del 4 marzo di 'salvare' gli italiani dalle 'angherie europee' e combattere le ingiustizie che li affliggono.

Auguri ai siciliani ed agli italiani che, in buonafede, ci credono.

 

 

Il PD compie oggi 10 anni.
Il PD parla di speranza e progresso, di diritti da estendere e di muri e pregiudizi da abbattere. Gli altri partiti e movimenti, troppo spesso, coltivano odio e paure. Se non per "fede", almeno per buonsenso, menomale che esiste il PD. Auguri!

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