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di Pina Cincotta Mandarano

Il mare brontola che è un piacere e noi a Panarea ci salviamo come possiamo. Pregando e sperando. Quando incontri le persone ci si chiede come si sta da subito. L'isola ha bisogno di un buon pronto soccorso ed almeno due medici esperti in contemporanea. Sia d'estate che d'inverno. Non una buona riserva di sanità ma una riserva buona. Con la salute non si scherza. Le vite umane non hanno prezzo. La voce che non alza la politica locale che ha mandato in dieta sanitaria l'ospedale di Lipari, dobbiamo alzarla noi delle isole periferiche dove ad oggi siamo andati avanti a miracoli. Per l'assistenza sanitaria bisogna ragionare non con la tecnica dei risparmi ma con il buon senso del buon padre di famiglia. Sulla salute non si risparmia.

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 L'inverno a Panarea è speranza. E' il tempo che porta indietro nei ricordi. Almeno per gli isolani come me che sono in attesa che l'isola faccia passi avanti e non indietro. Inutile avere l'Ufficio Postale se poi resta chiuso per mancanza di personale alla faccia della disoccupazione. Inutile avere tante corse di mezzi navale se poi il porto non è in grado di farli attraccare. Cose spicciole e pratiche di vita quotidiana che noi abitanti giornalmente viviamo per 365 giorni l'anno. Noi non abbandoniamo Panarea anche se spesso Panarea è abbandonata a se stessa ed al coraggio di chi dice le cose "papale papale". Invitandomi a scriverle in tutte le salse.

Mi appassiona sempre più la trasmissione televisiva "Non è l'Arena". Fu una persona di fuori a farmela scoprire. All'inizio pensavo ad una battuta sulle pasticcerie di una volta di Lipari che erano Subba e Arena. Quest'ultima era quella che forniva quasi in esclusiva Panarea. Con qualsiasi tempo e con le barche del rollo "a durcera" Arena, forte della sua dimensione fisica enorme, partiva felice caricandosi almeno due cassate preparate del marito che invece era sempre dentro al suo laboratorio del Pozzo. Mio padre che aveva il negozio accanto spesso faceva uno scambio merci. Carne per dolci. Fessta per l'uno e per l'altro. Altri tempi, altra vita ma sempre bella visto che ogni dolce ricordo, direttamente o indirettamente, ci porta ai tempi passati anche per imparare.

Il mio affetto va ancora ai Militari che con quelle navi Adige, Mincio e Po ci dissetavano in tutte le isole. Quando arrivavano e scaricavano l'acqua era una festa, Finalmente scompariva la sete. Quelle divise bianche, candide come la pomice o la neve, quante sofferenze ci hanno tolto. Noi abbiamo patito la vera sete. Le nostre cisterne vuote e poi piene. L'acqua si riempiva col secchio che quando si tirava su emanava freschezza ma stanchezza alle braccia. Bisogna aver vissuto quei periodi e raccontarli per non dimenticare. L'acqua di allora sapeva di sacrificio e eroismo. Quella di oggi è acqua malata. Quante amicizie nascevano con "sicciu e corda".

Gli anni passano ma posso dire che a Panarea il tempo si è fermato su molte cose. Ben 40 anni fa mio padre cadendo da un tetto doveva essere soccorso e trasportato in qualche vicino ospedale. Il medico presente sul posto aveva fatto il possibile per tenerlo in vita ma doveva essere trasportato in ospedale urgentemente. Il mare in tempesta ed il molo al buio impediva alle unità navali di approdare. Quando tutto sembrava perso spuntò dal buio un mezzo della Marina Militare che con una coraggiosa manovra riuscì a prelevare mio padre imbarellato e traportarlo all'ospedale di Messina. Un miracolo doppio per il mio povero genitore. Il mio scoramento è che ancora oggi il molo è sempre al buio. Scusate il disturbo per la domanda, ma chi deve illuminarlo?

Mi hanno appena detto che il 2018 sarà l'anno del cibo italiano per dedicarlo a G. Marchesi, padre della cucina italiana. Onore al Prosecco e alla Matriciana che sono sulla strada dell'ingresso all'Unesco. Ormai il cibo italiano e una "scriticchiata" continua e perpetua. I suoi studi di mercato hanno trasformato il cucinare in prodotto e non i prodotti in cucinato. Il mangiare é passato dal nutrimento al gusto e i clienti sono diventati tutti buon gustai. Io, che mi porto anche la cucina a letto, penso come la cucina possa lottare contro gli sprechi. L'unica cosa che mi fa paura é quando la politica entra in cucina. Ho paura di fare la fine del cibo e scomparire in un boccone. Gli squali non si possono cucinare perché sono protetti. Sono diventati politici.

Oggi è venuta la mia amica parrucchiera. Mi vuole bene e ama la mia ricciolinità. Abbiamo parlato di quello che continuamente vediamo a Panarea. Non solite cose ma cose d'amore, di Natale, di auguri dell'ultima sfornata di "pani caliatu, sasizza di casa e nacatuli buoni". Ma l'argomento più bello è l'albero di Natale della chiesa fatto davanti alla chiesa e con l'aiuto di tutti i fedeli che adesso col nuovo prete vedono nuova luce brillare. Ma la nostra lingua batte dove il dente duole. Perché? Perché la Chiesa da il buon esempio. Quale? Cambiare serve. Auguri e Buon Anno

Panarea è sempre stata l'isola dei Vip ma anche del popolo che li ammira e li cerca. A Panarea la caccia ai Vip inizia con le mani piene di macchine fotografiche, telefoni pronti allo scatto e carta e penna per gli autografi. Spesso questo popolo entra anche nel mio locale per questa caccia che, diciamocelo pure, a quasi tutti i Vip fa piacere. La gente per i Vip dimentica anche i panorami. Il Vip è la caccia al tesoro di questa epoca. Devo confessare che io senza essere Vip, ho frequentemente richieste di foto e di autografi. Senza montarmi la testa io sono solo Pina senza il la davanti al nome.

Adesso che nell'aria girano i soldi per pulire i sentieri, sicuramente anche Panarea tira un sospiro di sollievo.
Io li ricordo tutti e li conosco a memoria per averli percorsi anche a piedi nudi e per scommessa. Con le mani davanti agli occhi. Li conosco passo-passo. La sentieristica di Panarea è importante, i turisti ci vanno e spesso si perdono e poi ci ritornano lo stesso. Durante l'ultima estate ricordiamo almeno due salvataggi fatti dai carabinieri in condizioni estreme. I sentieri servono anche per raggiungere in tempo eventuali zone a rischio incendi oltre a fare da frangi fiamma. Tutto serve e questa volta i soldi sono arrivati grazie alla tassa di sbarco e di colui che è riuscita a farla passare dal governo. Onore al merito prima dei fatti.

Per la storia della mia famiglia devo dire che mia madre era gia salita con il biglietto in mano sulla nave per l'Australia. Ma un attimo prima che la nave mollasse le cime, tornò sulla scaletta in versione discesa rapida. Fu una scelta che oggi, a distanza di quasi un secolo, i fatti danno ragione a quella decisione di cuore e di vita. Quel momento mi accompagna ogni sera a letto. Giusto per cospargere la giusta polvere dei ricordi e dell'eolianità che ancora io e mio marito ci portiamo dietro e dentro la nostra vita di coppia felice.

Quando i miei genitori hanno deciso di diventare emigranti e lasciare Lipari, scelsero Stromboli. Non riuscendo a trovare una buona affinità con "Iddu" tornando indietro per Lipari, per sbaglio ci fermammo a Panarea. Da qui non ci siamo mai più mossi. Qui siamo rinati o nati due volte. Io mi sento quest'isola sotto i piedi, mi ha subito dato stabilità, vita nuova e attaccamento alla bellezza naturale. Ho Panarea nel mio sangue, dentro la mia testa e per tutto il corpo. Non volevo niente di più e niente di meno. Quello che ho è mio, non devo niente a nessuno, anzi in tanti devono molto alla mia famiglia. Questa è Panarea, dove un sassolino è solo mio.

Adesso che c’è il tempo per i preparativi, mi rivolgo agli uomini del mare, al signor Ammiraglio che è venuto a Panarea. Desidero la partecipazione della Marina Militare per la protezione delle coste, per impedire ai barconi e alle barche miliardarie di avvicinarsi alle coste di Panarea. Devono stare a debita distanza, devono rispettare la natura perché anche lei ha i suoi limiti. Sopra e sotto il mare. La salvezza del mare è la nostra salvezza e se non si protegge, noi pagheremo questo assalto dei banditi del mare, nuovi predoni o pirati che dir si voglia che da molto tempo fanno quello che non dovrebbero fare.

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