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di Carlo D'Arrigo*

Oggi 16 aprile, Giornata mondiale della voce

Il poter esprimere in modo udibile le proprie idee ha sempre distinto l’essere umano che, con il potente mezzo della parola, ha espresso rabbia, amore e ha creato legami e posto distanze. L’arte vocale affonda radici nell’oratoria delle più antiche civiltà. Nota è l’importanza che ebbe l’arte del parlare nella vita dei Popoli greci e latini dove esistevano veri educatori della voce, così come fanno oggi i logopedisti. La radio prima, la televisione dopo e internet con skype, ci hanno portato all’uso sempre più frequente del mezzo vocale, incrementando le patologie della voce. Queste interessano, prevalentemente, chi ‘sforza’ le corde vocali come cantanti, attori, insegnanti e speaker radiotelevisivi. Per sensibilizzare a una voce sana e ad un uso corretto delle corde vocali, il 16 aprile è stata designata Giornata Mondiale della Voce. Per gli esperti la parola chiave è prevenzione, e a tal fine si sono elaborate le seguenti regole:
-non parlare in fretta e fare pause per riprendere fiato
-bere almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno, per idratare le corde vocali
-tenere, negli ambienti di vita, un tasso di umidità di almeno il 40%: l’aria secca non aiuta le pliche (corde) vocali
-non alzare la voce per richiamare l’attenzione, ma usare modi alternativi
-non cercare di superare il rumore ambientale, ed evitare di parlare a lungo in luoghi rumorosi
-per parlare a molte persone è opportuno utilizzare un sistema di amplificazione
-non chiamare gli altri da lontano, ma avvicinarsi alle persone con cui si vuole comunicare
-evitare di parlare durante un esercizio fisico: non si ha abbastanza fiato per sostenere la voce senza sforzo
E per finire, porre sane abitudini di vita e cioè niente fumo, alcolici con moderazione, alimentazione ricca di frutta e verdura e pasti non troppo abbondanti. Con la ricorrenza del 16 aprile si desidera stimolare l’opinione pubblica sulle alterazioni, anche lievi, della voce e dell’organo fonatorio che possono essere foriere di patologie più complesse. E’ un invito a sottoporsi a uno screening vocale presso i centri di riabilitazione della voce (logopedia) presenti su tutto il nostro paese, Lipari compreso ovviamente.

 

*Fisico, Consulente di Acustica del Comune di Lipari - carlodarrigo47@gmail.com 

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 14 – 15 aprile 1912, 107 anni dalla tragedia del Titanic  2° parte

 La notte del 14 aprile il Titanic viaggiava maestosamente e i passeggeri erano nella più grande euforia, fra balli e musica dell’orchestra di bordo. La Compagnia Marconi aveva fornito al Titanic l’equipaggiamento radio più avanzato del momento e gli stessi operatori, Jack Phillips e Harold Bride, si erano formati sotto la scuola di Marconi. Alle 13.50 del 14 aprile al comandante Smith viene consegnato un messaggio della nave Baltic (della stessa White Star) che lo avvisa di enormi banchi di ghiaccio. Alle 21.30 Phillips riceve un nuovo messaggio di allarme dalla nave Masaba, segnalante una immensa estensione di ghiaccio. Phillips, per nulla preoccupato, ringrazia il collega e riprende a trasmettere i costosissimi e futili telegrammi che i ricchi passeggeri gli chiedono di inviare ad amici e parenti. Il comandante Edward Smith non viene per nulla avvertito. Alle 22.55 Cyril Evans, operatore radio del California, una nave della Cunard Line, avverte il Titanic del pericolo: “siamo fermi e circondati dal ghiaccio….”, ma questa volta Phillips replica con un arrogante “taci!”. Evans saluta il collega Phillips e chiude la cabina radio per la notte. All’epoca il collegamento radio era considerato un mezzo cui ricorrere in caso di necessita, e non uno strumento continuamente interattivo con il ponte di comando come avviene oggi. Il comandante Smith, che aveva già sottovalutato il pericolo, é all’oscuro dei messaggi successivi e il Titanic prosegue la sua folle corsa. Solo più tardi Smith viene avvisato dalle vedette della presenza di una enorme massa ghiacciata, l’ordine di indietro tutta è immediato ma inutile. Alle 23.40 l’urto con la montagna di ghiaccio é inevitabile e dopo una serie di scossoni e strisciate che provocano profondi squarci sullo scafo, il Titanic imbarca acqua nei compartimenti stagni. L’equipaggio si rende conto che la nave é in grave pericolo e che i mezzi di salvataggio sono sufficienti per un terzo delle persone. Cinque minuti dopo la mezzanotte, ben venticinque minuti dopo l’impatto, Phillips e Bride ricevono finalmente l’ordine di chiedere aiuto e il CQD (Come Quick Danger) e l’SOS (Saver Our Soul) vengono disperatamente lanciati nello spazio. Fino all’ultimo si tentò di non far sapere che il grande Titanic era in pericolo, una vera follia. Gli operatori del Titanic continuarono a chiedere aiuto fino a che l’acqua non invase la loro stanza di lavoro. La prima a rispondere all’implorante chiamata fu la nave tedesca Frankfurt a oltre 200 miglia dal Titanic. Altre navi raccolsero la disperata invocazione che continuò ad essere lanciata fino alle 2.10 del 15 aprile 1912, quando gli apparati radio del Titanic smisero di trasmettere. Le caldaie stavano ormai per scoppiare e il forte sibilo dovuto alla fuoriuscita del vapore, trasmetteva il suo terrore di morte ai superstiti aggrappati ai rottami della nave e alle poche scialuppe già in mare. Il Carphatia, della concorrente Cunard Line, a 58 miglia, era la nave più vicina e il capitano Rostron diede l’ordine di tutta forza verso il luogo del disastro, ma arrivò sulla scena solo alle prime luci dell’alba. Del Titanic erano rimasti pochi pezzi galleggianti e le scialuppe con 740 disperati. Degli altri 1.618, tanti erano i dispersi e tanti i cadaveri affioranti sull’acqua gelida dell’oceano. Il Carpathia fece rotta su New York dove era atteso da oltre duemila persone. Phillips mori, come tanti altri, per ipotermia Bride mori in Scozia nel 1956. Tutti gli altri ospiti, umili e potenti riuniti ormai in una unica classe, riposano da oltre cento anni nell’assordante silenzio del fondo dell’oceano.

14 – 15 aprile 1912, 107 anni dalla tragedia del Titanic  1° parte 

Nata dall’ottimismo della Belle Epoque, un’epoca che affidava alla tecnologia la soluzione di tutti i problemi dell’umano, il Titanic rappresentava lo stato dell’arte della tecnologia marina. Costruito in un momento in cui i collegamenti transoceanici erano una conquista del desiderio di scoprire il mondo, il Titanic rispondeva alle esigenze della classe opulenta, che pretendeva lusso e comodità, e alla modesta richiesta degli emigranti in cerca di fortuna nel nuovo mondo. Disponeva di tre classi, rispettando rigorosamente le differenze sociali e di denaro. Per andare in America con il Titanic il costo andava dai centomila euro di oggi per la lussuosa suite, ai mille euro per la cuccetta di terza classe. Figlio dell’illuminismo che aveva dato vita allo sviluppo tecnologico del XIX secolo, il Titanic rappresentava la prima dimostrazione di onnipotenza dell’ultimo scorcio del millennio. Le avevano dato un nome che era una promessa di splendore, di potenza e di tanta ingenua arroganza, una gloria che sarebbe durata appena quattro giorni. Per la nuova soluzione tecnica del doppio fondo, e dei sedici compartimenti stagni, avrebbe dovuto garantire la massima sicurezza, tanto che la compagnia non provvide la nave di un numero di scialuppe di salvataggio adeguato al numero di passeggeri trasportati. Orgoglio della compagnia inglese White Star Line, la mattina del 10 aprile 1912 il Titanic lascia Southampton (Inghilterra), per il suo viaggio inaugurale diretto a New York ma, nella notte fra il a 14 e il 15 di aprile, il suo viaggio si interrompe per sempre affondando con 1.618 persone per lo scontro con un iceberg. Su 2358, fra passeggeri ed equipaggio, solo 740 riescono a raggiungere vivi la Terra americana. Cosa è accaduto nella notte del 14-15 aprile 1912? Come spesso accade la verità è ben diversa dalla fiction, ma è anche difficile da ricostruire con le memorie limitate che si sono tramandate. I mari, già allora, erano solcati da navi prestigiose e la White Star Line disponeva di un grande numero di navi veloci e confortevoli. Il Titanic avrebbe dovuto rappresentare l’ammiraglia della flotta. Per il suo primo viaggio il Titanic era stato affidato al comandante Edward Smith, vecchio lupo di mare e prossimo ad andare in pensione. Per dimostrare le grandi capacita di questa perla del mare, Smith la lancia alla massima velocita possibile, nel tentativo di battere tutti i precedenti traguardi e approdare a New York con 24 ore di anticipo. Ciò avrebbe imposto la supremazia sulla compagnia rivale, la Cunard Line, che deteneva il record dei collegamenti con il Nuovo Mondo.

“Finisce l’isola dei famosi e comincia il Grande fratello"

poi chiediamoci perché siamo il popolo più ignorante d’Europa”. L’espressione è di Piero Angela, grande divulgatore televisivo, e mi ha suggerito di buttar giù queste righe. E pensare che molti italiani non sanno nemmeno da dove derivi il nome del programma, Grande Fratello! Solo qualcuno sa del romanzo di George Orwell dal titolo 1984, scritto nel 1949 e che profetizza il controllo di tutto e di tutti sulla Terra attraverso un grande e unico Stato onnipotente e onnipresente. Naturalmente, secondo la fantasia, la tecnologia fa la sua parte e si organizza con mega sistemi di osservazione e controllo. Forse tutto questo si è poi e in parte concretizzato, ma con modalità differenti e sicuramente con maggiori spazi di libertà di quanto non aveva profetizzato Orwell. La televisione dovrebbe ospitare solo soggetti che hanno da insegnare qualcosa, e non spettacolarizzare l’idiozia. Probabilmente la gente vuole liberare la mente con programmi del genere, perché pensare troppo sembra quasi una malattia. E’ da 18 anni che questa trasmissione, il Grande Fratello, viene riproposta e ha un seguito di milioni di spettatori, ma quali? Gente che spera di assistere ad espressioni e atteggiamenti da sottosviluppati. Si può ipotizzare che il potere tema l’intelligenza e preferisca far rifugiare la massa nel nirvana. Le persone sono richiamate dai conflitti, dal superficiale e dal gratuito, dove non bisogna pensare ma basta seguire le avventure prive di senso logico. La maggior parte della gente che partecipa a questi reality, nella vita comune non ha molto da offrire agli altri. Al Grande Fratello partecipa gente che, forse, non ha mai letto un libro. Il mio vecchio pensiero “la massa è scarsa” trova qui la sua migliore applicazione.

 

Il Laser, un’invenzione con tanti padri e tre Nobel

Le invenzioni insignite quest’anno a Stoccolma del premio Nobel riguardano le applicazioni della radiazione Laser. Tre i premiati, tre fisici, rispettivamente un americano, un francese e una canadese. Sono Arthur Ashkin, Gerard Mourou e Donna Strickland. Sono loro che hanno aperto la ricerca alle possibili applicazioni del laser in moltissimi settori, dalla medicina alle comunicazioni. Ma cos’è il Laser? Laser è l’acronimo di “light amplification by stimulated emission of radiation” e cioè un dispositivo capace di creare fasci intensi ed estremamente concentrati di radiazioni elettromagnetiche. Alla base delle applicazioni dei laser sono le singolari proprietà della luce emessa, che la differenziano dalla luce emessa da qualsiasi altro tipo di sorgente. Tali proprietà sono: l’elevatissima monocromaticità della luce prodotta e il perfetto parallelismo dei fasci emessi e focalizzabili su aree microscopiche, anche su lunghissimi percorsi. Ad esempio utilizzando un fascio laser come portante di segnali modulati, come suoni e immagini, è possibile realizzare sistemi di telecomunicazione con una grandissima capacità d’informazione, migliaia di volte maggiore di quella dei sistemi a radio-microonde. E’ proprio grazie ai fasci modulati di luce laser che le fibre ottiche possono trasportare milioni di informazioni contemporaneamente. Ma l’implementazione più significativa del laser si ha in medicina. Le proprietà fototermiche di questo apparente semplice fascio luminoso consentono un uso mirato in chirurgia; l’alta temperatura del raggio causa infatti l’immediata coagulazione dei tessuti su cui viene puntato, consentendo una rapida coagulazione dei vasi sanguigni con minime perdite ematiche. La terapia fotomeccanica del raggio laser è utilizzata in chirurgia oftalmica, dove la rottura meccanica del tessuto biologico a seguito del puntamento di un potente impulso laser è utilizzata per la resezione o perforazione dei tessuti bersaglio, salvaguardando l’integrità di tessuti lontani. I ricercatori “Nobel” citati si sono distinti per le applicazioni di questa potentissima e straordinaria “luce”, ma chi è l’inventore del Laser? Come spesso accade i padri sono tanti e quella che sovente viene definita una scoperta o un’invenzione deve la paternità a un insieme di piccole invenzioni, piccoli contributi che in sinergia hanno contribuito al risultato finale. Nel 1960 Maiman diede vita al vero primo laser a Malibù in California, nel 1963 Patel nei Bell Laboratories del New Jersey mise a punto un laser ad anidride carbonica ed è del 1971 la nascita del diodo laser sempre nei Bell Laboratories americani ed ancor oggi utilizzato. Ma il fatto più curioso è che dobbiamo ad Albert Einstein l’aver disegnato nel lontano 1917 le basi teoriche della radiazione laser grazie ad una rivisitazione delle leggi sulle onde elettromagnetiche studiate da Max Planck pochi anni prima in Germania.

SI TELEGRAFAVA DA MONTE SANT’ANGELO 

Dobbiamo alla Rivoluzione francese l’invenzione dei primi sistemi di trasmissione a distanza. Questa voleva unificare la Francia sulla scorta del motto "Unitè, libertè, egalitè, fraternitè” imponendo, tra l’altro, l’impiego di un’unica moneta per facilitare gli scambi economico-commerciali. Mancava però un mezzo di comunicazione veloce con cui scambiare informazioni tra i vari potentati francesi. Il “Telegrafo ottico a bandiere” realizzato da Claude Chappe (Brulon 1763-Parigi 1805) supplì a questa necessità e, superando le distanze con le aree lontane dal centro di potere, contribuì a unificare il Territorio Francese. Il telegrafo ottico era costituito da due braccia mobili lunghe quattro metri e collegate ad un asse supportante. Ogni braccio poteva assumere sette posizioni creando un insieme di forme corrispondenti ai segni di un codice predisposto. Il sistema prevedeva una serie di postazioni su alture come colline e torri, costruite a poche decine di chilometri l’una dall’altra tale da consentire ai “telegrafisti”, con l’ausilio di un cannocchiale, di vedere e decodificare i messaggi. Chappe nel maggio 1792 presentò all’Assemblea Legislativa francese l’invenzione del telegrafo ottico e, appena due anni dopo, questa decise di costruire la prima linea di comunicazione tra Parigi e la città di Lilla, al confine belga. In pochi mesi furono realizzate 24 stazioni che collegavano Lilla con Parigi, una distanza di oltre 250 chilometri lungo la quale si potevano inviare messaggi di dieci parole in pochi minuti. Un vero avanzamento sociale se si pensa che fino ad allora la massima velocità possibile era quella del cavallo, come al tempo dell’impero romano. Oggi il telegrafo ottico è dimenticato e pochi sanno che sia esistito, ma sono rimaste le “alture” su cui era posto. Molte di queste hanno accolto i moderni sistemi di comunicazione come le antenne telefoniche, le antenne radio televisive e i ponti radio di trasferimento con antenne paraboloidi. Sicuramente pochissimi saprebbero dare risposte sul ruolo importante che hanno avuto questi sistemi di comunicazione del passato. La Galleria Telegrafo che collega il Paese di Villafranca con Messina attraversa il “Monte Telegrafo” mediante il quale si comunicava con la Terra Calabra. A Lipari l’altura per eccellenza era Monte Sant’Angelo dove, fino alla metà del 1800, erano visibili i resti del telegrafo ottico con la Sicilia. Il Bollettino del CAI, Club Alpino Italiano, n°22 del 1874 così recita “sull’orlo del cratere spento del Monte Sant’Angelo erano ancora presenti nel 1874 le rovine del telegrafo aereo che corrispondeva con la Sicilia”.

Le Veline, dal Ventennio a Striscia la notizia

“Non si deve dire camion ma autocarro” “Non parlare di omicidi ma di incidenti”
Negli anni trenta la stampa italiana è sorvegliata dal Minculpop, Ministero per la cultura popolare, diretto da Galeazzo Ciano, uomo fedelissimo e genero del Duce. Gli ordini alla stampa, detti anche "disposizioni" o “veline”, si moltiplicano fino ad essere emanati più volte al giorno e rappresentano un'Italia come il regime fascista avrebbe voluto che fosse e che apparisse. Chiamate “veline” perché riprodotte con la tecnica del ciclostile con carta carbone e su sottilissima carta riso, giusto “veline”. Le veline riportavano ciò che doveva essere pubblicato e ciò che doveva essere ignorato. Non siamo ancora nell’era della manipolazione dell’informazione e delle fake news odierne. Siamo nella preistoria quando, tacitato il consenso, radio e stampa dovevano contribuire in sinergia a promuovere la politica fascista presentandola alle masse “allegra e sorridente” senza mai parlare di risse o omicidi, ma di piccoli incidenti. E, naturalmente, in perfetta lingua italiana e ignorando qualunque neologismo straniero. “Non si deve dire camion ma autocarro”. La stampa del Ventennio ha quindi il bavaglio di cui si libererà solo dopo l’armistizio dell’otto settembre ’43.

E Striscia la Notizia che c’entra? semplicissimo. Nelle prime edizioni del programma le ragazze, chiamate poi veline, portavano ai conduttori delle “cartuzze” con le ultime news. Naturalmente niente da dire o da omettere come le veline narrate, anzi le cartuzze non erano nemmeno scritte ma facevano tanta scena giornalistica. In una delle prime puntate Ezio Greggio, presentatore di “Striscia” fin dall’esordio della trasmissione, ebbe a dire “arrivano le veline”, forse nei suoi pensieri c’erano le veline fasciste ma, chiaramente, non proferì verbo. E Veline fù. Sfatiamo quindi il fatto che le ragazze che si alternano al programma di Mediaset sono magre o hanno il lato B trasparente, molto semplicemente facevano (e fanno) spettacolo per dare alla trasmissione l’imprimatur di un pseudo notiziario, ovviamente satirico.

“Aboliamo la Storia dell’arte”… tanto c’è Facebook

«Anche io abolirei la Storia dell’Arte. Al liceo era una pena». Queste parole, pronunciate in maniera scherzosa (forse) dal Ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, negli Uffici liguri di Belle Arti stanno facendo il giro dei media. Certo la Storia dell’Arte non è come progettare una macchina da corsa e nemmeno come fare gli spaghetti all’amatriciana, è solo per conoscere “l’animo e le idee” di chi ci ha preceduto. Cose da poco, una noia o “una pena” appunto. O no? Sarebbe come dire se val la pena sapere o se è meglio non sapere… sempre parlando di Storia dell’Arte. Ma a questo punto abolirei anche la Storia e la Geografia. Per la Matematica e la Fisica ci sto pensando. Chiaramente la Storia dell’Arte non è tutto lo scibile ma è un tassello come altri per avvicinarsi al sapere. Pensare di poter fare a meno di sapere significa essere convinti di sapere senza, in realtà, saper nulla. Credo si debba essere convinti di non sapere per poter sentire lo stimolo ad acquisire conoscenza. Quanto più già si conosce, tanto più bisogna ancora apprendere. Col sapere cresce nello stesso grado il non-sapere o, meglio, la contezza del non-sapere. Scusate il giro di parole, ma tanto il Ministro non sa lo stesso e forse questa è la vera “pena”.

 

DROGATI DI PRIMO MATTINO 

Ci affanniamo a scovare chi vende droga ma non pensiamo mai chi è il consumatore di questi veleni. E’ mia opinione che tanti “drogati” si vedano per strada già alle prime ore del mattino. Non è normale che chi, in macchina, arriva allo stop freni all’ultimo memento e a pochi centimetri da te, o che sorpassi in curva quando non vedi nulla di ciò che puoi trovare davanti a te dopo la curva, e così via.

Non sono soggetti spiritosi o virtuosi della guida ma semplicemente dei fuori di testa. Forse è un pensiero azzardato, ma quanto descritto non verrebbe fatto da un “cervello” sereno e rispettoso della propria vita, oltre che di quella degli altri. E allora sono drogati? Per me si. Ripeto, è un giudizio azzardato ma ne sono convinto. Sembra che il nostro paese si collochi in Europa fra i maggiori consumatori di droghe.

Secondo i dati pubblicati dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA) a predominare è il consumo di cannabis, consumata da 22 % delle persone, e di questi la maggior parte sono giovani sotto i 35 anni. Non siamo invece grandi consumatori di Ecstasy e Amfetamine, ma questo non ci fa certo onore. La droga non gira solo per strada, centinaia di siti web la propongono alla stregua di supermercati. La polizia informatica è sempre al lavoro per rimuovere gli annunci ma, chiaramente, ciò che si deve rimuovere è la deviazione mentale che porta i drogati a fare l’acquisto di tale sostanza.

La spesa per il consumo di sostanze stupefacenti sul territorio nazionale è stimata in 14,2 miliardi di euro. Per contro, secondo la Società degli Autori ed Editori, non si spendono più di due miliardi per l’acquisto di libri. Probabilmente delle forti campagne di informazione sociale potrebbero modificare questi numeri.

---La difesa della Razza, una vergogna nata nell’agosto 1938
Il 3 maggio 1938 Hitler arriva in Italia con gran parte dell’establishment nazista in visita ufficiale. E’ un passaggio fondamentale nella storia dell’alleanza tra la Germania nazista e l’Italia fascista e tra il Fuhrer e Mussolini e non è un caso che il 5 agosto dello stesso anno è pubblicato il primo numero della rivista “La difesa della Razza”, diretta dal fedelissimo Teresio Interlandi, affiancato dal giovane Giorgio Almirante. Una rivista dal nome infame che promette, o “minaccia”, sulla seconda di copertina che verrà edita il 5 e il 20 di ogni mese. Un indottrinamento assurdo, privo del più semplice supporto scientifico e denso di falsi e triti concetti pseudo biologici espressi da docenti universitari che, per convinzione o per convenienza, assecondavano i voleri di due ignoranti soli al comando. Tutto era iniziato molto tempo prima, quando con la Marcia su Roma Mussolini aveva conquistato il potere e Hitler era ancora un agitatore politico nella Germania di Weimar. Durante i giorni in Italia Hitler assiste a parate militari e manovre navali di eserciti “inesistenti”. Quando torna in Germania i destini dei due Paesi e dei due dittatori saranno, purtroppo, irrimediabilmente legati. E’ interessante notare che l'Osservatore Romano non fece cenno alla visita, e all'arrivo del dittatore tedesco Pio XI partì per un "soggiorno" a Castelgandolfo dopo aver chiuso l'accesso alla Basilica di San Pietro. Era nato, nell’agosto 1938, anche in Italia l’antisemitismo e la successiva caccia all’ebreo. Mira della pubblicazione “La difesa della Razza” era legittimare la discriminazione razziale contro i neri delle colonie africane e gli ebrei italiani. Si sottolineava il concetto di “razza italica” attraverso la costruzione di una sorta di identità storica basata sul presunto legame con gli antichi romani e le loro virtù, di cui i nuovi italiani fascistizzati erano presentati come gli eredi spirituali. Chiaramente gli “ebrei non appartengono alla razza italiana”, e dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul “Sacro Suolo italico” non è rimasto nulla. Peraltro tutti questi popoli erano di presunta razza inferiore, incapaci di lasciar traccia sulla nostra razza “pura”. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome. Per fortuna a noi siciliani ci salva quanto scritto in un pezzo edito sul n° 20 della Difesa della Razza del 20 agosto 1940 dal titolo “Omogeneità razziale del popolo siciliano” a firma di Vittorio Cavallaro. L’autore dichiara che la Sicilia, a fronte delle tante dominazioni come la Normanna, la Sveva, la Spagnola, ha saputo preservare le nobili virtù della sua razza sicula. Grazie a Dio noi Siciliani siamo stati salvati! Dopo ottant’anni non possiamo che vergognarci di questi due uomini, Hitler e Mussolini, “soli al comando”.

GLI UOMINI CUI L’ODIERNA CIVILTA’ DEVE TANTO

Tanti sono i nomi di persone dimenticate o di cui non abbiamo sentito parlare. Oggi, 29 agosto, ricorre la scoperta da parte di Michael Faraday, fisico britannico, dell’induzione elettromagnetica. Faraday, figlio di un fabbro, a 14 anni entra come apprendista rilegatore presso un libraio di Blandford Street, vicino Londra. Qui nascerà l’amore del giovane per la lettura, e la passione per la scienza che persegue grazie allo studio della voce "Electricity" dell’Encyclopaedia Britannica. Un fenomeno, quello di Faraday, scoperto il 29 agosto 1831, con cui conviviamo da quasi due secoli e che è alla base del funzionamento delle centrali elettriche, della dinamo dell’alternatore della nostra auto e di tutto, proprio tutto, l’universo elettrico in cui siamo immersi. Una spiegazione semplificata dell’induzione elettromagnetica è che un magnete che passa attraverso una bobina di filo “produce elettricità”, e una corrente elettrica che passa attraverso una bobina produce un “campo magnetico”. Questi processi sono ciò che rende possibili tutti i dispositivi elettrici. Senza il lavoro di Faraday tante altre ingegnose invenzioni non sarebbero mai avvenute. La storia avrebbe avuto un altro corso. Certo oltre a Faraday si dovranno celebrare tanti altri ancora, ma è proprio quello che continuerò a fare attraverso queste pagine.

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