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di Carlo D'Arrigo*

TELEVISIONE, UNA STORIA TUTTA DA…VEDERE
e il 21 novembre si è celebrata la giornata mondiale della televisione

Non è facile catalogare le immagini e i ricordi che la televisione evoca. La televisione vive in diretta, non ha un passato da mettere in ordine, ogni notizia e ogni immagine è consumata nel momento in cui va nell’etere. La televisione ha acquistato un valore culturale essenziali per la comprensione dell’Italia di oggi. Anche la pubblicità, lo spettacolo leggero e la musica sono chiamati a sperimentare un nuovo modo di comunicazione. Al suo esordio, il 3 gennaio 1954, nascono “Arrivi e Partenze” e “Lascia o Raddoppia” condotti da Mike Bongiorno appena tornato dall’America e con addosso già un’esperienza televisiva acquisita oltre oceano, Un Due e Tre con Tognazzi e Vianello, l’Oggetto misterioso condotto da Enzo Tortora e Silvio Noto. Tutti programmi che oggi potremmo definire nazional popolari ma che allora, evocando un semplice sorriso, riunivano gli Italiani dal nord al sud dello stivale. Arriveranno Dada Umpa con Alice e Ellen Kessler e il Musichiere di Mario Riva farà sorridere tutti i sabati grandi e piccini. Era l’Italia della rinascita, della ricostruzione, non esisteva lo spread e il pil (ma allora non si chiamavano così) “volava” veramente. C’era la voglia di fare e la gente voleva tornare a sorridere. La TV propone “Non è Mai Troppo Tardi” con il maestro Manzi che insegnerà a tutti la stessa lingua, quella “Italiana”. Il Festival di Sanremo va in diretta e nascono i nuovi idoli della sera. Modugno da Volare passa al cinema e, anche dal grande schermo, il personaggio televisivo riesce a strappare qualche lacrima. Rita Pavone insegnerà poi che si può cantare anche urlando, con grande soddisfazione dei giovani di allora e con tanta nostalgia degli attempati di oggi. Il vento degli anni ’60 investirà poi come un ciclone la nostra estate avvalendosi del piccolo schermo per fissare date, immagini e amori appena nati. Nel 1976, grazie a una sentenza della Corte Costituzionale, la TV di stato non ha più il monopolio delle trasmissioni. Si fanno avanti i privati e, con logica commerciale e sulla scorta di quanto avviene in altri Paesi, si avvia il pluralismo dell’informazione cui oggi assistiamo. Il 21 novembre 1996, quando Internet era ancora un privilegio per pochi, si svolse a New York il primo World Television Forum in cui si riunirono i principali rappresentanti del medium televisivo per discutere gli sviluppi della Tv nell’informazione, nella cultura e nell’intrattenimento globale. Per l’occasione le Nazioni Unite dichiararono il 21 novembre come Giornata Mondiale della Televisione con un documento che ribadiva l’importanza fondamentale del mezzo televisivo per la democrazia, la libertà di informazione, lo sviluppo sociale e culturale e la pace nel mondo. Tutto questo avveniva nel 1996, un po’ tardino se si considera che già negli anni ’60 la TV era il medium ufficiale per gran parte dell’Occidente. Ma forse, col senno di poi, il World Television Forum non era altro che una forma di difesa della TV contro la rivoluzione digitale prossima ventura. Fine 

*Fisico, Consulente di Acustica del Comune di Lipari carlodarrigo47@gmail.com

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TELEVISIONE, UNA STORIA TUTTA DA…VEDERE
e il 21 novembre si è celebrata la giornata mondiale della televisione

Seconda di tre 
Secondo uno degli scherzi della storia, la nascita della prima televisione nazista è da ricondurre a una decisione presa, nel 1935, dalla inglese BBC, British Broadcasting Corporation, fondata il 18 ottobre 1922 come unica concessionaria in esclusiva del servizio di radio diffusione nel Regno Unito, di dar vita ad una vera televisione per i cittadini Londinesi. Chiaramente l’Inghilterra non poteva lasciare indietro il regime del Reich tedesco che, immediatamente, diede tutto campo ai suoi tecnici per farsi “vedere” sugli schermi televisivi. La prima vera regolare trasmissione televisiva avviene il 2 novembre 1936 per iniziativa, appunto, della BBC. In Italia i primi esperimenti televisivi iniziano negli anni trenta grazie all’EIAR, Ente Italiano Audizioni Radiofoniche, antenata della RAI e unico ente incaricato dal regime fascista a “diffondere” via radio. Nel 1939 le prove delle trasmissioni televisive vennero rese ufficiali e le trasmissioni dei primi volti telegenici quali Vittorio Veltroni (padre di Walter), Isa Barzizza e Nicolò Carosio apparvero per la prima volta nelle case di pochi e fortunati italiani. Le aziende costruttrici vennero autorizzate dal regime a produrre ricevitori televisivi che vennero presentati a Milano alla fiera della radio del 1939. Contrariamente a quanto gli storici riferiscono, il Duce riservò a poche occasioni l’uso del mezzo radio per diffondere la sua voce preferendo, a questa, il mezzo del “balcone”. Per nulla, invece, utilizzò la Televisione vista ancora come embrionale mezzo sperimentale. Il secondo conflitto mondiale interrompe ogni velleità “televisiva” e di questa si parlerà solo a fine guerra. Dei televisori sperimentali di allora ne sopravvissero pochissimi esemplari custoditi oggi presso il Museo delle Teche RAI di Torino. Al termine delle ostilità nel nostro Paese nasce l’attuale RAI (Radio Audizioni Italiane) e insieme con essa torna l’espressione di libertà insita nel mezzo di informazione. La RAI opera una profonda innovazione dei programmi e degli impianti, grazie anche alle nuove tecnologie che si fanno avanti. Già presente nei Paesi industrializzati, il 3 gennaio 1954 anche in Italia inizia l’avventura televisiva e la RAI TV dà l’avvio alle normali e programmate trasmissioni televisive. Nel decennio 1950-1960 la Televisione si diffonde in tutti i Paesi europei e per un lungo periodo gli osservatori profetizzano un rapido declino della radio, del cinema e persino dello Spettacolo teatrale, ma questo non c’è mai stato. In particolare fra la Televisione e la radio si stabilisce una vera divisione dei compiti, la prima riunirà tutte le sere le famiglie accanto a questo nuovo oggetto di intrattenimento, la radio rimarrà come mezzo di informazione e svago in ogni dove. Così riportava un pezzo dell’allora Direttore Generale della RAI Salvino Sernesi sul Radiocorriere del 3 gennaio 1954 “La televisione completerà il desiderio di conoscere che è insito nell’uomo moderno (eravamo nel ’54, sic!), renderà più completa la sua casa ma non modificherà quel bisogno sempre vivo dello spettacolo pubblico, qualunque esso sia, che risponde ad un’esigenza insopprimibile dell’animo umano”.

TELEVISIONE, UNA STORIA TUTTA DA…VEDERE
prima puntata di tre

Nell’immaginario collettivo di fine ottocento la storia della televisione è iniziata prima dell’invenzione della radio, più di un secolo fa. E’ la preistoria di una vicenda difficile da ricostruire perché tocca diversi aspetti della vita e una miriade di singoli inventori che han dato vita a questo potente strumento di massa. L’importanza della televisione nel tessuto sociale può essere compreso attraverso un sottile indizio linguistico. Fino agli anni cinquanta “tele” (termine greco) significava soltanto “da lontano” mentre oggi esiste un altro tele con cui si indica tutto ciò che ha a che fare con la televisione: i telespettatori, il teleschermo, il telegiornale. A partire dagli anni trenta i significati di televisione iniziano a riferirsi tutti allo stesso ambito. Già nel 1909 la parola appare in italiano come traduzione dell’inglese “television”, per indicare la trasmissione e la ricezione a distanza di immagini in movimento. Avevamo importato la parola ma non ancora l’oggetto. Alla base dell’emissione delle immagini sta l’effetto fotoelettrico, già oggetto di ricerche da parte del fisico tedesco Hertz e poi interpretato da Einstein nel 1905 secondo la teoria dei “quanti”. Attraverso questo è possibile rilevare la luce riflessa dagli oggetti illuminati, come in una pellicola fotografica. E’ poi del 1897 l’invenzione del tubo a raggi catodici da parte di Braun, dispositivo che riproduce l’immagine e che sarà la base dei cinescopi con cui abbiamo guardato la televisione fino a qualche decennio fa. Negli anni venti, parallelamente allo sviluppo della radio, si assiste a molteplici tentativi di trasmissione dell’immagine e nel ’25 la tedesca Telefunken propone il primo apparato sperimentale. Nel 1936 la Società Marconi-Emi costruisce la prima telecamera mobile e in Germania la televisione fa la sua apparizione alle Olimpiadi di Berlino, un vero trionfo per il regime di Hitler. Era il 1 primo agosto del 1936 quando venne infatti trasmesso un evento sportivo per la prima volta nella storia. L’occasione fù appunto quella delle Olimpiadi di Berlino, e il regime tedesco organizzò una diretta per un totale di 72 ore dei Giochi, permettendo così ai pochi possessori di un apparecchio ed ai tanti frequentatori delle “sale pubbliche televisive” di seguire in tempo reale le gare. Per la Germania Nazista, le cui intenzioni erano quelle di utilizzare la TV per mostrare al mondo la grandezza e la superiorità della nazione e della razza ariana, i momenti iniziali di trasmissione si rivelarono una sorta di boomerang. Le prime immagini andate in onda, infatti, mostravano l’atleta di colore statunitense, Jesse Owens, vincere la gara dei 100 metri, episodio questo che naturalmente ebbe una grandissimo significato. Owens terminò i giochi dimostrando il valore del suo popolo vincendo ben 4 medaglie d’oro. Hitler, il Führer della “grande Germania”, si rifiuto di stringergli la mano perché non era di razza Ariana! 
prima di tre

La rivoluzione del 20° secolo é l'elettronica 3° puntata

Il nome transistor venne coniato come abbreviazione della frase: TRANSferring current across a resISTOR che descrive sinteticamente la funzione del dispositivo, quella cioè di trasferire un’informazione (elettrica) attraverso gli elementi resistivi costituiti dalle scagliette di silicio o di germanio costituenti il dispositivo stesso. Grazie al particolare fenomeno scoperto, è possibile pilotare con una debole corrente di entrata (segnale da amplificare) una forte corrente di uscita, di ampiezza notevolmente maggiore di quella presentata all’ingresso del dispositivo. E’ il principio su cui poggia la teoria dell’amplificazione che fa del Transistor l’erede naturale del tubo elettronico. Ma una definizione più stimolante del transistor sta nella constatazione che si tratta del dispositivo che ha dato inizio alla “terza rivoluzione industriale”. I chips contenuti in un personal computer o in un diffusissimo telefonino sono realizzati da decine di migliaia di transistors. I nomi dei ricercatori che hanno dato vita al transistor sono ai più sconosciuti; eppure, siamo cosi dipendenti da questo minuscolo oggetto di cui non riusciremmo a farne a meno se non rinunciando a carte di credito, reti informatiche e tante altre comodità. L’anonimato che circonda gli inventori dei semiconduttori, dei transistors, è un fenomeno che stimola la curiosità di chi scrive. Nella fantasia popolare il prestigio sociale spetta ai presentatori televisivi, ai politici corrotti e alle attrici formose. Chi fa vera scienza non ama mettersi in mostra e lavora all’ombra di quell’intimo piacere che lo isola dal mondo delle apparenze. Difficilmente ricordiamo i nomi di ricercatori e scienziati; a questa realtà siamo cosi abituati da non soffermarci più di tanto, anche se si tratta di gente che ha sconvolto il modo di vivere dell’umanità. Probabilmente riteniamo che ogni cosa ci spetta di diritto. Ogni novità é un fatto acquisito, quasi faccia parte di quel patrimonio di benessere che il mondo riserva solo, e solamente, a un quinto della popolazione che lo abita. Immersi nell’universo tecnologico, delle comunicazioni satellitari e del consumismo di gadget elettronici, troviamo naturale sconoscere i padri di tanta evoluzione. Consumismo e progresso tecnologico vorticoso hanno saturato l’immaginario collettivo che non riesce più a meravigliarsi né dell’invenzione né dell’inventore.

Fine

 

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