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di Michele Sequenzia

Caro direttore,
gli interventi, tanto salutari, appassionati, del Grande Fratello Gennaro con Angelo Sidoti fanno emergere cio' che conta di piu'.... .la gioia di comunicare, libertà di opinione...il rispetto per il prossimo..la voglia di fare.

In Argovia si vota.
Semplicemente, ognuno è libero di votare o di astenersi. Non ci sono " tessere elettorali" con timbri. Non ci sono " Presidenti di Seggio".
Non ci sono aule scolastiche, inagibili, insicure, polverose, muri sporchi, finestre arruginite, bagni indecenti, adibite a " Votazioni".

Non esistono....guardie armate e nemmeno Polizia.
In piena pandemia, tutto funziona, come prima..
Tu metti la tua scheda che hai ricevuto a casa, via posta normale, in una busta e la infili nella buca della Posta del Comune di residenza.
Voti, per quello che ti interessa, ci vai comodamente in macchina, o a piedi, in bici..parcheggi dove ti è permesso, senza assembramenti.
Nessuno ti provoca.

Non si sente una voce, nel rispetto di tutti, dove nessuno è superiore a te, e tu non sei superiore a nessuno.
Spesso ci si saluta , anche se non ci si conosce. Prevale il senso di " cittadinanza".
Ognuno rispetta il suo vicino.

Senza differenze di nazionalità. Nessuno tocca la proprietä degli " Altri".
Gli italiani, sono tanto ben voluti. .
Non ci sono " posteggiatori", lestofanti, lavavetri, drogati, importuni, tutto avviene con la massima tranquillità, e sicurezza.
Il mio sindaco assicura la mia sicurezza.
Non ci sono in Argovia sindaci " Guardiani dell'Ordine". Esecutori di " Disposizioni da Roma". Ogni Sindaco applica il suo migliore buon senso.

Non ho mai visto in tanti anni una " Ordinanza", in Argovia. In Italia si vive solo per " Ordinanza".
I cittadini in Argovia non ne hanno bisogno.
Non ci sono guardie armate, cartelloni, fotografie,Tv, giornali, nessuno urla e nessuno strepita. Prevale il senso di " comunità".
Il Sindaco vale uno. Nulla di piu'.

Nessuno in Argovia vuole un sindaco " poliziotto". Cane da guardia.
Che insulti la gente, che la terrorizzi.. Nessuno blocca nessuno..Sindaco che poi faccia causa usando i denari pubblici..che poi il costo...
si ribalta sui cittadini. L'Italia piena di ricorsi.. ...siamo pieni di debiti e poi vogliamo anche i soldi degli Altri.

In Argovia le abitazioni sono tutte ben distanziate, rari i " casoni". E quindi anche il " Coronavirus" non trova facile.. " cittadinanza",
le abitazioni sono immerse nei boschi tenuti come specchi. Ci sono boschi infiniti,ben curati,
con ben delimitati sentieri, dove i cittadini possono respirare.

La gente ci va cavallo, rispettosa se incontrano una macchina. Non ci sono scontri per la " precedenza".
Sei immerso nel silenzio. Sei ben amministrato.
Non ci sono brutte sorprese.

Angelo Sidoti ci ricorda il bisogno di " comunità". Ne abbiamo infinito bisogno.
Da noi si è perso il senso di " comunità", un bene prezioso..che vale piu' dell'oro.

Torniamo a leggere cosa scrive Adriano Olivetti, il padre di " Comunità"..

“La spinta per la conquista di beni materiali ha corrotto l’uomo vero, ricco del dono di amare la natura e la vita, che usava contemplare lo scintillio delle stelle e amava il verde degli alberi, amico delle rocce e delle onde, ove, tra silenzi e ritmi, le forze misteriose dello spirito penetrano nell’anima.”

Torniamo tutti ai veri valori "umani", di cui l'Italia è ricchissima. Forza.

Abbiamo bisogno di tanti nuovi amministratori onesti. Bisogna cambiare tutto.

Abbiamo bisogno urgente di tanti giovani coraggiosi. Diamo loro ogni aiuto.

Abbiamo bisogno di dignità e senso di responsabilità, rispetto della persona, di onestà, di conoscenza, di cultura.

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Il noto pianista, compositore e direttore d’orchestra Ezio Bosso è mancato a Bologna, all’età di 48 anni. Figlio di operai, era nato a Torino il 13 settembre 1971. Alzava la bacchetta e accendeva la musica dando tutto se stesso. Assistere a un suo concerto, a una sua prova era un’esperienza unica perché ci si rendeva conto di quanto amore lui trasmettesse ai suoi musicisti, senza concedersi pause, senza mai accontentarsi, senza smettere anche quando era chiaramente esausto. “Lavoro, studio, dedizione e responsabilità. Fuori da questo quadro etico non c’è talento che abbia senso».

"Quando mi sono diplomato non era pensabile studiare meno di otto ore al giorno. L’unica religione è la disciplina per guadagnarsi una credibilità; così come non mi piace il proliferare delle finte orchestre giovanili tanto di moda. Considerato uno dei musicisti e compositori più influenti della sua generazione, sia dalla critica che dal pubblico, soprattutto per la sua ricerca sul concetto di musica empatica, ha cominciato a suonare a soli quattro anni e si è formato sotto la guida di L. Streicher. Sia come solista che come direttore o in formazioni da camera si è esibito nelle più conosciute stagioni concertistiche internazionali. È stato direttore stabile e artistico dell’unica orchestra d’archi di grande numero inglese: The London Strings. “ Straordinario sogno è l'ascolto della musica di Ezio Bosso. Quando arrivi al termine di una composizione vuoi risentirla subito per continuare il sogno....”

Dal 2011 è affetto dalla malattia degenerativa SLA ( sclerosi laterale amiotrofica), ma continua a lavorare. Come compositore è stato richiesto dai più importanti coreografi, registri teatrali e cinematografici di fama internazionale. Tra i riconoscimenti ricevuti si ricorda il Green Room Award in Australia, mai ricevuto da un artista non australiano. Del 2015 è il suo primo disco The 12th Room, del 2016 l'antologia ...And the Things that Remain, che raccoglie alcuni fra i momenti più significativi delle composizioni e interpretazioni del musicista, e del 2017 l'album The Venice Concert. 
Nel 2019 l'artista ha debuttato su Rai3 con il programma : Che storia è la musica.
“Ho paura che la paura un giorno mi paralizzi”. Questo sì. Era rigoroso ma anche ironico. Potrei mai prendermi sul serio? Io sono già così, come mi vedete. Se facessi il tronfio, sai che noia. Solo la musica merita tutto l'impegno. Gli esempi veri non si vedono quasi mai. Ho messo in pubblico le mie mani e la mia faccia, così come ascolto le storie degli altri, ogni tanto provo a raccontare un pezzetto della mia. 

"Sono un essere umano, uno solo, se vi girate a guardare ne trovate tanti". Se mi volete bene, smettete di chiedermi di mettermi al pianoforte e suonare. Non sapete la sofferenza che mi provoca questo, perché non posso, ho due dita che non rispondono più bene e non posso dare alla musica abbastanza.”
Così Ezio Bosso, pianista, compositore e direttore d'orchestra. Essere leggeri, prendersi in giro", osservava Bosso "è una cosa seria. Se non ci si prende in giro, non si può essere seri .
“Ascoltatelo a tutto volume, dobbiamo disturbare i vicini e riempire l'Italia di questa musica meravigliosa. Cambieremo il mondo". E quando saprò di non riuscire più a gestire un'orchestra, smetterò anche di dirigere".

 

----Dr. John J. Bonica16 Februry 1917 – 15 August 1994
Founder of IASP-Obituary - originally published in PAIN (1994) Volume 59, number 1
The Bonica Scholars Research Program derives its name from Dr. John Bonica, a pioneer in pain medicine and the first chair of the Anesthesiology Department at UW. Widely considered the founding father of pain management, Dr. Bonica established the first multi-disciplinary pain center and authored more than 240 articles and the quintessential pain medicine textbook The Management of Pain. Continuing his research legacy, the Bonica Scholars Research Program is a five-year training opportunity for anesthesiology residents committed to a career in academic research. Our goal is to provide high quality clinical training, rigorous research instruction and comprehensive mentoring to support successful academic careers.

John and Emma Bonica both died this summer; they were inseparable for their 52 years of wonderful marriage. He was born on the small island of Filicudi, near Sicily. John described a peaceful and happy early child¬hood, but his family emigrated to the United States when he was eleven Their lives together produced a loving and caring family and permitted John to establish pain manage¬ment and research as worthy endeavors. They are mourned not only by family and friends but also by pain clinicians, teachers and researchers throughout the world. John Bonica was the guiding hand behind the formation of the International Association for the Study of Pain. The facts of his life do not begin to reveal the impact that he had upon anesthesiology and the disciplines of pain research and management, but they are an interesting window into his life's work.

John and Emma have earned their peace. Those who pursue knowledge about pain or attempt to relieve pain and suffering in their patients should recognize that John Bonica had the vision and laid out the road that made our careers feasible. Those who travel this route will be forever indebted to him. John and Emma may be gone, but the force and the memories of this magnificent couple remain amongst us. Bonica died of a cerebral hemorrhage at age 77 at St. Mary's Hospital in Rochester, Minnesota. His wife died in the same summer.
Arriverderci, Emma e Giovanni

 

Caro Direttore,
“Stiamo avviando una profonda trasformazione del sistema Italia, gli effetti si vedranno nel prossimo anno, la crescita per tutti gli Italiani è assicurata.” Lo afferma il Primo Ministro Professor Conte. Detto e fatto: a Taranto lo stabilimento siderurgico ex ILVA, oggi di ArcelorMittal, ha deciso di abbandonare Taranto e l’Italia. Siamo in piena crisi . Si scopre che Il mercato dell’acciaio costa 2 milioni di euro di perdite al giorno. Improduttivo. Tra impianti vecchi, pessima manutenzione, scarsa innovazione, oneri e i prescrizioni, calo della domanda, ArcelorMittal è in rosso. Chiude tutti i suoi stabilimenti, e ciao. Fabbrica decotta.

Perché la chiusura? Diviso su piu’ fronti in contrapposizione ideologica, senza alcuna strategia di sviluppo, il Parlamento italiano , in una aggrovigliata situazione di contrapposti interessi pregressi, di pura propaganda politica, volutamente insoluti, ancora pendenti, caldeggiati mai sanati. Il governo allo sbando, non considera le gravissime conseguenze sull’occupazione, senza aver risolto le pressanti richieste per la salute ambientale dell’intera città, affogata nel cancro, ha eliminato la protezione legale necessaria alla Società per attuare il suo piano ambientale di risanamento totale dell’intera area, anche marina, oggi gravemente contaminata. Contro ogni previsione, si è scatenato un velenoso balletto di decisioni conflittuali tra Stato ed Azienda, tra poteri giudiziario e legislativo. L’intera città trema. Si profila una guerra che mette sulla strada migliaia di occupati e le loro famiglie.

Non è stato fatto nulla per Taranto. Città martire. Solo puro, egoistico sfruttamento. Il governo Conte- bis incassa un ennesimo fallimento su un tema strategico/ ambientale/ innovativo. Bastava trovare il giusto compromesso tra salvaguardia dei posti di lavoro, riqualificazione, tutela dell’ambiente, innovazione alternativa, curando la salute dei cittadini e del territorio. Come si giustifica la chiusura? Nell'eliminazione della protezione legale, necessaria alla società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale?
In realtà, il governo non ha tenuto conto che i provvedimenti emessi dal Tribunale penale di Taranto obbligano i Commissari straordinari di Ilva a completare specifiche prescrizioni senza incorrere nel “ rischio di responsabilità penale”. Se sono responsabili di fronte all’ ILVA , quale sarebbe la responsabilità di Arcelor-Mittal, non proprietaria ma solo affittuaria?

Latte e Formaggio

Caro Direttore,

buttare via il latte, sversare intenzionalmente decine di bidoni di ottimo latte, svuotare cisterne cariche di latte sulla strada è un delitto, una vergogna nazionale, un orrore, mentre milioni di famiglie, di nostri simili, di emarginati, sono privi di ogni alimento, destinati alla morte.

Leggo e riporto: “La pastorizia sarda attraversa la crisi più grave del dopoguerra. Nei magazzini giacciono 60 mila quintali di pecorino. Era l’oro della Sardegna. Non lo è più. Il prezzo del latte ovino è precipitato. «Me lo pagano mediamente 60 centesimi al litro, trenta o quaranta in meno di quanto mi costa produrlo», si sfoga Agostino Maddau, che ha trecento pecore dalle parti di Stintino, «È impossibile tirar avanti. Impossibile». ( Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella - 25 settembre 2010)

E questo orrore continua anche oggi davanti agli occhi di chi ha fame. Ormai non avvertiamo il minimo disgusto, quasi fosse “ normale” assistere ad un atto rivoltante, come distruggere il “ Bene di Dio”, che ci da la vita, primo, fondamentale, unico nutrimento per ogni nuovo nato. Quello che non vediamo è un vero e proprio strangolamento. Un pastore in Sardegna, una rara ricchezza nazionale, è oggi costretto a sopportare, per produrre latte, un costo talmente poco remunerativo, che lo elimina dal mercato. E con il pastore, oggi alla fame, tutta la categoria è in miseria, cessa la produzione del buon formaggio sardo. Crescono le difficoltà che opprimono chi produce latte di qualità, facilitano l’ingresso e l’acquisto di ottime aziende e marchi da parte di “operatori esterni ”che godono di “forti disponibilità finanziarie”. I nostri pastori da secoli producono ottimo latte. Oggi il mercato se non controllato, li emargina. Il mercato uccide la buona qualità, fa crescere la fame, massifica i consumi. Il formaggio, spesso, non ha nessun gusto. I pastori non trovano remunerazione adeguata né attenzione da parte del governo. Protestano. Urgente restituire alla categoria livelli di reddito, di margini, affinché continuino a produrre formaggio di qualità.

La crisi del comparto caseario è una immensa tragedia si sviluppa dalla Sardegna già provata da declino economico, demografico, sociale. Non lasciamo soli i pastori, facciamo in modo che la loro sia la protesta di tutti i cittadini sardi e non! I nostri prodotti sono unici al mondo. Oggi il latte come il formaggio, sono i settori più esposti alla aggressione dei sodalizi criminali internazionali, da organizzazioni illegali che, con ogni mezzo, tentano di occupare sempre nuovi spazi, dettare legge. Quindi, è nell’interesse delle organizzazioni di categoria, Coldiretti in testa, di contrastare, bloccare, questa pericolosa deriva che rischia di mandare fuori mercato un intero sistema produttivo di qualità, una ricchezza nazionale, con grave danno per tutti i produttori e i consumatori, calo delle esportazioni, e miseria per l’intero Paese. Occorre reagire. Migliorare le condizioni di lavoro, sviluppare nuove reti commerciali, sostenere chi ha bisogno, con prezzi di mercato equi. Evitare l’inserimento di lobbies, mafie, cartelli, miserabili usurai, speculatori finanziari, che alterano il mercato, bloccano la crescita, contro ogni possibile sviluppo, diventa, oggi, per i pastori sardi, prioritario.

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