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di Michele Sequenzia

Latte e Formaggio

Caro Direttore,

buttare via il latte, sversare intenzionalmente decine di bidoni di ottimo latte, svuotare cisterne cariche di latte sulla strada è un delitto, una vergogna nazionale, un orrore, mentre milioni di famiglie, di nostri simili, di emarginati, sono privi di ogni alimento, destinati alla morte.

Leggo e riporto: “La pastorizia sarda attraversa la crisi più grave del dopoguerra. Nei magazzini giacciono 60 mila quintali di pecorino. Era l’oro della Sardegna. Non lo è più. Il prezzo del latte ovino è precipitato. «Me lo pagano mediamente 60 centesimi al litro, trenta o quaranta in meno di quanto mi costa produrlo», si sfoga Agostino Maddau, che ha trecento pecore dalle parti di Stintino, «È impossibile tirar avanti. Impossibile». ( Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella - 25 settembre 2010)

E questo orrore continua anche oggi davanti agli occhi di chi ha fame. Ormai non avvertiamo il minimo disgusto, quasi fosse “ normale” assistere ad un atto rivoltante, come distruggere il “ Bene di Dio”, che ci da la vita, primo, fondamentale, unico nutrimento per ogni nuovo nato. Quello che non vediamo è un vero e proprio strangolamento. Un pastore in Sardegna, una rara ricchezza nazionale, è oggi costretto a sopportare, per produrre latte, un costo talmente poco remunerativo, che lo elimina dal mercato. E con il pastore, oggi alla fame, tutta la categoria è in miseria, cessa la produzione del buon formaggio sardo. Crescono le difficoltà che opprimono chi produce latte di qualità, facilitano l’ingresso e l’acquisto di ottime aziende e marchi da parte di “operatori esterni ”che godono di “forti disponibilità finanziarie”. I nostri pastori da secoli producono ottimo latte. Oggi il mercato se non controllato, li emargina. Il mercato uccide la buona qualità, fa crescere la fame, massifica i consumi. Il formaggio, spesso, non ha nessun gusto. I pastori non trovano remunerazione adeguata né attenzione da parte del governo. Protestano. Urgente restituire alla categoria livelli di reddito, di margini, affinché continuino a produrre formaggio di qualità.

La crisi del comparto caseario è una immensa tragedia si sviluppa dalla Sardegna già provata da declino economico, demografico, sociale. Non lasciamo soli i pastori, facciamo in modo che la loro sia la protesta di tutti i cittadini sardi e non! I nostri prodotti sono unici al mondo. Oggi il latte come il formaggio, sono i settori più esposti alla aggressione dei sodalizi criminali internazionali, da organizzazioni illegali che, con ogni mezzo, tentano di occupare sempre nuovi spazi, dettare legge. Quindi, è nell’interesse delle organizzazioni di categoria, Coldiretti in testa, di contrastare, bloccare, questa pericolosa deriva che rischia di mandare fuori mercato un intero sistema produttivo di qualità, una ricchezza nazionale, con grave danno per tutti i produttori e i consumatori, calo delle esportazioni, e miseria per l’intero Paese. Occorre reagire. Migliorare le condizioni di lavoro, sviluppare nuove reti commerciali, sostenere chi ha bisogno, con prezzi di mercato equi. Evitare l’inserimento di lobbies, mafie, cartelli, miserabili usurai, speculatori finanziari, che alterano il mercato, bloccano la crescita, contro ogni possibile sviluppo, diventa, oggi, per i pastori sardi, prioritario.

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