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di Samuele Amendola

INTERRUZIONE DI PUBBLICO SERVIZIO DA OLTRE 5 MESI IN VIA STRADALE PIANOCONTE, ANGOLO VIA HUNZIKER.

Nonostante le numerose segnalazioni, verbali e scritte, a partire dal mese di febbraio 2019, sia presso l'ufficio idrico del Comune di Lipari, che alla ditta Geomar, ad oggi non si è ancora provveduto ad attuare alcun intervento risolutivo e da oltre 5 mesi il sottoscritto non ha la possibilità di approvvigionarsi.

La vicenda ha avuto inizio con la segnalazione, da parte del sottoscritto, di una perdita d'acqua nel vicolo adiacente l’ingresso della Via Hunziker, effettuata nel mese di febbraio. A seguito di tale segnalazione la ditta interveniva chiudendo l’acqua nella zona. Da allora, nessun intervento è stato messo in atto! È possibile lasciare un’utenza per oltre 5 mesi senz'acqua? Non si prospetta l’interruzione di un pubblico servizio? 

Nel mese di giugno, dopo l’ennesima segnalazione agli uffici competenti, sembrava che la situazione si fosse sbloccata, il funzionario mi assicurava di aver dato incarico alla ditta di fare i necessari interventi. Ma siamo a metà luglio e niente si è mosso, io continuo a non ricevere acqua e adesso la cisterna è completamente vuota! Non si contano il numero delle segnalazioni e delle telefonate intercorse.

Mi domando se è normale, secondo voi, che un cittadino debba andare elemosinando per mesi un diritto costituzionalmente riconosciuto, un servizio di pubblica utilità come quello dell’acqua. Devo rivolgermi alla Procura della Repubblica?

LE REAZIONI

di Francesco Coscione

Non è più accettabile ne comprensibile ascoltare le persone e leggere lettere e post sulla mancanza di acqua. Quando i miei figli avevano pochi mesi, trent'anni fa, ero costretto anche io a umiliarmi per elemosinare un'autobotte d'acqua che, spesso, ho dovuto pagare togliendo alla mia famiglia altri beni meno indispensabili. Da allora cosa è cambiato??? Tutte le amministrazioni si sono succedute buttando fango sulle precedenti e dando in pasto ai cittadini sogni narcotizzanti per le loro menti ritenute affette da handicap cognitivi. In parole povere pensano che siamo tutti cretini. Da decenni in queste isole veniamo defraudati di ciò che è nostro, dignità compresa. Abbiamo anche la codardia di rimpallarci le responsabilità fra amministrazione e ditte appaltatrici: gli appalti li avete dati voi a degli incapaci, siete voi responsabili di questo vergognoso sfacelo! Se le ditte deputate a servizio idrico, spazzatura e quant'altro non adempiono il compito si portano in tribunale, si toglie l'appalto, abbiate il coraggio di farlo! All' Annunziata l'acqua è a perdere da mesi, a Varisana il tombino è ancora li da tre anni. Ma queste ditte sono intoccabili? E se si perchè lo sono? Chi le ha rese intoccabili? A chi fa comodo che lo siano? Già il fatto di dover "chiedere" l' acqua è vergognoso, non prendersi le responsabilità di un fallimento non è da uomini, non concedere immediatamente questo bene primario dovrebbe suscitare quel barlume di dignità rimasto e rassegnare le dimissioni. Ma i cittadini di questo comune si sono resi conto che abbiamo da sempre l'acqua razionata? Siamo patrimonio dell'umanità, ma di quale umanità? Quella che riceve acqua col contagocce ogni sette, quindici, ventuno o più giorni? Nei paesi civili esiste l'acqua corrente. Non vogliamo sentire più scuse, rimpalli, discorsi inutili e nauseanti sul perchè: le famiglie sono senz'acqua, le mamme e i bambini sono senz'acqua! Noi "persone portafoglio" in cui tutti mettono le mani per scippare, paghiamo da sempre anche coloro che per non approvare quello che non fa comodo fanno saltare riunioni di giunta e consigli comunali, abbiate il coraggio di votare si o no, il di più viene dal maligno! Rimanete seduti in quelle sedie per le quali giravate di notte casa per casa. Siate responsabili del vostro mandato. Alle Eolie si viene in aliscafo e in nave come veniamo noi, coi ritardi, coi due euro per il bagaglio, con le corse soppresse, con gli aliscafi vecchi, senza porti, non con gli elicotteri pagati da noi con annessi codazzi e voli panoramici. A noi non interessa assolutamente nulla ricominciare a litigare su un fantomatico aeroporto dell'anno tremila, io esigo la dignità per i miei concittadini di avere l'acqua adesso! Non mi interessano i cantanti del ventiquattro, non voglio sentire più la cantilena che non ci sono soldi. In una famiglia prima si pensa all'acqua e al pane e poi al resto: tutto il resto! Ai miei concittadini dico che invece di fermarmi per strada e dirmi che condividono quello che scrivo, scrivano anche loro, tirino fuori la dignità italiana, siciliana ed Eoliana, facciano sentire la loro voce, abbiano il coraggio di parlare secondo coscienza! L'ho detto e lo ripeto: non servono guerre o forconi, non servono parolacce e insulti sui social, serve dignità, parola e civiltà! Ne abbiamo??? Dimostriamolo!!!

LA NOTA DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE

L’amministrazione comunale porta a conoscenza della cittadinanza che i disservizi che si sono verificati negli ultimi giorni relativi alla distribuzione e approvvigionamento idrico sono dovuti a delle grosse perdite che sono state rinvenute nella rete nella giornata odierna .Le zone particolarmente interessate sono la rete di Marina corta, la zona s. Anna e alcune parti del centro Storico di LIPARI. nonostante in data odierna vi fosse la nave e la produzione del dissalatore fosse a regime il gestore ha comunicato che vi erano delle anomalie nell’approvvigionamento. Dopo attente verifiche sono state rinvenute tre importanti perdite nella rete. L’amministrazione e gli uffici competenti hanno dato subito disposizione di intervenire al gestore al fine di ripristinare in tempi brevi la condotta e pertanto la corretta distribuzione. L’amministrazione si scusa con gli utenti e farà di tutto affinché in brevissimo tempo vengano riparate le condotte interessate.

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DENUNCIARE GLI ABUSI E I MALTRATTAMENTI E’ UN OBBLIGO DEONTOLOGICO DEGLI EDUCATORI PROFESSIONALI SOCIO-PEDAGOGICI, DEI PEDAGOGISTI e di tutti gli operatori di area minorile, ed è un dovere istituzionale che investe tutti noi: dal Ministro della famiglia al singolo cittadino.

Lo scrive l’Associazione Pedagogisti Educatori Italiani in una lettera inviata ai soci, dal Presidente Nazionale APEI dott. Alessandro Prisciandaro

Carissime/i Socie/i, i recenti fatti di cronaca mostrano una realtà di abusi che, se confermata dalle indagini degli inquirenti, creerebbe un terremoto tale da far crollare più di una istituzione pubblica.

Non possiamo sostituirci al lavoro degli inquirenti, né a quello dei giudici e siamo convinti che la coscienza e competenza professionale di tantissimi Educatori, continui a mantenere alta la qualità dei servizi educativi di accoglienza e protezione dei minori in stato di disagio.

Siamo ben consapevoli della precarietà e dell’insicurezza dei nostri posti di lavoro, che risulterebbero compromessi da prese di posizioni forti e in contrasto con gli equilibri economici dell'ente datore di lavoro. Esiste però un dovere superiore che tutela l’interesse e l’incolumità di chi è fragile e viene affidato alla responsabilità degli operatori educativi che hanno l’obbligo di garantire tale interesse, sul piano legale ma soprattutto deontologico e professionale. Si tratta di una legge universale secondo la quale I MINORI VANNO PROTETTI e pertanto è anche necessario “ rischiare di persona”.

Si parla di affidi temporanei….. che durano anni!

E’ sotto gli occhi di tutti che la famiglia non è tutelata e che la tutela dei minori non debba ridursi al solo allontanamento dello stesso. I nuclei familiari - sia quello di origine che quello di destinazione, hanno entrambi il forte bisogno di un incisivo intervento educativo, ovvero, di porre in essere un processo intenzionale di cambiamento e di crescita che ha l’obiettivo del re-inserimento del/dei minori nel nucleo familiare di origine.

Si cresce insieme! Cresce la famiglia che accoglie il minore, cresce il ragazzo nella esperienza temporanea di affido, e si lavora con la famiglia per ripristinare gli elementi di criticità rilevati e che hanno dato avvio al procedimento di allontanamento.

Molto spesso la progettazione educativa in risposta ai bisogni del minore, nelle strutture ospitanti, si riduce ad una mera compilazione di tabelle di sviluppo. Spesso si tratta di obbrobrianti caselle da riempire con una X, su esilaranti scale di crescita personale, sviluppo emotivo, coscientizzazione del sé, rispetto delle regole, ampliamenti percettivi e altre ridicole rilevazioni che poco hanno a che fare con un progetto educativo (PEI).

Le famiglie d’origine vanno sostenute ed incluse in una rete di solidarietà, di educazione reciproca, gratuita e collettiva, che educatori e pedagogisti possono promuovere nel contesto di una comunità educante, ai fini della valorizzazione delle competenze educative dei genitori e di una genitorialità diffusa, processi e percorsi educativo-pedagogici le cui valutazioni vanno lette in chiave pedagogica. Troppo spesso si sparano diagnosi di moda come “l’alienazione parentale”, che fa precipitare il nucleo familiare nella disperazione più totale, sconvolgendo delicati equilibri con la forza di un tornado estivo.

Dobbiamo avere la forza di imporre il punto di vista pedagogico, contrapponendosi a chi vede in ogni minore e genitore il business della prassi diagnostica del disturbo psicologico, promuovendo forme di cooperazione multifamiliare ai fini della costruzione della comunità educante. Occorre ripristinare i giusti equilibri educativi in famiglia, sostenendola oltre che economicamente, anche con interventi educativi domiciliari.

Abbiamo chiesto al ministro per la Famiglia interventi decisi a sostegno e valorizzazione dei nuclei familiari, luoghi “ecologici” in cui crescono sani, nel corpo e nella mente i minori, comunque siano composti.

Noi siamo dalla parte dei bambini e delle bambine per il loro naturale diritto ad avere una famiglia, comunque sia composta. Noi che lavoriamo al loro fianco per ore e ore, con paghe basse e in condizioni di precarietà economica vicina a quella dei nostri assistiti… e che sopravviviamo grazie al sostegno economico dei nostri genitori, dobbiamo avere il coraggio di denunciare l’assenza di una vera progettualità educativa, contestare la supervisione psicologica (strumento di controllo più che di sostegno), chiedere che il coordinatore dei servizi educativi sia un pedagogista, unica professione che si è formata in 5 anni accademici per garantire la qualità dell’intervento educativo. Mettere la parola fine agli abusi sui minori.

Noi vogliamo promuovere un NUOVO ATTIVISMO PEDAGOGICO, a difesa del diritto dei bambini e della bambine, ad essere educati/e con la scienza che gli è propria: la Pedagogia.

Presidente Nazionale Ped. Alessandro Prisciandaro

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