tpajnodi Tilde Pajno

Bella e coraggiosa prova del giovane attore eoliano Gabriele Furnari Falanga, che l'altro ieri sera al Centro Studi Eoliano ha portato in scena (con la regia di Adriana Mangano) il monologo "Sogno di un uomo ridicolo" tratto dal racconto di Fedor Dostoevskij.
Il testo dostoevskijano è stato oggetto di numerose trasposizioni teatrali, ultima quella di Gabriele Lavia, che ne ha fatto la sua ossessione. Tuttavia, nulla manca all'interpretazione del giovane Falanga, voluta dall'Associazione Euterpe Eolie nel centenario della rivoluzione russa : passione, identificazione, intensità, commozione. L'aura creata dalla scenografia essenziale ma efficace, dai buoni effetti sonori e dalla presenza scenica del protagonista, ha catturato completamente il pubblico, nonostante i rumori di fondo dovuti ad un inquinamento acustico senza scampo che ammorba le notti estive a Lipari.

Fedor Dostoevskij scrive "Il sogno di un uomo ridicolo" nel 1876 e lo pubblica in "Diario di uno scrittore" nel 1877. E' una delle opere più cupe e disperate dello scrittore russo, il lungo e ininterrotto monologo di un uomo che esordisce dicendo "Io sono un uomo ridicolo" e che una notte stellata decide di morire.
E' la notte del 3 novembre ed il protagonista – che non ha nome – ha raggiunto l'età di 46 anni, la stessa di Dostoevskij al momento della pubblicazione. Anche lo scrittore, come il protagonista del racconto, attraversa momenti bui di desolazione, segnati da debiti, lutti e malattie. Anche Fedor, come l'oscuro protagonista senza nome, viene probabilmente attraversato da pensieri di morte e si interroga sul senso della vita e del nulla.In una sorta di transfert catartico, l'uomo ridicolo diviene l'alter ego di Dostoevskij, diviene colui che decide di uccidersi con un colpo di pistola al cuore, ma – paradossalmente – si addormenta e sogna: sogna di essersi suicidato e di essere stato trasportato, attraverso spazi interplanetari, in un mondo paradisiaco. «Questa terra non era stata profanata da alcuna colpa e le persone che ci vivevano non avevano peccato; essi vivevano in un paradiso simile a quello nel quale aveva vissuto, secondo le tradizioni, l'intera umanità, e così anche i nostri progenitori che però caddero nel peccato; la sola differenza era che qui tutta la terra era ovunque un unico paradiso. Questa gente mi si stringeva intorno ridendo serena e colmandomi di carezze, mi portavano con loro e ognuno voleva tranquillizzarmi.

Oh, essi non mi chiesero nulla, ma sembrava che sapessero già tutto e volessero allontanare il più presto possibile la sofferenza del mio volto... Per mangiare e vestirsi lavoravano poco e facevano lavori facili e leggeri... Erano felici dei figli che nascevano perché avrebbero diviso con loro la gioia di vivere... Componevano anche canti gli uni per gli altri, lodandosi come bambini; erano canzoni molto semplici, ma sgorgavano dal cuore e lo penetravano... Era una specie di innamoramento totale e collettivo... Il fatto è che io... Finii per corromperli tutti!... Desiderarono soffrire poiché, dicevano, la verità si ottiene solo soffrendo... Quando divennero cattivi cominciarono a parlare della fratellanza e umanità, comprendendone i concetti. Quando diventarono criminali, allora istituirono la giustizia e si imposero interi codici per difenderla... Non riuscivo, non avevo la forza di uccidermi con le mie mani, ma volevo che mi torturassero, volevo subire i peggiori supplizi, desideravo che il mio sangue fosse versato in questi tormenti fino all'ultima goccia... Allora una terribile pena irruppe nel mio animo pervadendolo con una tale forza da attanagliarmi il cuore per l'angoscia che provavo, tanto che mi sembrò di morire, ma ecco che qui... sì, proprio a questo punto, io mi svegliai.»Al risveglio l'oscuro protagonista – toccato da una sorta di illuminazione - dichiara la sua fede fervente nella verità di quell'età d'oro: «Ma come posso non crederci? Io ho visto la Verità, non me la sono inventata, l'ho vista, l'ho vista, e la sua immagine vivente ha colmato la mia anima per sempre».

Non importa che si tratti solo di un sogno, di un delirio, di un'allucinazione, poco importa che il paradiso non sarà di questo mondo: «"l'uomo ridicolo" camminerà, camminerà, se è necessario, anche per mille anni ancora».
Avviene dunque una conversione, avviene che il precetto "Ama gli altri come te stesso" esca dagli schemi evangelici e diventi principio di vita e di speranza per l'avvenire e la sopravvivenza dell'umanità.
La speranza di restare presenti e vivi e partecipi del destino dell'umanità non come spettatori distratti ma come protagonisti coscienti ed autodeterminati.
Affidiamo il ruolo di "profeti" del nostro tempo ai grandi artisti - scrive Jacques Michaut – Paternò – perché sono dotati di un sesto senso che a noi difetta e sono in grado di percepire nell'aria correnti, suoni ed umori che costituiscono la musica del tempo.

Maisano milazzo

 

Si è costituito a Lipari un Circolo di lettura che si riunisce almeno due volte al mese nella Saletta di lettura della Biblioteca Comunale.

Gli incontri sono aperti a tutti i lettori, non è richiesto alcun tesseramento o altra condizione se non quella di amare le buone letture e di sentire il bisogno di scambiare pareri, opinioni, punti di vista e riflessioni con altri lettori.
I prossimi appuntamenti saranno:
 
martedì 31 gennaio alle ore 17,00 "Incontro la poesia" : verranno lette e messe a confronto le proposte dei lettori (testi poetici scelti liberamente)
 
giovedì 9 febbraio alle ore 17,00 "Incontro con l'autore":  Questa volta si legge "Argo il cieco" di Gesualdo Bufalino

Ricordo che nei giorni 4 - 5 e 6 settembre alle ore 19,30 presso la Chiesa Addolorata al Castello di Lipari si terranno tre concerti di musica classica e sinfonica, organizzati dall'Associazione Euterpe.
Da Mendelssohn a Bach, da Mahler a Franck, passando per Bela Bartok fino ad un travolgente Piazzolla, programma vario ed intrigante, musicisti di grande qualità.
Ingresso libero

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