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tpajnodi Tilde Pajno

Secondo appuntamento con la rubrica intitolata "Il Circolo di Lettura", curata da chi scrive, in collaborazione con i lettori che si riuniscono mensilmente nella saletta della Biblioteca Comunale per leggere, commentare, confrontarsi. Il prossimo incontro è fissato per Libro del mese il 5 dicembre e non giovedi 23 novembre alle ore 17

Il Ministero della Suprema Felicità, di Arundhati Roy - Milano, Ugo Guanda Editore, 2017

Esattamente vent'anni dopo Il Dio delle piccole cose, Arundhati Roy torna alla narrativa con questo romanzo ambizioso e complesso, dal titolo altrettanto criptico.
Leggendo la prima opera narrativa della scrittrice indiana, di chiara ispirazione autobiografica, avevamo captato la potenza evocativa del suo realismo magico, l'attenzione per la storia mescolata alla fascinazione dell'arcano, dell'infanzia, della diversità.
Nei vent'anni trascorsi tra la pubblicazione dei due romanzi, la Roy ha scritto instancabilmente articoli e saggi su questioni di storia, economia, ambiente, diritti civili, stigmatizzando diseguaglianze e pregiudizi ancora vivi in India, nonostante l'aspirazione del subcontinente a diventare una potenza mondiale.
Leggendo Il Ministero della Suprema Felicità si ha l'impressione che tutte le vicende vissute e descritte dalla Roy nei suoi saggi socio-politici e nei suoi articoli d'assalto siano confluite in queste pagine densissime di avvenimenti, di personaggi, di storie.
Sullo sfondo è sempre la Storia, quella con la S maiuscola, fatta di verità scomode e troppo spesso nascoste sotto una coltre di ipocrisia : il conflitto tra Hindu e Islam, la separazione tra musulmani ed induisti dopo l'indipendenza, la nascita dello stato islamico del Pakistan, la guerra infinita tra India e Pakistan per l'occupazione del Kashmir, la sistematica violazione dei diritti civili, i soprusi, le torture perpetrate anche nei confronti dei civili inermi, di donne e di bambini.

La Storia con la S maiuscola, raccontata con pennellate secche, decise e minuziosamente documentate, travolge come un fiume in piena la vita dei mille personaggi di questa narrazione, alcuni appena intravisti, altri tratteggiati con cura: l'ermafrodito Anjum della casta degli "hijra", anima di donna intrappolata in un corpo maschile ; la piccola Zainab, abbandonata in una moschea ed adottata dalla comunità hijra del Khwabgab ; il sedicente Saddam Hussein, fondatore – insieme ad Anjum – della pensione Jannat nel vecchio cimitero musulmano di Delhi. L'affascinate S. Tilottama ed i tre uomini che l'hanno amata, primo tra tutti Musa, il combattente kashmiro. La bambina – foca Udaya, trovata in una culla di rifiuti e ribattezzata Miss Jebeen seconda, a rammentare che – al di là di tutto il dolore del mondo – esiste un'incrollabile speranza di sopravvivenza e di felicità.
Nel Ministero della suprema felicità, dove si saldano tutta la speranza e tutto il dolore del mondo,ci sarà sempre spazio per un sogno:" Le rivoluzioni possono cominciare - ha scritto la Roy - a volte lo hanno fatto, dalla lettura di un libro".

Vi aspettiamo nella Saletta di lettura della Biblioteca Comunale di Lipari giovedì 23 novembre p.v. alle ore 17,00

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Come comincia...
Viveva nel cimitero come un albero. All'alba assisteva alla partenza dei corvi e dava il benvenuto ai pipistrelli. Al crepuscolo faceva il contrario. Tra un turno e l'altro conferiva con i fantasmi degli avvoltoi che incombevano dai suoi rami più alti. Percepiva la stretta delicata dei loro artigli come una fitta di dolore in un arto amputato. Tutto sommato, immaginava, non dovevano essere troppo dispiaciuti di aver preso educatamente congedo dalla storia. Quando si era trasferita lì, aveva sopportato mesi di ripetute cattiverie come avrebbe fatto un albero: senza battere ciglio. Non si girava a guardare quale bambino le avesse scagliato addosso una pietra, non allungava il collo per leggere le ingiurie incise nella sua corteccia. Quando qualcuno la insultava – pagliaccio senza circo, regina senza palazzo – lasciava che l'offesa le soffiasse tra i rami come una brezza leggera e usava la musica del proprio stormire come un balsamo per alleviare il dolore.

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giovedì 26 ottobre p.v. alle ore 17,00 con il romanzo di Arundhati Roy "Il Dio delle piccole Cose".
Gli incontri sono liberi ed aperti a tutti.

Arundhati Roy
Il dio delle piccole cose
Titolo originale: The God of small Things
I edizione: Milano, Guanda, 1997
Nuova edizione : Guanda, 2017
Traduzione di Chiara Gabutti

Il Dio della Perdita.
Il Dio delle Piccole Cose.
Il Dio della Pelledoca e del Sorriso subitaneo.
Poteva fare solo una cosa alla volta.
Non lasciava impronte sulla sabbia, né increspature nell'acqua
né la sua immagine nello specchio.

Il dio delle piccole cose è il primo romanzo di Arundhati Roy, scrittrice e giornalista indiana, attivista no global, celebre per le campagne contro il nucleare e le mega dighe. Il libro ha vinto il Booker Prize nel 1997 ed è stato tradotto e pubblicato in 40 paesi del mondo, ottenendo ovunque un immediato successo di pubblico e di critica.
I protagonisti del racconto sono due gemelli dizigoti, Esthappen e Rahel, gli ambasciatori "E. Pelvis" e "I. Stecco" : Estha con il ciuffo alla Elvis e le scarpe a punta, Rahel con un codino fermato in cima alla testa da un elastico del tipo I love Tokyo.
All'epoca dei fatti narrati hanno circa otto anni e vivono nella regione del Kerala, nell'India meridionale. La loro madre – Ammu – ha abbandono il marito alcolizzato e violento ed è tornata a vivere con l'anziana madre, proprietaria della fabbrica "Conserve & Composte Paradiso" nel villaggio di Ayemenem.
Alla fine del racconto Estha e Rahel hanno superato da poco i trent'anni : "né giovani, né vecchi, ma vitalmente morituri", così li descrive la Roy in una sequenza di immagini e flash back che ripercorrono le vicende dei due ragazzi e della loro famiglia senza un preciso ordine cronologico, ma trasponendo continuamente passato, presente e futuro, in un intreccio di ricordi, emozioni, giochi di parole ed immagini toccante ed originale.
La trama del romanzo, di chiara ispirazione autobiografica, si snoda lungo vari periodi della vita dei personaggi, filtrati dallo sguardo assorto ed innocente dei due bambini, fino ad addensarsi in alcuni eventi di grande impatto emotivo che segneranno drammaticamente la vita dei protagonisti : la morte improvvisa della cugina inglese Sophie Mol, il martirio di Velutha, colpevole di essere un Paravan, un paria, la morte solitaria e disperata di Ammu, colpevole di aver amato un intoccabile e di avere gettato il disonore sulla sua famiglia.
Prima del Terrore c'era un mondo incantato di fiori, di uccelli, di fiumi pescosi, una visione dell'India diversa rispetto a quella cui molta narrativa ci ha abituato. Poi i tirapiedi della storia spezzano l'incantesimo con la sopraffazione e l'infanzia finisce. I gemelli verranno separati e la loro vita sarà spezzata per sempre.

Scrive Arundhati Roy "I gemelli erano troppo giovani per sapere che quelli non erano altro che i tirapiedi della storia. Mandati a far quadrare i conti e a riscuotere il dovuto da coloro che trasgredivano le sue leggi. Spinti da motivazioni primitive ma paradossalmente del tutto impersonali. Sentimenti di disprezzo, nati da una paura rozza e inconfessata : la paura della civiltà di fronte alla natura, dell'uomo di fronte alla donna, del potere di fronte all'impotenza. L'impulso subliminale che l'uomo ha di distruggere quello che non può né sottomettere né divinizzate".

L'incipit....

CONSERVE & COMPOSTE PARADISO

Maggio ad Ayemenem è un mese caldo, meditabondo. Le giornate sono lunghe e umide. Il fiume si ritira e corvi neri si rimpinzano di manghi lucidi sugli alberi verdepolvere, immobili. Maturano le banane rosse. Si spaccano i frutti dell'albero del pane. Mosconi viziosi ronzano vacui nell'aria fruttata. Poi si schiantano contro i vetri delle finestre e muoiono, goffamente inermi sotto il sole.
Le notti sono limpide, ma soffuse di un'attesa fosca e pigra.
Con l'inizio di giugno, però, arriva il monsone da sudovest, portando tre mesi di vento e pioggia, con brevi incantesimi di sole aspro e brillante che i bambini elettrizzati rubano per i loro giochi. La campagna diventa di un verde sfrontato. I confini sfumano man mano che i filari di tapioca mettono radici e fioriscono. I muri di mattoni diventano verdemuschio. I viticci del pepe nero serpeggiano su per i pali della luce. I rampicanti selvatici traboccano dagli argini di laterite e si riversano nelle strade allagate. Le barche riforniscono i bazar. E nelle pozzanghere che riempiono le buche lasciate per le strade dal Dipartimento dei Lavori Pubblici compare qualche pesciolino.
Pioveva, quando Rahel tornò ad Ayemenem. Argentee funi frustavano la terra sfatta, arandola a colpi di cannone. La vecchia casa sulla collina portava il ripido tetto a due spioventi calcato sulle orecchie come un cappello. I muri, striati di muschio, si erano ammorbiditi e leggermente gonfiati per l'umidità che filtrava dal terreno. Il giardino incolto e straripante era pieno del sussurro e del trapestio di piccole vite. Nel sottobosco un serpente si strofinava contro una pietra lucente. Gialle ranetoro perlustravano speranzose lo stagno melmoso in cerca di un compagno. Una mangusta fradicia sfrecciò per il viale d'accesso cosparso di foglie.

 

 

LE NOTIZIE PRECEDENTI

Bella e coraggiosa prova del giovane attore eoliano Gabriele Furnari Falanga, che l'altro ieri sera al Centro Studi Eoliano ha portato in scena (con la regia di Adriana Mangano) il monologo "Sogno di un uomo ridicolo" tratto dal racconto di Fedor Dostoevskij.
Il testo dostoevskijano è stato oggetto di numerose trasposizioni teatrali, ultima quella di Gabriele Lavia, che ne ha fatto la sua ossessione. Tuttavia, nulla manca all'interpretazione del giovane Falanga, voluta dall'Associazione Euterpe Eolie nel centenario della rivoluzione russa : passione, identificazione, intensità, commozione. L'aura creata dalla scenografia essenziale ma efficace, dai buoni effetti sonori e dalla presenza scenica del protagonista, ha catturato completamente il pubblico, nonostante i rumori di fondo dovuti ad un inquinamento acustico senza scampo che ammorba le notti estive a Lipari.

Fedor Dostoevskij scrive "Il sogno di un uomo ridicolo" nel 1876 e lo pubblica in "Diario di uno scrittore" nel 1877. E' una delle opere più cupe e disperate dello scrittore russo, il lungo e ininterrotto monologo di un uomo che esordisce dicendo "Io sono un uomo ridicolo" e che una notte stellata decide di morire.
E' la notte del 3 novembre ed il protagonista – che non ha nome – ha raggiunto l'età di 46 anni, la stessa di Dostoevskij al momento della pubblicazione. Anche lo scrittore, come il protagonista del racconto, attraversa momenti bui di desolazione, segnati da debiti, lutti e malattie. Anche Fedor, come l'oscuro protagonista senza nome, viene probabilmente attraversato da pensieri di morte e si interroga sul senso della vita e del nulla.In una sorta di transfert catartico, l'uomo ridicolo diviene l'alter ego di Dostoevskij, diviene colui che decide di uccidersi con un colpo di pistola al cuore, ma – paradossalmente – si addormenta e sogna: sogna di essersi suicidato e di essere stato trasportato, attraverso spazi interplanetari, in un mondo paradisiaco. «Questa terra non era stata profanata da alcuna colpa e le persone che ci vivevano non avevano peccato; essi vivevano in un paradiso simile a quello nel quale aveva vissuto, secondo le tradizioni, l'intera umanità, e così anche i nostri progenitori che però caddero nel peccato; la sola differenza era che qui tutta la terra era ovunque un unico paradiso. Questa gente mi si stringeva intorno ridendo serena e colmandomi di carezze, mi portavano con loro e ognuno voleva tranquillizzarmi.

Oh, essi non mi chiesero nulla, ma sembrava che sapessero già tutto e volessero allontanare il più presto possibile la sofferenza del mio volto... Per mangiare e vestirsi lavoravano poco e facevano lavori facili e leggeri... Erano felici dei figli che nascevano perché avrebbero diviso con loro la gioia di vivere... Componevano anche canti gli uni per gli altri, lodandosi come bambini; erano canzoni molto semplici, ma sgorgavano dal cuore e lo penetravano... Era una specie di innamoramento totale e collettivo... Il fatto è che io... Finii per corromperli tutti!... Desiderarono soffrire poiché, dicevano, la verità si ottiene solo soffrendo... Quando divennero cattivi cominciarono a parlare della fratellanza e umanità, comprendendone i concetti. Quando diventarono criminali, allora istituirono la giustizia e si imposero interi codici per difenderla... Non riuscivo, non avevo la forza di uccidermi con le mie mani, ma volevo che mi torturassero, volevo subire i peggiori supplizi, desideravo che il mio sangue fosse versato in questi tormenti fino all'ultima goccia... Allora una terribile pena irruppe nel mio animo pervadendolo con una tale forza da attanagliarmi il cuore per l'angoscia che provavo, tanto che mi sembrò di morire, ma ecco che qui... sì, proprio a questo punto, io mi svegliai.»Al risveglio l'oscuro protagonista – toccato da una sorta di illuminazione - dichiara la sua fede fervente nella verità di quell'età d'oro: «Ma come posso non crederci? Io ho visto la Verità, non me la sono inventata, l'ho vista, l'ho vista, e la sua immagine vivente ha colmato la mia anima per sempre».

Non importa che si tratti solo di un sogno, di un delirio, di un'allucinazione, poco importa che il paradiso non sarà di questo mondo: «"l'uomo ridicolo" camminerà, camminerà, se è necessario, anche per mille anni ancora».
Avviene dunque una conversione, avviene che il precetto "Ama gli altri come te stesso" esca dagli schemi evangelici e diventi principio di vita e di speranza per l'avvenire e la sopravvivenza dell'umanità.
La speranza di restare presenti e vivi e partecipi del destino dell'umanità non come spettatori distratti ma come protagonisti coscienti ed autodeterminati.
Affidiamo il ruolo di "profeti" del nostro tempo ai grandi artisti - scrive Jacques Michaut – Paternò – perché sono dotati di un sesto senso che a noi difetta e sono in grado di percepire nell'aria correnti, suoni ed umori che costituiscono la musica del tempo.

Si è costituito a Lipari un Circolo di lettura che si riunisce almeno due volte al mese nella Saletta di lettura della Biblioteca Comunale.

Gli incontri sono aperti a tutti i lettori, non è richiesto alcun tesseramento o altra condizione se non quella di amare le buone letture e di sentire il bisogno di scambiare pareri, opinioni, punti di vista e riflessioni con altri lettori.
I prossimi appuntamenti saranno:
 
martedì 31 gennaio alle ore 17,00 "Incontro la poesia" : verranno lette e messe a confronto le proposte dei lettori (testi poetici scelti liberamente)
 
giovedì 9 febbraio alle ore 17,00 "Incontro con l'autore":  Questa volta si legge "Argo il cieco" di Gesualdo Bufalino

Ricordo che nei giorni 4 - 5 e 6 settembre alle ore 19,30 presso la Chiesa Addolorata al Castello di Lipari si terranno tre concerti di musica classica e sinfonica, organizzati dall'Associazione Euterpe.
Da Mendelssohn a Bach, da Mahler a Franck, passando per Bela Bartok fino ad un travolgente Piazzolla, programma vario ed intrigante, musicisti di grande qualità.
Ingresso libero

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