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Clara Rametta, vice presidente della C.I.R.C.E., Emily Taranto Kent, Marcello Saija, Presidente/Direttore Scientifico del Museo.

di Emily Taranto

I miei gemellini preziosi hanno fatti due anni! Noi siamo orgogliosi di avere questi due bambini stupendi! Oggi abbiamo fatto una festa meravigliosa con tutti i parenti americani. È stata una giornata bellissima. Anche con la torta al cioccolato. La prossima festa la faremo in italia! Devo dire che mi manca tanto la mia vita in italia e voglio ritornare prima possibile...

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LA STORIA

I musei dell’emigrazione | Le isole Eolie

Siamo andati in trasferta a Salina per raccontare l’avventura migratoria degli abitanti delle Isole Eolie.
La storia dell’emigrazione che ha interessato gli eoliani, a partire da fine Ottocento, è oggi raccolta nel Museo dell’Emigrazione di Salina.

Come guida speciale del Museo abbiamo trovato Emily Taranto Kent, stilista originaria di Boston, orgogliosa di avere un passaporto italiano e nuova residente dell’isola. Con lei abbiamo ripercorso le tappe migratorie di molti degli eoliani, dei nonni di suo padre e di come ha riscoperto le sue radici.
Lo scorso settembre 2014, Emily Taranto Kent ha ricevuto il Premio Eoliani nel Mondo per “ l’impegno profuso nella promozione del Museo Eoliano dell’Emigrazione”.

A quando risale il primo flusso migratorio dalle isole Eolie? Quali sono state le principali mete migratorie degli Eoliani?
Gli eoliani erano per lo più marinai dal grande spirito d’avventura, i paesi sulle loro rotte sono stati America, Australia e  Nuova Zelanda.  I primi emigranti eoliani arrivarono in Nuova Zelanda a fine ’800. Erano principalmente Strombolani. A quattro generazioni dal primo flusso migratorio, i segni della cultura eoliana sono ancora evidenti nei luoghi dove i nostri familiari sono approdati: dai nomi delle barche alla cucina. La seconda meta per molti di loro fu l’America, gli Stati Uniti.
La maggior parte arrivò ad Ellis Island, New York City.
La più antica società di immigrati eoliani a New York venne fondata nel 1887; è documentato che avesse a quell’epoca già mille soci. Dopo la seconda guerra mondiale, quando gli Stati Uniti cambiarono le legge sull’immigrazione,  iniziò una nuova fase migratoria per gli eoliani, che questa volta scelsero come mete  l’Argentina e  l’Australia.

Quando ha iniziato ad interessarsi alle sue radici italiane?Onofrio Taranto di Alicudi, il bisnonno di Emily Taranto
Per me  è sempre stato importante essere italiana. Negli Stati Uniti è molto forte il sentimento di appartenenza che si prova nelle comunità italo-americane. Sono cresciuta con la cultura del Sud Italia. Le abitudini alimentari della mia famiglia, la mentalità, tutto è sempre stato legato al modo di essere italiani. Io mi sono sempre sentita italiana. Intorno ai quindici anni circa, sono diventata socia della Società Eoliana, l’ultima rimasta negli Stati Uniti, la Società Santo Stefano di Filicudi.

Qual è la storia della sua famiglia?
Maria Picone, bisnonna di Emily, originaria di Filicudi, e la sua famiglia
I nonni di mio padre erano originari di Filicudi ed Alicudi, le due piccole isolette eoliane, e di Palermo. Mia madre invece è Americana. La mia famiglia partì per l’America più di cent’anni fa. Arrivarono ad Ellis Island, e si stabilirono a Brooklyn, New York City. Da lì si trasferirono poi nel Massachusetts, in una cittadina nella zona di Boston,  Waltham dove sono nati tanti eoliani-americani. I miei nonni gestivano lì la loro attività, riparavano scarpe e vestiti. Ed è lì che è nato mio padre.

Perché lei ha deciso di tornare sulle isole Eolie?
Le isole Eolie sono sempre state parte della mia vita. Sono innamorata di questi posti. Il mio primo soggiorno in Italia risale al 2003. E subito mi sono messa in contatto con le persone di qui. Quando ho finito gli studi a Firenze nel 2012, ho conseguito un diploma post-laurea in “arte della moda”, ho subito sentito che la cosa più giusta per me sarebbe stata tornare nelle isole Eolie per trovare i miei parenti, le mie origini. Da quel momento è iniziata una fase bellissima della mia vita: mi sento a casa qui.

Com’è stato rientrare nel paese d’origine della sua famiglia?
Sono rimasta sorpresa. Sapevo che, nel momento in cui fossi arrivata, avrei ricostruito una parte della storia della mia famiglia e della mia vita. Sapevo già che avrei voluto vivere in Italia e mi stavo preparando ad essere cittadina italiana. Così dopo quattro anni, sono tornata con il passaporto italiano in mano. Nell’arco di questi tre anni ho imparato la lingua italiana ad orecchio, ho conosciuto i miei parenti e mi sono appassionata alla moda italiana. Ad oggi posso dire che sia stata la scelta giusta per me. Mi dispiace solo di non aver potuto iniziare prima questa avventura!

Per la visione cliccare nei link che seguono:

La intervista e il video nella pagina del blog
http://raiitalia.blog.rai.it/2014/11/18/i-musei-dellemigrazione-le-isole-eolie/

La puntata intera
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-65c6bafe-0206-4907-ae
27-a9d6dae1c5fa.html#p=0

Il video sul Museo
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8236e612-bf1d-4066-8d06-0967b7698c36.html

Su Fb
https://www.facebook.com/pages/Rai-Italia/1390029654586606?ref=hl

Here's the link to the italian version of the museum tour. http://youtu.be/pb43qBEAlqk

LA STILISTA EMILY TARANTO KENT.

Emily Taranto-Kent

Contemporary fashion designer and couturier
BY HELEN FARRELL   (ISSUE NO. 188/2013 / SEPTEMBER 12, 2013)

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Un punto nascita è fondamentale per qualsiasi comunità, anche per le isole piccole nel mare. Per avere una società normale, basta cominciare al inizio: la nascita dei bambini. L'ingresso principale a questo mondo si trova nel primo giorno della vita. È meglio che uno si entra più vicino possibile a casa. Così la famiglia ci sarà, con amici e altre persone importanti. È più comodo per la mamma che deve partorire. Il fatto che non c'è quest'opportunità per i residenti delle Isole Eolie mi fa fa proprio male. Un posto bellissimo, protetto dall'UNESCO, visitato dai turisti internazionali che vengono da tutti i posti del mondo, l'arcipelago è una gioia preziosa in Italia. E se non si può partorire in questo posto, si ferma immediatamente la vita del posto... Non ha senso!

Io sono nata a Boston dove si trovano servizi medicali di alta qualità, sono di origini eoliane, ho avuto due gemellini mentre mi trovano sull'isola, avrei partorito a Lipari anche in modo semplice se fosse possibile. Volevo fare una vita con i miei gemellini alle isole, ma purtroppo dovevo ritornare qua per partorire. In questo modo perdono gente le Isole Eolie. Immagina un'arcipelago pieno di gente, con un punto nascita ben sistemato e servizi sanitari giusti. Immagina i collegamenti in continuazione tutto l'anno per tutta questa gente e gli affari che fanno. Immagina una Italia con i occhi puntati alle isole, il centro del orgoglio italiano.

E immagina tutti i bambini nati in questo paradiso, con i genitori felicissimi accanto facendo le foto con i bravi medici che vi sono a Lipari e che hanno portato da noi i piccoli doni di Dio. Non sarebbero tutti bambini eoliani comunque, no: Sarebbero bambini di tanti radici perché l'arcipelago sarebbe popolato anche dalla gente "straniera ma non tanto" (il mio cognome è Taranto!), come me, che si innamora delle isole. Pure le isole potrebbero riprendere loro gente di fuori, di origine eoliane, come me, e in questo modo ripopolare con lo stesso sangue di prima. Immagina questo paradiso perché questo paradiso potrebbe essere la nostra realtà!

 

----Si è spento improvvisamente il dott. Ethan Taranto-Kent. Aveva 30 anni. Nato in Usa, era di origine filicudare e alicudare. Ne danno la dolorosa notizia i genitori e la sorella. I funerali saranno nella zona di Boston, Massachusetts. Lui era un regista. Ci sarà una serata con i suoi film.
La foto è di lui con inostro padre Teodoro Taranto (a destra) e il nostro zio Tommaso Taranto (a sinistra).

Ad Emily ed ai familiari le condoglianze del Notiziario.

 

La mia storia e' molta bella. Sono nata negli Stati Uniti, ma i miei bisnonni erano da Filcudi e Alicudi. Ho vissuto all'Eolie da qualche anno. È stato il mio sogno di fare una famiglia alle isole. Ero felicissima di essere in gravidanza gemellare a Lipari, ma la mancanza del punto nascita all'ospedale mi ha fatto dei problemi. E' stato un periodo difficile nella mia bella storia. Avrei voluto partorire a Lipari. Avevo deciso di vivere a Lipari con il mio uomo. Alla fine dovevo ritornare in USA incinta con gemelli all'ottavo mese senza il loro padre. Il padre dei miei figli mi ha lasciato al quinto mese della gravidanza perché avevo deciso di partorire in America e praticamente non lo sento da quel momento, neanche per la loro nascita. Secondo me, se la mancanza del punto nascita a Lipari può contribuire alla mancanza del padre nella vita dei suoi figli, biosgna fare di tutto per garantire questi servizi all'ospedale... In più non è giusto che le donne incinte devono andare fuori isola, in un momento così delicato per partorire. Uno si merita la possibilità di nascere alle Isole Eolie. Io tornerò con i miei gemelli. Sono stupendi. Non vedo l'ora di presentarli alla gente Eoliana.

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---Le Eolie e l'emigrazione. Grande risalto anche dalla Rai al museo dell'emigrazione di Malfa diretto dal professore Marcello Sajia.

by Helen Farrell   (issue no. 188/2013 / September 12, 2013)

You know you’re about to meet somebody with creativity coursing through their veins when you encounter a dressmaker’s dummy perched on a pole and sporting a unique logo in a Florentine window space. Boston-born Emily Taranto-Kent has called Florence her home for the last two years, and her presence—both online and off—gives a strong indication of her desire and determination to succeed professionally and personally.

Taranto-Kent’s creative streak became apparent when she was very, very young. Her mother, a trained artist and graphic designer, studied in Florence and Rome. Brought up in this expressive atmosphere, little Emily started to make shirts by hand at the tender age of 10. Taranto-Kent laughs when she remembers one of her earliest designs, ‘One was made out of metallic material with metallic shapes sewn onto it. I still have it somewhere.’

Nowadays, Taranto-Kent has a multifaceted business, all related to art and fashion. She started out designing professionally on the side back in 2005, when she was still living in Boston, and now describes her work as ‘very full-time’: ‘I work very long days; I probably have a 10-hour day, and I do all kinds of different things in that time.’ She teaches sewing and art, offers custom-made pieces for individual clients in Florence and from farther afield, and indulges her love of fine art and printmaking at the graphic art studio Il Bisonte, in via di San Niccolò. Also, rather importantly, she has to find time to walk her two dogs, Bella and Patience, both of whom were in fine fettle when I chatted to Taranto-Kent in her home/atelier on via de’ Rustici, near piazza Santa Croce. ‘My day is divided between production and teaching, and walking the dogs,’ she quips.

With southern Italian heritage in her blood, Taranto-Kent’s very own fashion label is an individual and contemporary take on her family seal, a boy riding a dolphin. Taranto-Kent has modified and trademarked it to reflect herself and her lines: ‘it’s a girl riding a dolphin, which symbolizes freedom and is personal to me.’ Her ancestry from the Aeolian Islands clearly plays an active role in her creativity; last year she spent the whole summer on Filicudi Island, one of the tiny isole comprising the Aeolian archipelago off the Sicilian coast. While she chose Florence for the simple reason that she’s an artist, she clearly draws much of her inspiration from the south.

Not shy of new technology, Taranto-Kent also dedicates time to developing her own website and its online shop. Since May she has running a crowdfunding campaign (www.gofundme.com/etkstudio) to raise the funds needed to take her creative studio ‘to the next level.’ Recently she was contacted through her website by a student enrolled on the master’s program at Polimoda to offer external fashion design consultancy.

Being a master’s student in Florence is something Taranto-Kent understands, having been there and done it herself: she studied fashion design at Accademia Italiana, in piazza Pitti. She clearly has fond memories of the experience, recalling, ‘There were only three students on the program. Usually people do 3 or 5 outfits for the show, but I did 17.’ To gain experience in the working worlds of art and fashion, Taranto-Kent also did several internships, including one with the wholesale president of Versace in New York City, in a beautiful showroom in the centre of Manhattan, where she was a ‘jack-of-all trades’; one at Kiki de Montparnasse, designers of risqué, high-end lingerie (‘Very interesting, also in Manhattan’); and one in Los Angeles, at a firm designing pet collars with tracking chips, a combo of fashion and technology.

At the end of our chat, I asked Taranto-Kent for a few words of advice to aspiring artists and fashion designers. Her response: ‘Keep trying and stay true to your own vision. Pluck along. Be the energizer bunny. Be creative and brave.’

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