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Violazioni sul software solo con la vendita

La violazione del diritto d’autore sul software, basata sulla vendita, deve essere provata, perchè in caso contrario l’imputato deve essere assolto.

E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione in una sentenza della fine di dicembre del 2020.

La vicenda riguardava l’impugnazione davanti al Supremo Collegio di una sentenza della Corte di appello di Roma  che confermava la pronuncia del Tribunale di Roma in materia di reati relativi alla violazione del diritto d’autore.

In particolare la Corte territoriale, applicate le circostanze attenuanti generiche, aveva condannato  l’imputato alla pena di quattro mesi di reclusione per il delitto di cui all’art. 171-ter lett. f) I. n. 633 del 1941, a lui ascritto per aver posto in vendita una scheda  atta ad eludere i sistemi di protezione delle consolle per l’utilizzazione di software ( nella fattispecie si trattava di videogiochi)  illecitamente duplicati.

La Cassazione: molto più difficile condannare col nuovo abuso d'ufficio.

La discrezionalità salva il funzionario.

di Dario Ferrara

Sentenza depositata l'8 gennaio 2021.

Immigrazione: l’Italia dia asilo alle donne vittime di violenza di genere 

Con la Convenzione di Istanbul si è siglato l’impegno a considerare la violenza contro le donne una forma di persecuzione. Il giudice non può negare la tutela alla straniera vittima di tratta per essere avviata alla prostituzione

di Patrizia Maciocchi

Via libera allo status di rifugiate alle donne straniere vittime, nel loro paese, della violenza di genere. La Cassazione (sentenza 10) ha accolto il ricorso di una donna nigeriana alla quale era stata negata la protezione umanitaria, malgrado fosse fuggita dal suo paese per sottrarsi alla tratta finalizzata all’avvio della prostituzione. Un racconto di sopraffazione e violenze, che la Corte territoriale aveva considerato non credibile, per l’assenza di documenti di identità e per l’approdo in Italia senza pagare il viaggio.

La Convenzione di Istanbul
Ma la Suprema corte invece valorizza altri elementi. Gli ermellini ricordano che deve essere riconosciuta la natura strutturale della violenza quando colpisce le donne in maniera sproporzionata. Una condizione che l’Italia, siglando la Convenzione di Istanbul, si è impegnata a contrastare, considerando la violenza di genere come una forma di persecuzione e di grave pregiudizio. Una violazione dei diritti fondamentali dell’individuo che apre la strada alla protezione complementare o sussidiaria o allo status di rifugiato. Tutela che va assicurata a chi ha il fondato timore di subire persecuzioni e violenze - anche di tipo sessuale e psicologico - in quanto appartenente ad un determinato gruppo sociale: nello specifico ben individuabile in quello di genere femminile. In queste situazioni l’onere probatorio è attenuato in virtù dell’intensità della persecuzione. Chi richiede asilo deve certamente dimostrare, anche in via indiziaria, i fatti, ma la valutazione della sua credibilità non è e non può essere affidata alla valutazione discrezionale.

La riduzione in schiavitù
Nel caso esaminato, era un obbligo acquisire informazioni aggiornate sul paese d’origine della richiedente asilo, per accertare la situazione reale. Si imponeva la raccolta di notizie specifiche sulla condizione delle donne nigeriane e, in particolare sulla “vendita” della ricorrente, che era di per sé una riduzione in schiavitù. Indagini tanto più indispensabili se si considera che spesso le vittime di tratta non denunciano le violenze subìte per pausa di ritorsioni. Criteri che, in un ambito tanto delicato come quello affrontato, la Corte territoriale non ha seguito. La Cassazione accoglie il ricorso dando un peso al rischio elevatissimo di vendetta violenta che la signora nigeriana correrebbe in caso di rimpatrio. In più i giudici sottolineano che va concesso il permesso di soggiorno alle vittime di violenza e di sfruttamento, avviandole ad un programma di assistenza e integrazione sociale, senza obbligo di denuncia o di collaborazione con l’autorità giudiziaria. 

 

Niente gratuito patrocinio al ladro di lungo corso: si suppone un alto reddito
Dalla lunga serie di furti consumati, senza soluzione di continuità per 40 anni, è logico supporre l’esistenza di rilevanti fonti di reddito illecito. Secondo la difesa l’imputato viveva in macchina

Si può supporre che sia “ricco” chi ha rubato, senza soluzione di continuità per 40 anni. E dunque non può invocare il diritto al gratuito patrocinio affermando che, a causa della sua indigenza, vive in macchina. Per la Cassazione, infatti, il giudice nel valutare la possibilità di ammettere al beneficio della difesa a carico dello Stato deve tenere conto anche dei redditi illeciti. E può farlo affidandosi a delle presunzioni. Nel caso esaminato la Corte non dà credito alla descrizione di una vita decisamente grama: l’auto come abitazione e una famiglia di cui aveva perso le tracce.

Per la Suprema corte di tutto questo non ci sono riscontri, mentre pesa il casellario giudiziario che autorizza a credere ad un’altra storia. Una lunghissima serie di reati contro il patrimonio, consumati nell’arco di 40 anni. Poco importa se l’ultimo furto, come faceva notare la difesa, risaliva a sei anni prima. Per i giudici di legittimità è lecito supporre che il ricorrente potesse contare su rilevanti fonti di reddito illecito. La stessa Cassazione ricorda che, con la sentenza 44900/2018 la valutazione, sempre in un caso di reato contro il patrimonio, aveva portato alla decisione opposta. Il via libera la beneficio c’era stato perché il ladro, o meglio aspirante tale, aveva al suo attivo un unico precedente per un delitto tentato, che non gli aveva fruttato nulla.

 

Caduta alberi, il servizio appaltato non salva dall’omicidio colposo il dirigente del comune
La posizione di garanzia è sempre dell’ente locale, tenuto al monitoraggio e al controllo, per prevenire le situazioni di pericolo
di Patrizia Maci

Il controllo e il monitoraggio sulla stabilità degli alberi spetta al Comune: anche se ha affidato la manutenzione a un ditta esterna. Risponde dunque di omicidio colposo il responsabile del settore verde pubblico dell’ente locale, in caso di caduta di un albero che provoca la morte di un ciclista: perché l’evento non si può considerare imprevedibile. La Cassazione (sentenza 27540) respinge il ricorso di un ingegnere del Comune contro la condanna per la caduta di un pioppo, posto a ridosso di una pista ciclabile.

I piani di prevenzione

All’ente viene contestato di non aver prevenuto l’incidente mortale malgrado, fosse prevedibile per la forte inclinazione dell’albero, il palese degrado e la presenza di evidenti segni di instabilità. Il Comune oltre a non segnalare il pericolo, non aveva fatto nulla di quanto doveva in virtù della sua posizione di garanzia: nessuna operazione di contenimento, equilibratura, risanamento o abbattimento.

Per la difesa la condanna era ingiusta perché il servizio di manutenzione era stato esternalizzato. Circostanza questa che non salva l’ente locale. A prescindere dal fatto che, nel caso esaminato, la ditta prescelta non era neppure del settore, la Cassazione precisa, che la “delega” ad una società per curare il verde non esonera il comune dagli obblighi di controllo e monitoraggio, propedeutici a mettere in sicurezza gli alberi, la cui caduta non può essere liquidata come una “fatalità”.

La posizione di garanzia del Comune

La società di manutenzione, nello specifico, non era una semplice esecutrice delle direttive impartite dal comune, ma svolgeva anche un’attività di programmazione degli interventi. Il Comune da parte sua, per prassi, doveva controllare la stabilità delle potature: verifica che veniva fatta solo su sollecitazione e indicazione di singole situazioni di pericolo. Ma certo non basta. Per la Cassazione il comune deve mettere in atto «una più ampia e lungimirante programmazione di interventi preventivi». L’unica strada per evitare, con efficacia, eventi dannosi.

La Suprema corte sottolinea che la posizione di garanzia può derivare sia da fonti formali «sia dalla concreta titolarità di poteri dispositivi e si propende, quindi, per la valorizzazione di quest’ultima, poiché ove vi è disponibilità giuridica e fattuale di una fonte di pericolo per altrui beni, vi è normalmente anche il potere di impedire il pregiudizio che ne può derivare per questi ultimi». E il Comune era certamente inadempiente.

 

Violenza sessuale, risarcisce lo Stato se il reo non può
I giudici si muovono sulla traccia della Corte Ue dopo i due rinvii pregiudiziali

Lo Stato deve indennizzare la vittima della violenza sessuale se gli autori del reato non hanno le disponibilità economiche o sono irreperibili. Per l’intervento pubblico non è poi necessario che per la vittima ottenere il risarcimento dagli autori sia impossibile, basta l’oggettiva difficoltà. Né il “ristoro” può essere subordinato ad un’azione giudiziaria, se questa si rivelerebbe inutile a causa dell’irreperibilità di chi ha commesso il crimine. In più l’indennizzo va personalizzato e, per essere equo e adeguato, deve considerare la gravità del reato e le altrettanto gravi conseguenze, tipiche della violenza di genere.

La Corte di cassazione con un’inedita sentenza – la n. 26757 che arriva dopo due rinvii pregiudiziali alla Corte di giustizia dell’Unione europea – si muove sulla linea tracciata dai giudici di Lussemburgo (C-129/19), e respinge, quasi integralmente, il ricorso della Presidenza del Consiglio. A dare il la alle domande pregiudiziali la vicenda di una cittadina italiana che, nel 2005, aveva subito violenza sessuale e dopo la condanna penale degli imputati, due cittadini romeni, non era riuscita a ottenere un risarcimento per la latitanza degli aggressori

La questione del mancato indennizzo era stata sottoposta agli eurogiudici, perché l’Italia ha recepito in ritardo (solo nel 2017) la direttiva 2004/80 e in maniera inadeguata. La Corte Ue aveva chiarito intanto che la platea dei destinatari degli indennizzi non poteva essere ristretta alle situazioni transfrontaliere, e dunque alla cosiddette vittime di “transito”, ma estesa anche alle vittime residenti.

I giudici della terza sezione civile, con una decisione da loro stessi definita molto tecnica ma importante, hanno condannato la presidenza del Consiglio a risarcire la vittima, in maniera equa ed adeguata rispetto alla sofferenza patita, per aver dato attuazione con ritardo e “al ribasso” alla norma Ue. L’Italia aveva previsto in prima battuta, con il Dm del 31 agosto 2017, un indennizzo fisso di 4.800 euro. Una cifra lievitata (Dm 22 novembre 2019) ad un importo base di 25mila euro, con la possibilità di un incremento di 10mila euro per spese mediche e assistenziali.

Ad avviso della presidenza del Consiglio era però esorbitante l’indennizzo di 50mila euro fissato dalla Corte d’Appello. La Corte Ue, dopo aver ritenuto, nel primo verdetto, non rispondente ai criteri di equità e adeguatezza imposti dalla direttiva i 4.800 euro stabiliti in origine, ha precisato che va messo nel conto anche il maggior danno subìto da chi non ha potuto usufruire del vantaggio offerto dalle leggi nazionali adottate in ritardo. La Suprema corte, sulla scia di Lussemburgo, sottolinea che l’indennizzo non può essere puramente simbolico. E anche nel caso sia forfettariamente determinato, deve tenere conto della gravità delle peculiarità del crimine e della sua gravità.

Con un’attenzione particolare al dopo, e dunque alle conseguenze. Perché, soprattutto se non esclusivamente, nella violenza di genere ad essere lesa non è solo l’integrità, ma anche la sfera di autodeterminazione della libertà sessuale.

 

 

Sospeso dal servizio per un like su Facebook
Per il Tar Lombardia, un like dato alla notizia del suicidio di un detenuto è manifestazione di disprezzo della vita e viola i doveri gravanti su chi svolge una funzione pubblica.
Richiesta annullamento provvedimento di sospensione
Legittima la sospensione disposta nei confronti di un Vice Commissario della polizia Penitenziaria per aver messo per primo un like a una notizia che riportava il suicidio di un detenuto. A nulla sono valsi i tentativi di difesa del vice Commissario. Per il Tar Lombardia una condotta del genere è contraria ai doveri che, chi esercita una funzione pubblico, deve rispettare anche fuori dall'ambiente di lavoro, senza dimenticare che chi opera all'interno dei penitenziari deva avere un ruolo attivo nella rieducazione dei detenuti.

Questa in sostanza la motivazione con cui il Tar Lombardia, con la sentenza n. 2365/2020 (sotto allegata) respinge il ricorso di un Vice Commissario ordinario della Polizia Penitenziaria con cui ha richiesto l'annullamento del decreto con cui gli è stata irrogata la pena della sospensione dal servizio per un mese, della delibera del Consiglio Centrale di disciplina e di ogni atto presupposto, collegato o successivo a quello impugnato.

Sospensione di un mese per un "like" su Facebook
La sospensione di cui il ricorrente chiede l'annullamento è stata irrogata perché il Vice Commissario "in data 15 febbraio 2015, nel commentare la notizia del suicidio di un detenuto avvenuto nella Casa di reclusione di Milano - Opera sul sito Facebook.com denominato "- OMISSIS -", ha inserito l'applicazione predefinita corrispondente a "mi piace" (c.d. like), alla quale hanno fatto seguito ulteriori commenti di stampo negativo da parte di altri appartenenti al Corpo di Polizia penitenziaria; tutto ciò ha avuto una rilevante risonanza mediatica."

Mascherine, per le semplici «copri bocca» non serve il marchio Ce
Esclusa la frode in commercio per il marchio Ce messo senza il via libera dell’Inail: per le cosiddette mascherine di comunità basta che il produttore predisponga la documentazione tecnica

di Patrizia Maciocchi

Per la vendita delle cosiddette mascherine di comunità con il marchio Ce, messo senza aver ottenuto il via libera dell’Inail, non scatta il reato di frode in commercio. Per le semplici «copri bocca» basta, infatti, che il produttore predisponga la documentazione tecnica. La Corte di cassazione (sentenza 37191) considera inammissibile il ricorso del Pubblico ministero contro l’ordinanza del Tribunale di Pescara che aveva annullato il sequestro delle mascherine, adottato per il fumus del reato previsto dall’articolo 515 del Codice penale.

Tre tipi di mascherine
Il Tribunale aveva chiarito che le mascherine protettive possono essere - in linea con la normativa eurounitaria recepita dal legislatore interno - distinte in tre tipi, secondo la loro qualità e funzioni. Ci sono i “dispositivi medici” o “dispositivi di protezione individuale”, i “prodotti generici” e le “mascherine di comunità”. Per i “dispositivi medici”, in base al Dlgs 46/1992, l’immissione in commercio è subordinata al rispetto di caratteristiche che variano secondo la classe di rischio. In caso di classe di rischio 1, è lo stesso fabbricante che deve realizzare un fascicolo tecnico del prodotto in cui attesta la sua conformità ai requisiti richiesti. I “dispositivi di protezione individuale” rientrano invece nel raggio d’azione del Dlgs 17/2019 e anche per questi è prevista l’autocertificazione di conformità se rientrano nella categoria di rischio 1. Per finire ci sono le mascherine di comunità che, in quanto prodotti generici, non sono sottoposte a controlli stringenti sulle modalità di produzione e di vendita,

Mascherine, il reato di speculazione scatta solo se puoi manipolare il mercato
Autocertificazione per le «copri bocca»
Per queste ultime non è dunque necessario il marchio Ce, basta la documentazione tecnica del produttore. Nel caso esaminato le mascherine erano semplici «copri bocca», non era quindi imposto, a differenza degli altri dispositivi, l’intervento di organismi terzi per verificare le condizioni per il riconoscimento del marchio Ce. L’indagata era in possesso della documentazione tecnica del produttore e l’aveva trasmessa all’Inail per ottenere la validazione dei prodotti, secondo la normativa derogatoria prevista dall’articolo 15 del Dl 18/2020. Su queste basi il Tribunale ha escluso il reato ipotizzato e disposto la restituzione delle mascherine, perché il marchio Ce, era stato apposto, dopo un controllo interno. Una decisione sbagliata ad avviso della pubblica accusa, visto che il “bollino blu” Ce era indicato senza aver ottenuto il via libera dell’Inail, come richiesto dall’articolo 15 del Dl 18/2020. Per la Suprema corte però non ci sono state le violazioni contestate dal Pm, perché le mascherine vendute erano, in base alla relazione tecnica, la sola imposta, rispondenti ai requisiti di legge

 

Mascherine, il reato di speculazione scatta solo se puoi manipolare il mercato
Il coronavirus riporta un auge un reato che riguarda i generi di prima necessità. Condanne solo se le dimensioni del business alterano i prezzi

Il reato di manovre speculative per la vendita con forti rincari delle mascherine scatta solo se il quantitativo dei dispositivi di protezione immesso sul mercato è tale da alterare i prezzi in modo generalizzato. Per questo non può essere condannato il titolare di una piccola impresa che vende su Amazon mascherine con un ricarico pari al 350 per cento. La Cassazione (sentenza 36929) traccia, per la prima volta, i confini di un reato quasi dimenticato e tornato in auge in tempi di pandemia.

Reato introdotto in tempi di austerity
L’articolo 501-bis è stato, infatti, introdotto nel lontano 1976 (Dl 704) in tempi di austerity, per evitare le speculazioni sui prodotti petroliferi. Una norma che punisce «chiunque, nell’esercizio di qualsiasi attività produttiva o commerciale, compie manovre speculative o occulta, accaparra o incetta materie prima, generi alimentari di largo consumo o prodotti di prima necessità, in modo da determinare la rarefazione o il rincaro sul mercato interno». E certamente oggi, afferma la Suprema corte, le mascherine filtranti possono essere considerate un genere di prima necessità. Il loro uso è, infatti, imposto da una serie di norme e indispensabile per evitare il diffondersi del contagio.

Mascherine generi di prima necessità
Sono indispensabili nella vita di relazione, come nel lavoro per tutte le attività, salvo negli ambienti in cui il lavoratore è solo. All’elenco va aggiunta la frequentazione dei negozi come dei mezzi pubblici. I giudici di legittimità per ricordare le tensioni che si generano quando vengono a mancare generi di prima necessità, come il cibo, invitano a leggere il XII capitolo de I Promessi Sposi, passi dai quali è chiaro che la penuria di generi alimentari crea immediatamente tensioni economiche. Tra i prodotti di prima necessità - specifica la Suprema corte - rientrano «tutte quelle merci, di vario genere, la cui disponibilità è indispensabile per lo svolgimento di una vita libera e dignitosa». La scarsa giurisprudenza sul tema ha comunque chiarito che nel raggio d’azione della norma rientrano solo i beni mobili e non gli immobili. Detto questo la Cassazione accoglie il ricorso contro il sequestro dei libri contabili di un imprenditore, acquisiti come prova del fumus del reato.

L’alterazione diffusa del mercato
I giudici ricordano che si tratta di un reato «proprio» , quindi malgrado la norma attribuisca la condotta delittuosa a «chiunque», l’azione deve essere compiuta da un soggetto che abbia operato nell’ambito di una qualsiasi attività produttiva o commerciale. E fin qui non ci sono dubbi, sul fatto che il ricorrente fosse un imprenditore e che vendesse le mascherine a prezzi altissimi. Il reato è poi di pericolo e si configura quando la condotta è utile a determinare un generalizzato aumento dei prezzi sul mercato interno. Ma sebbene l’espressione mercato interno non vada interpretata come un sinonimo di mercato nazionale, questa non può essere riferita ad un ambito locale «solo di vicinato». Se il bene tutelato dalla norma è l’ordine economico è evidente che questo non poteva essere messo a rischio da una piccola impresa che aveva un solo macchinario come mezzo di produzione come dimostrato dall’esiguità delle scorte sequestrate.

L’alterazione del mercato dev’essere «diffusa»
Ancora la Cassazione sottolinea come il reato si configuri anche a carico di chi fa incetta di mascherine determinando una carenza del bene. Ma sia il rincaro sia la rarefazione devono essere, per intensità e durata, tali da determinare un’alterazione del mercato diffusa. Diversamente qualunque momentanea penuria di merci, che comporta fisiologicamente un aumento dei prezzi, per la legge della domanda e dell’offerta, potrebbe essere tale da comportare il reato analizzato.

 

 

I Dpcm sono anticostituzionali. La bomba passa alla Corte Costituzionale. Il leghista Carderoli spiega perchè Conte non può limitare le nostre libertà. Perchè non danno i verbali del Cts? Ci nascondono qualcosa?

Le liberta costituzionali possono essere compresse solo con una norma di rango costituzionale . Conte le ha limitate con un atto amministrativo contro la quale esiste il ricorso al Tar e al Consiglio di Stato. A creare polemica e stata la decisione di allungare da 30 a 50 giorni gli effetti del decreto.

CONTRAFFAZIONE

Il brand Usa Supreme blocca il «legal fake» e fa chiudere i negozi
Stop alla società anglo-italiana con sentenze in Italia e Spagna
CavestrSupreme contro Supreme. Piccoli colpi di “piccone”. Così, sentenza dopo sentenza, il legal fake inizia a perdere diritto di cittadinanza. La vicenda è quella che da anni contrappone Supreme NYC, il celebre brand Usa di streetwear, a Supreme Italia – fondata a Barletta – e alla “sorella” Supreme Spain, entrambe controllate dall’International Brand Firm (Ibf), società con sede a Londra. L’ultimo atto, a fine gennaio, è stato il riconoscimento, da parte della Cina, del brand statunitense Supreme come originale.

Conseguenza, il China Trademark Office ha ordinato la chiusura di oltre 40 punti vendita “anglo-italiani” in città come Suzhou, Nanjing, Kunming, Hainan, compresi i due più noti di Shanghai.

 

Sigarette lanciate in giardino? Prova video per denunciare i vicini in condominio

Buttare i mozziconi nella proprietà altrui può comportare un obbligo risarcitorio. E il getto pericoloso di cose in luogo privato configura un reato.

 

Colpo di testa, promessa di matrimonio rotta e nozze saltate: ristoro economico per la sposa mancata

Definitivo l’obbligo dell’uomo: deve versare circa 3mila euro alla sua oramai ex fidanzata. Accertato che è stato lui a rompere la promessa di matrimonio, comunicando questa clamorosa decisione a solo una settimana dalla cerimonia.

La cifra stabilita dai giudici deve coprire le spese sostenute dalla donna, a partire dall’acquisto dell’abito, e consentirle anche di adempiere, almeno in parte, alle obbligazioni assunte in funzione delle nozze.

 

Videosorveglianza: i privati possono installare telecamere rivolte solo verso aree private
di Giulia Milizia

Possono inquadrare aree di pubblico transito solo previo accordo formale col Comune, unico autorizzato ad installarle per fini di polizia e pubblica sicurezza ex l. n. 38/09, tanto che le forze di Polizia locali hanno l'accesso esclusivo alle telecamere installate per motivi di sicurezza del territorio. La tutela dei dati personali di tali riprese non è disciplinata dalla Direttiva 2016/679/UE (GDPR), ma dalla 2016/680/UE (sulle attività di polizia). (TAR Lazio, sez. II bis)

“Illegittimo l’aumento della Tari dell’anno in corso per colmare debiti pregressi”.

E’ stata pubblicata la sentenza del Tar Sicilia, Sezione Terza, che ha accolto il ricorso proposto da alcuni cittadini ed aziende del Comune di Campobello di Licata, assistiti dagli avvocati Carmelo Giurdanella e Claudia Adonia, contro una delibera comunale che prevedeva un aumento della tariffa della tassa sui rifiuti (Tari) per colmare dei debiti degli anni precedenti che non erano stati interamente coperti con le tasse dei relativi anni finanziari a cui facevano riferimento.

Se l'immobile è occupato abusivamene, il Comune non puo pretendere che il proprietario demolisca le opere realizzate da terzi: l'interessato non ha la disponibilità del bene e, dunque è escluso che possa essere multato perchè non provvede alla rimessione in pristino o che il cespite possa essere acquisito al patrimonio dell'ente. Tar Lombardia sentenza n.1007 del 27/9/2019

Cancellate le multe seriali all'automobilista perchè il segnale posto a meno di ottanta metri dalla telecamera all'ingresso della zona a traffico veicolare limitato. e ciò perchè la distanza minima indicata dal regolamento di attuazione Cds serve a consentire al conducente di cambiare direzione al veicolo senza mettere in pericolo sè stesso e gli altri utenti della strada. C'è poi una questione di comunicazione: non è abbastanza chiara l ' indicazione "varco attivo" riportata sul display del dispositivo di rilevamento automatico. Sentanza n.1574 del 2019 Giudice di Pace di Cosenza.

 E' stato accolto il ricorso della società che gestisce il locale a Milano, in zona Navigli: con i paletti posti dall'amministrazione alle emissioni sonore l'azienda sarebbe costretta a non mettere i tavoli esterni,per un totale di trentotto posti,dalle dieci di sera alle due del mattino; il che d'estate avviene che in tale via, in base alla legge regionale le strade vanno considerate all'interno dell'area di classificazione acustica.Ma il Comune ha compiuto una scelta diversa e gli sessi "Navigli"non sono classificati acusticamente.Da una parte,dunque per la zona che l'Arpa possa rilevare; dall'altra il superamento del ristorante mentre si riconosce che il rumore risulta dovuto e l'agenzia regionale viene condannata alle spese.

Scatta il risarcimento in favore dei viaggiatori anche quando il ritardo del volo è dovuto a bird strike, l’impatto fra l’aeromobile e uno stormo di uccelli avvenuto durante il collegamento precedente. Se in astratto l’incidente costituisce un evento eccezionale che esonera il vettore da ogni responsabilità, in concreto la compagnia viene condannata pagare perché prolunga i controlli per un tempo immotivato senza prendersi cura dei passeggeri in attesa. È quanto emerge dalla sentenza 1595/19, pubblicata dalla terza sezione civile del giudice di pace di Palermo (magistrato onorario Daniela Curti Giardina)

Per l'infortunio dello studente all'interno dell'istuto, rischia la condanna anche il dirigente scolastico, nonostante sia assente da scuola al momento dell'evento. Non basta una soluzione artigianale come un lucchetto per mettere in sicurezza la portafinestra visto che il preside è un "datore di lavoro"che deve sollecitare la Provincia a intervenire per emarginare eventuali situazioni di pericolo. Sentenza n.37766/19 pubblicata dalla quarta Sezione penale.

Anche per il cane scatta l'affido condiviso, quando la coppia decide di separarsi ma non trova un accordo. Fido viene collocato presso entrambe le parti, ma a settimanr alterne. Ciò perchè il sentimento verso gli animali è meritevole di tutela.Tribunale di Sciacca, Presidente Antonio Tricoli. 

 Il Comune rifonde metà dei danni al pedone caduto nella buca del marciapiede anche se il danneggiato conosce la zona e poteva evitare l'insidia, che non copre tutto il piano calpestabile.
L'ente proprietario della strada non segnala la sottoquotatura nè adegua l'illuminazione pubblica in loco. Terza sezione civile Tribunale di Palermo. Sentenza n.3323 pubblicata il 3 luglio 2019.

Chi ha denunciato il vicino alla polizia giudiziaria ha diritto ad ottenere dal Comune la pratica istruita per l'abuso edilizio con tutti gli atti. Ma non può accedere anche al ricorso che il confinante ha proposto al Tribunale amministrativo ed alla relativa sentenza. Si tratta, infatti di documenti non estensibili in base alla legge sulla trasparenza, anche a voler dare l'interpretazione più ampia della nozione di documento amministrativo. Così ha deciso il Tar Capania con senteza 3742/19.

 La pergotenda viene indicata come attività di edilizia libera e, pertanto l'intervento non può essere considerato costruzione ove l'opera principale è la superficie che serve a proteggere l'immobile dagli agenti atmosferici mentre l'intelaiatura in alluminio anodizzato costituisce un elemento accessorio.Pertanto anche per la tenda parasole non occorre alcuna autorizzazione. Tar Campania,sezione seconda, sentenza n.1125 del 2019

Si salva dalla demolizione il vano cucina rilevatosi abusivo all'epoca della ristrutturazione se il Comune nulla ha obiettato sulla regolarità dei lavori che hanno cambiato la destinazione dell'immobile. A quasi trent'anni dai fatti e di fronte ad una manutenzione di modeste dimensioni, l'amministrazione locale è tenuta a motivare l'interesse pubblico al ripristino della legalità per essersi ingenerato un legittimo affidamento in capo al privato,perchè la Corte europea dei diritti dell'uomo raccomanda di verificare caso per caso se l'ordine di demolizione risulta essere proporzionato all'abuso commesso. Tar Reggio Calabria 513/2019

In attesa della riforma del procedimento di accertamento i Giudici di Merito e quelli della Cassazione convergono sull’obbligo endo-procedimentale del necessario preventivo contraddittorio che dovrà risultare effettivo e reale. Nessuna finzione quindi. L’atto è nullo se l’ufficio in modo puntuale e preciso non indica nelle motivazioni il “perché” del rigetto delle argomentazioni difensive del contribuente- Sentenza 322/19 Commissione tributaria regionale per la Lombardia

Assegno divorzile alla ex che per vent'anni ha fatto la casalinga e ora non riesce a trovare un posto stabile. E cià perchè non basta un qualche lavoretto a darle l'indipendenza economica che deve esserle assicurata: la solidarietà fra i coniugi continua dopo la cessazione degli effetti civili del matrimonio laddove il contributo previsto dalla legge Fortuna-Baslini in favore della parte economicamente più debole ha natura sia assistenziale sia perequativa secondo la giurisprudenza di legittimità. Corte d'appello di Bologna sentenza n. 1318/19 Sezione prima.

Il passeggero ottiene la rifusione del prezzo del biglietto e la compensazione pecuniaria prevista dalle norme Ue della compagnia low cost che l'ha lasciato a terra. E ciò anche se l'imbarco è fissato in tarda serata e l'aeromobile ha accumulato durante la giornata ritardi per il guasto in un altro scalo. Giudice di Pace di Catania, magistrato onorario Gaetani Silvestri. Sentenza n.870 del 5 giugno 2019 ore9,51

Il Consiglio di Stato con la sentenza n.34\8/16 ha bocciato il ricorso del gestore di un impianto di carburante contro la decisione del tar Lazio che riteneva legittimo il provvedimento del Comune.Il tar rilevava l'incompatibilità dell'impianto con la normativa urbanistica e con le disposizioni a tutela del traffico e dell'ambiente e ad uguale conclusione arriva il Consiglio di Stato che conferma la legittimità del provvedimento dell'ente locale.Il sopralluogo aveva messo in evidenza che la posizione dell'impianto e dei veicoli erano in contrasto con le disposizioni dell'art 61,comma 3, del Dpr.495/92.inoltre lo spazio libero era inferiore ai due metri previsti. Tutto ciò commenta la quinta sezione che la sicurezza stradale e la viabilità sono alla base del parere negativo espresso dalle disposizioni del codice della strada e del relativo regolamento di attuazione e rifornimento di carburante nelle carreggiate destinate al traffico veicolare.

Addio alla multa per l'ingresso e la circolazione senza permesso nella zona a traffico veicolare limitato quando il Comune non deposita in giudizio i fotogrammi delle riprese effettuate dalla telecamera al varco in modo da controllare la targa dell'auto sanzionata. Giudice di Pace di Brindisi, .sentenza n. 543/19l

Il contribuente convenuto che si costituisce in ritardo nel giudizio di appello può contestare i fatti costitutivi della pretesa del fisco e anche produrre documenti degli art.24 e 32 del decreto legislativo 687/92 che disciplina il rito delle controversie fra cittadino e amministrazione finanziaria. Sentenza n. 687 del 2 aprile 2019 dell'undicesima sezione della Commissione tributaria regionale Emilia Romagna (giudice Gianluigi Morlini).

Il gestore dell'autostrada paga fino a prova contraria i danni dell'auto dopo l'incidente causato dal cane sbucato all'improvviso sulla carregiata. Il pericolo creato dall'insufficienza delle barriere laterali è immanente rispetto all'infrastruttura e il concessionario non si libera della responsabilità da custodia se non dimostra che il varco nella recinzione si è prodotto per causa fortuita. Sentenza n. 1446/18 Giudice di Pace Siracusa.

 

 Non c'à sottrazione internazionale se è la minore che vuole restare in Italia con il padre. Quando il bambino ha raggiunto un grado di maturità tale da giustificare il rispetto della sua opinione il tribunale non può opporvi una valutazione alternativa. Ordinanza della prima sezione civile n.9767 dell'8 aprile 2019 che ha respinto il ricorso di una donna nei confronti del marito separato.

Era l'ora: Arrivano gli accordi prematrimoniali.

Sono previsti nel ddl delega al Governo per la revisione e integrazione del codice civile, superando l’attuale nullità prevista dall’ordinamento per contrasto con l’articolo 160 Cc e col principio dell’indisponibilità dei diritti che scaturiscono dal matrimonio.
Le parti potranno gestire in modo consensuale i loro rapporti personali e patrimoniali in un momento precedente l’eventuale crisi del rapporto in cui è più facile definire in modo consensuale l’assetto dei reciproci interessi.
I prossimi congiunti, avranno facoltà di stipulare accordi chi sta per sposarsi o lo ha già fatto e le parti dell’unione civile, programmata o costituita: sarà consentito regolamentare anche i criteri per l’indirizzo della vita familiare e per l’educazione dei figli.
L'accordo raggiunto fra le parti dovrà comunque risultare conforme alle norme imperative, ai diritti fondamentali della persona umana, l’ordine pubblico e il buon costume.

Irragionevole ed illogica oltre che irrazionale e sproporzionata. Così è l'ordinanza del dirigente comunale che proibisce di portare qulsiasi tipo di animale sulle spiaggie libere, anche con museruola e guinzaglio . Ciò anche perche la Regione consente al Comune di individuare tratti di arenile da destinare all'accoglienza di cani e altri animalui da compagnia. Sentenza n. 176/19 I sezione Tar Latina.

E' possibile per il padre usucapire la casa di proprietà dei figli in cui vive da oltre vent'anni e che secondo i figli avrebbe dovuto liberare per andare a vivere in una casa più piccola insieme alla sua seconda moglie. Il genitore in questo caso ha eccepito il possesso ultraventennale uti dominus della casa.
E' stato escluso che la permanenza nei locali sia stato frutto di una mera tolleranza dei figli laddove l'interessato non si è comportato come mero comodatario del bene. Sentenza n. 1193 Tribunale di Roma settima sezione (giudice Pietro Persico)

Il Giudice di Pace di Como dott.ssa Dina Bianchi con sentenza del 7 marzo 2019 n. 126, ha annullato il verbale di velocità segnalato dal telelaser per l 'infrazione ex art 142 cds, infatti , viene accertata su di una carreggiata a doppia corsia, ma non risulta che la postazione di rilevamento sia preceduta da due segnali, uno alla destra e l 'altro alla sinistra della carreggiata. Il doppio cartello, infatti, deve ritenersi necessario per consentire anche al conducente del veicolo che sorpassa di essere informato dalla presenza del telelaser per la misurazione della velocità.

Con il Digit Pa in base alle regole tecniche di cui agli articoli 41 e 47-54 del dpcm 22 febbraio 2013 si associa a un documento informatico data e ora certa e legalmente valide ad opera di una parte terza fidata iscritta nell'elenco pubblico dei certificatori accreditati.L'apposizione della marca temporale consente di attribuire ai documenti data e ora certe opponibili a terzi secondo l'art. 20,comma terzo del codicedell'amministrazione digitale.L'ente certificatore cui è inviata la richiestane verifica in tempo reale la correttezza creando la marca,restituendola all'utente. Il servizio può essere utilizzato anche su file non firmati digitalmente perchè la stessa marcacostituisce una firma digitale del documento.

Attraverso la fiche si prova che il conto svizzero appartiene al contribuente, provandosi così la titolarietà del conto bancario aperto in svizzera ed intestato a una società olandese interamente partecipata dalla srl dell'interessato; pertanto è possibile per il fisco italiano utilizzare dati ed informazioni recuperati dalla lista Falciani per scovare gli evasori. Così ha sentenziato la Ctr Lazio con la sentenza n.9476/18,V Sezione, accogliendo in pieno l'appello
proposto dal fisco.

Scatta il danno parentale al padre dela giovane vittima,che pure ha due terzi della colpa nell'incidente mortale. Se il guarda-rail fosse stato più alto e lungo, infatti non sarebbe stato scavalcato dall'auto finita in un precipizio. il gestore dell'infrastruttura si prende il concorso di colpaperchè non ha provveduto nel tempo ad adeguare il guardarail alla propria funzione di contenimento alla funzione necessaria per lo stato dei luohi. Sentenza n.3476/18 IV Sezione civile Corte d'appello di Venezia. Il Tribunale era stato di contrario avviso e così il genitore ottiene un risarcimento di oltre 110.000,00 euro. L'auto del figlio ventenne sbanda in curca e fa un volo di quaranta metri.Malore? Colpo di sonno?Chissà. Una gomma dell'auto è liscia e l'uscita di strada va addebitata al guidatore. Sul guard-rail non è possibile effettuare una perizia perchè il gestore dopo l'incidente lo ha fatto sostituire, era in regola al momento della collocazione ma non aggiornato con le novità introdotte dal dm 223/92 e 182/04 che imponevano ulteriori requisiti di sicurezza. Al genitore il danno è stato liquidato con le tabelle di Milano. A 43 anni perde un figlio convivente per vent'anni.Per cinque sei mesi non lavora nè parla d'altro andando tutti i giorni al cimitero. Spese del giudizio compensate.

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