Un episodio che ha acceso il dibattito sull’accessibilità e l’inclusività delle strutture turistiche si è verificato a Milano Marittima, dove un noto stabilimento balneare ha rifiutato l’ingresso a un bambino di cinque anni, scatenando indignazione e reazioni istituzionali.

La denuncia del padre. 
Il padre, turista modenese in vacanza con la moglie e il figlio, ha raccontato di essere stato respinto dal ristorante dello stabilimento dopo aver specificato che avrebbe pranzato con il bambino. La risposta ricevuta è stata netta: “Non prendiamo bambini sotto i 10 anni”. Mussini ha sottolineato che il figlio è abituato a stare a tavola, non disturba e non ha mai causato problemi in altri locali, compresi ristoranti stellati.

Il titolare dello stabilimento ha difeso la sua scelta come una “strategia commerciale” adottata da oltre trent’anni, volta a garantire tranquillità alla clientela. Ha precisato che la struttura accoglie bambini solo dai 10 anni in su, con rare eccezioni, e che la decisione non nasce da avversione verso i minori, ma dal desiderio di mantenere un ambiente sereno.

Il Codacons ha definito l’episodio “inaccettabile” e ha sollevato dubbi sulla legittimità di escludere utenti da un bene pubblico come la spiaggia, concessa dal demanio. L’associazione ha chiesto l’intervento delle autorità competenti per verificare la regolarità della concessione e ha sollecitato l’adozione di bandi conformi alle direttive europee, che garantiscano regole chiare e non discriminatorie.

La posizione del sindaco. Mattia Missiroli, sindaco di Cervia, ha espresso contrarietà alla politica “childfree” dello stabilimento, affermando che le spiagge e le strutture della città devono essere inclusive e accessibili a tutti, in particolare ai bambini, agli anziani e alle persone fragili. Ha inoltre ricordato che, secondo la normativa vigente, un esercente non può rifiutare prestazioni senza un legittimo motivo.

Un caso emblematico. L’episodio ha sollevato una questione più ampia: fino a che punto una struttura privata può limitare l’accesso sulla base dell’età? E quali sono i confini tra libertà imprenditoriale e diritto alla fruizione di spazi pubblici? Il dibattito è aperto, e il Codacons promette di vigilare affinché il diritto all’inclusione non venga sacrificato sull’altare della tranquillità commerciale.

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