
Miraglia: “Così si rischia il collasso della qualità e della sicurezza delle cure”
Federbiologi Sicilia interviene con forza nel dibattito in corso sulla riorganizzazione della sanità territoriale, denunciando una serie di criticità che, se non affrontate tempestivamente, rischiano di compromettere seriamente la tutela della salute dei cittadini siciliani.
Al centro delle preoccupazioni del sindacato vi è l’ampliamento delle prestazioni sanitarie autorizzate all’interno delle farmacie, che oggi possono eseguire visite cardiologiche, autoanalisi, consulenze di fisiatria e altri servizi diagnostici, spesso senza adeguate garanzie in termini di personale specializzato, controlli di qualità, accreditamento e responsabilità clinica.
In molte farmacie – sottolinea Federbiologi – manca una comunicazione chiara ai pazienti: non viene esplicitato che le analisi effettuate sono autoanalisi, prive di firma e validazione da parte di uno specialista autorizzato. Un elemento tutt’altro che secondario, perché può generare confusione, false rassicurazioni o, al contrario, allarmi ingiustificati.
A ciò si aggiunge un ulteriore colpo per le strutture sanitarie accreditate: il nuovo tariffario regionale, che prevede una riduzione dei rimborsi tra il 40 e il 60 per cento, mettendo in seria difficoltà laboratori e centri che operano da anni secondo standard certificati, con personale qualificato e sistemi di controllo interni ed esterni.
Nel frattempo, le liste d’attesa continuano ad allungarsi inesorabilmente, mentre i budget assegnati alle strutture accreditate risultano spesso privi di una reale copertura finanziaria per tutti gli esami effettivamente eseguiti. Un paradosso che rischia di far esplodere la sanità territoriale, già fortemente provata.
Secondo Federbiologi Sicilia, il problema non può essere affrontato sommando prestazioni in luoghi diversi, ma ricostruendo presa in carico, continuità assistenziale e responsabilità clinica. La prossimità, infatti, non è solo vicinanza geografica: è relazione medico-paziente, conoscenza della storia clinica, capacità di interpretare i sintomi nel tempo e di garantire un follow-up appropriato.
Particolarmente delicata è la questione della diagnostica e degli screening in farmacia.
Un test su sangue capillare, ottenuto tramite puntura del dito, non è automaticamente sovrapponibile a un prelievo venoso processato in laboratorio. Le variabili pre-analitiche sono numerose e, se non rigidamente controllate, aumentano il rischio di falsi positivi e falsi negativi, con conseguenze cliniche, psicologiche ed economiche rilevanti.
Federbiologi non è contraria alla collaborazione: la farmacia può rappresentare un valido alleato per servizi di supporto, come prenotazioni, counselling sull’aderenza terapeutica, campagne vaccinali o telemonitoraggio inserito in percorsi ben definiti.
Ma – ribadisce il sindacato – collaborazione non significa sostituzione. In assenza di regole chiare, il rischio è trasformare la sanità in un “supermercato della prestazione”: accessibile, ma frammentato e privo di un reale governo clinico.
Per queste ragioni, il sindacato Federbiologi Sicilia, rappresentato dal dottor Pietro Miraglia, chiede con urgenza un intervento politico deciso, capace di superare i vincoli del piano di rientro e di avviare una riforma che rimetta al centro qualità, sicurezza e dignità del lavoro sanitario.
«Senza scelte coraggiose – avverte Miraglia – il sistema rischia il collasso e a pagarne il prezzo saranno, ancora una volta, i cittadini siciliani».