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Lipari - Al ristorante "Filippino" non solo vip e personaggi del jet set internazionale, ma anche Aldo Schiavone (nella foto con il direttore di sala Peppino Donato), scrittore e saggista.

Recentemente sulla politica italiana queste le sue considerazioni rilasciate a huffingtonpost.it

La destra italiana non è né liberale né sociale, è una destra corporativa, che rappresenta alcune categorie rispetto ad altre. Non crede che ad essa si debba rispondere, come si diceva nel Pci, “costruendo un popolo”? Contraddizioni, bisogni, conflitti.

È bella l’espressione “costruire un popolo”. La farei mia. Bisogna però stare attenti. Il vecchio popolo non può tornare più, con le sue classi, le sue bandiere, i suoi blocchi fermi e duri. Il nuovo popolo è qualcosa di molto diverso: sì credo che la politica possa in qualche modo “costruirlo”, dargli cioè una forma civile e morale, ma ci avviamo in un terreno inesplorato: bisogna saperlo.

Rischiamo di svelare tutto il libro, fermiamoci qui. La sua riflessione sulla crisi dei partiti incrocia anch’essa l’attualità. Dia uno spunto di riflessione al Pd, si sarebbe detto una volta, sulla “forma-partito”.

Il primo spunto è che i partiti servono. Ci eravamo sbagliati (io per primo) a pensare che potesse esistere una democrazia senza partiti. Ma devono diventare laboratori di idee, scuole di formazione alla politica e legame tra rappresentati e rappresentanti. E niente oltre. Facile a dirsi, ben difficile a realizzarsi. Ma bisogna provare.

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