toni-brundu.jpg

di Antonio Brundu

Questo libro di Italo Toni, riguardante aspetti del fenomeno mafioso siciliano e relativa collusione di parte del mondo politico italiano, si può suddividere in due momenti distinti e separati: il primo ci porta negli anni ottanta, a fine novembre, sui Monti Nebrodi e, precisamente, a Floresta (paese della Provincia di Messina situato a 1.300 m. di altezza dal livello del mare), il borgo più alto della Sicilia. Proprio qui ha inizio la storia raccontata dall’autore.
La seconda parte si concentra su fatti e avvenimenti tragici realmente accaduti, che hanno segnato e caratterizzato, in modo profondo, la storia della trattativa tra Stato e mafia; infatti viene posta l’attenzione su documenti che riguardano alcuni magistrati come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Rosario Livatino, i quali, come si sa, sono stati assassinati dalla mafia nel 1990 e nel 1992.

Mi sono sempre chiesto quali siano stati e quali sono gli input e i meccanismi che hanno dato e danno forza, vigore e determinazione a quei giudici, i quali hanno deciso di condurre una lunga ed estenuante battaglia contro le cosche mafiose, pur sapendo che la loro vita è a rischio e potrebbe essere interrotta, all’improvviso, da decisioni e “sentenze” di criminali senza scrupoli.Eppure vi sono sempre coloro che, sono spinti dall’insopprimibile volontà di portare alla luce (al fine di garantire la giustizia e la verità), tutte quelle azioni malavitose, nefaste ed omicide che hanno portato, spesso, alla soppressione di persone oneste, giuste, sagge e ligi al proprio dovere e che vogliono fare trionfare i valori dell’esistenza e del vivere umano, civile e morale.

Esempi lampanti, per citarne alcuni, di questi uomini che hanno agito sulla base di princìpi etici e sociali sono stati magistrati come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Rosario Livatino i quali, per primi, hanno ideato di organizzare un piano strategico d’intervento in modo unitario e coordinato per la soppressione della criminalità organizzata e per arginare il dilagare del fenomeno devastante come quello mafioso.Infatti questi uomini coraggiosi oltre ogni limite, non si sono fermati di fronte alle minacce ed al pericolo di morte ed hanno mantenuto ferme le loro posizioni, che li hanno portati a conseguire risultati eccellenti e tangibili, al fine di bloccare, limitare, arginare ed attenuare la diffusione e l’espandersi del fenomeno mafioso e quello dei collusi e dei corrotti a vari livelli del tessuto sociale e politico.

Le azioni decisive e determinate di giudici come Falcone, Borsellino e Livatino hanno ridato vigore e speranza alla gente, ormai scoraggiata e rassegnata dalla preponderanza della criminalità organizzata e di svariati rappresentanti delle istituzioni pubbliche, ivi compresi un numero considerevole di magistrati.
Si potrebbe parlare all’infinito dei meriti, dei pregi e delle qualità che possedevano Falcone, Borsellino, Livatino e tanti altri giudici e uomini delle Forze dell’Ordine che hanno contribuito, notevolmente, ad infliggere colpi destabilizzanti al sistema del potere politico-mafioso.

Con la loro eliminazione fisica siamo stati privati di uomini che agivano nella rettitudine e dotate di un forte senso di responsabilità e di serietà professionale uniche, peculiari e particolari.Purtroppo i gradi di livello scoperti dalle indagini approfondite dei magistrati di Palermo (che, tra l’altro, sono stati lottati e denigrati anche dall’interno, specie da superiori e colleghi), sono stati così penetranti da mettere in crisi la stessa cupola mafiosa collegata a buona parte del sistema politico colluso e corrotto.

Così si è giunti a perpetrare una lunga serie di attentati sino a quelli clamorosi e stravolgenti, del 1992, nei confronti di Falcone e Borsellino (definiti “gli attentatùni”dai mafiosi stessi, dove hanno perso la vita la moglie di Falcone e gli uomini delle relative scorte). Queste persone, con il loro eroico esempio e sacrificio, ci hanno lasciato una base fondamentale per dire “NO” al fenomeno mafioso e alla corruzione di buona parte del mondo politico e continuare a lottare per una realtà esistenziale migliore e credere sempre nei veri valori della vita.

Così come è stato l’esempio dell’integerrimo giudice agrigentino Rosario Livatino, il quale ha affermato, tra l’altro, che “il lavoro svolto da ciascuno di noi dovrà essere credibile per essere creduti; intanto la Chiesa Cattolica, proprio in quest’anno 2021, lo ha proclamato Beato, ad Agrigento, con la presenza del Santo Padre, per avere applicato e vissuto i valori del Vangelo e della Costituzione.

195845572_10223470602986756_2464603535324994529_n (1).jpg

marisa-slide.jpg