CDARRIGO.jpg

di Carlo D'Arrigo*

EFFETTI SOCIALI DI UN DISASTRO ANNUNCIATO

Gli effetti del COVID-19 sul piano sanitario ed economico sono devastanti. E’ la più grave crisi dopo quella del 1929 che provocò il crollo di Wall Street riducendo, su scala globale, produzione, occupazione, consumi, redditi e risparmi. La crisi del Covid racchiude contemporaneamente tutte le cause sopra novellate, esattamente come quella degli anni trenta. O, ancora, come la crisi offerta all’inizio degli anni settanta caratterizzata dalla quadruplicazione dei prezzi del petrolio (la crisi del Kippur). È questa del Covid una crisi diversa da altre precedenti perché ad originarla non sono fattori economici e sociali ma una causa extra economica.

Ciò genera, a sua volta, una profonda incertezza sui relativi tempi di uscita. Sul piano macroeconomico i numeri sono molto negativi e si parla di una perdita del Pil per l’Italia di almeno il 12 per cento (fonte Istat). L’impatto del COVID-19 sulle imprese italiane ha aspetti quantitativi e qualitativi. Sempre secondo stime ISTAT, le drastiche misure di chiusura delle attività produttive hanno coinvolto due milioni di imprese, grandi e piccole, e centinaia mi migliaia di lavoratori in cassa integrazione e senza certo futuro. Ma questo e solo la punta dell’iceberg perché, durante il lockdown, molti adolescenti hanno sperimentato senso di solitudine, a causa della chiusura delle scuole e dell’impossibilità di uscire di casa. Si è persa la capacità di socializzare con compagni e amici, riducendo l’evoluzione psichica degli adolescenti. Numerosi studi hanno indagato i rapporti tra crisi economica e salute mentale. I risultati hanno confermato ciò che quotidianamente hanno raccontato, e raccontano, i media.

Peraltro le difficoltà economiche si riverberano sulla storia clinica individuale, esponendo i soggetti a situazioni di precarietà, di disperazione, fino ai gesti estremi che occupano la cronaca. Non a caso il Ministero della Salute ha stanziato fondi per l’aiuto psicologico post pandemia. L’isolamento e il distanziamento varato per questa sorta di morbo sono stati forti e devastanti. Il virus ha indotto a guardare ogni persona con diffidenza, come possibile portatore di infezione, insidiando in tutti noi il sospetto, il timore e il possibile inganno. Si è introdotto nella società l'idea del sospetto, che l'altro possa portare qualcosa di cattivo e dannoso. Ma come, non hai la mascherina? si è sentito più volte dire al supermercato o sul pullman.

E questa mascherina era veramente utile o no? Persino i virologi da TV, sempre in conflitto fra loro, hanno avuto dubbi sulla sua efficacia. La solitudine, la paura che nulla torni più come prima, l’angoscia di perdere la sicurezza economica conquistata in anni di fatica, il timore di vedere i nostri cari per un possibile rischio di contagio. E’ questo il dramma che ognuno di noi ha vissuto e continua a vivere. C’è da chiedersi se, alla luce delle terapie che tanti medici e soprattutto infettivologi hanno applicato, era proprio necessario creare tanto disastro. L’isolamento degli individui, in caso di diffusione di un virus, appartiene a un mondo ormai passato della medicina. Significativo quello applicato per la cosiddetta Spagnola diffusasi fra il 1918 e il 1919. Ma allora erano sconosciuti farmaci che oggi sono quasi da “banco”, come gli antinfiammatori e gli antibiotici. Peraltro, e sono dati oggettivi e facilmente riscontrabili, tanti sanitari hanno brillantemente curato il Covid con i farmaci citati, iniziando ben prima che si avviasse la campagna vaccinale e salvando tanti e tanti pazienti.

C’è ancora da chiedersi perché si è preferito stravolgere l’intera società per curare una malattia curabile? Si è distrutto tutto e tutti, si sono chiuse le scuole negando, in queste, persino la ventilazione assistiva dalle Radiazione Ultraviolette che avrebbe ucciso i virus. Si sono fermati i giovani, interrompendo in maniera irresponsabile la loro formazione. Si sono negate cure che tanti e tanti medici “gridavano” attraverso i mezzi di informazione, tralasciando protocolli che hanno salvato decine di migliaia di persone. Oggi c’è da chiedersi perché. Perché è stato fatto? A chi interessava tanto cinismo? A quale stato, a quale gruppo di potere perverso nel mondo interessava tanto disastro? Non avremo a breve una risposta e, come si dice in questi casi, ai posteri la sentenza.

*Già docente di Fisica Acustica – Univ. di Messina

NOTIZIARIOEOLIE.IT

2 MARZO 2022

L’intervista del Notiziario al prof. Carlo D’Arrigo, la scienza del silenzio

307377665_1225740108284123_4366894210454975468_n.jpg

La cultura del sospetto

Genericamente il sospetto nasce dal non sapere o, se preferite, dall’ignoranza. Peggio ancora se la conoscenza è limitata alla scuola del teleschermo. Una conoscenza a senso unico trasmessa a chi, il più delle volte, non è capace di criticarla. Un’acquisizione acritica di ciò che viene visto e ascoltato. E, in ogni caso, “l’ha detto la televisione”, ed è giusta!. Da tempo accade questo. Vorrei dire per il covid certamente, ma sono anni e anni che prendiamo per buona ogni cosa che ci trasmettono i media. Una volta la carta stampata, durante la lettura, dava più tempo a ponderare le parole che leggevamo. L’informazione parlata e visiva immediata, incide a livello subliminale influenzando l’inconscio e condizionando il comportamento. In questo periodo (ormai lungo quasi due anni) di regole e imposizioni di vita giornaliera seguo le regole che, tutto sommato, reputo utili.

E poi evito di essere ripreso da gente che sconosce la materia o meglio “è ignorante”, sul modo di stare, vivere e approcciarsi nell’affollata vita fuori-casa. Vaccinato dalla prima ora, dopo aver chiesto a specialisti veri se era il caso farlo, ho ritenuto di essermi allineato alla linea governativa-sanitaria e per nulla specialistica. Sembra che il vaccino (che, mi dicono, non sia vaccino) funzioni per evitare il peggio, e mi sento più sicuro. Sottostò a pseudo regole che ben poco hanno a che fare con l’evitare la diffusione del virus, ma “lex sed lex” e la seguo, chissà forse potrebbe essere giusta. Certo rimane il dubbio che, come ebbi a dire in altri pezzi, è alla base della conoscenza ma che pochi pongono.

Ma la logica del sospetto, frutto del non sapere, è sempre dietro l’angolo. “Si metta bene la mascherina”! si certo, ho la mascherina ma sono a distanza da Te e, tutto sommato, la mascherina è posizionata più o meno bene. Vale la pena rivolgersi in un modo imperativo-dispregiativo solo perché l’hanno detto in tv? Sei proprio sicuro che sia necessario inventare un contenzioso (magari piccolo) solo perché la mascherina è storta? Si, per tanta gente che ha acquisito la logica del sospetto è così. Ma purtroppo non è solo sospetto perché accanto a questo si accompagna l’odio, quella capacità di provare risoluta ostilità nei confronti di un'altra persona. E l’odio, una volta acceso, va al di là di ogni ragionevole comportamento. Siamo arrivati a questo, alla guerra fra poveri. Forse conviene guardar meno cassandre televisive che dicono poco e seminano “odio”.

*fisico, Consulente di Acustica del Comune di Lipari carlodarrigo47@gmail.com

 

Tony Nennett, settant’anni di musica da sogno

Tony Bennett, il leggendario cantante crooner statunitense di origine italiana, ha smesso di esibirsi. Sofferente di Alzheimer dal 2015, riceve proprio questo mese l’ordine di fermarsi dal suo medico. “Non siamo preoccupati che non sia in grado di cantare, ma alla sua età ci preoccupano le sue condizioni fisiche: viaggiare per lui è molto faticoso”. Non è però il definitivo finale della carriera di Bennett: il prossimo 1° ottobre uscirà Love for Sale il secondo album di duetti con Lady Gaga dove la popstar, consapevole sulle condizioni di salute Bennett, si mostra particolarmente emozionata. Anthony Dominick Benedetto, nato a New York nel 1926 (95 anni oggi) è uno dei tre figli di John Benedetto e di Anna Suraci originari di Podargoni, vicino Reggio Calabria.

Dopo la morte di Dean Martin, Frank Sinatra, e Perry Como, Tony Bennett ha conservato la verve musicale del cantante confidenziale (crooner). In Italia lo stile crooner ha vissuto la sua popolarità con esponenti quali Fred Bongusto, Bruno Martino, Johnny Dorelli e altri. A questo gruppo di cantanti fu infatti attribuita l’etichetta di "cantanti confidenziali", in contrapposizione alla categoria degli urlatori che nasceva a fine anni ’50. Bennett, vincitore di 20 Grammy Awards, il più prestigioso riconoscimento americano in ambito musicale, ha legato la sua fama cantando con personaggi di grande prestigio come Sinatra, Barbra Streisand, Michael Bublè, Andrea Bocelli, Stevie Wonder e Lady Gaga.

Un gigante delle canzoni che si fanno ascoltare, che infondono amore e serenità all’anima. La sua avventura musicale inizia alla fine della seconda guerra mondiale, cui partecipò liberando il campo di concentramento di Landsberg. Nel 1950 firma il suo primo ingaggio discografico con la Columbia Records e il primo successo canoro è “Because of You”, seguito da brani come “Stranger in Paradise” e “Cold, Cold Heart”. Ma la voce di Tony Bennett sarà sempre ricordata per la fantastica interpretazione di “I left my heart in San Francesco” un brano che insieme 

a “The Shadow of your simile”, e “Fly me to the moon” lo ha reso immortale. Ma il suo cuore non l’ha lasciato solo “in San Francisco” ma bell’animo di tutti noi. Registrazioni in streaming e cd ci faranno sognare per sempre.

 

 

A PROPOSITO DEI NATANTI “ALL’AMIANTO”

Rievoco il pezzo a firma del dott. Angelo Giorgianni sui natanti “all’amianto” per cennare agli effetti cui può condurre l’esposizione a questo minerale killer. In greco “amianto” significa “perpetuo o inestinguibile” ed è il punto di arrivo di una lunga e naturale serie di trasformazione di altri minerali. La conoscenza dell’amianto, e il suo utilizzo, hanno profonde radici temporali. Gli Egizi lo utilizzavano per imbalsamare le mummie e l’impiego industriale dell’amianto risale all’ottocento, a seguito della scoperta di vasti giacimenti. In Italia, fino al 1990, è stata attiva in Piemonte, nel comune di Balangero, una grande cava per l’estrazione di amianto. Dopo il riconoscimento dei danni alla salute che esso provoca, l’utilizzo dell’amianto è stato proibito decretandone la sua totale eliminazione. In Italia già dal marzo 1993 la legge 257/92 ne vieta ogni suo utilizzo. La stessa legge regolamenta le procedure di dismissione dell’amianto. La norma n° 277 del 1991 prevede che si valuti il rischio per l’esposizione all’amianto durante le attività lavorative. L’inalazione di amianto, o meglio dei nano-aghi della fibra di amianto, determina sull’apparato respiratorio una serie di patologie, riconducibili a reazioni fibrose diffuse e irreversibili a carico dell’interstizio polmonare e delle pleure e allo sviluppo di neoplasie maligne del polmone. L’esposizione ad amianto può condurre a carcinoma polmonare, carcinoma laringeo e a diffuse lesioni cutanee. Ma si segnalano anche neoplasie ad altri organi, quali esofago, tratto gastroenterico, tessuto linfatico, rene e vescica. Tutte queste patologie compromettono la funzionalità dell’organo interessato e hanno la tendenza a manifestarsi e ad evolversi anche dopo la cessazione dell’esposizione. La bonifica dall’amianto, purtroppo, è complessa e chiaramente costosa. E’ questo il motivo che porta i responsabili a rinviare la sua dismissione. Gli esperti sanno che esistono tre modalità di bonifica: la rimozione, la sovracopertura e l’incapsulamento. A prima lettura la rimozione può sembrare la soluzione più efficace. Si deve però tener conto che questa procedura può far diffondere, in maniera fine ed estesa, una grande quantità di polvere di amianto che andrebbe ad essere ulteriormente bonificata perché ancor più facilmente acquisibile dagli organi del nostro corpo. La sovracopertura si ha sovrapponendo una copertura sulla superficie di amianto e, chiaramente, questa procedura è possibile quando l’amianto si presenta a lastre come l’eternit di un tetto. Infine l’incapsulamento prevede l’uso di prodotti impregnanti che legano, immobilizzandoli, i microscopici agni della fibra di amianto. Probabilmente è questa la procedura più implementabile sui natanti. Ma al di là di tutte queste allarmanti parole, è opportuno che la Ditta Armatrice produca una risposta a quesiti e dubbi che rendono inquieti gli abitanti delle sette Isole.

 

 

LA RIVOLUZIONE DEL 20’ SECOLO E’ ELETTRONICA  seconda parte di tre

L’invenzione del transistor scaturiva da nuove conoscenze fisiche sui semiconduttori. Nel novembre 1874 Ferdinando Braun, professore di fisica sperimentale presso l’Università di Strasburgo, pubblicava una relazione “sulla conduzione di corrente nei cristalli di solfuro”, attirando l’attenzione degli specialisti sul fenomeno scoperto: l’intensità della corrente che passa nel cristallo dipende dal verso della corrente. Lo stesso Braun non seppe dare una spiegazione del fenomeno. Nel 1876 Werner Von Siemens, nel corso di un esperimento sulla sensibilità luminosa del selenio notò un fenomeno analogo descrivendolo come un contraddittorio sulla conducibilità elettrica. Solo 25 anni dopo Braun impiegava il cristallo di solfuro (la galena) per la ricezione delle onde radio. Negli anni venti i primi radioascoltatori si ponevano con le loro cuffie davanti al “detector”, o cristallo di Galena, e armeggiavano per ottenere il migliore ascolto. Oggi gli studi di fisica sono ricchi di contributi sulla “fisica dello stato solido” ma nell’era antecedente all’invenzione del transistor questo filone scientifico era pressoché ignorato. Il direttore dei laboratori della Bell Telephone, William Shockley e i suoi collaboratori Walter Brattain e John Bardeen, prima dell’evento bellico del 1940, avevano avviato studi sui semiconduttori a ossidi di rame e di selenio già allora utilizzati negli apparati di telecomunicazione del Siganl Corps, il reparto per le telecomunicazioni dell’Esercito americano. Alla fine del conflitto il gruppo concentrò la propria attenzione sui semiconduttori al germanio. Questi erano cristalli tipicamente isolanti, contenenti piccole impurità artificiali (drogaggio elettronico) capaci di far scorrere una corrente elettrica solo in un verso. Nel 1946 i loro sforzi erano concentrati nello studio dei cristalli di germanio e di silicio, gli elementi chimici di cui si avvarrà la costruzione di tutti i futuri transistors e i circuiti integrati, quei minuscoli chips che hanno trasformato il nostro modo di vivere. Shockley, più che interessato allo sviluppo degli elementi chimici, fu attratto dall’idea di poter sfruttare i semiconduttori per amplificare segnali elettrici. Si doveva attendere il 1948 perché gli sforzi di Bardeen e Brattain trovassero riscontro nella costruzione di un dispositivo che funzionasse veramente. Shockley nel gennaio del 1949 pubblicava i principi teorici del transistor, dispositivo a semiconduttori o a stato solido come oggi lo conosciamo. Negli anni successivi un rapidissimo progresso tecnologico stimolava la creazione e la produzione su vasta scala di un’estesa gamma di transistors per le più svariate applicazioni da quelle radiotelefoniche e televisive a quelle dell’ingegneria biomedica, fornendo un forte esempio dell’immediatezza con cui i risultati della ricerca possono essere applicati al progresso tecnologico. Nel 1956 Shockley sarà insignito del Nobel per l’invenzione del transistor.

----Prima parte di tre

La relazione tra scienza e tecnologia è molto stretta e nessuna delle due avrebbe raggiunto l’odierno livello senza aiuto dell’altra. Ma l’aspetto tecnologico è quello che conosciamo meglio perché ci coinvolge da vicino nella vita di ogni giorno. Alcune delle più grandi innovazioni, come le scoperte astronomiche e le teorie dell’evoluzione, hanno avuto scarsa influenza sulla nostra esistenza.

Persino la teoria sulle onde elettromagnetiche e la teoria atomica, sebbene abbiano modificato profondamente la qualità della vita, non hanno avuto significativo impatto sociale finché non sono nate le applicazioni tecniche. Che valenza ha un’innovazione tecnologica? Un’innovazione, per essere socialmente utile, deve godere di largo impatto sociale e, soprattutto, deve migliorare la qualità della vita. Spesso una scoperta rappresenta il miglioramento di qualcosa che già si conosce, in altri casi può essere la diversa interpretazione di una legge fisica o naturale.

E’ proprio questo che avveniva settant’anni addietro quando, sulla scorta di conoscenze già acquisite sui “semiconduttori”, era scoperta la funzione del Transistor, quel piccolo dispositivo elettronico capace di amplificare un segnale elettrico, un’onda elettromagnetica, un’informazione telegrafica o telefonica, senza ricorrere ai fragili e ingombranti tubi elettronici (valvole) fino a quel tempo largamente impiegati.

Per capire il momento dell’invenzione basti pensare che in appena cinque decenni la valvola termoionica (inventata dall’americano Lee De Forest nel 1904) aveva permesso lo sviluppo della radio e della televisione, avviando la realizzazione di quella rete telegrafica e telefonica mondiale che avrebbe superato limiti fisici e ideologici. Già durante la seconda guerra mondiale Ralph Bown, direttore scientifico della Bell Telephone Company, aveva individuato i lati deboli dei tubi elettronici.

Erano intrinsecamente fragili e presentavano un basso rendimento, consumando tanta più energia di quanto era quella del segnale da amplificare. Il loro ingombro era spesso proibitivo impedendo di ridurre le dimensioni e la trasportabilità degli apparati. E’ in questo scenario tecnologico che il transistor si presenta con tutti i suoi vantaggi. E’ piccolo, leggero, resiste a tutte le vibrazioni, non é soggetto a invecchiamento e necessita di pochissima energia per il suo funzionamento. prima parte di tre  

 

 

Carta stampata o web?

Gli effetti della migrazione dalla lettura cartacea a quella digitale sono noti da tempo. All’inizio dell’informazione sulla rete molti osservatori profetizzarono un rapido declino della carta stampata, ma questo declino ancora non si è manifestato in maniera totale, come invece veniva reclamizzato. Fra web e cartaceo si è stabilita una divisione di compiti, di indirizzi e di target dei lettori. Sicuramente un fenomeno degli ultimi tempi è quello delle molte testate nate online come punti di riferimento per le loro comunità, come il Notiziario delle Eolie che può raggiungere in tempo reale gli Eoliani all’estero. Tanti, tantissimi che hanno trovato nel giornale on line l’unico legame di riferimento. Informatissimo, gratuito e istantaneo su tutto il Globo terrestre. E allora la “carta” a che serve? Sicuramente la lettura su carta garantisce una maggiore comprensione del testo, oltre che una profonda memorizzazione: la carta quindi è ancora viva. Non fosse altro che per la semplice ragione illustrata dallo scrittore americano Mark Kurlansky che in un suo lavoro, dal nome appunto “Carta”, ha espresso la sua idea sulla morte della carta, e che questa sarebbe stata rimpiazzata dalle nuove tecnologie. Kurlansky ritiene che non sia la tecnologia a cambiare la società, ma è la società che sviluppa nuove tecnologie per indirizzare il cambiamento. Tra i due media, anzi, non c’è un rapporto di sostituzione progressiva, ma di integrazione. I giornali hanno il carattere dell’approfondimento, mentre le notizie on-line garantiscono la tempestività dell’informazione. Rupert Murdoch, da sempre a capo della televisione a pagamento, va oggi contro i motori di ricerca che, a parer suo, rubano contenuti online. Secondo Murdoch l’informazione digitale non potrà continuare a essere gratuita ma dovrà costare come un comune quotidiano, anche se “ridotto”. Va infatti detto che un lettore on line è poco propenso a leggere testi lunghi come sulla carta stampata ma gli basta il titolo, l’immagine, se disponibile, e ciò che è scritto nell’occhiello, quel sopratitolo che fornisce una breve introduzione alla notizia. L’argomento mi porta alla mente quanto accaduto nel 1954 (in Italia) con l’avvento della televisione. Allora furono in tanti a preconizzare la fine della radio ma, invece, fu proprio la radio a ritagliarsi uno spazio tutto suo. La tv divenne il mezzo di informazione e intrattenimento delle ore serali, la radio divenne compagna dell’ascoltatore nei vari momenti della giornata, soprattutto quando questa diventò piccola, personale ed estremamente efficiente negli spostamenti in auto. Chi scrive ha iniziato nel lontano 1980 sulla carta stampata, adesso mi sono convertito al web. E mi sento bene. Un tempo si andava a cavallo, oggi auto, aerei e treni sfrecciano velocemente. Forse noto nostalgia del cavallo, ma solo per una salutare passeggiata.

 

44112863_10215308923989882_863766482125848576_n.jpg

 

htl-rocceazzurre.jpg