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di Gino Profilio

Domenica, 2 ottobre, Lami festeggerà Maria SS del Rosario, senza dubbio la festa più bella dell’isola, forse perché si svolge nella bianca valle ai piedi di Monte Pilato dove è “pace e silenzio e tutto tace”, forse perché quei giorni coincidono con la ripartenza dopo la torrida estate o forse perché il Rosario è la dolce catena che ci rannoda a Dio? Si, per tutto questo.

Nella chiesa che non ha tante pretese artistiche ti trovi di fronte ad un maestoso altare che si snoda verso l’alto, diventa monumento e si conclude con una nicchia dentro la quale è la statua della Madonna del Rosario, donata dal nonno di mia madre: Raffaele Giovanni.

I parrocchiani sono convinti che questa sia l’ottava meraviglia del mondo.

Non ne sono certo, ma credo che abbiano ragione perché “ quidquid recipitur ad modum recipientis recipitur” che Manzoni traduceva “omnia munda mundis”.

La Madonna dall’alto di quel trono guarda lontano; nei suoi occhi si leggono il Magnificat, l’ecce ancilla Domini, il fate quel che vi dirà, l’ecco tuo figlio, io sono la Madonna del Rosario; un mosaico di fede sublime.

Ogni anno per la festa “scende” tra i devoti; non ha bisogno di niente, né di tubi innocenti, né di tavoloni, né di uomini forti, ma “scende” tutta da sola, lentamente, su due binari.

Quando l’ho vista “scendere” così, la prima volta ero in mezzo alla chiesa, tra i fedeli, accanto a Mons. Re, il vescovo filosofo, oratore e tenore (in Brasile lo chiamavano Beniamino Gigli). Egli tutti gli anni per la festa della Madonna era in quel posto ed appena la statua cominciava a muoversi, metteva la voce a tutto volume, cantava, cantava e con lui tutti diventavamo cantori. Diverse volte l’ho visto commuoversi; piangeva. Anche i vescovi a volte piangono.

La festa religiosa si concludeva sempre con il bel canto “andrò a vederla un dì”, sì, ma forse sarebbe bello aggiungere il canto della fedeltà che Pia ogni domenica ci faceva ascoltare due volte: prima in sacrestia e poi in chiesa durante la Messa, vogliamo vivere come Maria, perché se non vogliamo vivere come Maria a vederla non ci andremo mai, né un dì, né un altro dì, mai.

Poi la chiesa si svuota; anche in piazza di nuovo “tutto tace”. Tutti vanno via? No, non tutti; rimane la Madonna per indicare a noi pellegrini la via del cielo.

Ho preso parte a questa festa per 73 anni.

73 anni non li cancellerò mai, non li potrò dimenticare mai perciò speravo di esserci anche quest’anno, ma non sarà possibile, il mio corpo ormai è diventato come la pietà Rondanini, ma che ci vuoi fare? Questa è la vita. Sarò presente con questi pensieri e ricordi ma non è la stessa cosa, no assolutamente.

Ora ringrazio il carissimo parroco Don Lillo che gentilmente mi ha invitato; grazie di cuore per l’incoraggiamento a non arrendermi; saluto tutti coloro che quel giorno sarete in chiesa; vi prego, sentitemi ancora presente come sempre e recitate una preghiera anche per me. La vostra preghiera, forse, potrebbe mettermi in carreggiata.

Ok? Ok.

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L'intervento

di Domenico Iacono

Grande serata a Lami, grande affluenza di gente e un caloroso grazie a Sal Cambria per aver offerto tutto ciò che serve per questa salsicciaia che la Madonnina ti renda grazie un abbraccio da tutti noi tutti...

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Saluto di addio ai parrocchiani
Carissimi:
Domenica scorsa avete ricevuto un lieto annuncio: habemus Papam, che, tradotto significa: avete il parroco alleluia.
E’ stata una grande festa; anche io ho fatto festa ma, per me, quell’annunzio significa che sono giunto al capolinea.

Voi sapete cosa è il capolinea: è la fine di un cammino, cammino che per me è durato 73 anni.
E’ cominciato nell’agosto 1948, è terminato da qualche giorno.
In quel momento tanti i pensieri ed i ricordi, a partire da quel lontano agosto quando mi sono incontrato per la prima volta con i tanti parrocchiani di allora.
Erano tanti, ma molti non li ho potuti dimenticare, specialmente i collaboratori più vicini, che come me amavano la chiesa, da Lo Ricco a Restuccia a Ziino a Merlino a Di Losa a Natoli a Fabro a Iacono; oggi sono tutti nel mondo dei più, ma vivi nei miei ricordi .

Le persone per bene non si possono non si debbono mai dimenticare…. Mai.
73 anni, sono passate tre generazioni, l’umanità ha cambiato i suoi connotati; allora era più semplice, più modesta,più vera, più genuina, più povera, ma una povertà che non pesava, anzi piaceva; quell’umanità aveva un cuore grande così; come il cuore di una madre vera.
73 anni, potevo fare meglio, potevo fare di più? Non lo so, e quest’oggi è il mio rammarico; so soltanto che non ho ricevuto tanti doni, credo di aver ricevuto solo un talento, l’ho trafficato a modo mio;so anche che all’età di 10 anni sono entrato in seminario per la preparazione ; ho fatto una scelta, non l’ho mai tradita, mai, non mi sono tirato indietro mai.
Posso dire: fidem servavi, cioè ho conservato la fede, non ho mai cercato ne onorificenze né applausi; però nella riconoscenza ci speravo, ci speravo tanto; ma va pure bene così.

Arrivò l’anno 2000; l’anno in cui dovevo lasciare, ma si diceva, nell’euforia del momento, questo 2000 sarà il millennio d’oro, il trionfo del bene, e madre Teresa di Calcutta scriveva così:la pelle fa le rughe ed i capelli diventano bianchi, però la tua forza, le tue convinzioni e la tua fede non hanno età ed esortava fino a quando sei vivo sentiti vivo, se ti manca ciò che facevi, torna a farlo;insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni; quando, a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce, quando non potrai camminare veloce, cammina lentamente, quando non ce la fai usa il bastone, ( anche il bastone ho usato) quando il bastone non basta fermati.
Io non mi sono fermato.

Ed ecco la mattina del 10 ottobre la notizia, Peppino Fabro è morto.
Era l’ultimo parrocchiano che mi aveva accolto nel 1948 e accompagnato sempre.
Fino ad oggi tutti i parroci siamo stati figli delle isole, 7 di Canneto ed uno di Lami; oggi si rompe la tradizione, ma non importa, non importa neppure se il parroco sia giovane o vecchio bello o brutto, importa che sia il buon pastore.
Voi amatela la vostra chiesa, siate sempre leali, amanti della verità, non sparlate gli uni degli altri,ricordate che la vita non è sempre pane amore e fantasia, non è una crociera o un viaggio nella luna ma una cosa seria, impegnativa, è una valle di lacrime è un dramma : ed allora risplendano le vostre opere buone davanti agli uomini perché vedano il bene che voi fate e rendano gloria al Padre che è nei cieli.
Vivete in comunione fraterna e avrete la pace.

Parrocchia Maria SS del Rosario di Lami: Maggio Mariano

Maggio ritorna; ritorna con il suo verde, con i suoi fiori, con il suo sole; ritorna anche con le sue feste e le sue tradizioni. Benedetto maggio perchè con lui torna anche lei: la vergine santa, madre di ogni grazia, splendida come una regina, soave come una madre, luminosa come un'aurora. Torna ad incontrarsi con i suoi figli.

Sarà forse per tradizione; ma maggio non riesco a pensarlo che così: lei che discende, noi che arriviamo per porgere il nostro omaggio. Se maggio non fosse così, sembrerebbe dissacrato.

Porgiamo il nostro omaggio: con il saluto dell'angelo ; ave piena di grazia, con la lode dei devoti: concedimi di lodarti o vergine beata, con l'inno dei fedeli: benedetta tu fra le donne, con il canto di ringraziamentoper tutto il passato di grazie, con la preghiera per il nostro presente tormentato, per l'avvenire incerto che l'immaginazione riveste di speranza, ma che la mente prospetta con apprensione.

Il nostro sarà l'omaggio dei cuori che sentono tutta la gioia di potere testimoniare a Maria il proprio affetto e capiscono la bellezza di stringersi attorno all'altare di Maria per passare un'ora di intima tenerezza. Amare Maria ce lo ha insegnato la nostra mamma, pregare Maria ce lo ha insegnato l'angelo dell'annunciazione, essere devoti a Maria lo comprendiamo da noi stessi perchè sappiamo che lei non ci deluderà mai; mai.

Sono certo che la Madonna accoglierà le nostre preghiere, le trasformerà in grazie e quando diremo: vogliamo vivere come Maria, ci sorriderà perchè sa che nel nostro cuore abbiamo preparato un posto per lei, sa che cammineremo assieme a lei verso la libertà, sa che saremo sempre suoi figli devoti e ci ripeterà:

io sono la vostra mamma del cielo, voglio che siate felici; ma per esserlo dovete rispettarvi perchè senza rispetto non c'è vita vera, dovete vivere nella condivisione perchè senza condivisione c'è solo egoismo; per essere felici dovete vivere nella giustizia perchè senza giustizia non c'è umanità, dovete vivere nell'amore di Dio

perchè senza il suo amore c'è solo odio, e la sua benedizione scenderà su di noi. Viviamo devotamente questo mese perchè non sappiamo se un altro maggio per noi ritornerà.

A ben rivederci

*Parroco

 

Ai miei parrocchiani di Lami. Carissimi, Da quasi un mese ce ne stiamo chiusi nelle nostre case per evitare il contagio che sta flagellando l'umanità intera, lontani dalla chiesa, luogo di incontro, di preghiera e comunione fraterna; e le notizie arrivano brutali e sconfortanti ogni giorno.

Anche la nostra piccola comunità perde un caro parrocchiano Rinaldo Natoli che si trovava a passare i mesi invernali a Piacenza ed è stato colpito da questo brutto virus; è stato ricoverato, ha lottato contro il male; non ce l' ha fatta.

Non tornerà più nella borgata che tanto amava il caro Rinaldo che ci allietava con la sua spensieratezza, gentilezza e con il suo ottimismo. È la prima vittima delle isole di questa immane tragedia, speriamo sia anche l'ultima.

Pregheremo il Signore per lui perché lo accolga nella sua gloria e per noi affinché allontani questo flagello che ha sconvolto la nostra vita, così da tornare alla normalità, ma con animo rinnovato. A presto...

 

NOTIZIARIOEOLIE.IT

21 MARZO 2020

Coronavirus, a Piacenza è morto il cannetaro Rinaldo Natoli

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