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di Alessio Pracanica

Spirlì elabora una nuova teoria meritocratica, Berlusconi diviene improvvisamente statista amico della sinistra. Manca solo Pippo alle Olimpiadi.

L’alfabetocrazia di Spirlì
Quand’ero al liceo, il primo della classe si chiamava Mario Zamboni, rampollo di prestigioso studio notarile e otto di media pure in frutta e verdura.

Buon per lui.

La cosa mi interessava poco, avendo compreso quasi subito che il segreto del successo, in questo benedetto paese, consiste in un sano analfabetismo funzionale.

A soffrirne particolarmente invece era Amilcare Barozzi, altro nostro compagno. Un ragazzo strano, d’un pallore malsano, che per voti in pagella sembrava la Juve in trasferta.

2 fisso, qualunque fosse il trimestre, la materia o il docente.

Ingiustizia, tremenda ingiustizia, singhiozzava spesso Barozzi, seduto al terzo banco della fila di sinistra.

Essendo il terzo in ordine alfabetico, argomentava rosicchiandosi le unghie, gli sarebbe spettata di diritto la terza media-voto della classe. Con qualche momentaneo balzo in classifica, in assenza di Abbate o Accorinti, i primi due dell’elenco.

Mentre a Zamboni, buon ultimo per distacco a tre consonanti da Tavella, doveva toccare al massimo qualche decimale, se non addirittura valori da penisola scandinava, quando l’anticiclone delle Azzorre cede al vortice polare.

Da allora sono passati tanti anni, Zamboni ha ereditato lo studio paterno e del povero Barozzi non ho saputo più nulla.

La sua teoria, comunque, doveva essere tutt’altro che peregrina se proprio in questi giorni il leghista Antonio Spirlì, presidente regionale calabrese, invoca rispetto per la regione da lui presieduta, sol perché è la terza in ordine alfabetico.

Non per i Bronzi di Riace, il lungomare di Reggio, il duomo di Cosenza, il Codex Purpureus, il battistero di Santa Severina, il Parco Nazionale della Sila, le decine di siti, archeologici e paesaggistici di immortale bellezza, i millemila prodotti Doc e Dop.
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Non per aver dato i natali a Renato Dulbecco, Tommaso Campanella, Stefano Rodotà, Corrado Alvaro, Umberto Boccioni, Gioacchino da Fiore e tanti altri.

Giammai.

Queste son bazzecole, ciacole da portinaia. Il terzo posto in ordine alfabetico basta e avanza.

Spirlì presidente, Berlusconi statista e Pippo astronauta2

Secondo il più puro teorema Barozzi, solo Abruzzo e Basilicata potrebbero ardire a una maggiore considerazione.

Utilizzando analogo criterio, l’Atalanta dovrebbe vincere il campionato e il Benevento qualificarsi per la Champions League. Almeno per quest’anno.

Nella stagione 2021-22 invece, lo scudetto toccherebbe all’Ascoli, promosso di diritto dalla serie B.

Volendo poi alzare lo sguardo alla geopolitica mondiale, grazie alla sua consonante iniziale, la Calabria dovrebbe assurgere al ruolo di superpotenza, con un arsenale nucleare da schiantare gli Usa e un Pil da umiliare la Cina.

Invece nisba.

La punta dello stivale langue e meno male che c’è Spirlì. Altrimenti nulla si frapporrebbe a una sua retrocessione a paese del terzo o quarto mondo.

Ma per fortuna, dicevamo, Spirlì veglia, garantendo al proprio elettorato, in continuità con le precedenti amministrazioni, quegli altissimi standard socioeconomici, sanitari e infrastrutturali che tutti ben conosciamo.

Berlusconi statista
Nell’attesa che il rigoroso criterio alfabetocratico riservi alla Calabria il meritato posto al sole, non bisogna disperare. Recenti accadimenti ci insegnano che, anche in Italia, la meritocrazia prima o poi trionfa.

Abbiamo appreso infatti della recente riabilitazione, politica e mediatica, del cittadino Silvio Berlusconi, assurto finalmente nell’olimpo degli statisti seri e autorevoli.

L’uomo che al vertice italo-tedesco di Trieste, si nascose dietro una statua, per uscirne all’arrivo della signora Merckel esclamando cucù.

Il gentleman che definì la suddetta premier una culona inchiavabile. Il papi del burlesque con le olgettine.

L’amichetto della nipotina di Mubarak.

Il garantista delle leggi ad personam.

L’altissima figura istituzionale iscritta alla loggia P2, con tessera numero 1816, codice E 19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, data di affiliazione 26 gennaio 1978.

Il pregiudicato per frode contabile, falso in bilancio e appropriazione indebita.

Proprio lui.

Spirlì presidente, Berlusconi statista e Pippo astronauta2

Adesso riabilitato e imbarcato nella scialuppa degli spiriti alti e responsabili, che remano in soccorso dell’esecutivo senza secondi fini.

Nobile & disinteressata evoluzione a cui, secondo i maligni, non sarebbe estraneo il cosiddetto decreto salva-Mediaset, che blocca la scalata azionaria a Mediaset del gruppo francese Vivendi.

Proposto e caldeggiato, pare, dal Partito Democratico.

Quello stesso partito che per decenni ha osteggiato l’ex cavaliere, in nome di un osceno conflitto di interessi.

Alla luce del difficile momento storico, ne prendiamo atto, ogni conflitto è stato finalmente rimosso.

Lasciando solo il complemento di specificazione.(kulturjam.it)

Siamo tra quelli che, per principio, non hanno mai creduto alla famigerata trattativa stato-mafia. Troppo alta, solenne, austera è l’immagine che la repubblica ci ha fornito, in tutti questi anni, per avvallare simili invenzioni. Quante volte l’abbiamo visto, il nostro stato, ergersi con l’indice puntato, ben più lungo delle altre dita, per giudicare e condannare severamente ogni iniquità, foss’anche la più insignificante. Sanzionare senza pietà borseggi e abigeati, tettoie abusive e parcheggi in sosta vietata, alieni di passaggio e centauri senza casco. Con la veemenza che è propria di chi possiede valori saldi e incrollabili.

Un paese così, che svetta a tali altezze morali da far impallidire la più moresca delle utopie, la più platonica delle repubbliche e il più candido dei castelli, non merita certe basse insinuazioni. Non abbandoniamoci, dunque, all’insulsa banalità di fantasiose ricostruzioni giornalistiche. Nessuna trattativa, nessun accordo. Solo spietata contrapposizione tra il migliore dei mondi possibili e un’efferata organizzazione criminale. Purtroppo è così. Dico purtroppo, perché una trattativa, specie di questi tempi, sarebbe il caso di farla. Smettiamola di implorare elemosine dall’Europa brutta e cattiva. Parliamo con le cosche.

Che ne so, mano libera sugli appalti, per esempio. E in cambio una vagonata di miliardi provenienti dal narcotraffico. Legalizziamo il pizzo, così da poter applicare allo stesso una robusta aliquota Iva. Modernizziamo insomma, una buona volta, lo stantio rapporto tra mafia e istituzioni, sdoganandoci dalla dittatura economica di Bruxelles. Perché, se proprio si deve chiedere un prestito a qualcuno, chi meglio della Cupola? Ricchezza nazionale che rimarrebbe in patria. Al sempre verde grido: Prima gli Italiani. Anche se mafiosi. Anzi meglio.(ilcompagno.it)

 

SUI TRADIMENTI
La conversione all'Islam di Silvia Romano ha suscitato grandi perplessità, scandalo e finanche disgusto.
Non solo negli odiatori da tastiera, per cui ogni scusa è buona, ma in molti apparenti "neutrali".
Una sorta di tradimento, consumato ai danni della nazione, della razza, dell'etnia genetica e culturale.
L'ennesima resa di un occidente ormai imbelle e viziato, al cospetto di un islam primitivo, ma cazzuto.

Quasi che la fede religiosa fosse una sorta di animale totemico, che identifica la tribù, il branco, donando la forza di combattere il nemico. Obbligato accessorio dello ius sanguis, in base al quale ci si può al massimo laicizzare, ma giammai adorare vitelli d'oro altrui. Pena l'alienità perpetua.
Dimenticando quel percorso interiore che è sentiero di ogni vera fede.
Non so, né m'interessa sapere, attraverso quali motivazioni, dubbi, paure, ragionamenti, Silvia Romano sia arrivata alla sua scelta. Ma un percorso, fosse anche aggrapparsi a un verbo nella disperazione di un prigionia, comunque c'è stato.

Non posso dire lo stesso dei suoi detrattori, che riducono la religione, lo dico da agnostico, a tifo calcistico o connotato razziale. Espressione di pancia, non del cervello, tanto meno dello spirito.
Senza essersi mai posti, nel loro annacquato cattolicesimo, un dubbio o un interrogativo. Avessero ricevuto, dai padri, il nazismo in luogo del cristianesimo, andava bene lo stesso.
"Credi per comprendere, comprendi per credere" diceva Agostino.
Un binomio che molti sedicenti cattolici non hanno mai messo in pratica.

 

 

LO SCIROCCO

"Ricordi le strade erano piene/di quel lucido scirocco/
che trasforma una realtà abusata/e la rende irreale"
(F. Guccini)

A Lipari lo scirocco illumina le cose di una luce grigia, realizzando un fermo immagine di rassegnato stupore.
Con l'unica eccezione dei gabbiani, che abbandonato il mare, vengono all'interno, affollando i cassonetti con grida rauche.
Non che ce ne fosse bisogno.
Dello scirocco intendo.
Questa realtà sembra già irreale di suo.

Mi appare davanti all'improvviso un viaggiatore del tempo, arrivato dal passato.
Proprio mentre in tv annunciano che alla Lega andrà l'assessorato Cultura e Identità della Regione Sicilia.
- La Lega? - balbetta il povero viaggiatore, senza neanche presentarsi. - E alla cultura, poi? -
I tempi sono cambiati, caro mio. La Lega adesso è una forza moderna, dinamica. Non ce l'ha più con i meridionali. Ora tocca ad africani e rom. Domani chissà. I cecoslovacchi, magari. O gli Innuit, i rododendri, i facoceri.
- Ma i siciliani la votano? - domanda il viaggiatore, sempre più confuso.
SI capisce che la votano. Là, su quella sedia dove fino a ieri stazionava un lavoratore socialmente utile, adesso c'è un leghista, Non si sa quanto utile, ma concreto, pragmatico, propositivo. Lo vedi quell'altro? Era un consigliere trombato. Adesso è un leader locale, in predicato di diventare sindaco. Quello sfaccendato senza arte né parte, invece, a breve sarà nominato in un consiglio d'amministrazione parastatale. E poi finiamola con 'sta storia dei siciliani che non dovrebbero votare Lega. Tra gli ebrei non c'erano i Kapò? E il 7° cavalleria non aveva forse guide indiane, al suo servizio? Ogni terra ha la sua giusta percentuale di moderni e dinamici collaborazionisti. La Sicilia non fa eccezione.

In preda allo sconforto, il viaggiatore temporale inizia un frenetico zapping tra i canali.
Osservando allibito Bertolaso inaugurare ospedali, Renzi auspicare riforme strutturali e Berlusconi dichiararsi pronto a entrare nella maggioranza.
- Bertolaso? Ma non era quello che chiamava al satellitare, perché non trovava l'uscita del centro massaggi? -
Proprio lui, ma nel frattempo ha accumulato notevole esperienza e sa uscire da solo. Quanto all'ospedale, è costato 21 milioni e ha accolto 25 pazienti. Quasi un milione a ricoverato, ma cos'è il denaro, di fronte a una vita umana? E comunque, tra un paio di settimane lo smantellano. Niente è più superfluo di ciò che sembrava necessario.
- E Renzi? Ancora qua sta? Non doveva ritirarsi dalla politica, dopo la sconfitta nel referendum? -
Cose che si dicono. Poi il quadro geopolitico muta, le congiunture precipitano e il sistema paese chiama a raccolta i suoi uomini migliori. Lui non era stato chiamato, però ha risposto lo stesso. Dimostrando abnegazione e senso del dovere.
- E Berlusconi allora? Dopo tutto quello che ha combinato! - esclama il viaggiatore.
In un'emergenza, amico mio, non è proprio il caso di fare gli schizzinosi. Ogni apporto è utile. Ci sono forze che pur restando nell'ombra, contribuiscono fattivamente alla ripresa e devono essere adeguatamente rappresentate. Maestri venerabili, olgettine, stallieri, che fuori dal cono dei riflettori, muovono importanti frazioni di Pil. Ora più che mai, c'è bisogno dell'aiuto di tutti.
Il viaggiatore temporale svanisce in uno sbuffo di fumo, quasi non fosse mai esistito.
Resta lo scirocco, che prima o poi calerà, lasciando spazio alla pioggia

L'ESTINZIONE DELLA SPECIE
(ovvero il cretino come soggetto di studio)

Se perfino il Ministero della Sanità francese si è sentito in obbligo di specificare che no, la cocaina non protegge dal Coronavirus, significa che siamo messi abbastanza male.
Tra i molti rimedi suggeriti, o supposti, dalla Rete, ce ne sono alcuni veramente peculiari, che meritano un certo approfondimento.
In primis l'uso di alcolici.
Caldeggiato in particolare da un noto astemio come il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, il quale propugna l'uso indiscriminato della vodka come potente antivirale.
In Veneto invece caldeggiano il bianchino, soprattutto a stomaco vuoto, mentre in Trentino sarebbe la grappa, meglio se distillata in casa, la vera panacea.
Che dire? Bevete pure, la cirrosi ammazza lentamente e se vi coglie il virus, per lo meno morirete felici.

Come seconda scelta ci sarebbe la candeggina.
Che diversi sedicenti esperti propongono anche "per uso interno". Al punto che il Centro Antiveleni della Virginia ha emesso un comunicato per scoraggiare tale utilizzo estremo.
Ricordiamo che la candeggina, se inalata o ingerita, produce gravi ustioni delle mucose interessate, con danni fino alla perforazione e intossicazione chimica.
Se poi venisse putacaso introdotta per altre vie, il problema si porrebbe in modalità diverse, ma ugualmente interessanti.
L'ovvio consiglio è di astenersi da tale pratica, in quanto esiste, per gli adepti del sadomaso, un'infinità di pratiche molto più soddisfacenti.
L'acqua tiepida con limone.
Sempiterno rimedio che dopo essere stato a lungo prediletta terapia anticancro dei ben informati, ignobilmente nascosta dalle perfide case farmaceutiche, è assunta adesso a miracoloso antivirale.

Come alternative di uguale efficacia potrei proporre la coda alla vaccinara, la zuppa di cipolle o la bagna cauda piemontese.
Provatele tutte. L'effetto sul covid sarà pressoché identico.
L'aglio.
Efficace contro i vampiri e, a detta dei molti virologi internettiani, anche contro i virus.
L'unico dato certo è che il suo consumo aiuta parecchio il distanziamento sociale.
I Rimedi della Nonna
Vasto e vago scibile farmacologico da cui si può desumere, anche dopo un superficiale approccio critico, che se vostra nonna lo usava con voi, non è che vi volesse granché bene.
Il sesso
In forma singola, duale o multipla. Pare che, come peraltro ogni attività fisica, aiuti a rinforzare il sistema immunitario. Di certo male non fa, ma se anche Rocco Siffredi, come ha dichiarato in una recente intervista, si è barricato in casa, io qualche dubbio al posto vostro me lo porrei.
In ogni caso, se vostra moglie/marito vi scopre su a navigare su pornhub o, peggio, sul pianerottolo insieme alla vicina/vicino di casa, ricordatevi che le commozioni cerebrali possono essere potenzialmente pericolose quanto e più dei virus.
La cacca di mucca.
Ultima frontiera della virologia, il cui uso è stato suggerito dal partito nazionalista indiano Akhil Bharat Hindu Mahasabha, che ha proposto dei veri e propri Festival, in cui i fortunati adepti potranno nutrirsi di tale taumaturgico elemento, al fine di proteggersi dalla pandemia.
Sull'argomento mancano, per ovvi motivi, evidenze scientifiche, ma è verosimile che funzioni davvero.
Perché, stante la carica infettiva normalmente presente nel liquame bovino, dopo averlo ingerito, il Covid-19 sarebbe davvero l'ultimo dei vostri problemi.
Insomma, parafrasando una nota canzone, i rimedi sono tanti, milioni di milioni.
Cercate di non fare rima a ogni costo.

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La spiaggia di Canneto con il tricolore grazie a Corrado Giannò e al direttore tecnico Giovanni Mollica...

CORONAVIRUS, LE PROPOSTE PER LA FASE 2

Allentamento dei divieti di spostamento per i cittadini, ma regole severe per le aziende in modo da evitare la nascita di nuovi focolai di coronavirus. È questa la linea del governo sulla «fase 2» che comincerà il 4 maggio. Sul tavolo del presidente Giuseppe Conte c’è il rapporto dell’Inail che indica il percorso per «la rimodulazione delle misure nei luoghi di lavoro».

Le passeggiate

E su quel documento si baserà la strategia per dare il via libera alle attività produttive e ai negozi. Anche con date e modi diversi da regione a regione. Ma consentendo alle persone di uscire anche senza «comprovati motivi» per andare a trovare un parente o fare una passeggiata. Per la prima volta, dopo tanti giorni di angoscia e preoccupazione, Roberto Speranza è apparso più sereno. «Stiamo lavorando perché il 4 maggio i cittadini possano uscire, sempre che i dati lo consentiranno», avrebbe detto durante le videoconferenze, lui che più di ogni altro si è battuto nel governo per la linea del massimo rigore. A imporre ancora cautela è il rischio che spalancare portoni e cancelli e alzare le saracinesche dei negozi possa innescare una seconda ondata di contagi. Per questo le riaperture saranno deliberate in base alle tipologie delle attività e alle età delle persone.

Il tempo libero

Si potrà passeggiare anche lontano da casa ma da soli, massimo in due se non si tratta di conviventi e mantenendo la distanza. Mascherina e guanti serviranno anche per spostarsi a casa dei familiari quando non si può stare ad almeno un metro uno dagli altri. Ma con queste precauzioni sarà possibile tornare ad incontrarsi. Il divieto di assembramento rimane — sia al chiuso, sia all’aperto — e servirà a proteggere soprattutto i giovani.

Da un Comune all’altro

È probabile che questa misura non venga allentata subito, ma se davvero scenderà l’indice di contagio si potrà andare da un Comune all’altro e anche in altre regioni. E questo favorirà una ripartenza — sia pur graduale — del turismo. Molto dipenderà però dalla sicurezza che gli amministratori locali riusciranno a garantire rispetto alla tenuta del sistema sanitario. «L’importante — chiarisce il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri — è non trovarsi in una nuova emergenza. Un Comune che in inverno ha 1.000 abitanti dovrà attrezzarsi per poter contenere l’arrivo delle persone e in base a questa capacità ricettiva moduleremo le misure». Una sorta di «numero chiuso» che sarà calcolato sulla base della presenza di seconde case a strutture alberghiere.

Aperitivi e cene

Per poter tornare nei bar e ristoranti bisognerà attendere che i locali siano «messi in sicurezza». Se nella prima fase si privilegerà il «cibo da asporto», poi si concederà la riapertura con mascherine e guanti per il personale, il distanziamento dentro e fuori e non escludendo — per le metrature più grandi — l’installazione di veri e propri divisori tra i tavoli.(corriere.it)

AUTOTASSIAMOCI

Al di là delle opinioni politiche, si prova un certo piacere ad avere finalmente un Presidente del Consiglio di madrelingua, dopo decenni di tennico, petaloso, se sarei e altre mirabolanti congiuntiviti.
Con un Salvini premier, dio ce ne scansi, avremmo assistito a messaggi colmi di nisba, rave, fave, gerundi che partecipano, participi che precipitano e anacoluti da antologia.
Il tutto ruminando una lattina di ravioli precotti della Heinz, con l'esortazione a mangiare italiano.
Quanto alla contessina Meloni (quella del: se sei nomade, allora devi nomadare) non oso pensare alle neologistiche devastazioni che avrebbe prodotto in conferenza stampa.
Sembreranno cose insignificanti, ma vi invito a un semplice ragionamento. L'apprendimento dell'italiano è delegato alle scuole elementari e medie.

Se questi soggetti non sono riusciti a padroneggiare un percorso che qualsiasi bambino normale compie con relativa facilità, come potrebbero mai occuparsi di faccende ben più complesse, quali l'organizzazione della vita di un paese? Cosa capiranno dei dossier ministeriali, degli articoli costituzionali, dei trattati internazionali, se non distinguono un avverbio da un verbo, un fischio da un fiasco, un ostetrico da un'ostrica?
Ieri, rispondendo a un'amica, dicevo che per riconoscere un buon medico non ho bisogno del curriculum. Mi basta ascoltare il suo italiano. Vale per qualsiasi campo.
Questa orribile vicenda dovrebbe averci insegnato che per ignoranti e minidotati non c'è più spazio. Che non possiamo permetterci degli incapaci in posti di responsabilità.
Solo la conoscenza, intesa nel senso più ampio possibile, può salvarci.
Perciò ha un profondo e simbolico significato che il primo segnale di ripartenza sia, dal 14 aprile, la riapertura delle librerie.

A molti sarà sfuggito, nel mare delle tante tragedie, il disastro che incombe sull'editoria italiana, già di suo con l'acqua alla gola.
Si calcola che, solo quest'anno, verranno pubblicati 20mila libri in meno. Molti editori chiuderanno. I più fortunati tireranno i remi in barca, rischiando il meno possibile.
Tradotto, significa che quelli come me, che scrivono di mestiere, dovranno rassegnarsi. C'era il mio nuovo romanzo, in trattativa con tre grosse case editrici. Dubito vedrà mai la luce.
Di conseguenza, suggerirei una piccola, ma significativa forma di autotassazione.
Individuate una libreria e impegnatevi a comprare almeno un libro a settimana, o al mese.
Per sempre.

Ci sono offerte, promozioni, collane economiche. Si possono portare a casa autentici capolavori per 4 o 5 euro.
Il costo di un pacchetto di sigarette o di due stecche di cioccolata.
Fatelo, se volete salvare quel poco che resta della cultura italiana, della conoscenza, senza la quale non abbiamo speranza. Se volete far capire, a chi comanda, che non siamo un popolo di ignoranti manipolabili.
E soprattutto, se volete permettere alla prossima generazione di scrittori quel sogno che alla mia, pare essere stato negato.

 

LA MERAVIGLIOSA FASE 2

Chi mi inquieta davvero sono quei nullatenenti di consenso, docenti di tuttologia applicata che dopo aver partorito nullo contributo, adesso spingono per passare a una fantomatica Fase 2, che sembra uscita da un piano della Spectre.
Perché la ripartenza, il sistema paese, la tenuta psicologica e insomma, tira più un PIL di Confindustria che una pariglia di buoi.
Blaterando di "rischio accettabile".

Delicato eufemismo in base al quale si può benissimo sacrificare qualche altro migliaio di persone, in nome di una ritrovata produttività.
Chiacchiere da bar e ipotesi da marciapiede, che non tengono conto di alcune piccole cosette.
In un'economia integrata, come ormai è quella mondiale, ha ben poco senso parlare di chiusure, quando buona parte dell'Europa è ancora nella fase della strage.
Senza dimenticare gli Stati Uniti, dove grazie alla lungimirante politica trumpiana, si stanno ponendo le basi per un'ecatombe senza precedenti.
Aprire, dunque, senza mercati per esportare, industrie a cui fornire, o da cui ricevere, la necessaria componentistica?

La ragione suggerirebbe invece di concordare una ripartenza comune, almeno con i paesi a noi più vicini, non solo geograficamente, e soprattutto solo quando si potranno fornire alle persone i necessari presidi di protezione. A tutt'oggi introvabili o acquistabili solo a prezzi mafiosi.
Abbiamo sotto gli occhi l'esempio della Lombardia, della Gran Bretagna e degli Stati Uniti. Di ciò che succede ogni qual volta si privilegiano considerazioni di natura economica, rispetto alla salute pubblica.
Storia e politica ci insegnano che le decisioni frettolose, le scelte di pancia, dettate da visioni egoistiche ingenerano solo disastri.
Che la razionalità, apparente lumaca al cospetto di certe lepri del decisionismo, è l'unica risorsa possibile di fronte alle avversità.
Il più abile e cinico degli imperatori si chiamava Ottaviano Augusto. Vinse la guerra civile, trasformò il principato in impero, conquistò Dacia, Dalmazia, Pannonia, Galazia, Giudea ed Egitto. Sottomise l'Armenia, la Tracia, il Bosforo e la Cappadocia.

Eppure il suo motto era "Festina lente", affrettati lentamente.
Quanto alla scienza, sovviene un certo Sigmund Freud, da Vienna, a ricordarci che ogni fase 2 implica sempre pericolosi simbolismi.
Con l'auspicio che certi frettolosi e mal intenzionati suggerimenti rimangano alla fase orale.

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