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di Alessio Pracanica

Non so perché, facebook mi ricorda che lo scorso 10 marzo scrivevo questo. Forse perché è ancora attuale.
 
SI DISPENSA DALLE VISITE
Quanta paradossale ironia, in un villaggio globale costretto a rifugiarsi nell'isolamento.
A implorare in anticipo la formula prevista per le condoglianze, nella speranza di evitarle.
Questa pandemia non è un accidente della Storia, asteroide precipitato per capriccio degli dei.
Ci avevano raccontato, fino a sgolarsi, una crescita infinita, da cui sarebbero discesi a cascata, per tutti, ricchezza e gioventù.
 
Un mondo di perfetti ingranaggi, di ruote che girando in automatico, avrebbero prodotto tutto e di più, accontentando anche il più folle, sfrenato desiderio.
Lasciandoci, come unico possibile imbarazzo, la scelta del canale. Sul primo Reagan che decanta lo stato dell'Unione, sugli altri, Reagan che spara col Winchester.
Per realizzare tutto questo, bisognava costruire, produrre, licenziare. Disboscare foreste e società, assumere a singhiozzo, con contratti a ore e tutele da schiavi, e chiamarlo benessere.
Tagliare le futilità: scuola, cultura, salute.
 
Qualsiasi cosa, purché il Consumatore Medio potesse continuare a comprare le fragole in gennaio, le lasagne senza glutine o le mozzarelle di opossum.
Arringando, con fatua alterigia da psicologi della mutua, chiunque osasse esprimere un dubbio, un'incertezza, verso questa mirabolante visione.
Eppure, anche davanti al sostanziale fallimento dell'Età dell'Oro, che ha devastato in egual misura ambiente, sanità e senso civico, non ho sentito, nella marea di inutili consigli, il benché minimo accenno a come tutto questo andrebbe ripensato.
Niente.
 
Alti lai per il "bagno di sangue della Borsa", qualche lacrimuccia per morti e moribondi e facce pallide "davanti allo spettro di una nuova recessione".
Nessuno degli Amati Leader di ieri e di avantieri ha mormorato una scusa, un mea culpa, una retromarcia, anzi.
Come se, deragliato il treno, il Macchinista responsabile si proponesse a solutore dell'emergenza.
 
Al più tardi entro un anno si produrrà un vaccino, seppelliremo i caduti e liquideremo con una pacca sulle spalle e qualche cavalierato random il personale sanitario.
Per riprendere a produrre e consumare quanto e forse più di prima, nell'irrefrenabile entusiasmo di essere scampati alla grande peste del nuovo millennio.
Senza capire che tutto questo è stato solo un piccolo avvertimento, su un possibile, anzi probabile futuro.

LA NUOVA LEZIONE DEL PROF ROBERTO LIPARI

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Nel pur vasto e complesso bestiario commemorativo nazionale, esistono strani animali che, per dirla alla Orwell, sono decisamente più uguali degli altri.

Primo fra tutti, il sempreverde Coccodrillo Misogino, uso a testimoniare in cronico ritardo ogni sorta di memoria storica, avendo inghiottito l’orologio come l’alligatore di Peter Pan.

Non contento di questo, il Coccodrillo Misogino opera in modalità selettiva, rimuovendo dal contesto le figure femminili, al solo fine di far giganteggiare l’eroe maschio e virile.

Un buon esempio della sua indefessa opera, lo si è visto nell’anniversario della morte del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, suicidatosi in quel di Palermo, nella convinzione che una certa parte della classe politica volesse davvero sconfiggere la mafia.

È di questi giorni la notizia, infatti, di un francobollo commemorativo a lui dedicato, su proposta firmata dal Gotha dell’antimafia italiana. Non una parola, e nemmeno una marca da bollo, per la donna che morì al suo fianco, senz’armi, uniformi, bandiera o indennità di servizio.

Per la cronaca, si chiamava Emanuela Setti Carraro e il killer, dopo averla uccisa a colpi di kalashnikov, scese dalla moto al solo scopo di sfigurarla con un proiettile al volto, per poi allontanarsi indisturbato.

Un’altra mitologica figura è il cosiddetto Toponomastico Compulsivo, di solito un assessoruncolo (crasi: assessore+foruncolo) che, in preda a vero e proprio delirio nominativo, disarticola l’urbana viabilità con iniziative a caso e a kaiser, senza senso né costrutto.

In ridenti cittadine dove il viale Falcone e Borsellino, superata la piazza Falcone e Borsellino, si immette in via Falcone e Borsellino, prosegue lungo la circonvallazione Borsellino e Falcone, per poi confluire nel lungomare Batman & Robin.

Come non ricordare, per esempio, il Passarellista Ubiquitario?

Sorta di ridanciana riserva della Repubblica, da tribuna più che da panchina, sempre presente in ogni attività anche solo vagamente commemorativa, dalla scopertura delle lapidi allo scoperchiamento dei tombini.

Sua precipua caratteristica è, dopo aver proferito il famigerato “sarò breve”, lanciarsi in interminabili panegirici con abuso di voli pindarici e schianti sintattici, terminando sempre con l’ineffabile lacrimuccia ballonzolante nell’occhio destro.

Il più delle volte, dopo anni di inesausta attività, il Passarelista Ubiquitario riceve qualche avviso di garanzia per concorso esterno, a coronamento di una brillante carriera.

Ennesima fiera, in senso dantesco, di questa clownesca fiera di paese è senza dubbio il Memorialista Pleonastico.

Quasi sempre, un mite e bonario rappresentante del terziario avanzato, così avanzato che non si sa dove metterlo, ex impiegato del catasto o dell’immensa savana parastatale.

Il quale, per il semplice fatto di aver giocato a bocce nel ’72, in quel di Chianciano, con Rocco Chinnici o a briscola con Boris Giuliano, all’osteria La Forchetta, ricordo come fosse ieri, era il marzo del ’63, infligge al mondo la propria immortale testimonianza di lotta alla mafia. In corposi volumi auto-pubblicati di duecento e passa pagine, dove, tra ricordi di scuola e ringraziamenti ai genitori per i sacrifici fatti, l’episodio cardine che dovrebbe giustificare l’immortale opera letteraria si riduce si e no a un paragrafetto. In cui si spiega che Rocco Chinnici andava spesso a pallino e che Boris Giuliano, per segnalare il carico gonfiava le guance e per il fante ricorreva al linguino.

Perché questo non sembri un futile e umoristico excursus, sarebbe il caso di ricordare le donne vittime delle mafie, in rigoroso ordine alfabetico.

Maria Angela Ansalone, Agata Azzolina, Annamaria Brandi, Maria Concetta Cacciola, Angela Calvanese, Graziella Campagna, Liliana Caruso, Ida Castelluccio, Lucia Cerrato, Maria Chindamo, Maria Colangiuli, Angela Costantino, Marcella Di Levrano, Annalisa Durante, Maria Giovanna Elia, Annamaria Esposito, Angela Fiume, Giovanna Giammona, Giuseppina Guerriero, Concetta Lemma, Giuditta Levato, Caterina Liberti, Emanuela Loi, Maria Marcella, Graziella Maesano, Maria Maesano, Concetta Matarazzo, Luisella Matarazzo, Cristina Mazzotti, Carmela Minniti, Francesca Moccia, Maria Luigia Morini, Francesca Morvillo, Anna Nocera, Anna Pace, Letizia Palumbo, Mariangela Passiatore, Angelica Pirtoli, Lucia Precenzano, Anna Prestigiacomo, Maria Teresa Pugliese, Barbara Rizzo, Emanuela Sansone, Giuseppina Savoca, Maria Antonietta Savona, Grazia Scimè, Maria Stillitano, Emanuela Setti Carraro, Giovanna Stranieri, Federica Taglialatela, Angela Talluto, Anna Rosa Tarantino, Gelsomina Verde, Adriana Vassallo, Agata Zucchero e Domenica Zucco

Un elenco interminabile e molto probabilmente incompleto, in cui gran parte delle vittime è accumunata non solo dalla causa della morte, ma dall’essere pressoché sconosciuta alla pubblica opinione.

Quanto ai misteri della toponomastica, ci son voluti settant’anni, perché il comune di Cinisi decidesse di togliere la targa di via Salvatore Badalamenti, fratello del boss Tano, morto, secondo il comune del cuneese dove è avvenuto il decesso, per cause naturali, ma stranamente celebrato come eroico partigiano ucciso dal nazifascismo.

Venendo infine alla pseudomemorialistica antimafia, ne son piene le piazze estive, con firme spesso tronfie quanto insignificanti e non è il caso di rinverdirne la memoria dando a questo o a quello inutile visibilità.

Occorre solo ricordare che l’oblio, le mistificazioni e le inutili passerelle sono da sempre arma di distrazione di massa tra le più efficaci, del pur vasto arsenale mafioso. E per di più a costo zero, perché siamo noi, utili idioti della disinformazione, a fornirne i proiettili.(ilcarrettinonews.it) 

 
 
Le varie premiazioni annuali riportano in auge l'annoso e tedioso paragone tra letteratura maschile e letteratura femminile.
Che è, a mio parere, un falso problema.
 
Esiste semmai, indipendentemente dal sesso di chi scrive, una dicotomia tra la letteratura oggettiva e quella soggettiva.
 
Della seconda, soprattutto in Italia, c'è un vero e proprio abuso, spesso a opera di autori maschi. Ed è, il più delle volte, estremamente noiosa, pseudo-saggistica del viver felici e sereni, spacciata per letteratura, che lusinga il lettore illudendolo di possedere chissà quale estrema sensibilità.
 
Ma anche questo, inutile dirlo, è solo un mio modesto parere.

 

LA NUOVA LEZIONE DEL PROF ROBERTO LIPARI

VIDEO

In Sicilia abbiamo tutto.
Ci manca il resto.
(Pino Caruso – Ho dei pensieri che non condivido)

Altro giro, altro regalo. In Sicilia non ci facciamo mancare niente. Come diceva il grande Pino Caruso, abbiamo tutto.
O meglio, abbiamo di tutto.
L’ultima perla dall’ostrica l’ha estratta l’ex senatrice leghista (ed ex vicesindaco di Lampedusa) Angela Maraventano, in quel di Catania.
L’ambientazione è il raduno della creme leghista, accorsa in difesa del ruspante Capitano, perseguitato dalla solita, bieca magistratura politicizzata.
Una volta salita sul palco, la prodigiosa Erinni del padanesimo siculo ha affrontato, come da copione, il problema cardine della politica siciliana, che come tutti sanno, non è né il traffico, né la siccità, bensì l’immigrazione.
Scagliandosi contro il governo, complice di chi traffica in carne umana e soprattutto contro la mafia.

Ottimo e abbondante, penseranno in molti.
La mafia, questo tentacolare parassita che avviluppa un’isola in procinto di diventare bellissima, ben si presta ai coraggiosi strali di altrettanto coraggiosa militante.
No, no.
Non ci siamo capiti.
Perché la signora Maraventano, a quanto riferiscono le cronache, non si è scagliata contro la mafia per denunciarne il pizzo, i delitti, il malaffare.
Il cahier de doleance dell’intrepida Angela ha un solo, angoscioso contenuto.
La mafia sarebbe anch’essa complice dell’immigrazione clandestina, poiché ormai non ha più quella sensibilità e quel coraggio che aveva prima.
Eh, già. Sensibilità & coraggio.
D’altronde son pieni i libri di toccanti episodi, degni del miglior De Amicis, in cui Bernardo Provenzano aiuta le vecchiette ad attraversare la strada e Totò Riina regala ai poveri i proventi del narcotraffico.
Quanto al coraggio, come dimenticare quelle pittoresche copertine della Domenica del Corriere di inizio secolo, disegnate da Achille Beltrame?
Raffiguranti Luciano Liggio che, coltello tra i denti, espugna da solo le trincee del Carso (è una montagna, non un’imprecazione. N.d.r. a uso dei leghisti) o Calogero Vizzini che lotta con le tigri tra le jungle di Caltanissetta.

Senza per questo sottovalutare il prode Giovanni Brusca, che tutto solo e disarmato, affronta un bambino di dodici anni e dopo averlo strangolato, ne scioglie il cadavere nell’acido. Dando prova, a un tempo, di enorme coraggio quanto di spiccata sensibilità.
Echi di ormai perduti valori, che scompariranno tra le pieghe del tempo, sciogliendosi come lacrime nella pioggia.
La buona vecchia mafia, congrega di bonaccioni, arditi alla bisogna, ma sensibili h24, pare non esista più.
Perché noi, stando all’ex senatrice Maraventano, la stiamo eliminando, perseguitando, distruggendo.
Cosa che, j suppose, nelle intenzioni della signora dovremmo ben guardarci dal fare. Coccolandola, magari. Garantendo sconti, esenzioni, facilitazioni.
Magari (why not?) omaggiandola con premi e riconoscimenti.
Eliminando, una volta per tutte, quel vetusto e sorpassato codice penale che insiste nel colpevolizzare sì nobile istituzione, pregna di coraggio e sensibilità.
Invece continuiamo testardamente ad accanirci, con il risultato, ipsa Maraventano dixitche nessuno difende più il territorio.

Nobile missione che, evidentemente, non tocca alle istituzioni, allo Stato o alla società nel suo complesso, ma a una società diversa e onorata.
Viene da chiedersi in maniera un po’ ingenua, se esista una magistratura capace di intervenire, quando un politico esprime in una pubblica piazza idee che, sguazzando nel lercio stagno dell’apologia, non possono essere derubricate a opinioni democraticamente rispettabili.
Se ci sia ancora, da qualche parte, un’opinione pubblica in grado di indignarsi, al cospetto di comportamenti che spaziano tra il cinismo e l’ignoranza, passando per un sostanziale disprezzo dell’elettorato. O se esista ancora, in qualunque punto cardinale, un vento così forte da scarnificare questa terra fino alla nuda roccia, lasciandola sgombra per qualche altra specie senziente.(ilcompagno.it)

 

CAUSA COVID
Anno non solo horribilis, ma triste. Ridotto a bollettini e statistiche. Senza le corbellerie di Di Maio, gli onirici auspici di un Toninelli, gli stupri sintattici e grammaticali di Salvini, le slides di Renzi, l'italiano maccheronico della Meloni, i congiuntivi alla cave canem di Zingaretti. Nemmeno, segno dei tempi, una di quelle barzellette da barbiere con cui Berlusconi spiegava la cosa pubblica a pensionati e massaie. Piene, per intenderci, di equini superdotati e cougar affamate.

Sono diventati tutti prudenti e silenziosi, che anche l'imbecillita' ha le sue curve di apprendimento.
Restano solo i Dpcm della presidenza del consiglio, ormai inflazionati e inascoltati, a dispetto del notevole, quanto involontario contenuto comico.
Potremmo, io credo, sopravvivere al virus, ma finira' per ucciderci questa finta serieta' da statisti di madame Tussauds, il tanfo di aria fritta, i vorticosi movimenti immobili. E poi I banchi semoventi, i protocolli calcistici, gli intelletti paucisintomatici, i portatori insani di negazionismo, gli arditi della movida.

Un treno senza locomotiva, con i privilegiati del vagone in coda che si fingono macchinisti, nell'illusione che il grande botto non li riguardi.

Lipari-New York, deceduto Ernesto Caruso e Don Gianni Conti

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Lipari - E' deceduto Ernesto Caruso

Aveva 91 anni.

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di Elio Mollica

A New York è tornato alla Casa del Padre, Don Gianni Conti, alla veneranda età di 99 anni, compiuti lo scorso 10 ottobre

Ai familiari le condoglianze del Notiziario

DPCM della Presidenza del Consiglio n. 6999

Disposizioni in materia di prevenzione al contagio da Covid

Il seguente DPCM sostituisce, amplia, integra, i precedenti, ma senza sovrapporsi agli stessi e nel pieno rispetto delle autonomie locali.

1) Disposizioni in materia di riunioni private
Comma 1:
Le riunioni familiari, in precedenza autorizzate fino a un max di 6 (sei) persone fisiche, vengono decurtate, dal corrente decreto, in misura del 25%.
Ovvero fino a un max di 4,5 soggetti. Con l’individuo corrispondente allo 0,5, a scelta, segabile per il lungo, per il largo, oppure (ipotesi caldamente consigliata dall’attuale esecutivo) stazionante sulla soglia con un piede sul pianerottolo.

Comma 2:
Ulteriori misure, quali la decurtazione a cifra tonda, in misura del 33%, pari a max 4 (quattro) persone fisiche, appaiono al momento premature e giustificabili solo in presenza di ulteriore aumento dei tassi di contagio.
Altresì dicasi per la proposta, formulata dal Ministero per le Pari Opportunità, di introdurre quote rosa o posti riservati per orfani di guerra e/o portatori di handicap grave, ai sensi della Legge n. 104/1992 art.3, comma 1.

Comma 3:
Nel caso di nuclei familiari superiori alle 1,1 persone fisiche, si consiglia comunque l’uso di mascherina, anche tra coniugi o consanguinei di ogni ordine e grado.
Si suggerisce comunque, prima del riposo notturno, di verificare al di là di ogni ragionevole dubbio l’identità dell’attiguo dormiente, al fine di scongiurare (s)piacevoli sorprese nel talamo coniugale.
Nell’ipotesi eventuale di accadimento di tale incresciosa circostanza, l’attuale esecutivo declina fin da ora ogni eventuale responsabilità.

Comma 4:
Nell’ambito delle suddette riunioni, sono consentite le seguenti attività ricreative:
a) tombola con i ceci b) telefono senza fili c) nomi-cose-città d) giochi di società come Risiko, Cluedo o Monopoli e) briscola, scopone e rubamazzo f) dama, scacchi, canasta, bridge g) pettegolezzo selvaggio.
Sconsigliate:
a) nascondino
b)
 gara di bevute a rhum e pera
c) 1-2-3 stella!

Fortemente sconsigliate:
a) schiaffo del soldato
b) palla avvelenata
c) poker, baccarà e qualsivoglia altro tipo di gioco d’azzardo, al fine di prevenire le prevedibili colluttazioni normalmente susseguenti a episodi di gioco e/o dubbi sulla lealtà sportiva di uno o più partecipanti.

Comma 5:
I cori alpini sono momentaneamente sospesi su tutto il territorio nazionale. Eccezion fatta per le provincie autonome di Trento e Bolzano, ove la materia in oggetto sarà disciplinata da ulteriore e specifico provvedimento. Già previsto, in manovra finanziaria, opportuno provvedimento di ristoro (fino a un max di 5 miliardi di euro) per i maestri di coro costretti all’inattività. Purché rispondano al nome Bepi, Bepìn o al più generico appellativo di vecio (vecchio).

Comma 6:
Le assemblee sociali dell’Associazione Bocciofila Fantina sono sospese fino a nuova disposizione.

2) Disposizioni in materia di riunioni pubbliche

Comma 1:
Sono espressamente vietate le assemblee, le riunioni, le assise, i congressi, i convegni, i capannelli, i raduni e le adunate a scopo culturale.
Altresì gli spettacoli cinematografici, musicali, teatrali e qualsivoglia altra espressione artistica idonea a turbare l’ordine pubblico.
Idem per i consessi a scopo politico.
Eccezion fatta per quelli del movimento denominato Italia Viva, in ragione del fatto che in tal caso, il numero dei partecipanti non è attualmente ritenuto tale da cagionare aumento dei contagi.

Comma 2:
Sono categoricamente proibite le ammucchiate, le orge e gli scambi di coppia, con partner attivo o anche solo meramente contemplativo, perpetrati a scopo laidamente e lascivamente sessuale.
Stante l’eccezionalità del frangente storico, è consentito, ai soli cittadini maggiorenni, di indulgere nell’innominabile vizio di Onan. Purché lo stesso venga perpetrato senza lai, schiamazzi o gemiti, suscettibili di ledere la serenità del vicinato.

Comma 3:
Sono consentite le messe, le processioni, le celebrazioni, i riti, le funzioni a scopo religioso.
Senza limitazione alcuna di orario, modalità di svolgimento e numero di partecipanti.
In specie se con la precipua finalità di invocare la protezione celeste, al fine di scongiurare il temibile morbo.
Nel caso specifico di attività religiose di culto cattolico, il termine consentite viene sostituito con il termine obbligatorie.
Le lunghe teorie di flagellanti, l’applicazione di cilicio, gli autodafè e i roghi degli eretici saranno oggetto di future e specifiche disposizioni, erogate dal Ministero della Salute.

3) Disposizioni in materia di libero commercio e distanziamento sociale:

Comma 1:
L’orario di chiusura dei locali pubblici, precedentemente previso per le ore 18.00, viene anticipato alle ore 17.59.

Comma 2:
Ai fini del distanziamento, la distanza minima prevista tra persone fisiche viene elevata da mt 1,50 a mt 1,52, con uno scarto di tolleranza non superiore al 67% della misura totale.
In caso di consanguinei, conviventi o affini, tale distanza viene decurtata dello 0,5% per ogni più stringente grado di parentela.
I rapporti occasionali (i c.d. scopamici/e) effettuati in luogo pubblico, sono già disciplinati dall’art. 726 del Codice Penale (Atti contrari alla pubblica decenza – turpiloquio).

Comma 3:
L’attività di ristorazione mediante asporto, consentita dai precedenti DPCM, viene adesso sostituita dal lancio mediante catapulta, fionda, frombola o altro strumento idoneo, purché di approvvigionamento a totale carico dell’esercente.
Lo scarto di tolleranza sul bersaglio è previsto, per la prima settimana, in misura del 25%, stante la necessità di opportuna curva di apprendimento.
Eventuali incidenti derivanti dal provvedimento in oggetto, saranno disciplinati dalle già vigenti norme in materia di infortunistica lavorativa.

4) Disposizioni in materia di scuola e università:

Comma 1:
Le lezioni di scuola superiore, pubblica o parificata, sono sostituite con FaD (Formazione a Distanza) prediligendo, ove possibile, l’uso della fibra e internet superveloce. Ove tali tecnologie si rivelassero momentaneamente indisponibili, è concesso l’ausilio di mezzi succedanei, quali la lanterna magica, i segnali di fumo e la cartellonistica su grande scala.

Comma 2:
Le lezioni universitarie, in specie per le materie scientifiche, sono sostituite da
opportuna frequentazione dei social, purché di durata non inferiore alle 6h/die.

Comma 3:
Le lezioni di scuola primaria e media inferiore sono per il momento consentite, previa adozione di banchi con rotelle o, in mancanza degli stessi, di impianto delle suddette rotelle sulla superficie palmare degli arti inferiori degli studenti, sì da agevolarne la mobilità.

5) Disposizioni in materia di lavoro e trasporto pubblico:

Comma 1:
Tutte le attività ritenute non necessarie sono momentaneamente sospese.

Comma 2:
Tutte le attività ritenute necessarie (fabbricazione di armi, proiettili, corazze reattive, penne rigate e nanetti da giardino in gesso o ceramica) sono per il momento consentite.

Comma 3:
L’orario e il distanziamento lavorativo sono disciplinate da prassi consolidata e opportuni provvedimenti (Codice di Hammurabi et seg.)

Comma 4:
Su tutti i trasporti pubblici (treni, autobus, tram, filobus, taxi con licenza e taxi abusivi) il numero dei passeggeri dev’essere pari al 50% della cubatura del mezzo (includendo anche eventuali bagagliai e alesaggio dei cilindri) elevato alla radice cubica della tariffa prevista. Con uno scarto positivo del 555% per le aree del paese più disagiate.

P.S.
Sarebbe certo più semplice e saggio chiudere tutto, per il tempo che sarà necessario. Essendo ogni vita umana unica e non restituibile. senza distinzioni di età, sesso, censo, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali.
Manca forse il coraggio.
Oppure mancano i soldi.
E nella felice Era Neoliberista, il coraggio deriva soprattutto dai soldi.(antimafiaduemila.com)

 

Dalla poetica di Bondi al concetto di indispensabilità sociale

Solo l'altro giorno tra i 25 decessi della Liguria, 22 erano pazienti molto anziani. Persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese che vanno però tutelate.
Così si è espresso, in un recente tweet, il governatore della Liguria Giovanni Toti.
Certo, il concetto di indispensabile per lo sforzo produttivo, pronunciato dall’uomo che ha sostituito Emilio Fede alla guida di Studio Aperto, fa un po’ ridere, ma ha comunque origini antiche.

Risale cioè al 10 maggio 1994, giorno in cui il signor Silvio Berlusconi assume la carica di Presidente del Consiglio.
Da quel momento, infatti, inizia la lenta, ma progressiva trasformazione del cittadino in consumatore, la cui utilità per il paese non si misura sulla base delle qualità personali, ma sulla capacità di muovere denaro per scopi, poco importa, più o meno leciti.
Anni ruggenti e rutilanti, durante i quali i mafiosi pluriomicidi assurgono a eroi, le banche vengono costruite intorno a noi e si scomoda sant’Agostino per giustificare l’evasione fiscale.
Mentre la prassi costituzionale si arricchisce di metafore calcistiche, la prostituzione viene derubricata a burlesque, il pappone a facilitatore e il cliente a utilizzatore finale.
Meravigliosa italietta, al cui confronto le ballerine e i nani dell’era craxiana sembrano aulici come consoli romani e perfino il grigio notabilato democristiano assume, nelle nebbie della memoria, i contorni di nobile e disinteressata congrega di padri della patria.
Epoca di autentica e compiuta democrazia diretta.

Nel senso che chiunque può diventare deputato, sottosegretario o ministro, purché sia, anche solo momentaneamente, nelle grazie dall’Amato Leader, secondo i dettami del più puro stile nordcoreano.
Entreranno quindi nei vari governi, legali, commercialisti, sensali, collaboratori, procacciatori e fiancheggiatori del mitico Cavaliere. Insieme a transfughi socialisti, democristiani scompagnati e missini convertiti se non alla libertà, quanto meno al liberalismo.
Per rendere, seppur in maniera riduttiva, il sacro fervore che attraversava in quegli anni il centrodestra italiano, può forse servire la rievocazione dei componimenti poetici di Sandro Bondi, indimenticabile Ministro dei Beni Culturali.
Uomo che, nonostante tre anni di indefessa attività al dicastero di via del Collegio Romano, viene ricordato soprattutto per i numerosi crolli avvenuti nell’area archeologica di Pompei, causa mancata manutenzione (accorsero indignati anche gli ispettori dell’Unesco) e, appunto, per la pregevole attività letteraria.

Nell’ormai lontano 2005 dà alle stampe, infatti, un’immortale silloge poetica per i tipi della Meridiana di Firenze.
Emblematicamente intitolata Perdonare Dio e c’è da scommettere che l’Essere Supremo avrà molto gioito nell’essere ricordato, e soprattutto perdonato, da una personalità del calibro di Sandro Bondi.
Collana dalle molte perle, pur tuttavia, nella silloge alcune odi spiccano sulle altre, per altezza morale e respiro dei temi trattati.
Vi troviamo infatti liriche dedicate a tale Marinella Brambilla, storica segretaria berlusconiana, a Walter Veltroni (inspiegabilmente definito: madre dei miei sogni) a Fabrizio Cicchitto, Stefania Prestigiacomo e, naturlich, al Grande Capo, amichevolmente definito Silvio.

A Silvio

Vita assaporata
Vita preceduta
Vita inseguita
Vita amata.
Vita vitale
Vita ritrovata
Vita splendente
Vita disvelata
Vita nova

Ma soprattutto alla di lui genitrice, Rosa Bossi Berlusconi. Passo di toccante lirismo che consegna ai posteri non tanto l’incolpevole donna Rosa, quanto il poeta stesso, in tutta la sua sfolgorante dignità.

A Rosa Bossi in Berlusconi

Mani dello spirito
Anima trasfusa
Abbraccio d’amore
Madre di Dio

Roba da far impallidire Leopardi con tutta la siepe e tacitare per sempre il pastore errante per l’Asia, il quale potrebbe pure smettere di lamentarsi e considerarsi una volta per tutte, a buona ragione, uomo molto fortunato.
È questo il clima, la congèrie politica e morale che forgia l’homo novus berlusconiano.
Tutto il resto, gli sdoganamenti del fascismo, le narrazioni renziane, i panozzi sbranati da Salvini in diretta Istagram, con la bazza bisunta di olio di palma ne sono solo la naturale prosecuzione. La fangosa tracimazione che fa seguito alla rottura della diga.
Altrettanto può dirsi di un Giovanni Toti che, ritenendosi forse leader moderno e dinamico, classifica i suoi elettori in indispensabili e inutili.

Applicando alla lettera i precetti del verbo berlusconista. Non futile alternativa tra avere ed essere, ma sciabolata che tronca ogni nodo gordiano al grido di: avendo sono.
Per onestà intellettuale, bisogna dire che il buon Giovanni ha subito contestualizzato l’uscita, spiegando che è stato frainteso un ragionamento più ampio. Anche se, trattandosi di tweet, con il noto limite di 280 caratteri, non si capisce bene cosa ci fosse da fraintendere e dove, eventualmente, fosse allocato il più ampio ragionamento originario.

Non se l’abbiano a male quindi i molti pensionati liguri (la Liguria è la seconda regione italiana per età media) né i più giovani quando trasmigreranno anch’essi, prima o poi, nel dantesco girone dei non indispensabili.
Saranno comunque tutelati, almeno per il momento.
Non certo per diritto, norme morali o costituzionali.Soltanto perché Giovanni Toti è uomo di grande bontà e seppur a malincuore, li tutela.(antimafiaduemila.com)

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