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di Marcello Acunto

Sposi: GAY E MARGHERITA 

Dopo lunghi anni di studi, sacrifici, stenti, patimenti e “chierichettaggio” con Don Gianni, arrivò il tempo della raccolta. Alla veneranda età di anni sette potei ricevere la Prima Comunione. Nella foto con mamma e zio Renato siamo dietro la Chiesa di San Pietro (il colonnato del Bernini non c’era ancora). 

Mio co-festeggiato è stato il mio amico Bruno Natoli, mio compagno di scuola e figlio del mio maestro Giovanni Natoli (suo padre).
Ormai vecchio e cadente io, ad undici anni, padrino Gaetano Tesoriero (Gay), ricevetti la Cresima per mano di Sua E. Bernardino RE (che osò schiaffeggiarmi e io non dissi nulla perché c’era gente). 

Di lì a poco maturò la vendetta contro Gay com’è testimoniato dalle foto in cui mi si vede imbronciato, con lui prima della cresima, e dritto e soddisfatto mentre trasporto le fedi nuziali, per il suo matrimonio. 
Anche il luogo è lo stesso. 
Si tratta del vialetto che collegava la casa del dottor Cincotta alla strada comunale Iditella – Drauth. Allora non esistevano muraglioni e da qualunque punto dell’isola si godeva delle meraviglie che la Natura ci aveva regalato. 
Qualche anno dopo questa casa passò alla Contessa Marisa Betlen e poi all’Avv. Paola Mora, subendo le note trasformazioni.

Don Gianni ce le faceva passare tutte e sapeva impegnarci. Arrivato a Panarea a trentatré anni era proprio un bel ragazzo atletico molto appetito dalle donne.

Quando non si andava a pescare, se non c’era il catechismo, ci si organizzava, per la raccolta dell’olio per le lampade della chiesa, per la raccolta delle uova, per la benedizione delle case, per portare i sacramenti agli ammalati e ai moribondi. In questi ultimi casi non ci permetteva di entrare e ci lasciava ad una opportuna distanza.

Per noi bambini era sempre un gioco che continuava anche quando le cose dovevano essere serie. Certo ormai noi tutti grandicelli sappiamo che cos’è la “TRANSUSTANZIAZIONE” e tutti, tranne me, sanno che significa “…e ce ne imprime il carattere”, allora il problema non ce lo ponevamo e queste cose le accomunavamo al latino maccheronico in uso.

Nel servir messa vedevamo che Don Gianni “abbondava” nel versare nel calice il vino che poi beveva, mentre risparmiava sull’acqua. Così noi “angioletti” facevamo il contrario e come “angioletti”, ammiccanti l’un l’altro con aria candida, versavamo un goccio di vino costringendo il Sacerdote ad abbassare il calice più volte esclamando “ancora!” e a sollevarlo quando versavamo l’acqua per costringerlo a dire “Basta! Basta!”
Saremo perdonati?

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NOTIZIARIOEOLIE.IT

21 NOVEMBRE 2021

L’intervista del Notiziario a Marcello Acunto, il progettista di Panarea

SANTINO (Sgroi)
SANTINO, il piu' alto nella foto di gruppo sulla banchina, era figlio di pescatori di Lipari che venivano a pescare a Panarea e che qui facevano base. I genitori decisero di dargli un futuro più sereno per cui preferirono che andasse a scuola e che passasse le sue giornate all'ufficio postale dove faceva i suoi compiti e, se arrivava qualche telegramma lo portava ai destinatari. Conosceva, più di me, abitudini e segreti degli abitanti. Scopri'che la cagna di "zu" Nicola Fazio aveva una cucciolata e mi invito' per una visita "a domicilio". Tutti sanno che le cagne sono molto gelose e che non desiderano queste visite senza specifici inviti e appuntamenti. L'abitazione di questi nuovi arrivati era a Iditella, dopo casa Urzi' che, dopo qualche anno, d'estate, sarà abitata da Silvia, Clara, Francesco Dotti e famiglia, che saranno cari amici, con Maria e Tindaro Cappelli.

Per arrivare alla cuccia si doveva superare il cancello posto su strada e percorrere circa dieci metri di passaggio compreso tra il prospetto di alcuni piccoli manufatti a sinistra, e il muretto di contenimento del terreno alberato, a destra. Santino aprì il cancello invitandomi a stargli dietro. Eseguii mantenendo una certa distanza di sicurezza. Stavamo quasi per iniziare i convenevoli, certi dell'ospitalità della nostra ospite ma questa, balzata fuori dalla cuccia, si lanciò al nostro inseguimento. Io, sprezzante del pericolo, alla velocità da primato mondiale, oltrepassai il cancello mentre Santino mi urlava "non chiuuaaaai..."("chiudere" stava dicendo il tapino) Troppo tardi, pantaloncini e mutande erano andati...e non solo.
(Santino, da grande, entrerà nella Polizia di Stato e, a Genova riceverà alcuni Encomi Solenni per i suoi costanti eroici comportamenti).

 

Intanto le cose sono un po' migliorate, viaggiare da e per Panarea e più facile è entrata in funzione la "Motonave Lipari", se parto da Pesaro nel primo pomeriggio, passando da Roma Termini, nel pomeriggio del giorno successivo potrò essere a Napoli, mi imbarcherò alle 19,00 e all'indomani, ore 8,00 sarò a Panarea.

Ho nostalgia degli altri miei amici che ho lasciato sulla banchina, di Fido, di casa...ritornerò, non invecchiate troppo...anzi, venite con me.
A Napoli è obbligatorio fare alcune cose: una interessante passeggiata, mangiare una buona pizza e comprare le sfogliatelle. Visto che la stanchezza non si sente? Se si arriva troppo presto si può anche andare al cinema. Attraccate notiamo i transatlantici "Michelangelo" e "Raffaello". Ci dovrebbe essere anche la "Motonave Lipari"...e infatti c'é. Ma non è una scialuppa di uno dei transatlantici... no! è proprio la Lipari, si comincia a leggere bene.

A bordo c'è Giovannino, il Piccolo di bordo, che dopo i numerosi viaggi ormai mi conosce ma non lo dà a vedere. Finalmente andiamo in gabina, depositiamo i bagagli e ci prepariamo per la cena. Nel frattempo le Pilotine accompagnano la nave fuori dal porto e affidano il comando al comandante della nave. La cena è buona, è sana e serve a passare un'ora in relax prima di dormire.

Non sempre il mare è tranquillo, io non soffro il mal di mare e sulle navi ho sempre fatto meravigliose dormite. Certo sono capitate spesso traversate paurose ma basta sapersi contenere. Rimane famosa una traversata del Parroco Don Giuseppe Vanaria che imbarcatosi alla volta di Napoli, ancora c'era la "Eolo", non volle rinunciare alla cena, con la sala al piano più alto e, unico ospite, pretese un abbondante brodo di pollo come prima e ultima
portata. E' facile immaginare che fu necessario raccogliere dal pavimento piatti, posate, sedie e prete.... e il brodo? anche, con una sorta di mocio.
Continua.

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Cari Marines, continua
La gioia del rientro a Panarea è tale che, nonostante la stanchezza, alle 6,30 siamo già svegli. In ogni momento la natura è meravigliosa, i colori cambiano sempre come pure i paesaggi che ti danno in ogni istante informazioni e sensazioni diverse è tutto scritto ma nessuno legge. Ci lasciamo assorbire dai telefonini e non leggiamo la natura, lasciamo che tutto caschi a pezzi e mentre i furbi si arricchiscono gli altri viviamo di illusioni all'interno degli schermi.. Mi rivolgo a quelli che più amo, naturalmente, non voglio fare paternali o insegnare niente a nessuno.

L'alba è meravigliosa, Stromboli, brontolone, ci saluta con i suoi originali fuochi d'artificio. Strombolicchio inizia ad indorarsi. La barca del Rollo accosta, prende merce e passeggeri, si rimane incantati ad ammirare il paesaggio, si comincia ad incontrare gente nota ed amici e si parte per Panarea, finalmente! non si arriva
mai!

Coraggio, Rollo,... "cca sunnu!... Fido mi vede, vuole buttarsi in acqua per venirmi incontro, non vede più nessuno, corre per tre, quattro volte dalla banchina all'imboccatura della via Lani, scendo dalla barca, mi si butta addosso, mi mordicchia, abbaia, mi rimprovera, altra corsetta e non si dà pace.
Alcuni miei amici, nella foto. Il più alto si chiama Santino Sgroi (se ricordo bene). Di lui racconterò qualcosa.
Cari Marines, cominciate a vedere che avete fatto bene a venire. Ciao

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PRIMI GIORNI DI SCUOLA IN PRIMA MEDIA
Dopo i giorni raccontati e la prima notte bianca, o quasi, alle ore sette e trenta suona la sveglia, non vedo Fido ma sento gli “applausi” dell’istitutore che ci invita a prepararci per andare a scuola. Scendiamo, dal secondo piano, per la colazione, si comincia con le presentazioni, gli accenti sono di tutte le città italiane, nell’atrio antistante il refettorio sono schierati Norina, infermiera, altra aiutante. Norina passa i cucchiai, infermiera imbocca un cucchiaio di olio di fegato di merluzzo, l’aiutante ti porge due o tre mentine, tu ingoi ed entri in refettorio per la colazione. Memorizzo il mio posto e, inquadrati, andiamo in studio – scuola, al primo piano. L’edificio è bellissimo, ubicato sulla spiaggia, lungo il viale Trieste. Abbiamo tutto: due campi da calcio, due da tennis, due da pallacanestro, due da pallavolo, pista da pattinaggio, piscina, pista da allenamento che circonda i campi da tennis, grande palestra attrezzatissima, cinema-teatro e biblioteca.

E’ tutto pronto, noi ragazzi non dobbiamo inventare nulla, per la “campestre”, poi, ci alleneremo sulla spiaggia, per tutti gli sport, poi, disporremo degli impianti sportivi della città. Da un’occhiata in palestra noto che tra l’altro ci sono un “cavallo” e una “cavallina” per cui non ci dovremo mettere “a pecoroni” per recitare velocemente e prima che il “cavallo” si sdereni, s’afflosci e caschi, “Aldu Liottu, scarica a bottu, vaci a Merica ‘nfun ‘nfà”. Sono piccolino ancora, ho nostalgia, ho tutto, mi manca tutto ma decido che “se po’ fa’”. A Pesaro siamo apprezzati, siamo d’esempio, siamo i “ragazzi di Villa Marina” e la cosa ci riempie d’orgoglio.

L’aula scolastica, fino alla terza media, è anche lo studio. Si tratta di un vano da circa metri 12,00 per mt. 12,00 che ospita da 20 a 25 ragazzi che, quindi contiene 25 cattedre con cassettiera, piano da lavoro e da studio. Una cattedra per alunno. L’insegnate ha la sua cattedra sulla predella. Questa è anche la postazione dell’istitutore durante le ore di studio.
Ho più volte riferito che Villa Marina si estende lungo il Viale Trieste che parte dal vicino porto e raggiunge il monte S. Bartolo.
A Pesaro è nata e prospera la Moto Benelli, a Bologna la Moto Morini.
Cosa poteva succedere sul lunghissimo Viale Trieste, allora completamente libero?
continua

 

La casa a Panarera continua
La casa dei nonni, oltre ad essere prestigiosa, era in posizione strategica tanto da essere appetita dagli "Alleati" che la requisirono quando fu affondata la nave "Bolzano" e vi impiantarono il loro quartiere generale.
Intanto dagli USA era rientrato il signor Natoli, papà di Veronica e di molti altri figli. Questi signori costruirono un grosso fabbricato a pianta quadrata, comprensivo di pianterreno e primo piano, con balconi lungo il perimetro del primo piano e, date le sue inconsuete forma e dimensioni fu chiamato il "palazzo" assurgendo a "casa reale". Oggi è la "CASA ELIO" donata in beneficienza da Veronica in ricordo del Caro Elio.
L'era "moderna" a Panarea inizierà all'inizio degli anni sessanta.
Un bel giorno sbarcarono Gianni e Maria Teresa Venbinschak che si innamorarono dell'isola e decisero di costruire l'Albergo Piazza.

Avendo già fatto esperienza a Capri, da qui portarono mastri ed operai specializzati nella costruzione di opere con pietra a "faccia vista". Questa maestranza poneva in opera solo venti pietre al giorno e ogni esperto dell'isola criticava e diceva la sua. L'operazione nel tempo fu portata a compimento e gli ospiti erano eccellenti.
Ancora si costruiva con architettura spontanea e i risultati erano accettabili.
Negli anni 1962,1963, il comune di Lipari decise di fare un regolamento edilizio serio e qui cominciarono i guai. Decisero di permettere di costruire nel "centro urbano" (evito di fornire i noiosi dati tecnici) secondo una raffazzonata perimetrazione, e qualcosina fuori da tale "centro", come sempre sono stato l'unico a far notare che, invece, sarebbe stato molto meglio lasciare molto verde tra le varie case ma senza alcun risultato.

Nel 1963 si cominciarono a realizzare i miei progetti, non c'era obbligo di direzione dei lavori, e, quando rientravo da Milano trovavo vani in più rispetto a quelli del progetto autorizzato. Per tenere la gente "sotto scopa", questa veniva spinta a costruire a volontà perché si sarebbe cominciato con i "condoni edilizi" . Un componente dell'Amministrazione Comunale, dott. Tommaso Carnevale, pensò bene di imporre regole e controlli da parte di una Soprintendenza e, per essere sicuri dell'obiettività, dell'imparzialità e del senso artistico oltre che ecologico, propose e si scelse la Soprintendenza di Catania. a questo punto: Chi vuole schiattare dalle risate ne ha facoltà e ne ha anche ora che dipendiamo da Messina. Gli addetti ai lavori e quelli che hanno avuto esperienza in materia conoscono benissimo ogni particolare.
La stessa cosa succedeva con gli uffici catastali finché non siamo stati "graziati" dalle richieste e presentazioni telematiche. I successivi regolamenti e lo stesso piano regolatore non hanno fatto altro che peggiorare le cose perché il cemento viene versato sempre negli stessi posti e, spesso, illegalmente.

Ho lavorato su almeno l'ottantacinque per cento delle case di Panarea e anche sulle altre ho prestato opera professionale. Ogni incarico, ovviamente, mi faceva comodo ma soffrivo al solo pensiero che scompariva una parte dei miei giochi di bambino.

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PRIMI VIAGGI
Non dico che ricordo perfettamente quanto avveniva intorno a me a partire da quando avevo la “veneranda” età di due mesi perché tanto non ci crede nessuno.
Dopo l’affondamento del piroscafo Santamarina, io avevo solo due mesi e quattordici giorni, nostra mamma ebbe la necessità di ritornare a Panarea, da Lipari, quale coadiutrice di sua mamma, Giuseppina La Cava, Titolare dell’ufficio postale locale, impiantato ed ereditato.

Durante gli anni di assestamento, di tanto in tanto, occorreva viaggiare su certi “pezzi di ferro” arrugginiti e, in qualche modo, galleggianti. Si chiamavano, Pola, Nesazio, Rismondo… Ho memorizzato a tal punto la puzza di olio esausto, nafta, aria oleosa mista a fritture, pesce, aglio, cipolla e quant’altro proveniente da sala macchine, cucina e gabinetti, il tutto naturalmente shakerato, che il solo pensiero, ancor oggi mi fa vomitare. Unite a questo il contorcimento di queste comode navi ad ogni piccolo movimento del moto ondoso. Ricordo mia mamma terrorizzata più per noi tre figli che per sé stessa, le preghiere, le preoccupazioni per qualche capodoglio che spesso si incrociava.

A Lipari, all’alba, Teresa e Stefanino Imbruglia venivano a prenderci in via Roma e, a piedi, ci aiutavano fino a Sotto il Monastero dove ci imbarcavamo per l’irraggiungibile Panarea. Pensate che, mancando la galleria che negli anni sessanta unirà Lipari a Canneto e quasi tutta la viabilità interna, quasi tutte le “navi” dirette a Panarea e Stromboli, prima operavano, con tempi lunghissimi, a Canneto, ad Acquacalda, a Rinella, a Santamarina, a Malfa e, poi, finalmente a Panarea e a Stromboli.

Per i ritorni a Lipari, Duccio non ne voleva sentire e commuoveva tutti dicendo “a Lipari io Muoio”, Rodolfo era in età scolare e quindi era giustificato, io “assurgevo a Capo famiglia e dovevo dare l’esempio” (come tutti coloro che non contano un “c…iccinin”.
Nel 1953 arrivò il momento di frequentare la prima media e tra Catania, Caltagirone, Acireale e Pesaro si optò per Pesaro. Due zii Giuseppe ed Ottavio, dall’età di sette anni si trovavano presso L’Istituto Postelegrafonici (Ottavio ne diventerà il direttore generale). A Villa Marina mi accompagnò mio fratello Rodolfo (anni diciassette) e… che ci vuole! ...via Milazzo?... parti da

Panarea al mattino, con Fido e tanti che ti accompagnano e poi, facendo a ritroso il percorso descritto, da Lipari prosegui per Milazzo. Qui, al porto ci sono le carrozze a cavalli, ne prendi una che ti porta alla stazione, fai il biglietto e aspetti perché, forse, arriverà il treno da Palermo già stracolmo di emigranti per il Nord. (Successivamente il Capostazione mi indicherà il punto in cui si aprirà la porta della mia carrozza). La motrice sarà ancora a carbone o elettrica? La carrozza sarà in legno o con sedili imbottiti?

Saliti in carrozza, a gomitate dobbiamo raggiungere lo scompartimento e se non trovi posto devi viaggiare nel corridoio seduto sulla valigia e li cercare anche di dormire con tutti quelli che continuano a passare per andare in bagno o altro.
Il treno prosegue per Messina e si ferma in attesa delle coincidenze che, forse, arriveranno provenienti da Siracusa, Catania ed altre province siciliane.
I treni si sdoppiano, si ricompongono, con l’aggiunta di nuovi vagoni e finalmente comincia l’entra ed esci sulla nave traghetto che ci porterà a Villa S. Giovanni. Sulla nave puoi scendere e comprare un arancino, un’aranciata, un panino ecc.

La stessa cosa si verificava a Villa S. Giovanni e con il motivetto “ci damo tre belle tre belle banane ci damo” dei venditori di banane, si proseguiva per il Nord. S. Eufemia Lamezia, Salerno, Napoli, Roma Tiburtina, con cambio di treno, Falconara Marittima, Pesaro, carrozza a cavalli o Taxi, mezzanotte ed oltre, del giorno dopo, letto. (Ho sintetizzato perché se mi fanno “santo subito” cominciate a chiedermi i miracoli). I miei vicini di postazione notturna: Mariani, di Orvieto e Luigi Donadoni, di Milano, cugino del più noto giocatore.

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IL "ROLLO" a Panarea
Nel 1965 il servizio "rollo" cambiò gestione ma non mutarono gli autentici comportamenti eroici dei marinai né quelli degli incoscienti viaggiatori.
Nella foto il varo alla banchina e l'imbarco "Sotto Punta Peppemaria". La motonave "Lipari" aspetta ad una considerevole distanza. Le cose non muteranno fino alla fine degli anni settanta.
Mentre con la ottima gestione di Andrea Tesoriero si può dire che il servizio era sempre assicurato, con quella di Salvatore Tesoriero di padron Bartolo, veniva garantita di più la sicurezza dei lavoratori.

Con Andrea, le navi avevano l'obbligo di andare un miglio oltre Basiluzzo prima di rientrare in un porto sicuro e il servizio del Rollo doveva operare da Calajunco a Pietranave. Dopo si pensò all'incolumità di tutti visto che i collegamenti erano notevolmente migliorati e i natanti pure. In verità le operazioni da Punta Peppemaria e da Drauth rimasero sempre garantiti.
Il cinque febbraio 1971 a Panarea era un tempaccio incredibile di Greco e Tramontana, da Drauth ci siamo imbarcati solo due "sconsiderati": "u fuggiascu" così detto perché un giorno disse alla moglie "vado a comprare le sigarette" e (fatto vero) "mancò vint'anni", ed io che dovevo raggiungere "definitivamente" Catania.

Ci siamo sentiti agli antipodi anche se eravamo sulla stessa barca come nella realtà era.
Non si ebbe il tempo o non si pote', o non si volle riflettere sulle coincidenze miracolose, perché la "fifa" era tanta mentre, a remi, cavalcando le onde, inseguivamo la nave che, alla fine, raggiungemmo a Calajunco...eppure io il "coraggio di pregare e di dire: vi supplico torniamo indietro" lo avevo avuto rimanendo inascoltato.
Del "Fuggiasco" mi sono rimasti impressi le sue scarpe da tennis bianche, i suoi pantaloni bianco candido e la camicia gins. Faceva freddo.

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LA PESCA Miracolosa
Ma il mare, il tempo, a Panarea, sono soprattutto quelli dei sei mesi antecedenti lo scorso mese di ottobre 2021.
Da militare rientravo per qualche giorno di vacanza a Panarea.
A Lipari alle due del pomeriggio non c'era nulla che si spostasse compreso le barche dei pescatori che si erano già avviate.
Mio cugino Saverio Camporeale mi aiutava nella ricerca finché ci dissero che forse sarebbe uscito Minicu "u Turdu".

Ci mettemmo un po' ma alla fine, si convinse e partimmo.
La motobarca era piccolina, il mare bianco, piatto, immobile, Panarea a soli 12 miglia, noi tutti giovani, fieri, forti e tenaci non avemmo bisogno di "Vartilizzu". Tempo di navigazione 2 ore e un quarto. Minicu scrutava il mare e noi pure, con scopi diversi, si scherzava. Saverio era un ragazzo simpaticissimo, benvoluto da tutti i Liparesi, sempre gentile e ricercato dalle ragazze di tutte le nazionalità. Da lì a poco sposerà una bellissima principessa Etiope e vivrà tra Lipari e Londra.

Non c'è un Liparese che non sia stato a Londra. Ma questo è un altro discorso.
Siamo ancora in mezzo al mare d' argento, a circa un'ora da Panarea, Minicu ci indica un pezzo di legno galleggiante, tutt'intorno il mare ribolle ci muniamo di lenze e iniziamo a pescare.
È un tira tira generale, con i pesci che letteralmente ci saltano in barca sono "prisintuni", "capuni", "cavagnole", poi Minicu decide di affiancare il pezzo di legno e, sotto, notiamo tonnellate di pesci di ogni tipo, compreso cernie. Dopo un po' Minicu decide di proseguire se no si fa tardi, non vi nascondo che sono stato tentato di imitare mio "compare Salvatore" e camminare sulle acque. Meno male che non l'ho fatto, mi sarei bagnato tutto infatti a Panarea ognuno aveva pescato molto più pesce di noi.

 

Isola di Panarea, si sa, non funziona alcunché. Sono il solo a parlarne, in pochi hanno il coraggio civile di farlo. Comincerei con l'uso delle energie alternative, anticipando i tempi. L'isola è piccola ed è possibile farlo fin da subito senza aspettare il 2035. Quindi tutto elettrico a terra ma anche in mare. I mezzi pesanti elettrici per il trasporto di materiali pesanti e ingombranti si cominciano a vedere e ciò, personalmente, mi fa molto piacere.

Si sa che a Panarea non esiste un distributore di carburanti. Moltissime persone vanno a Lipari e a Salina con natanti privati, prelevano grossi quantitativi di carburante che furtivamente, forse, viene trasportato a Panarea. I contenitori vari, pieni, vengono caricati sulle motoapi e trasportati, alla luce del sole, nei depositi, magazzini, abitazioni e, persino, in mezzo alla macchia mediterranea dell'isola.

È facile capire che viviamo nel cuore di una Santabarbara e che basterebbe un nulla per fare saltare in aria l'intera isola.

Questo mi preoccupa un pochino e non mi fa piacere.
Si comincia a capire perché tutti, quasi, subiscono, stanno zitti e si lasciano ricattare?

 

Ho pubblicato una certa situazione di Stromboli per le operazioni di arrivi e partenze dall'isola. A Panarea era molto peggio perché scogliera, spero di mostrare qualche foto.
Per andare a Panarea, oltre al "vuzzu", ci voleva adeguata attrezzatura: Tre "falanghi", "u sivu" e "u lavuru" oltre a quattro o cinque persone pronte ad acchiappare barca e persone e mettere tutti in salvo. Siccome le operazioni si susseguivano numerose negli anni, Bartolo, Pino, Salvatore, Vincenzo, Mario e i numerosi altri, per il loro altruismo e per la loro generosità, dovrebbero essere considerati degli eroi. Rischiavano tanto per una misera retribuzione. A Stromboli la barca arrivava direttamente sulla spiaggia, al momento opportuno e, agganciata, veniva trainata a terra.

A Panarea c'erano diverse complicazioni perché persone, merci e bagagli si facevano sbarcare, prima, sull'allora piccolo moletto, quando c'era un momento di calma e si prevedeva una giusta durata, mentre gli addetti preparavano la messa in secco del Gozzo "Vuzzu".
I "falanghi" erano dei buoni pezzi di legno lisciati appositamente su cui si passava un'abbondante quantità di grasso, sego, "sivu". "U' lavuru" era formato da due carrucole (iniziale e finale) dentro le quali veniva fatta scorrere " 'a corda i Lubanu " (corda di canapa fortemente intrecciata - probabilmente il materiale proveniva dal Libano). Una carrucola si fissava in un paletto piantato all'inizio della spiaggia, l'altra finiva con un cappio che agganciava le "corna" della barca.

Scaricati passeggeri, bagagli e merci "u vuzzu rollu" si staccava dalla banchina aspettando la "calmaria" giusta per avvicinarsi il più velocemente possibile allo "scariu" (sede della barca - parcheggio" ) dove i baldi eroi, giovani e meno, la facevano volare sul sicuro puntellandola e tenendola pronta per la prossima battaglia.

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L'ENERGIA ELETTRICA (seguito)
La gente rimase estasiata dal miracolo televisivo e successe quel che già succedeva nelle città italiane che utilizzavano l'elettrodomestico. I soliti "pappagalli" deliziavano ripetendo le battute "simpatiche" che avevano ascoltato le sere prima.
 
Il dottor Cincotta, che intanto era diventato operatore turistico, sulla ventosa Punta Peppemaria, si munì di ventola, batterie e televisore facendo "concorrenza" a Padre Vanaria. Gli abitanti furono ben contenti perché, dividendosi, stavano tutti più comodi. Ora, come si sa, l'"ospite dopo tre giorni" se non "puzza" "maleodora" e ci furono i fautori dell'uno o dell'altro. Trascorse qualche anno e si cominciò a lottare per avere l'energia elettrica nazionale anche a Panarea (Lipari è stato uno dei primi Comuni italiani ad avere l'energia elettrica fornita da una società privata che a Lipari costruì la sua centrale). Lipari, con le sue cave di pomice e non solo, era uno dei Comuni più ricchi d'Italia, era sempre in positivo perché non investiva. Ha avuto sempre amministrazioni Comunali incapaci, specialmente negli ultimi decenni....ma questo è un altro discorso.
 
Si cominciò a richiedere con insistenza che si provvedesse e, per parecchi anni ancora si fece orecchie da mercante. Poiché, come tutti sanno, "chi fa da sé fa per tre" chi aveva la possibilità cominciò ad impiantare il proprio gruppo elettrogeno personale.
Cominciarono a farsi vedere "Italia Nostra" e i vari ambientalisti, veri o falsi che fossero, perché Panarea rimanesse nello stato brado in cui si trovava. Nessuno sembrava rendersi conto che l'evoluzione é inarrestabile e che, se civile, è da incoraggiare. Qualcuno arrivò persino a scrivermi di spargere la voce che " i pali portano il malocchio ". Conservo ancora la lettera, non gli risposi, né parlai ad alcuno di questa lettera. Panarea doveva essere la prima ad avere l'energia Elettrica su pali e cavi volanti, vi rinunciammo, favorimmo Stromboli e pretendemmo l'impianto sotto traccia.
 
Passavano gli anni, l'elettricità non arrivava, il numero dei gruppi elettrogeni aumentava a dismisura e l'inquinamento aereo ed acustico pure. Non si sapeva dove andassero a finire gli oli esausti ed il rumore dei motori era divenuto insopportabile, specialmente di notte.
Feci presente l'essenzialità di un'unica centrale (possibilmente ecologica) perché Panarea aveva raggiunto una potenza tale, con tutti quei gruppi elettrogeni, per cui piano piano stava lasciando la sua sede geografica naturale per avvicinarsi sempre più a Lipari.
L'allora Sindaco Tommaso Carnevale appoggiò molto le nostre richieste e tutti, piano piano cominciarono a capire le nostre ragioni.
 
Nel 1979, stanchi di aspettare, chiedemmo udienza al Presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella che ci fissò l'appuntamento per il pomeriggio di un giorno di ottobre.
Giulio Contarini ed io partimmo da Panarea, passammo per alcune televisioni, prima Milazzo e ci recammo all'appuntamento, con diffidenza. Adesso che tutti conoscete il grande Presidente Piersanti Mattarella, crederete che non si fece attendere, ci ricevette immediatamente promettendoci che entro Dicembre 1980 Panarea sarebbe stata elettrificata. Ebbi la sfrontatezza di chiedere la sua parola d'onore (cose da ragazzi cretini) mi disse "promesso! " e mi strinse la mano.
NEI PRIMI DI DICEMBRE 1980 PANAREA FU ELETTRIFICATA.

 

L'illuminazione a Panarea. 1° puntata
Farò un cenno a quelle intermedie con l'era moderna di Mastro Cicciazzo e Mastro Ciccio (nomi d'arte perché l'ultimo all'anagrafe era Francesco Trimboli). Ora però voglio accennare di come avuta, finalmente, la luce, rimanemmo al buio.

Andando per le strade di Panarea, questa mattina, notavo e documentavo i supporti in ferro, ancora esistenti, murati nella chiesa di S. Pietro, all'angolo di "Claudia", alla "casa Bianca" e alla casa del "Salinaro", a Drauth. Questi supporti sostenevano delle lampade, prima ad olio e poi a petrolio, che illuminavano le impervie stradine. Ciò è avvenuto fino ai primi degli anni '50. C'era un impiegato che aveva la manutenzione ed il compito di accendere e spegnere le luci. È evidente che la gente aveva con sé anche le lanterne a petrolio per spostarsi di notte (se non c'erano gli "spiriti").

Poi cominciò il rientro degli emigrati che insieme a "ccionche" e "sienny sienny" cominciarono a portare lampadine tascabili a batteria ed altro. Con l'arrivo del gas cominciò l'uso di cucine e frigoriferi a gas insieme alla fortissima illuminazione a gas delle case. Non ci fu, quasi, più bisogno della luce per le strade che rimasero a disposizione degli "piriti".
Prossimamente fornirò l'energia elettrica.

 

Allora le funzioni, in chiesa, erano in latino. Lingua che conoscevano tutti perché andando in chiesa non si poteva fare altro che imparare. Il prete dava le spalle ai fedeli che rispondevano immediatamente...ma la faccio breve perché devo chiudere.
Dlen, Dlen, Dlen! entrava il parroco, genuflessione, si girava verso i fedeli: - In nomine...
Ammenni... (subito i fedeli e fin qui ci siamo)
Dominu papiscu (capiva l'assemblea)
Etta u spiritu tua ( rispondeva mettendo le mani avanti)
Lignu unni mmesti mmesti (evidente punizione corporale)

così si andava avanti per tutta la "santa" messa.
le litanie (non so come si chiamano):
Mianu macella (Miano era il macellaio di Panarea)
Vasci ndria e ci insigna a ducazioni;
Lo vermo peloso se spassa co' nno (qua è storpiato pure il dialetto ma sono rispettate le assonanze);

Evidentemente era un formulario magico che serviva per ottenere cose su questa terra ma anche nell'altra vita.
Mi sfuggono moltissime di queste espressioni ma noi ragazzini ci divertivamo a ripeterle e tendevamo l'orecchio per carpirne quanto più possibile.

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Nella foto: Bernardino RE Vescovo di Lipari

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"Panarea la più piccola delle Isole Eolie"
Qualche correzione alla quasi perfetta descrizione, solo perché intanto le cose oggi sono leggermente cambiate.

Oggi le abitazioni sono circa 900, alberghi compresi. Il numero degli abitanti, in inverno, non raggiunge i cento ed io mi ritrovo proprietario di oltre nove abitazioni (media di Trilussa). In estate queste case le riempiamo tutte, con almeno 25 persone per fabbricato e, sempre con la media di Trilussa, il numero dei presenti diventa di circa 22.500, a cui si devono aggiungere le migliaia di persone che vivono sulle grosse imbarcazioni che stazionano al largo e le oltre diecimila persone "mordi e fuggi" che sbarcano a Panarea dalle otto alle 18. Poi ci sono i discotecari che passano solo la notte.

Tutto questo ad onor del vero ed è per questo che l'isola è invivibile nei mesi di luglio e agosto.
Se poi qualcuno vuole continuare a sostenere che le presenze giornaliere non supera il numero di duemila...

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