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di Peppino Mirabito

Pochi sanno che, all'origine del giorno dedicato alla Commemorazione dei Fedeli Defunti c'è, in un certo senso, l'isola di Vulcano facente parte dell'Arcipelago Eoliano.
Chi per primo legò la celebrazione del 2 novembre all'isola di Vulcano fu San Pier Damiano (1007-1072), benedettino, abate, dottore e cardinale di Santa Romana Chiesa. Dante lo esalterà in Paradiso tra gli spiriti contemplativi.
Nella sua Vita "Sancti Odilonis abbatis cluniacensis et confessoris ordinis Sancti Benediicti", San Pier Damiano, tra le altre cose, racconta:

“Un Religioso, oriundo della città di Rodez, ritornava da Gerusalemme. Nel mentre egli attraversava quel mare che si estende dalla Sicilia sino a Tessalonica (il Mediterraneo centrale), pieno di punti pericolosi a causa delle tempeste, poiché assieme a molti altri pellegrini, veniva sospinto da orrendi e furiosi venti, approdarono ad un'isola, o scoglio, dove viveva tutto solo un santo servo di Dio.
Allora il pellegrino di Rodez, restandosene lì per qualche tempo in attesa che il mare si rabbonisse, si dilettava di tenere spesso conversazione col servo di Dio. Ma, mentre da una parte venivano date poche notizie e dall'altra ne venivano fornite in abbondanza, il nuovo ospite fu richiesto dall'Eremita che gli dicesse di dove fosse; e quello gli rispose che aveva avuto i natali in Aquitania. Interrogato poi se sapeva di quel monastero, che è detto Cluniacense, e del suo abate Odilone, quello assicurò che ne era perfettamente a conoscenza".
Il Religioso domandò al servo di Dio perché mai gli avesse fatta questa domanda. E l'altro rispose:

'Ci sono qua vicino dei luoghi dai quali fuoriescono enormi cumuli di fiamme vorticose, e in questi luoghi le anime dei malvagi sono sottoposte a diversi tormenti a seconda della qualità dei loro peccati. Ad accrescere le loro sofferenze ci sono deputati un gran numero di demonii i quali ogni giorno rinnovano le pene, e continuamente sottopongono le anime a reiterate torture. Questi diavoli io li ho spesse volte sentiti urlare con alti lamenti e piangere con voce dolente per la ragione che, con le orazioni e le elemosine di certuni che concordemente tramano contro di essi, di frequente dalle loro mani vengono strappate le anime dei condannati. Tra l'altro, questi demonii fanno assai dure rimostranze nei confronti della comunità cluniacense e del suo abate, giacché a causa di questi essi vengono privati delle prede che di diritto gli appartengono.

Pertanto, nel nome terribile di Dio io ti scongiuro di riferire fedelmente ai venerabili confratelli di là le cose che ti ho detto, e di ricordargli anche da parte mia che devono sempre più perseverare nelle elemosine e nelle orazioni, e principalmente con l’intenzione di liberare dalle mani dei demonii tutti coloro che da essi vengono tormentati, cosiché dalle quotidiane perdite ne venga pianto al nemico del genere umano e si moltiplichi l'esultanza nel cielo'. Rientrato poco dopo nella sua patria, il Religioso puntualmente narrò al venerabile abate e alla venerabile comunità tutto ciò che aveva udito dal racconto dell'uomo di Dio. Allora il venerabile padre Odilone emanò un generale decreto per tutti i monasteri: che, come al primo di novembre, in virtù d'una norma della Chiesa Universale, si celebra la solennità di Tutti i Santi, così nel successivo giorno si facesse memoria di tutti coloro che dormono in Cristo, con canti ed elemosine e, in primo luogo, con le Messe” .

Questo il racconto o, se si vuole, la leggenda, dai toni cupi e dalle delicate sfumature di ingenuità devota, con cui si è fornita motivata legittimazione al "giorno dei Morti". Certo è che l'abate Sant'Odilone (962-1049) nel 998 fissò il 2 novembre come giornata del suffragio da celebrarsi in tutti i monasteri della sua congregazione. In seguito l'usanza attecchì in diverse diocesi d'Europa sino a che, a cominciare dal secolo XIV, l'annuale commemorazione di tutti i fedeli defunti divenne pratica universale della Chiesa Cattolica.

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