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di Angela Paratore

La domanda che molto spesso mi trovo a fare ai genitori dei miei alunni, soprattutto alle mamme è: "Ma lei lo imbocca ancora? Lo veste ancora lei o si veste da solo?"

Ad alcune non lo domando per niente: sono quelle che mi risponderebbero: " No. Purtroppo no, ormai si veste e mangia senza il mio aiuto! sniff!"

Tutti i genitori mi guardano stupiti. “Che domande! Mio figlio è perfettamente autonomo!”

Me ne compiaccio; ha fatto bene il suo lavoro; i miei complimenti. Permette adesso che io faccia bene il mio?

No. Non sempre lo permettono. Vorrebbero, direi quasi pretenderebbero, che noi insegnanti continuassimo ad imboccare, cioè ad imbeccare i loro figlioli, sempre e per sempre.

"E l'insegnante non spiega, non rispiega, non ha spiegato, non si capisce cosa voglia, si arrabbia, ha poca pazienza, ‘ste povere anime sono spaventate di chiedere un'ulteriore spiegazione, ma che vuole...è stato malato e non era presente alla spiegazione"

Ma si sono mai chiesti, questi genitori, perchè a scuola si parli tanto di competenze e così poco, anzi quasi per niente, di programmi?

Hanno capito che la maggiore competenza che un alunno deve possedere è l'AUTONOMIA?

Autonomia che, per inciso, i nostri cari pargoli possiedono perfettamente...ma nei campi di loro specifico interesse.

Chi di noi adulti infatti non è dovuto ricorrere qualche volta al proprio figlio che, con maestria e aria di sufficienza, è stato capacissimo di risolvere meglio di noi il problema sorto sul nostro cellulare o sul nostro computer, debellando il maledetto virus o scaricando per noi musica e films? E quale soddisfazione per noi genitori vedere come i pargoli sono capacissimi di imparare da soli il funzionamento della Play Station ultima versione, o della PSP o dell’Xbox? Li invidiamo proprio, noi che a volte litighiamo col libretto di istruzioni della radiosveglia!

Quando si tratta di ciò che li appassiona, siano i giochi al cellulare o al computer, eccoli trasformarsi da apatici e ottusi studenti, in capacissimi maghi che craccano i cellulari, scaricano i trucchi per vincere la battaglia di Clash of Clans o vincere le gare di Mario Kart o superare le missioni di GTA.

Però, se devono leggere sul libro una formula di aritmetica, e applicarla, nell'esercizio facilitato, con i puntini, eccoli trasformarsi in poveri inetti, che non sanno essere autonomi neanche nel guardare la teoria prima degli esercizi da svolgere, figuriamoci poi comprendere l'esercizio già svolto sul libro di testo! Certo non sarà lo spauracchio del voto che potrà far loro guardare con attenzione il libro e comprendere che, per esempio, la potenza negativa si svolge…guardando il libro anche se eri assente quando la prof. ha fatto gli esempi alla lavagna!

Se manca la motivazione manca la volontà! Ecco il concetto basilare!

E allora, a volte, e lo dico da genitore, la “colpa” non è dei professori: quello che affligge i nostri tesori è la mancanza di motivazione, la pigrizia mentale che li porta ad essere settorialmente genii o incapaci.

Ed ora, tornando insegnante, constato con dispiacere che se un insegnante vuole essere innanzitutto un educatore, viene, a volte, tacciato di lavativismo o superficialità, di severità e acrimonia nei confronti delle povere giovani menti a noi inappropriatamente affidate.

E un giorno questi giovani discenti entreranno nel mondo del lavoro e saranno per la maggior parte ancora in attesa di istruzioni, imbeccamenti e guide, non "belle teste pensanti", come vorremmo; e speriamo solo che possano fare un lavoro che a loro piaccia, che li motivi veramente, come è capitato per fortuna a me e come auguro sempre a tutti i miei ragazzi.

Allora si che forse desidereranno quella autonomia mentale che con grande fatica noi professori cercammo di insegnare loro.

Perchè per noi la principale competenza è questa: IMPARARE AD IMPARARE…IMPARARE A PENSARE

P.S. Ci tengo molto a precisare ai genitori dei miei alunni che non ho pensato a loro scrivendo questa lettera. Ho pensato ai miei alunni, passati e presenti, ed ai genitori degli anni passati. Ritengo che quest’anno ho istaurato con i genitori di queste classi un bel rapporto di collaborazione e fiducia come non mi capita purtroppo ogni anno e vorrei quindi che non si riconoscessero nel tipico genitore da me sopra descritto. Grazie.

L'INTERVENTO

di Maurizio Pagliaro

Ha ragione, la professoressa Paratore, a sfogarsi sia da genitore che da insegnante. Ma il problema sta nella modernità', fatta per non far pensare. I ragazzi non pensano, non leggono, capiscono poco o nulla dai libri, arrivano a districarsi bene con computer, telefonini, play station etc. perché alla base non c'è un ragionamento, ma manualità e abitudine. Non c'è paura di sbagliare, tanto o si corregge dopo o si ritenta, ci sarà sempre una finestrella ( OK , AVANTI, INDIETRO, CHIUDI, SALVA ) che li porterà al traguardo,  ma senza capirne il perché. Certo non si inventeranno più' i giochi, facevamo così'. Fortunatamente, c'è chi usa il computer per studio e ci ragiona sopra, sono i nostri fiori all'occhiello; mi riferisco al neo ingegnere Castrogiovanni, con la sua tesi di laurea e successiva costruzione,  ha fatto capire, che nelle Eolie non ci sono solo giovani da play station, telefonini e *sgrammatica* da messaggini. BRAVO!

E' il mio lavoro tirare le somme, non per niente insegno matematica!
E quindi, a fine anno scolastico, eccomi qui a ripensare a quello che ho vissuto, ridimensionare emozioni, amplificare sensazioni, rileggere i ricordi più vividi, quelli che nel tempo non si sono sbiaditi e dare quindi loro un posto di riguardo: se non sono finiti nel dimenticatoio ci sarà un motivo!
E' stato un anno strano; sono arrivata arrabbiata: pensavo che, come ogni anno, il gentile impiegato del provveditorato avesse sbagliato la mia assegnazione provvisoria, ogni anno da cinque anni!
Ma, per fortuna, no. Stavolta, a differenza di due anni fa, mi toccava restare.
Era settembre. Ma, appena ho conosciuto i miei alunni, l'ambiente e l'isola, ho deciso che volevo restare, anzi trasferirmi proprio, viverla, quest'isola che nelle mie vacanze eoliane di ragazza messinese mi era sembrata la meno interessante fra le sette.
E mi sono innamorata! Di tutto. Dell'atmosfera che mi accoglie quando sbarco, del villaggio di Canneto che mi ha ospitato quest'inverno, degli isolani, strani e non, ospitali e non, gentili e non, dei profumi, dei colori, dei silenzi invernali e del freddo. No! Di quello no. L'ho sofferto, in queste case adibite ad uso estivo, e neanche con la stufa ho, nelle fredde sere invernali, smesso di battere i denti.
Chi ha il mio numero di cellulare (e siete tanti, fra alunni, genitori e colleghi) sa che nel mio profilo whatsapp c'è l'arcobaleno di Canneto e la frase: quest'anno mi hanno regalato un sogno.
Ora comincio con i ringraziamenti.
Ringrazio pubblicamente i miei alunni, tutti!
Quelli fantastici della I B di Lipari, quelli speciali della I di Quattropani, quelli ...quelli, i miei grandi, con cui mi accingo a fare esami; cioè: io dovrei esaminarli ma sembra che sia io l'esaminanda, vista l'ansia che ho (al posto loro, gioiosi bagnanti, molti dei quali arriveranno all'interrogazione orale più abbronzati e rilassati di me).
Li ringrazio per quello che mi hanno dato quest'anno, per come mi hanno arricchito, emozionato, fatto disperare, stancato, fatto gioire.
Li ho tutti nel cuore e penso già a quando tornerò a Lipari, un giorno, da vecchia (per loro lo sono già adesso) e li rivedrò al lavoro e li riconoscerò e mi riconosceranno, e ricorderemo quest'anno. Come ogni anno mi chiedo se lascerò un buon ricordo, se i miei insegnamenti saranno ricordati: "non mi interessa che impariate le formule e la matematica, innanzitutto mi interessa che siate persone civili, corrette e serene".
Poi ringrazio il mio preside Renato Candia: prima di insegnare (quindi fino a pochi anni fa) non avrei mai pensato che il preside fosse così importante per la scuola.
E' tutto, è la testa ed il polso, ed anche il cuore insieme a noi insegnanti: da lui mi sono sentita apprezzata, rispettata e, all'uopo, difesa.
E' un gran professionista che ama il suo lavoro e la sua scuola e opera per migliorarla e farla funzionare al meglio; con lui ho lavorato bene, serenamente ed in armonia.
Ringrazio poi i miei colleghi e le mie colleghe, prima fra tutti la vicepreside Cettina Antonuccio, preziosa, disponibile ed indispensabile.
Ringrazio tutti i collaboratori della scuola, Pippo per primo, e tutta la segreteria, e poi la vulcanica Catena e tutti gli altri, che mi accoglievano con un sorriso e con una battuta.
Ringrazio il gruppo wp dei professori "Pendolari di Lipari" che hanno allietato le mie mattine cannetare con i loro commenti mattutini (molto mattutini!) che io rileggevo con calma davanti al mio caffè delle comode otto del mattino, essendo presto diventata una stanziale.
Ora mi allargo e ringrazio con riconoscenza comandante ed equipaggi degli aliscafi; li ringrazio per aver fatto in modo che potessi partire, sempre, anche fuori tempo massimo, schizzando via da Canneto a rotta di collo, fiondandomi da Quattropani come una saetta sulla mia veloce e stagionata moto (vera la seconda un po' meno la prima). Ringrazio l'equipaggio che, nelle lunghe e tribolate traversate invernali ci ha incoraggiato e, con discrezione, offerto qualche sacchetto di plastica (!). Ringrazio i ragazzi della biglietteria, sempre gentili, che mi hanno fatto sentire pendolare-residente.
Ringrazio Pietro Lo Cascio, per il tempo che ha dedicato alla mia I B di Lipari, portandoci alle cave di Caolino e nel suo interessantissimo studio-museo.
Ringrazio Nino, con e senza barba ma sempre con la pancia, per avermi fatto mangiare il pesce più fresco e spinato che la mia memoria ricordi.
Ringrazio Rita, Giuseppina e Giuseppe, Enzo, colleghi e amici di Canneto, che hanno reso speciale la mia vita a Canneto. Che solitario sarebbe stato il mio inverno senza di loro, le nostre cenette e le nostre passeggiate, per mare e per terra.
Ringrazio infine i genitori, quelli che mi hanno dato fiducia e quelli che hanno contestato voti e severità.
A loro voglio dire pubblicamente ciò che in questi mesi ho detto solo ai pochi che mi hanno cercato come insegnante dei loro figli, più o meno apprezzata: date fiducia all'istituzione scolastica e a noi insegnanti! Avvicinatevi alla scuola con disposizione d'animo positiva: fiduciosa, collaborante, sincera.
La vostra posizione è determinante per i vostri figli. In questa fascia di età (11-13 anni) i genitori sanno ancora tutto ed hanno sempre ragione!
In questi anni di insegnamento ho visto bambini arrivare con i segni delle botte e difendere i padri ubriaconi, violenti o carcerati, perché è più facile prendere la botte che perdere la fiducia nella propria famiglia.
Se voi ci delegittimate, se amplificate le loro impressioni, se date retta alle loro lamentele sui nostri comportamenti, sui voti, sulle frasi, sulle mancate spiegazioni, sulla nostra supposta severità da mal di pancia, se voi fate tutto questo senza prima averci conosciuto e parlato, loro perderanno fiducia nei loro educatori e noi non potremo trasmettere loro con serenità quanto vorremmo.
Peggio di tutto c'è la visita preventiva dal preside, che non è il papà che punisce, ma il dirigente che dirime dispute, che non avrebbero motivo di sorgere se si decidesse di conoscere un'insegnante prima di condannarla, senza appello e senza difesa.
Ora ringrazio anche voi, che siete arrivati alla fine di questa mia lettera.
E vi saluto con un dicotomico arrivederci, divisa fra il desiderio di essere qui il prossimo anno e i bisogni della mia famiglia, dei miei due figli adolescenti, che quest'anno hanno visto la mamma solo sabato e domenica...e temo abbiano gradito!

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