
a cura del Dott. SAMUELE AMENDOLA
pedagogista, educatore.
La proposta del ministro Valditara di introdurre nelle scuole un’app per il supporto psicologico, da rendere disponibile agli studenti, solleva importanti interrogativi di natura pedagogica.
L’idea, apparentemente innovativa, rischia in realtà di ridurre questioni educative complesse a semplici problemi individuali da affrontare in solitudine attraverso uno strumento digitale. Una simile impostazione appare superficiale e non rispondente ai reali bisogni educativi e formativi delle nuove generazioni.
Il disagio giovanile che oggi si manifesta in molteplici forme (difficoltà relazionali, dispersione scolastica, isolamento sociale, demotivazione) non può essere compreso né affrontato unicamente in chiave clinica. Alla base vi è spesso un "vuoto educativo", determinato dalla mancanza di figure adulte stabili, capaci di instaurare relazioni significative e di accompagnare i ragazzi nella costruzione della loro personalità.
La scuola, in quanto comunità educante, ha il compito di fornire un contesto relazionale solido, intenzionalmente orientato alla formazione integrale della persona.
L’attivazione di un’app psicologica rischia, al contrario, di deresponsabilizzare la scuola rispetto alla sua missione educativa, delegando ad uno strumento esterno e impersonale la gestione di situazioni che richiedono invece "presenza educativa quotidiana". Il piano clinico, peraltro, trova già un suo spazio specifico all’interno del Sistema Sanitario Nazionale. Ma la scuola non è, e non deve diventare, un presidio sanitario: è il luogo pedagogico per eccellenza!
Per questo appare urgente ripensare l’organizzazione scolastica alla luce di una prospettiva pedagogica più ampia. In tale direzione si muove la proposta avanzata dall'APEI (Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani) che mira all’istituzione delle Unità di Pedagogia Scolastica in tutte le scuole. Si tratterebbe di un’équipe interna alla scuola, composta da pedagogisti ed educatori professionali socio-pedagogici, professionisti altamente qualificati, con il compito di analizzare i bisogni educativi emergenti, sostenere i processi di crescita degli studenti e collaborare attivamente con docenti, famiglie e territorio.
Un simile presidio pedagogico consentirebbe di intervenire in chiave preventiva, promuovendo contesti inclusivi, percorsi personalizzati e azioni formative coerenti con la complessità dello sviluppo umano.
La risposta al disagio giovanile non può essere delegata a un’app, ma richiede presenze educative autorevoli, continuità relazionale e progettualità pedagogica.
Solo così la scuola potrà tornare ad essere un luogo capace di incidere realmente sui processi di formazione della persona, evitando scorciatoie che rischiano di svuotarla della sua funzione più profonda.
Samuele Amendola - Pedagogista
Vicepresidente Nazionale APEI
Presidente APEI Sicilia
