Immagine WhatsApp 2025-10-06 ore 19.07.37_b5c8f43d.jpg

Di Mirko Saltalamacchia

CATANIA – Una notizia che confonde e inquieta, come un’ombra inattesa sul paesaggio solare della Sicilia. Mentre le pendici dell'Etna continuano a vivere la loro placida routine, dai corridoi dell'ospedale Garibaldi giunge un allarme che scuote le fondamenta di preconcetti e superficialità: i numeri delle Malattie Sessualmente Trasmissibili (MST) sono in crescita, e l'HIV, in particolare, sta mietendo nuove diagnosi con una frequenza che preoccupa.

Nelle ultime settimane, ben cinque persone hanno ricevuto una diagnosi di HIV presso la struttura ospedaliera catanese. Un dato che di per sé dovrebbe far drizzare le antenne, ma che diventa ancora più sconcertante se si ascoltano le parole dell'infettivologo di turno. "C'è un pregiudizio radicato su gay e luoghi proibiti frequentati dagli etero," spiega il medico, "ma mi è capitato di curare persone sposate, donne in gravidanza e persino anziani."

Questo, forse, è il dato più agghiacciante: la malattia non sceglie, non discrimina per età, orientamento sessuale o stato civile. Si insinua laddove la guardia si abbassa, dove l'informazione è lacunosa e la prevenzione un lontano ricordo. Il tradizionale identikit della "persona a rischio" è stato frantumato dalla cruda realtà clinica. Sembra che, complice un decennio di silenzio mediatico e una falsa percezione che l'HIV fosse un problema risolto o circoscritto, l'attenzione sia scemata, lasciando un vuoto pericoloso.

E la perplessità cresce quando si alza lo sguardo oltre le città siciliane. Catania non è un'isola, e non è molto lontana da veri e propri crocevia internazionali: le Isole Eolie. Un arcipelago che, con l'arrivo dell'estate, si popola di migliaia di turisti da ogni angolo del mondo, un melting pot di culture, vacanze e, inevitabilmente, incontri.

Se l'HIV e altre MST stanno rialzando la testa alle porte dell'Etna, con una diffusione che ignora le fasce d'età e i contesti sociali, cosa sta succedendo o potrebbe succedere in un paradiso turistico come le Eolie? Un luogo dove la leggerezza estiva spesso si traduce in una minore cautela, e dove la transitorietà delle relazioni rende difficile il tracciamento e la consapevolezza del rischio. Un focolaio silenzioso, alimentato dalla disinformazione e dalla complacenza, potrebbe facilmente tramutarsi in un vettore internazionale, con conseguenze difficili da immaginare.

È urgente interrogarsi: quali messaggi di prevenzione arrivano a queste isole? C'è consapevolezza tra i residenti e gli operatori turistici? E, soprattutto, i turisti stessi sono informati sui rischi che, anche in un contesto di vacanza, non si annullano?

La percezione che l'HIV sia un problema di "altri" è un lusso che non possiamo più permetterci. Le parole dell'infettivologo sono un campanello d'allarme, un invito a demolire pregiudizi e a riscoprire l'importanza vitale della prevenzione e dell'informazione, non solo nelle città, ma soprattutto in quei luoghi di scambio e di incontro che sono le nostre gemme turistiche. Perché un paradiso senza consapevolezza può trasformarsi, inaspettatamente, nel luogo di diffusione di un inferno.

linea-1.png