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Si rileva, con amarezza, non solo la superficialità ma anche la pericolosa disumanità di chi liquida il dramma di Gaza come una semplice “guerra” e si arroga il diritto di stabilire chi è innocente e chi no. Parlare di “confusione mentale” dell’autore di un manifesto solidale, mentre si giustifica l’assedio e la distruzione di una popolazione intera, è un esercizio di cinismo travestito da razionalità.

Dire che “a Gaza nessuno è innocente” è una frase che dovrebbe far rabbrividire chiunque abbia ancora un briciolo di coscienza. È una generalizzazione brutale, che cancella bambini, donne, anziani, civili che non hanno scelto né votato la violenza, ma la subiscono ogni giorno. È una retorica tossica, che giustifica l’annientamento e nega il diritto alla vita.

La storia di Hamas, le elezioni del 2006, le violenze interne: tutto vero, tutto documentato. Ma usare questi fatti per assolvere chi bombarda ospedali, scuole, campi profughi, è un salto logico e morale inaccettabile. Non si combatte il terrorismo sterminando una popolazione. Non si difende la democrazia negando l’umanità altrui.

Chi parla di “genocidio” non lo fa a cuor leggero. Lo fa perché vede un popolo intrappolato, affamato, bombardato, isolato. Lo fa perché le immagini, i dati, le testimonianze parlano chiaro. Lo fa perché la coscienza non può restare muta davanti all’orrore.
Se davvero si vuole discutere, si cominci col rispetto. Si abbandonino le frasi da tribunale inquisitorio e si torni a guardare negli occhi le vittime. Perché nessun titolo, nessuna ideologia, nessuna rabbia giustifica l’indifferenza.

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