"La notte nell'isola"

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di Aurelio Bellitti

Ci deve essere qualcosa di straordinario la notte nell'isola, quando nel silenzio tutto tace e ascolti la voce, il bel canto del mare con le sue maree, i soffi di vento nell'anima che sfiorano i tuoi ricordi del tempo verticale, i tuoi colori, gli amori che si perdono e rinascono tra pene, gioie, dolori, che se ne vanno via e poi ritornano.

Il ricordo della tua giovinezza ribelle con i capelli al vento, quando lottavi e sognavi una vita, un mondo diverso, nel tendere la mano a chi subiva umiliazione e ingiustizie sociali, o quando inseguivi un pallone come se fosse un aquilone o una torta in cielo per toccarla con un dito dentro al sogno. Perché è sempre lì, che si trovano le cose perdute,le tenerezze, i ricordi, gli affetti più cari del tempo verticale, fermando la felicità, i ricordi, le finestre della tua vita mai chiuse, come quadri in contemplazione tra i miei sentimenti più cari senza mai smettere di lottare.

Vivo il presente con gli anni che t'inseguono dentro alla mia memoria del tempo verticale, rispetto a un tempo orizzontale piatto, un futuro lontano che sembra un orizzonte irrangiungibilie, dove gli anni del tutto e il niente scorrono tra le dita della mia vita in panta rei, ormai un po' vecchio, per inventarmi un nuovo gioco di bimba nella vita che si ama dentro ai miei colori assopiti, come un pescatore al tramonto che vive e guarda lontano e che spera sempre un mondo più umano. 

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