
Dott. Samuele Amendola
Pedagogista ed Educatore
Si parla oggi di introdurre nelle scuole un’ora di educazione sessuo-affettiva, come se la complessità dello sviluppo umano potesse essere ridotta a una lezione tecnica o a un intervento esterno al curricolo.
Al contrario, l’esperienza educativa ci mostra che ciò di cui bambini e ragazzi hanno realmente bisogno è una "pedagogia delle relazioni e dei sentimenti", capace di costituire lo sfondo integratore di tutto l’apprendimento.
Sotto le etichette di “educazione alle emozioni” o “educazione sessuo-affettiva” si assiste oggi a un proliferare di interventi episodici che, spesso, generano nei bambini smarrimento e confusione.
La pretesa di “insegnare” l’affettività attraverso lezioncine superficiali, giochi fuorvianti o attività condotte da pseudo esperti risulta non solo inefficace, ma profondamente "anti-pedagogica". Le emozioni – o meglio i sentimenti – non si trasmettono a parole, né si possono codificare in protocolli preconfezionati: si "educano attraverso le esperienze", a partire dal contesto familiare e proseguendo nella quotidianità della relazione educativa.
Il rispetto si apprende dall’essere stati rispettati; la capacità di riconoscere e gestire le emozioni nasce da un ambiente in cui sguardi, gesti, ascolto e coerenza degli adulti sono esempi concreti e vivi. Per questo occorre “tornare alla natura” dell’educazione, seguendo il bambino senza forzarlo, accompagnandolo nei contesti naturali della crescita. L’insegnante non ha bisogno di una nuova ora di lezione dedicata all’affettività: ha bisogno della libertà e della competenza per "fermarsi quando serve", accogliere un episodio significativo, riunire la classe in cerchio, ascoltare, dialogare e trovare insieme risposte reali alle reali difficoltà del vivere insieme.
Ogni disciplina, letta in questa chiave, diventa occasione per esplorare vissuti umani, valori condivisi e dinamiche relazionali: la letteratura apre ai sentimenti, la storia ai legami collettivi, le scienze alle interdipendenze che sostengono la vita.
Educare ai sentimenti significa costruire una comunità educante nella quale tutte le figure – docenti, dirigenti, pedagogisti, educatori e famiglie – collaborano per creare contesti relazionali accoglienti e coerenti. È nel quotidiano “stare accanto” che si formano sentimenti maturi, relazioni positive, responsabilità e consapevolezza. Non servono mode "pedagogiche" del momento, ma adulti autentici, capaci di testimoniare con il proprio agire un’affettività sana e rispettosa.
Per questo occorre che i dirigenti scolastici non si lascino condizionare da tendenze estemporanee, ma mantengano fermo il centro: "il bambino", con la sua unicità, la sua storia e la sua naturale capacità di crescere se adeguatamente accompagnato. Da lui occorre partire, e in lui bisogna saper intravedere l’adulto di domani.
