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Di Samuele Amendola - (Pedagogista, educatore)

Esprimo la mia piena solidarietà alle studentesse e agli studenti dell’ISA Conti di Lipari che, con senso di responsabilità e profonda consapevolezza, hanno scelto di intraprendere una forma di protesta tanto difficile quanto significativa.

Da pedagogista, non posso che riconoscere in questa occupazione un atto educativo nel senso più autentico del termine: un esercizio di cittadinanza attiva, di partecipazione e di presa di parola collettiva. Quando i giovani sentono il bisogno di ricorrere a un’azione così impegnativa per ottenere ascolto, il problema non è la protesta, ma il vuoto di risposte che l’ha resa necessaria.

La scuola dovrebbe essere il primo luogo in cui si impara che i diritti si costruiscono attraverso il dialogo, l’ascolto e la responsabilità condivisa. Se questo dialogo viene a mancare, è dovere degli adulti interrogarsi.

Le criticità strutturali, organizzative e territoriali descritte dagli studenti non sono dettagli marginali, ma condizioni che incidono direttamente sul benessere educativo, sulla dignità e sul diritto allo studio. Un ambiente scolastico inadeguato, insicuro o trascurato non è un semplice disservizio: è un messaggio educativo implicito che comunica disinteresse, marginalità, scarsa considerazione per chi lo abita.

Al contrario, prendersi cura degli spazi significa prendersi cura delle persone che li vivono e riconoscere il valore del loro percorso formativo.

Stare dalla parte degli studenti, oggi, significa riconoscere che le loro difficoltà sono reali, che le loro richieste sono legittime e che il loro impegno merita rispetto. Significa scegliere di non liquidare questa esperienza come un atto di disturbo, ma di leggerla per ciò che è: una richiesta di futuro. La responsabilità educativa non è mai solo individuale né limitata all’istituzione scolastica. È una responsabilità comunitaria, che coinvolge enti locali, istituzioni, famiglie e cittadinanza. 

Auspico che le istituzioni competenti rispondano con la stessa serietà e apertura dimostrate da questi ragazzi e ragazze, e che questa vicenda diventi un’occasione concreta di cambiamento, non l’ennesima opportunità mancata. 

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