
PALERMO — Il leader di Azione, Carlo Calenda, ha lanciato un duro attacco al presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani, accusandolo di gestire le nomine pubbliche come strumenti di potere e clientelismo.
Durante una conferenza stampa tenutasi a Palermo, Calenda ha dichiarato: “Schifani dice che ho offeso la Sicilia? A offenderla è il modo in cui lui gestisce le nomine di società che dovrebbero fare il bene dei siciliani, usate come scambio per il tesseramento di Forza Italia”.
Calenda ha denunciato il voto segreto all’Assemblea Regionale Siciliana, definendolo una “barbarie” che permette ai deputati di esercitare pressioni indebite sulla giunta. Ha appoggiato la proposta del deputato regionale Ismaele La Vardera, leader del movimento Controcorrente, per abolire questa pratica. “Qui ci sono scandali che non ci sono altrove”, ha aggiunto, rivolgendosi anche ai leader dell’opposizione Giuseppe Conte e Elly Schlein affinché rinuncino alle cosiddette “mancette” all’Ars.
Secondo Calenda, la Regione Sicilia non è in grado di tutelare gli interessi dei cittadini: “I siciliani hanno bisogno che lo Stato si occupi direttamente di loro perché l'Assemblea regionale siciliana non lo fa, come dimostrano le nomine che servono solo a piazzare chi non è stato eletto. Sono scene vergognose e indegne”.
Le dichiarazioni arrivano dopo lo scontro tra Calenda e Schifani, culminato con l’abbandono da parte del governatore della kermesse dei giovani di Forza Italia a San Benedetto del Tronto. Il clima politico in Sicilia si fa sempre più teso, con accuse incrociate che mettono in luce le profonde fratture tra governo regionale e opposizione.
