Il governo dà l'ok alla "riprogrammazione dei fondi europei" per Comuni e imprese. No al ripianamento del disavanzo in dieci anni. Provenzano: "Non c'è il risanamento"

Il regalo di Natale del governo Conte ai siciliani è un pacchetto da 1,3 miliardi. L'etichetta dice " riprogrammazione dei fondi europei", ma si traduce nel taglio delle tasse comunali, negli aiuti alle imprese, in sostegno ai lavoratori stagionali e negli investimenti su scuola e sanità. Sono i fondi della "Finanziaria di guerra" approvata dall'Ars in primavera e rimasta finora inapplicata in attesa delle delibere della giunta Musumeci: giovedì, a tempo quasi scaduto, la Regione e lo Stato hanno finalmente raggiunto l'accordo. "Sono soddisfatto - sottolinea il presidente della Regione Nello Musumeci - per l'approvazione della nostra proposta, che ci ha visti impegnati in un confronto costruttivo e leale con il ministro per il Mezzogiorno Giuseppe Provenzano".

 

Fra Roma e Palermo, però, non sono rose e fiori: nel Consiglio dei ministri che si riunisce fino a sera, infatti, viene rinviato il ripianamento del disavanzo in 10 anni chiesto dalla giunta Musumeci, con una decisione che fonti della maggioranza che sostiene il premier Giuseppe Conte attribuiscono al ritardo sulle riforme. "In tutti questi mesi - dice senza giri di parole Provenzano - abbiamo non solo offerto collaborazione ma anche sostenuto la Regione siciliana.

L'impegno era mettere in campo riforme che rendessero sostenibile il percorso di risanamento. Tutto questo non c'è stato e questo è l'elemento di rammarico, insieme al ritardo con cui siamo arrivati a questa intesa. Il governo nazionale c'è, ma per la Sicilia è il tempo delle riforme". 

Intanto, però, arrivano 1,3 miliardi. Che incidono su vari fronti, il più tangibile dei quali è quello dello sconto sui tributi locali. Diversi Comuni, incluso quello di Palermo, avevano infatti applicato uno sconto su Tari, Imu e Tosap alle imprese danneggiate dal lockdown, subordinandone però l'applicazione appunto all'intesa Stato- Regione. " Adesso - specifica il segretario generale dell'Anci in Sicilia, Mario Emanuele Alvano - quelle delibere si sbloccano " . A Palermo, dove sono previsti anche sconti per l'uso degli impianti sportivi e della Fiera del Mediterraneo, chi ha già pagato potrà chiedere il rimborso nel 2021.

I fondi per i Comuni ammontano complessivamente a 380 milioni: ne fanno parte 115 destinati agli investimenti, e la notizia viene salutata con un comunicato che sa quasi di commiato dall'assessora alle Autonomie locali Bernardette Grasso, la cui uscita dalla giunta è data per imminente a causa del rimpasto:

" Dopo le tante incertezze ci siamo riusciti - sillaba l'esponente forzista - e con grande soddisfazione posso ribadire di aver mantenuto fede agli impegni presi con i Comuni siciliani ".

Non sono i soli fondi che si sbloccano per fare fronte all'emergenza Covid. Arrivano poi, fra gli altri, 50 milioni per l'inserimento dei disoccupati, specie se di lunga durata, 40,6 per l'occupazione femminile e 24,8 per quella giovanile, 55 per il rimboschimento e 50 per il restauro degli immobili regionali, 27 per supportare gli inquilini delle case popolari, 10 per l'editoria, 15 per la pesca e altrettanti per le aziende agricole.

L'elenco dei contributi è lunghissimo: ne fanno parte due interventi per un totale di 10 milioni a sostegno del settore florovivaistico, 5 per le edicole e le agenzie di distribuzione della stampa, 270 per gli investimenti nella sanità ( con interventi che includono ad esempio gli 11,8 milioni per il recupero del Cto, i 10,1 per la realizzazione del padiglione Covid all'istituto Zooprofilattico e i 10 per una ristrutturazione all'Ismett), 42,2 milioni per i servizi socio- educativi rivolti ai bambini, 56 milioni e mezzo per l'inclusione sociale e quasi 4 milioni per il contrasto alla povertà.

C'è poi tutto il capitolo degli investimenti infrastrutturali: 15 milioni per gli impianti di trattamento dei rifiuti, 47,3 per il recupero degli alloggi Iacp, 42 per l'efficienza energetica, quasi 15 sulla banda larga e 20 per il sostegno alle imprese. Nel biglietto d'auguri, però, c'è una bacchettata alla giunta Musumeci. Perché adesso Roma chiede riforme. 

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