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Categoria: Libri

 

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 di Ettore Resta

...Con un balzo corsi all'ancora di sal­vezza e la lanciai giù. La cima legata ad essa nel seguir­la si srotolò e quando quella fece presa a terra, si irri­gidì chiamando tutto indietro con un forte strattone. In quello, ruzzolai giù e non mi accorsi di altro. A quel punto il fungo fu costretto a rinunciare il proseguire. Tanti bam­bini mi furono intorno a guardarmi curiosi. Le impron­te circolari del villaggio adesso erano diventate capan­ne. Ebbi paura di essere caduta tra i cannibali. Continuarono a guardarmi curiosi. Questa volta mi guardarono anche i grandi. Sorrisi loro come in cerca di perdono per averli disturbati. Non risposero, erano parecchio diffidenti, i loro piccoli invece, iniziarono a farmi festa invitandomi a giocare. Pensavano forse fossi una bambola caduta dal ciclo. Non mi sarei mera­vigliata.. I loro giocattoli erano semplici bambolotti fatti di paglia intrecciata. Rotoli di paglia erano anche quelle che avevano la funzione di palla. A quell'espressione di amichevole fiducia non potei far a meno di invitare tutti a bordo. Ed essi salirono volentieri. Recuperata l'anco­ra, tirate le briglie, il fungo ripartì veloce portandoci volentieri in giro per i cicli dell'isola. Con grande festa salutammo ed i genitori risposero, malgrado alla loro diffidenza si fosse aggiunta un poco di paura. Volammo intorno agli scogli sfiorando la superfice del mare. Le aragoste ci salutarono agitando le lunghe antenne ed i grossi granchi le loro poderose chele. 

Un pesce martel­lo, tirato il naso fuori dall'acqua, stette a guardarci. Com'era buffo. La sua testa a martello ricurvo mostra­va due occhioni ai lati. " Poverino, dovrà stare attento a non schiacciarli..." dissi scherzando. "Starà cercando i pesci chiodo." ribadì un'altra . "Non sono così scemi da farsi vedere da lui. Rischierebbero di diventare bistec­che o stecchini per denti." Risero tutti. "Ecco le foche e le tartarughe dalla pancia molle." strillarono indicando nella loro direzione. Notai che i bimbi si leccavano le labbra come fossero succulente pietanze. Quando tirai le briglie per atterrare, il fungo non fece obiezioni. Il piazzale del villaggio ci fece da aeroporto e quando fummo fermi, tutti scesero strillando le meraviglie. Una festa infinita. Quegli esseri dall' aspetto primitivo ,ave­vano un cuore d'oro: mi portarono in trionfo. In men che non si dica prepararono un banchetto ove tutto il villaggio fu partecipe. Dolci di fichi secchi, caramelle, latte, pane fresco, tutto a volontà. Un'alta torta di biscotti e miele dominava la lunga tavolata e tutti, con le loro scodelle di terracotta attendevano il turno per una bella porzione. A distribuire era una vecchietta, forse la più anziana del villaggio, che tutti chiamavano mamma. E lei ne era felicissima. Il suo sorriso dava luce ed espressione a quel viso che da giovane doveva essere così fine da sembrare porcellana. I maschi beve­vano un intruglio molto simile al vino, ma noi bimbi e le donne preferivamo il latte. (continua)

L’Intervista del Notiziario al comandante Ettore Resta, l’artista sulle ali 

Da Milazzo in linea Ettore Resta. I racconti del Pasticcino. 8°puntata 

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