
L’ondata influenzale colpisce con forza la Sicilia, dove in una sola settimana i casi sono saliti da 2.200 a 2.700, facendo registrare l’incidenza più alta d’Italia: 20 casi ogni mille abitanti, seguita dalla Campania con 19.
A lanciare l’allarme è Giacomo Scalzo, dirigente generale del Dasoe, che invita la popolazione a non sottovalutare l’importanza della vaccinazione.
Secondo Scalzo, l’aumento dei contagi era prevedibile: “Le festività e le riunioni familiari hanno favorito la circolazione del virus, e i numeri continueranno a crescere come già accaduto negli anni passati”. Tuttavia, sottolinea come la situazione sarebbe stata meno pesante se l’adesione alla campagna vaccinale fosse stata più alta.
I dati del Dasoe mostrano un quadro chiaro: mentre l’incidenza tra i bambini 0-4 anni è in lieve calo, cresce quella nella popolazione adulta e soprattutto negli anziani, spesso affetti da altre patologie. Proprio questa fascia sta determinando un incremento degli accessi ai pronto soccorso, già sotto pressione in molte città siciliane.
“La maggior parte dei casi – spiega Scalzo – è legata al virus influenzale, seguito da rinovirus e virus respiratorio sinciziale. L’aumento tra gli adulti-anziani, molti dei quali non vaccinati, sta generando un impatto significativo sui servizi di emergenza”.
Il dirigente richiama alla responsabilità individuale e collettiva: “Ogni scelta ha conseguenze. La mancata vaccinazione espone a rischi soprattutto le persone più fragili, per le quali il vaccino è indispensabile, così come per i familiari che le assistono”.
Sull’incidenza particolarmente elevata in Sicilia, Scalzo invita alla prudenza nelle interpretazioni: “Non significa necessariamente che la vaccinazione non abbia funzionato. Potrebbe trattarsi semplicemente di un picco anticipato rispetto allo scorso anno. Lo capiremo meglio nei prossimi giorni”.
