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C’è anche Gianluigi Aponte fra gli indagati di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia che ha coinvolto più di dieci persone, nove delle quali oggetto stamane di un’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, in generale ritenute gravemente indiziate dei delitti di corruzione, turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, illecita concorrenza con minaccia o violenza.

In particolare, le indagini avrebbero consentito di delineare l’esistenza – secondo gli inquirenti – di “stabili e consolidati rapporti (anche di natura corruttiva) tra taluni imprenditori del settore marittimo e pubblici ufficiali intranei all’Unità operativa dirigenziale trasporto marittimo e demanio marittimo della Regione Campania, accordi inerenti a varie concessioni demaniali rilasciate e/o prorogate dal predetto ufficio e diretti ad alterare o turbare le procedure utilizzate per la scelta del concessionario e, più in generale, la gestione dei rapporti tra l’ente pubblico concedente e i concessionari; tanto sarebbe avvenuto in cambio di denaro ovvero di altre utilità destinate ai suddetti pubblici ufficiali da parte degli imprenditori. Tale pratica avrebbe di fatto consentito la concentrazione delle concessioni demaniali marittime in capo ai medesimi imprenditori”.

Tra gli indagati ai domiciliari figurano gli imprenditori marittimi Salvatore Di Leva, Fabio Gentile (a entrambi viene contestata anche l’aggravante mafiosa), Luigi Casola e Marcello Gambardella, cui la Procura contesta il reato di corruzione. Stessa ipotesi di reato anche per i funzionari pubblici Aniello Formisano, Rosario Marciano e Liberato Iardino, dipendenti della Regione. È indagato per corruzione, ma nei suoi confronti non è stata chiesta alcuna misura cautelare, anche l’imprenditore marittimo ed ex parlamentare Salvatore Lauro.

Nessuna richiesta cautelare nemmeno per Aponte, cui la Procura contesta di avere ottenuto illegalmente l’ingresso nel porto di Massa Lubrense di due motonavi, Apollo I e Delfino, in deroga a un’ordinanza della Capitaneria di porto di Castellammare che vieta l’approdo di navi superiori a 15 metri. A questo scopo un sottufficiale della Guardia costiera avrebbe attestato falsamente l’esito positivo delle prove propedeutiche al rilascia del nulla osta. Tuttavia – riferisce il Corriere del Mezzogiorno – lo stesso gip che ha vagliato il materiale probatorio, Maria Luisa Miranda, scrive a proposito dell’armatore e di alcuni coindagati: «Forti sono le perplessità circa un loro effettivo e soprattutto consapevole contributo”. Questo il commento di un portavoce dell’armatore sorrentino: “Il Sig. Aponte, per il quale non è stata richiesta alcuna misura cautelare, si ritiene completamente estraneo ai fatti, e lo stesso giudice ha ritenuto che non ci siano indizi su un suo contributo (pag. 210 dell’ordinanza). Resta in ogni caso fiducioso sull’attività della magistratura”.

Tutto, secondo gli inquirenti, era finalizzato al rilascio e alla proroga delle concessioni demaniali in cambio di «mazzette» (denaro, ma anche biglietti di aliscafi e traghetti) alterando le procedure che vengono utilizzate per la scelta del concessionario. Gli indagati sono gravemente indiziati di corruzione, turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, illecita concorrenza con minaccia o violenza.(shippingitaly.it)

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