
SANT’AGATA DI MILITELLO (ME) — Si arricchisce di un nuovo capitolo la battaglia legale che da tempo coinvolge una nota avvocata di Sant’Agata di Militello e il suo coniuge, con il rinvio a giudizio disposto dal magistrato per le accuse di tentata estorsione e calunnia ai danni di un avvocato penalista messinese.
La vicenda, che ha attirato l’attenzione della cronaca locale e dell’ordine forense, ruota attorno a una serie di denunce penali e ricorsi amministrativi presentati dall’avvocata nei confronti del collega penalista, dando vita a un’accesa controversia in più sedi giudiziarie.
Secondo quanto emerso dagli atti dell’inchiesta, la Procura avrebbe ritenuto sussistenti elementi tali da sostenere davanti al giudice l’ipotesi che la professionista e il marito avrebbero cercato di esercitare pressioni indebite — configurabili come tentata estorsione — nei confronti del penalista, con l’obiettivo di ottenere benefici o vantaggi non consentiti dalla legge. Contestualmente, nell’imputazione è compresa anche l’accusa di calunnia, ossia di aver attribuito falsamente al collega fatti penalmente rilevanti che lo avrebbero esposto a conseguenze legali ingiuste.
Il rinvio a giudizio rappresenta la formale apertura del processo, con la fissazione dell’udienza preliminare davanti al giudice competente, durante la quale verranno valutate le posizioni dell’avvocata e del marito e le prove raccolte dalla Procura. La difesa avrà la possibilità di presentare memorie, eccezioni e documenti per contestare le accuse e chiedere l’archiviazione o la formula piena di assoluzione.
La vicenda ha suscitato reazioni e dibattito nell’ambiente forense locale, dove si è sottolineata l’importanza della separazione tra l’attività professionale legale e l’abuso strumentale degli strumenti giudiziari, qualora le accuse risultassero infondate. Il caso evidenzia anche come dinamiche tra colleghi possano evolvere in complesse dispute giudiziarie, con conseguenze penali rilevanti.
L’avvocato penalista preso di mira dalle accuse, assistito dai propri legali, ha scelto finora di non rilasciare dichiarazioni pubbliche sul procedimento in corso, in attesa degli sviluppi processuali.
In sintesi: il rinvio a giudizio di una professionista e del marito per tentata estorsione e calunnia nei confronti di un collega rappresenta l’avvio di un processo che si preannuncia complesso e destinato a fare chiarezza sulle contestazioni mosse dalla Procura a seguito di una lunga e articolata battaglia legale tra avvocati.
