rifiuti-svezia.jpg

La Svezia è oggi considerata un punto di riferimento mondiale nella gestione dei rifiuti. Secondo i dati diffusi dall’Agenzia per la protezione ambientale svedese (Naturvårdsverket), meno dell’1% dei rifiuti urbani prodotti a livello nazionale viene conferito in discarica.

Un traguardo reso possibile da un mix di politiche pubbliche lungimiranti, impianti tecnologicamente avanzati e un forte senso civico della popolazione.

Il modello svedese si fonda su tre pilastri: raccolta differenziata spinta, riciclo dei materiali e recupero energetico. Il Paese ha sviluppato negli ultimi decenni una rete capillare di impianti waste-to-energy, capaci di trasformare rifiuti non riciclabili in energia termica ed elettrica. Oggi sono attivi 34 impianti di questo tipo, che forniscono calore a intere città attraverso sistemi di teleriscaldamento e contribuiscono in modo significativo al fabbisogno elettrico nazionale.

La conseguenza è paradossale: la Svezia produce così pochi rifiuti da non riuscire a soddisfare da sola la capacità dei propri impianti. Per questo ogni anno importa circa 1,3 milioni di tonnellate di rifiuti da altri Paesi europei, tra cui Norvegia, Regno Unito e Italia, generando entrate economiche stimate tra 1,5 e 2 miliardi di euro l’anno (fonte: Avfall Sverige, associazione nazionale rifiuti). Un esempio concreto di come la gestione intelligente dei rifiuti possa trasformarsi in risorsa e opportunità economica.

Il sistema svedese è stato oggetto di studi da parte della Commissione Europea e delle Nazioni Unite come best practice di economia circolare. Nel rapporto UNEP “Global Waste Management Outlook”, la Svezia viene citata come esempio di Paese capace di ridurre al minimo l’uso delle discariche grazie a una strategia che combina prevenzione, riciclo e valorizzazione energetica.

Non mancano tuttavia critiche, Alcune associazioni ambientaliste sottolineano che il ricorso al waste-to-energy rischia di rallentare gli sforzi per aumentare ulteriormente il riciclo, dal momento che gli impianti necessitano di flussi costanti di rifiuti per funzionare. Il governo svedese risponde ricordando che la priorità resta la riduzione dei rifiuti alla fonte e l’aumento del riciclo, con l’obiettivo di allinearsi agli obiettivi europei di neutralità climatica al 2050.

Resta il fatto che la Svezia, con discariche ormai quasi azzerate e un settore del riciclo ed energia da rifiuti che genera valore, rappresenta oggi uno dei modelli più avanzati a livello globale; un esempio che mette in luce come i rifiuti, se gestiti con intelligenza, possano trasformarsi da problema a risorsa.

linea-1.png