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di Francesco Coscione

Satnam Singh era una persona, un essere umano. Aveva due occhi come noi. La bocca come noi. Un braccio solo perché l'altro gli è stato strappato da una macchina sulla quale faceva lo schiavo e gli ha fatto uscire tutto il sangue che aveva, dello stesso colore del nostro.

La moglie urlava di terrore mentre il suo aguzzino (non chiamiamolo datore di lavoro) li portava davanti alla loro casa e li buttava fuori dal furgone e lanciava il braccio amputato in mezzo alle cassette della frutta. La moglie l'ha visto e sentito mentre diventava sempre più freddo e finché moriva, tra le sue braccia. Non aveva il permesso di soggiorno.

Non era regolare. Adesso alla moglie le è stato concesso per motivi di non so che tipo. E' successo tutto vicino a Latina ma forse lui non merita un giorno di lutto come il lavoratore italiano che è morto oggi a Bolzano. Lui, Satnam Singh, era nero, irregolare, ma non è morto sul lavoro, è stato assassinato per un paio di euro all'ora per noi. Non era un dipendente, era uno schiavo, uno schiavo di tutti noi. E se pensiamo o diciamo: io che c'entro, siamo ancora più complici e colpevoli.

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Possiamo mettere le fototrappole, le tagliole, le guardie ambientali, l'FBI e i servizi segreti, non servirà a nulla.Quello che manca completamente, in alcuni cittadini, è l'educazione e l'educazione civica. Non è detto che le due condizioni siano fra loro connesse. In una società che ha la necessità di avere un "nemico", per giustificare i propri comportamenti scorretti, queste scene vergognose vengono addebitate all'amministrazione di turno. Faccio notare che ci siamo lamentati di questo anche con le passate amministrazioni.

Dietro questa tastiera ci sono cittadini che pensano, che si firmano con nome e cognome e non persone indottrinate dal pensiero unico.
Più volte ho visto i dipendenti della ditta incaricata per la raccolta dei rifiuti, raccogliere con le mani spazzatura organica e indifferenziata sparsa per metri (vedi piazzetta dell' Annunziata). Questi Signori (e lo scrivo in maiuscolo per evidenziare il rispetto che nutro per loro) sono costretti a provvedere al nostro comportamento vergognoso per poter portare a casa il pane!

Ogni volta che provochiamo questo pensiamo se dovesse essere nostro padre, nostro fratello o nostro figlio a dover raccogliere quelle cose puzzolenti e marce...Lo faremmo lo stesso?Ma ormai rispetto e dignità verso gli altri sono una merce rarissima.Buon lavoro e grazie agli operatori della raccolta e una richiesta: abbiate pazienza, le persone civili comprendiamo il vostro lavoro e facciamo di tutto per alleggerirvelo.

P.S. Io sono responsabile di ciò che dico e che scrivo, non di quello che gli altri vogliono capire o vogliono leggervi.

Il funerale di Giulia Cecchettin ha concluso il primo dolorosissimo e drammatico capitolo della sua triste storia che ha scosso la sensibilità di moltissime coscienze. Ho sperato che le istituzioni avessero la sensibilità e la forza di proclamare una giornata di lutto nazionale in ricordo, non solo di Giulia, ma di tutte le vittime di femminicidio di quest'anno e di sempre. Sarebbe stata un'occasione, un momento di vera riflessione e di esempio per le giovani generazioni. La proclamazione del lutto nazionale spetta al Consiglio dei Ministri senza modalità particolari.

Ce n'è stato uso e abuso e lo sappiamo. Purtroppo questa politica è trasversalmente impegnata in cose diverse, da un estremo all'altro dell'emiciclo parlamentare con rarissime eccezioni. Tutti noi siamo ormai assuefatti a ogni cosa che ci piova addosso, incapaci di aprire un ombrello fatto di pensiero critico che ci ripari dalla mentalità dominante. Perché dovremmo "pensare autonomamente"? Farlo è faticoso e ci espone a un rischio fortissimo, quello di dover prendere posizione, di dover dire la nostra, di trovarci ad essere fuori dal coro e dal gregge.

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Eppure abbiamo preso l'abitudine ad essere a favore o contro, innocentisti o colpevolisti, pistoleri con il Rosario in mano. Ma la domanda socratica per eccellenza dovrebbe sempre essere presente nella nostra vita e nel nostro modo di pensare: perché? Indagare sui perchè dei nostri comportamenti, dei miei comportamenti, costa ancora di più ma è solo da lì che può partire il risveglio delle coscienze.
La sorella di Giulia ha fatto delle affermazioni che da molti sono state criticate, anche entrando nella sua sfera personale cercando di denigrare e rendere nemico l'altro, senza comprenderne il significato profondo. Andiamo a riascoltarle e, scremate della sacrosanta emotività del momento, facciamole nostre e guardiamoci dentro come uomini e come società. L' introspezione, quella seria e profonda, fa male e ci mette a nudo. Per me è stato così e, quando mi sono scoperto, ho compreso che ciò che ha detto era troppo gentile per il genere "uomo".

Non si tratta di colpevolizzarsi ma di prendere coscienza e di guardare noi e la società in cui siamo immersi in modo critico, cambiando con forza, per quanto ci tocca direttamente. La parola patriarcato è divenuta parte del quotidiano ma il problema è molto più profondo e antico di millenni. Non si risolve solo con piccole iniziative, pur lodevoli e utili, ma con un cambiamento radicale del modo di pensare al maschile che non sarà facile da sradicare. Se ci togliamo gli occhiali colorati coi quali guardiamo ogni cosa, vedremo mille particolari di conferma.

Fra uomo e donna vi sono, grazie a Dio, diversità biologiche che sono necessarie alla vita e all'arricchimento di entrambi (sto naturalmente semplificando) ma proviamo a pensare se accetteremmo e approveremmo una completa parità. Di quanti luoghi comuni, stupide e goliardiche battutine, prevenzioni e prevaricazioni sulle donne è costellata la nostra vita quotidiana?

Logicamente, anche chi scrive più di altri, ha la responsabilità di errori e mancanze che hanno costellato la sua esistenza ma mi sento sereno in questo ripensando costantemente ad una frase dei miei figli: un uomo è tale quando è capace di riconoscere i propri errori, chiedere perdono e rialzarsi. Dice Papa Francesco: fra di voi, anche moglie e marito, usate queste parole: grazie, prego, scusa. Non risolvono ma aiutano.

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