
L’Assemblea regionale siciliana ha approvato nella tarda serata di ieri la Finanziaria, al termine di una maratona parlamentare durata tre giorni e segnata da tensioni interne senza precedenti nella maggioranza che sostiene il governo Schifani.
Un testo più che dimezzato rispetto alla versione iniziale, approvato quando mancavano soltanto le delicate tabelle finali, mentre il clima politico toccava livelli di conflittualità mai registrati in questa legislatura.
Il via libera alla manovra rischia di passare alla storia come una vittoria di Pirro per il centrodestra. Le lacerazioni tra gli alleati sono esplose in modo evidente, con accuse reciproche, sospetti e una gestione delle misure ritenuta da molti squilibrata. L’opposizione parla apertamente di “parlamentarizzazione della crisi”, convinta che la maggioranza sia ormai in una fase di instabilità strutturale.
Il momento più critico si è consumato nel primo pomeriggio, quando è circolato un messaggio del presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, inviato ai capigruppo di maggioranza nella notte tra venerdì e sabato. Un testo durissimo, in cui Galvagno descrive un clima “quasi di odio”, aggravato dalla “bulimia di alcuni” deputati e da una gestione delle risorse percepita come iniqua: “gente che ha incassato e gente che è rimasta a bocca asciutta”.
Tra i punti più contestati, lo stralcio di alcune norme legate agli assessorati di Fratelli d’Italia, come il fondo rotativo per gli incendi boschivi. Galvagno ha rivelato di aver ricevuto pressioni per “salvare determinati articoli”, mentre altri venivano sacrificati nel tentativo di trovare un equilibrio impossibile.
La Finanziaria è stata approvata, ma il prezzo politico appare altissimo. La maggioranza esce dall’Aula divisa, indebolita e con un carico di tensioni che rischia di condizionare pesantemente i prossimi mesi. Il governo Schifani dovrà ora affrontare non solo le sfide amministrative, ma anche la necessità di ricucire rapporti interni sempre più fragili.
L’opposizione osserva e incalza, convinta che la crisi sia ormai entrata nel cuore delle istituzioni regionali. La sensazione diffusa è che la partita politica non si chiuda con l’approvazione della manovra: al contrario, potrebbe essere solo l’inizio di una fase ancora più complessa.
