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Ma nessuno è in grado di valutare il numero esatto. I turisti vengono anche per praticare yoga e meditazione, danze di gruppo. L’isola è fatta per gente che ama il silenzio, la tranquillità e la natura. Certo che il problema esiste. La soluzione non è facile, dice qualche altro operatore che decanta il pesce fresco che non manca mai, alcune aziende agricole e alcune persone che fanno i muratori. Le capre vivono nella zona alta, sulle sciare, raramente vanno nel centro abitato. Sono i conigli che mangiano la corteccia delle piante. L’acqua non manca per chi ha costruito o mantenuto gli antichi pozzi per contenere l’acqua pulita.

Le strade sono abbandonate, hanno bisogno di lavori e i giovani locali si aggrappano alla muratura con scarso successo. Il porto vive dell’elemosina degli isolani che cercano di coprire e tappare i rischi con tavoloni. Le griglie sono saltate, prima o poi la capitaneria chiuderà tutto. La nave da Napoli si ferma Filicudi e non fa scalo ad Alicudi, da Palermo non si parla di collegamenti. Un pensionato racconta che il turismo dura 30 giorni scarsi, due alberghi con una trentina di camere e alcuni affittacamere.

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La scuola ha una bellissima sede, comprata dal comune ma con pochi alunni. D’estate diventa biblioteca ma senza orari precisi. I genitori portano i figli a Lipari o a Milazzo per studiare. La chiesa di San Bartolo apre solo il sabato, quando arriva il prete da Filicudi, per la Santa Messa. Alicudi, terra d’emigranti, usufruisce dei servizi di padre Fredy che arriva dal Congo, da un anno aiuta padre Dorwin che arriva dalla Nigeria.

In pieno inverno i fedeli che seguono la messa variano da 7 a 10, raddoppiano in piena estate.
Durante la Santa Pasqua si arriva anche 30 partecipanti alla funzione. L’isola non ha la presenza dei Carabinieri. Al bisogno e sempre tempo permettendo arrivano da Filicudi. Così Alicudi nei suoi risvolti continua a donare quella serenità ben accetta da chi riesce a viverla d’estate e d’inverno per non farla apparire isola chiusa, con l’aggiunta di queste altre C che non si conteggiano.

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Due guardie, lo scorso anno, sono sbarcate ad Alicudi per un censimento. Quando gli abitanti indicarono le zone dove bisognava recarsi per rendersi conto del numero, hanno ripreso l'aliscafo per il rientro. Dopo la donna, per bellezza, c'é la capra. Alicudi addormentata ancora nell'inverno con i suoi pochi abitanti che si “giggioneggiano” sui duri “bisuoli” che fanno da poltrone e divani per tutto il giorno. La gente di Alicudi parla tanto ma non dice mai chi é. Ciascuno mantiene i suoi segreti che all'esterno compaiono come schiaffi alla natura. Una vita da capre, nei posti più inaccessibili, sparpagliate e irraggiungibili. Non sono un pericolo per l'uomo, non hanno mai fatto o provato a fare del male a nessuno. C’è chi propone, vista la quantità di forestali siciliani, distribuire in quelle zone una decina di abbeveratoi e buttargli con l’elicottero del cibo quando manca.

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Gli arcudari amano il loro paradiso ma vivono altrove. Da alcuni anni è arrivato il magnate tedesco Cristof Bosch, comprò dai Greco di Messina, una bellissima villa sul mare ed altri 2 ruderi ai confini della proprietà degli eredi Cuccia (Mediobanca) quelli che dovevano creare un mondo nuovo per il turismo ma i lavori sono fermi. Alicudi attrae perché e' veramente selvatica. C'é chi dice che le capre e i conigli sono come i delfini e le tartarughe. Vanno aiutate e protette anche come le lucertole eoliane. Iniziare anche ad adottare una capra arcudara originale. Sgarbi, a Panarea, iniziò a scoprire il termine capra, ascoltando uno famoso scrittore greco che tornando da una gita arcudara parlava dell'odore piacevole di questi innocenti ovini vere protagoniste della vita della loro isola di cui solo una parte é stata concessa all'uomo.

Quasi a dire fatevi i cavoli vostri per il resto. Nessuno parla dell’opera di bonifica delle capre svolta gratuitamente alla comunità. Risolvono il problema dell’incuria dell’uomo: rovi, cespugli intricati, incolti e scarpate vengono liberate, restituendo una erbetta di pochi centimetri ed allontanando il rischio incendi, vera piaga anche delle Eolie. L’editore Aldo Di Nora, ideatore di guide turistiche e le mappe “Metro Trekking vive sull’isola, nei suoi giri vede le capre divise o in gruppi. Secondo lui sono circa 500.

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Alicudi -L ’uomo ha bisogno di nuovi territori, di nuovi spazi selvaggi. E' il vero divoratore. Quel naturalismo personale d’ambiente costruito simil plastica. Oggi si lancia lo sfratto alle capre che non fanno male a nessuno salvo in tempi di siccità cercare nuovo cibo e nuove fonti per dissetarsi spesso costretti a usare le pale dei fichi d’India anche loro selvatici.

Mentre i cani randagi fanno vittime nella più grande isola delle Eolie, nella seconda isola più piccola si punta il dito contro la “capreietà” dice un contronaturista.

Eradicare le capre senza fare i conti con la vera protezione animale è una pura follia, perché lo stesso dovrebbe avvenire per i conigli di cui pochi ne parlano. E qui si cerca di capire chi semina cavoli e chi si fa i cavoli suoi.

Intanto non si trovano abitanti che parlano male delle capre e dei conigli. Per loro sono il mito della vita.

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Quando i contadini di Alicudi partirono per l’Australia lasciarono la terra alle capre. Col tempo divenne uno spazio di riserva naturale. Quasi “usocapito”. Ogni tanto qualche capra cade come cadono i sassi. Ottanta arcurdari, una decina d’insediamenti forestieri, in compagnia di circa 500 capre selvatiche e 10 mila conigli.

Tutti selvatici, insieme a dividersi pacificamente l’isola. Ciascuno a casa sua e nei propri spazi a crearsi la propria storia d’amore e farsi i propri cavoli. Le favole dell’isola selvaggia abitata anche da 12 muli, eterni trasportatori.

Alicudi, fra pesca, turismo e qualche spiraglio d’agricoltura, qualche cappereto e l’edilizia a rilento per qualche lavoretto pubblico. Tutto a ritmo lento. Le capre come risorsa per il richiamo turistico e anche come nutrimento di qualche divoratore locale di carne. Mentre la vicina Filicudi protegge e cura delfini, capodogli e tartarughe,

Alicudi ama e sopporta le sue capre libere e belle. I muri a secco non crollano solo al loro passaggio come invece, senza capre, crollano (a Lipari) quelle del Caolino o vengono cannibalizzate quelle di San Calogero.

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