di Ettore Resta
Sotto di noi era apparsa la fossa delle felci giganti. Un preistorico cratere ove si erano da secoli ambientate le antichissime piante insieme ai castagni. La tentazione di planare loro intorno fu tanta. Tirata una briglia, il fungoplano iniziò a volteggiare come fossero montagne russe. Maestoso, veramentemaestoso. Discesi verso la valle delle gobbe, questa volta senza sobbalzi, dirigemmo a nord. Una nuvola di farfalle ci avvolse. Sghignazzavano e ridevano ubriache. Volavano dopo aver fatto una scorpacciata di nettare fin a dir basta saltando da un fiore all'altro. In quelle condizioni, avevano scambiato i colori del fungoplano per un campo fiorito da espugnare. Guardatele bene: "Sono proprio ubriache!" esclamai. "E' come dire che hanno fatto il giro delle osterie." Ad ubriacarsi in volo erano anche i rossi moscerini che volando a gruppo, cercavano di continuare a versare il rosso nettare d'uva da una bottiglia nei bicchieri che ormai non riuscivano più a centrare. La cosa più buffa era nel vederli spingersi volando a zig zag da una parte all'altra.
Non potevo non ridere divertita. A ridere fu anche il fratellino. Girato attorno ad un ampio anfiteatro di nera roccia, il fungoplano ci portò nei pressi di un alto arco naturale di roccia che dalla rupe giungeva e si specchiava sul mare profondo. Vi passammo sotto più volte. Volteggiammo attorno allegri come fossimo in altalena. Il giovanottino rideva divertito, ed io come una scemetta, ridevo seguendo la sua gioia. Ero gongolante. Abbracciatolo, lo guardai, era proprio contento. La sua gaiezza, il suo sorriso compiaciuto si mescolavano con i suoi capelli ricci. Guardato in alto, al di sopra della gobba che d'inverno è la prima ad innevarsi, ammirò l'altissima soffice nube bianca che rifletteva i raggi del sole. Col dito me la indicò ed io l'accontentai. Con uno spiedo di legno infilzai la vaporosa nube di zucchero filato. Come fosse un gigantesco lecca, lecca , iniziammo a morderla. Lo zucchero sciogliendosi ci imbrattò appiccicandosi al viso e alle mani. Ma ciò non distolse quella felicità che ci aveva invaso...Alla partenza dall'isola ribollente il martinpescatore ed il gufetto ci avevano salutato. L’uno correndoci velocemente attorno col battere le ali così rapidamente da diventare invisibili. L’altro invece, rimanendo appollaiato su un ramo, mosse pigramente l'ala dicendo: "Guu!".
Finito lo zucchero filato, uno spavento mi fece sobbalzare il cuore. Mi ero appena distratta ed il moccioso era sparito. Gli avevo appena dato un bacio in fronte. Lo cercai in lungo ed in largo, pensando di averlo perso per sempre. "Guarda la carognetta!" esclamai. Stava nuotando beatamente insieme a giovani turiste sul dorso di un verde coccodrillo gonfio d'aria. Il fungoplano era scalpitante ed impaziente , desiderava riprendere il volo. Attimi dopo partimmo. A guidare il volo non fui io ne il fratellino. Il fungoplano andò come fosse stato pilotato da una forza a me ignota. Volteggiammo a lungo per il cielo di Lipari, la grande isola eterogenea ricolma di coste scoscese e di storia. Ci condusse e ci lasciò scivolare sopra un bianco pendio di polvere di pomice. Rotolammo giù come palline da infarinare fin quando un tonfo ci fece rendere conto di essere arrivati in mare. Un ridere convulso chiamò la nostra attenzione, era il fungoplano che stava sbellicandosi. Rise a lungo lasciandoci ciabattare tra i nostri stessi spruzzi di nuotatori inesperti. (Fine)

L’Intervista del Notiziario al comandante Ettore Resta, l’artista sulle ali
Da Milazzo in linea Ettore Resta. I racconti del Pasticcino. Puntata n.12
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