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di Felice D'Ambra  

Un Omaggio al Maestro Giovanni Giardina e alla Sua Magica "Chitarra"

“L’Amore non muore mai di morte naturale. Muore perché
Noi non sappiamo come rifornire la sua sorgente.
Muore di cecità e di errori e di tradimenti. Muore di malattia
E di ferite, muore di stanchezza, per logorio o per opacità”.

Anais Nin & Il Delta di Venere.

Incominciai a interessarmi di Anais Nin, quando alcuni anni fa in un libro di antologia illustrata d’Arte e letteratura erotica, incuriosito lessi il brano “Elena”. In seguito mi capitò di leggere il suo “Il Delta di Venere”. Grande imbarazzo, ma, nonostante tutto, lo lessi fino in fondo.
Leggere questo libro, per capire come mai una donna, una scrittrice come Anais Nin, abbia potuto scrivere tanto sull’erotismo, quasi porno. Lei da ottima scrittrice era già consapevole della differenza nel modo di trattare l’esperienza sessuale da parte dell’uomo e da parte della donna. Sapeva perfettamente che c’era una grande disparità tra la chiarezza di Henry Miller e le sue ambiguità, tra la sua visione umoristica, rabelaisiana del sesso e la sua descrizione poetica delle relazioni sessuali nelle porzioni inedite del Diario. Come scrisse nel terzo volume del Diario, Anais Nin, aveva l’impressione che il vaso di Pandora contenesse i misteri della sessualità femminile; così diversa da quella maschile, e per la quale il linguaggio dell’uomo era inadeguato. Lei ammette che le donne, erano più portate a fondere il sesso con l’emozione, con l’amore, e a scegliere un uomo piuttosto che stare con molti. Questo per lei divenne evidente mentre scriveva i romanzi e il Diario, e lo vide ancor più chiaramente quando incominciò a insegnare. Ma, nonostante l’atteggiamento delle donne nei confronti del sesso fosse piuttosto diverso da quello degli uomini, lei da donna, non aveva ancora imparato a scrivere sull’argomento.

In questa collezione di racconti erotici, scriveva per divertire, sotto pressione da parte di un cliente, le chiedeva di “lasciare stare la poesia”. E così le pareva che il suo stile fosse un prodotto della lettura dei lavori maschili. Per questa ragione, per un lungo periodo, Anais ebbe la sensazione di essere venuta meno al suo io femminile, e mise da parte i racconti erotici. In molti passaggi aveva usato intuitivamente un linguaggio femminile, considerando l’esperienza sessuale dal punto di vista di una donna. Alla fine decise di permettere la pubblicazione dei racconti perché mostrano i primi sforzi di donna in un mondo che è stato di esclusivo dominio maschile.
Se la versione non purgata del Diario sarà mai pubblicata, questo punto di vista femminile sarà stabilito con maggiore chiarezza. Farà vedere come le donne (nel Diario) non abbiano mai separato il sesso dal sentimento dall’amore per l’uomo come essere totale.
Lasci perdere la poesia! Si concentri solo sul sesso, le ripeteva ogni volta quel facoltoso uomo d’affari gentiluomo (ma non troppo). Era l’anno 1940 quando il vecchio (era definito così dagli scrittori), che dietro compenso di 100 dollari al mese, le chiedeva di scrivere per lui, solo storie di sesso. Fu cosi che Anais Nin accettò l’incarico passatole dal suo amante Henry Miller, che l'aveva a sua volta rifiutato, poiché stanco di scrivere di erotismo (proprio lui che aveva già scritto “Il Tropico del Cancro".

Fu così che Anais Nin, piena d’impegni affettivi compromessi che aveva nei confronti degli amici, problemi economici, accettò l’incarico. Iniziò subito a consultare libri, frequentare biblioteche, ascoltare avventure di amici, a studiare il Kama Sutra, e come lei stessa ha scritto, tutte le mattine, dopo la prima colazione, si sedeva a scrivere la sua dose di pornografia.
Anais Nin aveva undici anni quando il padre abbandonò lei, la madre e i fratelli. Un'occasione di grande dolore per una bambina sensibile che adorava il padre e che soffrì per molti anni del suo abbandono. La madre rimasta sola assieme ai figli, si trasferì a New York, dove Anais imparò a conoscere l’ambiente americano e dove da bambina ben presto smise di giocare con le bambole. Fu proprio a New York che Anais scrivendo una lunga lettera al padre che la abbandonò al suo destino, che lei ancora bambina inizia a scrivere il suo Diario e non smise mai di annotare giorno, dopo giorno ogni sua emozione per tutta la vita, fino al giorno della sua morte.

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Antiche Leggende, Credenze Popolari, Riti e Superstizioni:
Nella Sardegna più antica, questa pratica era già in uso sin dai primi dell’ottocento. Fu il Generale Alberto Della Marmora a parlarne nel suo libro “Vojage en Sardaigne” quando era in , la straordinaria pratica di soffocare una persona moribonda senza speranza di guarigione. Questo gesto, era richiesto nel momento in cui la famiglia, chiedeva l’intervento di una persona “speciale” che pone fine alla sofferenza del malato, chiamata accabadora. Un’azione caritatevole era definita dagli abitanti dei paesi, giudicata anche come un gesto di profondo rispetto umanitario, fatto a fin di bene, e per agevolare il trapasso del malato. Questo atto terribile, fu “forse” abolito negli anni cinquanta da un prete che come missionario, aveva visitato questi luoghi lontani, sperduti tra le montagne del Gennargentu barbaricino e non solo. Eppure, c’è qualcosa d'incomprensibile in questa figura femminile vestita di nero e nei suoi spostamenti notturni silenziosi. C’è un’aria misteriosa che accompagna questa donna, come un’ombra di rapace notturno che accende negli occhi di chi raramente la incontra di notte. Ci sono uscite notturne che Maria la giovane figlia adottiva nota, vede, ma non intuisce di cosa si tratta. E’, una sapienza quasi millenaria che riguarda le storie della vita e della morte. La prima volta che Maria, la figlia adottiva si accorse che la mamma usciva di notte, aveva appena otto anni. Era un inverno molto rigido, da poco era passata l’Epifania e Maria aveva avuto il permesso di stare a giocare fino al tocco dell’Ave Maria. Poi, la mamma l’aveva accompagnata in camera per dare inizio al buio in anticipo, chiudendo le imposte e riempiendo il braciere di cenere calda. Quello, che tutti in paese e in quelli vicini sanno e che Maria non immagina, che tzia Bonaria fa la sarta, cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario, è pronta a entrare nelle case per portare sollievo ai vivi e una morte pietosa al moribondo. Il gesto "amorevole" dell’accabadora, di colei che potrebbe definirsi l'ultima madre, che come richiesto, con un sol colpo, decreta la fine delle atroci sofferenze del malato.
La femmina accabadora, da “Acabar” in spagnolo, significa finire. In sardo “accabadora” è colei che finisce, che toglie la vita. Stando alle leggende e ai silenziosi “Contos de foghile” (racconti del focolare), questa è una pratica misteriosa, antichissima. L’accabadora è una donna vestita di nero e che tutti conoscono come la sarta del paese, che come le monache di clausura e non solo, hanno un’età indefinita. Il ruolo dell’accabadora è coperto da assoluto riserbo, rientra nella cultura dell’assoluto silenzio, tipico soprattutto della Barbagia: l’atavico mondo della misteriosa Sardegna, dell'interno. La femmina accabadora come un’ombra furtiva notturna, attraversa al galoppo campagne, boschi per raggiungere luoghi lontani dove è chiamata per portare la pace ai vivi e porre fine all’agonia del moribondo. Quando l’accabadora arriva sul posto, le porte di casa devono essere chiuse,nessuno presente, nessuno deve vederla, nessuno deve sapere, mentre deve essere illuminato il portone d’ingresso e la porta della stanza del moribondo, liberata anche da tutte le immagini e altro di sacro. Lei, silenziosa si avvicina all’ammalato mentre dorme profondamente, e quando accanto al letto trova un candido cuscino, lei agisce di conseguenza e con delicatezza lo appoggia sul viso e accorcia la sofferenza. Lei, non uccide, mette solo fine a un'agonia, che è considerata un’altra cosa. La femmina accabadora dopo aver esaudito il suo compito, nel silenzio più assoluto, si allontana velocemente accompagnata soltanto dalla gratitudine dei familiari del defunto.
Questa femmina chiamata accabadora, non è conosciuta, pochi anziani sanno chi è e dove trovarla, in casi di necessità. Forse, ancora oggi, in quell’atavico mondo barbaricino e gallurese, dove tutti sanno e nessuno vede, rispettano silenziosamente quest’antica usanza e, forse anche la chiesa, che nel profondo tace, poiché l’accabadora ha un compito ingrato ma, umano. Nella comunità dell’entroterra, non ci sono espressivi episodi sull’esistenza dell’accabadora, perché le denunce presentate ai Carabinieri dai familiari che dissentivano questa pratica, sono nulle. L’accabadora, era di sicuro innocente per la gente del posto ed è probabile che qualche volta sia stata chiamata anche, per accelerare la morte per motivi di un’eredità o di vendetta. Forse, non si sa se sia giusto o no, il compito della femmina accabadora, che non è molto diverso dal gesto di chi stacca la spina del respiratore di un malato terminale. Un libro di un'autrice nuorese, edito alcuni anni fa, non si ferma ai generici “sentito dire" ma, porta la testimonianza diretta di un video, che scava nella storia e nella religioni pre cristiana, alla ricerca dell’origine di questa antica pratica, alla quale vi era sempre la violazione di un tabù. Per quanto la suggestione è orribile, la figura dell’accabadora che nel passato, ha aiutato e alleviato le sofferenze ai malati terminali, ancora oggi ha un fascino sinistro.

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Ennio Morricone - C'era una Volta il West (In Concerto - Venezia 10.11.07

The Second Waltz - André Rieu

Bel poema di Mario de Andrade (San Paolo 1893-1945) Poeta, romanziere, saggista e musicologo. Uno dei fondatori del modernismo brasiliano.

LA MIA ANIMA HA FRETTA
Ho contato i miei anni e ho scoperto che ho meno tempo per vivere da qui in poi rispetto a quello che ho vissuto fino ad ora.
Mi sento come quel bambino che ha vinto un pacchetto di dolci: i primi li ha mangiati con piacere, ma quando ha compreso che ne erano rimasti pochi ha cominciato a gustarli intensamente.
Non ho più tempo per riunioni interminabili dove vengono discussi statuti, regole, procedure e regolamenti interni, sapendo che nulla sarà raggiunto.
Non ho più tempo per sostenere le persone assurde che, nonostante la loro età cronologica, non sono cresciute.
Il mio tempo è troppo breve: voglio l’essenza, la mia anima ha fretta. Non ho più molti dolci nel pacchetto.

Voglio vivere accanto a persone umane, molto umane, che sappiano ridere dei propri errori e che non siano gonfiate dai propri trionfi e che si assumano le proprie responsabilità. Così si difende la dignità umana e si va verso della verità e onestà
È l’essenziale che fa valer la pena di vivere.
Voglio circondarmi da persone che sanno come toccare i cuori, di persone a cui i duri colpi della vita hanno insegnato a crescere con tocchi soavi dell’anima.

Sì, sono di fretta, ho fretta di vivere con l’intensità che solo la maturità sa dare.
Non intendo sprecare nessuno dei dolci rimasti. Sono sicuro che saranno squisiti, molto più di quelli mangiati finora.
Il mio obiettivo è quello di raggiungere la fine soddisfatto e in pace con i miei cari e la mia coscienza.
Abbiamo due vite e la seconda inizia quando ti rendi conto che ne hai solo una.

Marina Militare - Banda della Marina a Piazza di Spagna

Da sempre la Musica, come la storia, è immortale, e lo dimostra il brano "Amapola",

Una musica immortale che è stato un classico successo della musica spagnola.
Il brano è stato creato, eseguito dal maestro Joseph Maria La Calle, quasi un secolo fa, nel lontano 1920.
Negli anni fu interpretato da cantanti dell'epoca, come la Grande Nilla Pizzi, Julio Iglesias e
anche da Antonella Ruggeri, Andrea Bocelli, Natalie Cole e da tanti altri artisti famosi.
Il più grande successo mondiale di questa bellissima canzone è dovuto alla colonna sonora
di C'era una volta in America, magistralmente eseguio dal "Grande" Maestro, Ennio Morricone.
Da alcune settimane e con la fiction "La Vita Promessa" di Ricky Tognazzi, trasmessa
su Rai 1, l'amata colonna sonora, è tornata magnficamente a incantare il pubblico televisivo
di Rai1.
"La Vita Promessa" oltre a essere un successo per Tognazzi è anche uno srtepitoso successo
 della colonna sonora, è anche um successo personale dell'interprete principale,
"la bellissima e bravissima attrice Luisa Ranieri"..
 

 

Mediterraneo per non dimenticare la vecchia "Radio".

Oggi nella grande giungla televisiva, quasi tutti si sono dimenticati della vecchia e cara amica radio.
Penso che come me moltissime persone uomini e donne e non solo, quando sono in auto, oppure a casa o al mare piace ascoltare la radiolina, programmi musicali, colonne sonore e vecchie canzoni, degli anni 60, 70, 80, 90 e non solo. Forse non tutti sanno che la Rai Radio, ogni venerdì subito dopo il TG Regionale delle ore 12.10, trasmette un programma molto interessante.

Mediterraneo appunto, è un affascinante progetto radiofonico dove: la Sicilia, la Corsica e la Sardegna si uniscono con un ponte vocale e culturale per raccontarsi a vicenda.
Le tre principali Isole del Mediterraneo discutono di problemi comuni, di attualità e di musica, unite nella loro diversità.
Nello studio siciliano, dalla sede Rai di Palermo, Salvatore Cusumano; Petru Mari per la Corsica, dalla sede di Bastia di Radio Corse, frequenza Mora, e dalla Sardegna Vito Biolchini, dalla sede Rai di Cagliari.
La storia del programma nella sua forma attuale, con la presenza della Rai, ha iniziato a muovere i primi passi l'11 ottobre del 2012.
Il primo ciclo prevedeva 37 puntate, si concluse nel mese di giugno 2013. Sino ad ora sono stati trattati molti argomenti in grado di interessare gli ascoltatori delle tre Isole e mostrare loro quali e quanti siano gli elementi sociali e culturali che uniscono e dividono le tre grandi Isole del Mediterraneo.

Ogni puntata di Mediterraneo è un viaggio di scoperta reciproca tra le tre Isole e i loro abitanti, attraverso l'ascolto di voci, musiche, opinioni, appuntamenti, cronaca e attualità.
E anche lingue, perché Petru Mari conduce in corso (lingua affascinante e facilmente comprensibile anche per gli italiani) e in corso parlano anche tutti i suoi ospiti.
La squadra di Mediterraneo, oltre che dai tre conduttori, è composta anche da altre professionalità che, con il loro lavoro, danno vita al programma e mantengono unita la triplice comunità isolana: Marzia Puleo in Sicilia, Petru Luigi Alessandri in Corsica e Stefano Fozzi in Sardegna.
A loro si aggiungono i tanti tecnici che ogni settimana lavorano per rendere possibile l'ascolto del programma. Tante persone che collaborano con l'unico obiettivo comune di rendere più breve la distanza geografica e culturale fra le tre Grandi Isole del Mediterraneo.

Pink Martini (with singer Storm Large) - Amado Mio

 

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