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Un nuovo rapporto dell’ONU prevede un innalzamento di un metro del livello del mare entro il 2100. Le Isole Eolie fra le aree più a rischio in Italia.

Un nuovo rapporto commissionato dal comitato scientifico sul clima delle Nazioni Unite ha lanciato l’allarme sul riscaldamento globale ed evidenzia la necessità urgente di trovare soluzioni per evitare l’ulteriore aumento di temperature. Il rapporto ha anticipato l’importante vertice sul clima delle Nazioni Unite.

Tutti noi dipendiamo direttamente dagli oceani e oggi, mai come prima, la loro salute è estremamente danneggiata a causa delle nostre emissioni di CO2. Secondo gli scienziati, il livello dei mari si innalzerà di un metro entro il 2100 e quattro metri entro il 2300. Gli oceani vedranno un aumento senza precedenti delle temperature e dell’acidificazione, un calo dell'ossigeno, ondate di calore sempre più forti e frequenti, piogge e cicloni e una costante perdita di biodiversità.

Tuttavia, secondo il WWF, è ancora possibile riuscire a contenere i rischi peggiori, riducendo drasticamente le emissioni. Questo darà alle persone e alla natura più tempo per adattarsi. Quando gli ecosistemi sono protetti e ripristinati, possono continuare a garantire i mezzi di sostentamento per il benessere umano, contribuendo anche a mitigare le conseguenze climatiche con maggiore efficacia.

Gianmaria Sannino, responsabile del laboratorio di Modellistica climatica e impatti dell’Enea, aveva già affermato che il Mediterraneo «ha caratteristiche particolari in quanto bacino semichiuso “alimentato” principalmente dall’Oceano Atlantico, attraverso le Stretto di Gibilterra, ma anche dal Mar Nero attraverso lo Stretto dei Dardanelli». «Questo travaso di acque – conclude – avviene perché l’Atlantico è più alto di 20 centimetri e il Mar Nero di 50 centimetri rispetto al Mediterraneo, il cui livello è comunque stimato in crescita nei prossimi anni per l’aumento delle temperature». Le Isole Eolie sono fra le aree che rischiano di essere sommerse, menzionate dall’Enea.

Marco Anzidei, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e coordinatore del progetto SAVEMEDCOASTS, che ha svolto parte delle attività proprio a Lipari, afferma: «Se le proiezioni stimate dall’International Panel on Climate Change (IPCC) indicano un aumento del livello del mare fino a circa 1 metro su scala globale entro il 2100, alle Eolie – e a Lipari in particolare – a causa della subsidenza, l’aumento atteso per la fine del secolo potrà raggiungere anche 1,6 metri. »

Le aree naturali protette sono riconosciute dall’IUCN, l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura, come strumenti decisivi per favorire uno sviluppo sostenibile e per limitare l’impatto dei cambiamenti climatici, grazie agli effetti positivi che derivano dalla tutela di alcune zone sensibili.

L’Aeolian Islands Preservation Fund, fondazione che promuove e supporta progetti di preservazione dell’ambiente alle Isole Eolie, invita a riflettere sull’importanza di proteggere gli ambienti costieri dell’arcipelago, anche alla luce dei dati recentemente condivisi dagli enti scientifici, adottando politiche di mitigazione dell’impatto ambientale per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici. Tra le possibili soluzioni su piccola scala c'è la tutela degli ecosistemi e della biodiversità, sempre più minacciati dalle attività umane: la natura è in grado di rigenerarsi e di tamponare il surriscaldamento globale, risultando l’unica alleata a nostra disposizione nella lotta ai cambiamenti climatici.

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