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di Vega De Martini

Parchi eolici, i fotovoltaici, l’arte contemporanea

Quando penso alle pale eoliche mi viene in mente ovviamente sempre la mitica figura di Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento. Mi viene in mente però anche la Torre dei venti di Atene di cui parla Vitruvio nel De Architectura: una torre di marmo, ottagonale, dove erano raffigurati a rilievo su ogni lato gli otto principali venti, ciascuno di fronte al punto da cui soffiava. Un tritone di bronzo, in cima alla torre, fermandosi sempre nella parte opposta alla direzione del vento, indicava quale fosse quello che spirava in quel momento.

E ancora: di gran giovamento agli abitanti dell’isola di Lipari, dediti alla pesca ma soprattutto alla pirateria, era il così detto Organo di Eolo, ricordato dallo pseudo Aristotele e rimasto in piedi,seppure non più in uso, fino agli inizi del secolo XVIII:una torre sempre ottagonale, questa volta di mattoni e pietre, che a seconda di quale vento spirasse emetteva suoni diversi.

E a proposito della selvaggia installazione delle pale eoliche, nostre contemporanee torri dei venti, ritengo che, oggi come oggi, non abbia molto senso non essere d’accordo, e basta. Qualche anno fa una dura opposizione ,in nome della difesa della bellezza del nostro territorio, avrebbe avuto una logica,eppure nulla di serio è stato fatto per contrastarne l’invasione, ovvero ci si è mossi male senza in definitiva ottenere risultati. Molte parole e pochi fatti. Il popolo ambientalista - credo- avrebbe potuto fare di più, se solo avesse mostrato maggior compattezza.

Ormai però l’invasione delle pale eoliche è una realtà e vista la transizione ecologica in corso - a meno che, come viene paventato da qualche parte, non ci si indirizzi all’energia atomica di quarta generazione - andrà presumibilmente aumentando su tutto il territorio. Neppure a me ovviamente piacciono i crinali delle colline invase dalle pale, le nostre campagne o i tetti dei nostri centri storici ricoperti di pannelli fotovoltaici ma ora come ora, per non essere velleitari, bisogna correre ai ripari .

Bisogna,in definitiva, battersi affinché l’innovazione tecnologica studi e metta in produzione anche per l’eolico soluzioni di minore impatto ambientale:ci sono già sul mercato pannelli fotovoltaici inseriti dentro i coppi di terracotta, il fotovoltaico invisibile e sono in corso studi per il fotovoltaico trasparente per finestre e serre,ed ancora per il suo inserimento negli intonaci e nelle pavimentazioni stradali. Dunque una sfida possibile. In attesa che questo avvenga - senza arrivare all’assurdo dei Parchi Eolici proposti come mete turistiche da visitare (con tanto di guida di supporto) - perché non pensare a trasformare le ferite inferte al territorio in vere e proprie installazioni artistiche?

Là dove ci sono già grandi estensioni di pale, immagino ad esempio enormi cavalieri di acciaio, alla Dalisi per intenderci, in atto di partire con la lancia in resta, Don Chisciotte contemporanei che combattono contro i mulini a vento. Ne trarrebbe vantaggio l’arte contemporanea che oggi come oggi - per mancanza di committenza, o comunque per mancanza di una committenza illuminata - non serve più a nulla e a nessuno.

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