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Dettagli...

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di Cristina Marra

Intervista a Federico Lo Schiavo autore di Sono rimasta sola con la mia immaginazione – Albatros

Tara è un personaggio che non si dimentica per la sua forza, tenacia e capacità di affrontare un dolore inaspettato. A soli diciassette anni impara a convivere col lutto e la perdita e conosce la solitudine ma non ne rimane sopraffatta anzi reagisce spinta dalla ricerca della verità. Unica sopravvissuta in un incidente d’auto che la lascia sola con i nonni, Tara non si dà pace e persino la dinamica dell’impatto le appare oscura e la nuova quotidianità in un’altra casa e con altri ritmi le insinua dubbi e sospetti. 

Protagonista del romanzo breve “Sono rimasta sola con la mia immaginazione” di Federico Lo Schiavo giovane scrittore di Lipari con la passione per la conduzione televisione, Tara è al centro di una storia gialla che si evolve in noir incentrata sull’indagine su se stessi. Sogni, progetti, sentimenti si intrecciano in un racconto poliziesco in cui la protagonista diventa detective dilettante e l’indagine corre sul doppio registro narrativo e riguarda l’incidente e la sua vita. Come capire cosa è realmente successo? Di chi può fidarsi? Cosa prova?

Tara prosegue nella sua investigazione anche quando nuovi segnali di pericolo la allarmano. Pure i sentimenti possono nascondere misteri e trappole? Lo Schiavo con uno stile fluido e spoglio da fronzoli narrativi, ricompone il puzzle tra fughe e ritorni, timori e pregiudizi fino a condurre la sua protagonista all’uscita del tunnel.  

Federico, il tuo è un romanzo giallo e noir perché hai scelto una storia intrisa di mistero?

La scelta di osare con un romanzo giallo dalle note noir è stata sicuramente una scelta avvenuta in corso d’opera. Inizialmente, nella storia, è nata solamente Tara e per rendere il personaggio (già studiato) ancora più accattivante è stata arricchita con il contorno giallo e con il finale noir.

Tara la protagonista è un’adolescente coraggiosa nonostante i dolori che la affliggono. Come nasce il personaggio?

     Tara nasce sicuramente dalla voglia di raccontare un personaggio in cui ognuno di noi si potesse ritrovare, un personaggio che potesse dare coraggio a tutte quelle persone che pensano di non poter superare anche il più grande degli ostacoli. Tara è un invito all’ascolto delle proprie emozioni, un’interrogazione della propria vita e la ricerca del benessere mentale.

Tara è la rappresentazione del coraggio che non esiste senza la paura, è un invito a non arrendersi.

La storia è anche una voce contro pregiudizi e discriminazioni ma anche una storia sulla fiducia nell’altro?

Sono davvero felice di ricevere questa domanda, perché Tara, come me, combatte ogni giorno contro le discriminazioni, combatte contro quei pregiudizi e ha la forza di combattere il fenomeno ancora diffuso del bullismo. Nel libro i temi che vengono affrontati negli ultimi capitoli sono il bullismo e omofobia, temi che purtroppo ancora oggi sono molto presenti.

Tara inoltre sente tradita la sua fiducia da una persona a lei vicina e nonostante questo riesce comunque a farcela, perché lei è la nostra eroina.

La scelta dei nomi dei personaggi ha un significato particolare?

In realtà no, perché la storia è ambientata a Roma e sull’Etna a Catania, i nomi dei personaggi sono pura invenzione per rendere la storia ancora più affascinante. Ricordo inoltre, che come specificato nell’ultima pagina del libro, alcuni personaggi esistono davvero ma le loro caratteristiche fisiche e mentali sono solo frutto della mia fantasia.

Tara diventa detective per necessità, su cosa si basa per le sue indagini? Sull’osservazione e sull’intuizione?

In realtà li usa entrambe, perché alcuni dettagli vengono osservati dalla protagonista e memorizzati, altri invece sono influenzati dall’intuizione che però la inganna varie volte…

Un dramma familiare apre anche una finestra sui rapporti genitori-figli e anche nonni e nipoti. E’ l’amore a fare da collante?

Posso azzardare nel dire che l’amore è un pilastro per questo libro? Per me l’amore è stato molto importante nella realizzazione dell’opera perché ho basato molti aspetti su di esso. Sicuramente ho voluto parlare anche di rapporti genitori-figli e nonni-nipoti perché molto volte penso ci sia una mancata comunicazione all’interno delle famiglie, mi piacerebbe poter approfondire quest’aspetto nel prossimo volume.

Dalla tua Lipari alle librerie di tutta Italia, come ti senti adesso che il libro è di tutti?

È una grande emozione ma anche una grande responsabilità, sapere che quello che ho scritto adesso viene letto e interpretato, che può causare delle reazioni o che addirittura può aiutare qualcuno in difficoltà, posso dire che la responsabilità sia tanta, perché ogni parola ha il suo peso nelle orecchie di chi l’ascolta.

Oltre alla scrittura sei anche appassionato di televisione e la conduzione è uno dei tuoi desideri , già hai esperienze nel settore. Quali sono i tuoi progetti?

Ho avuto la fortuna di iniziare la mia “carriera” con la conduzione, perché ricordiamoci che scrivere per me è solo passione, lo faccio perché fa star bene me e può aiutare qualcun altro ma io nasco come conduttore. Sicuramente ho tanti progetti, uno in particolare sul libro, purtroppo però non posso dire niente a riguardo, dico solo che avrete la possibilità di vedere Tara in altre “vesti”.

Scrittore ma anche lettore. Quali sono le letture di Federico?

Posso svelare un piccolo segreto “SHOCK”? Io non amo particolarmente leggere, soprattutto i romanzi, leggo graphic novel e romanzi brevi, romanzi alla portata di tutti, la mia libreria però e piena di libri di Alice Oseman, ne avrò circa una decina.

Leggere è bellissimo perché lascia spazio all’immaginazione, è bello perché il tuo lessico si arricchisce ma nel tempo libero sono un vero divoratore di Serie Tv e Film.

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NOTIZIARIOEOLIE.IT

22 OTTOBRE 2022

L’intervista del Notiziario alla giornalista Cristina Marra, la sposa del libro

 

“La donna che visse nelle città di mare “ (Giunti) intervista alle autrici Di Francia e Mastrocinque

Una saga familiare che parte da Messina approda in America e arriva a Napoli, e profuma del mare. Questo viaggio compie Costanza la protagonista di “La donna che visse nelle città di mare” di Marosela Di Francia e Daniela Mastrocinque edito da Giunti. Il romanzo, ambientato nell’arco di un secolo inizia i primi del Novecento in una casa della Palazzata messinese dove Costanza comincia la sua esistenza travagliata e anche coraggiosa che dal mare trae la forza per andare avanti e contrastare le avversità.

Messina e Napoli, città di mare unite dalla storia di una donna che dalla Palazzata al Rione Sanità ha lasciato traccia di sé. Quanto di quelle città ha in sé Costanza?Tutte le città dove vive Costanza incidono sulla sua formazione e sullo sviluppo della sua personalità che naturalmente viene soprattutto segnata dagli eventi dolorosi da lei vissuti. Messina agli inizi del secolo, il periodo formativo della giovane Costanza, è una città cosmopolita dove vivono e hanno impiantato attività economiche molto fiorenti, diverse comunità di stranieri: inglesi, svizzeri, tedeschi. Attività sportive all’avanguardia per l’epoca come il Messina football club e culturali(all’università di Messina insegnava Giovanni Pascoli) e la scuola delle sorelle Gonzenbach figlie del console svizzero, arricchiscono la vita sociale della città. Costanza si muove con disinvoltura in questo ambiente anche grazie alle larghe vedute di suo padre che vuole che la figlia frequenti l’istituto Gonzenbach dove si studiano le lingue e si usano sistemi educativi improntati al metodo Frobel .

Non c’è dubbio che tutto ciò contribuisce a formare il carattere di una donna forte e indipendente che persegue con determinazione e, nonostante le avversità che la vita le pone, i suoi sogni e le sue aspirazioni. Napoli, la città dove C. a poco a poco riacquista il piacere di vivere prima attraverso il sesso, finalmente consumato con Pietro e, in seguito, con il lavoro ai Magazzini Mele e poi al San Carlo, è la citta dell’accoglienza. Lì finalmente C. comincia a mettere radici. Gli incontri con le persone (Rosalia Tornatore, il collega di Pietro che con generosità le offre la casa, la domestica Concettina che l’aiuta e la consiglia, la signora che le offre il lavoro al San Carlo) contribuiscono a far rinascere in lei la fiducia in sé stessa e il convincimento di potercela fare ancora una volta. In realtà in quel periodo Napoli vive un periodo di fermento sia dal punto di vista dell’imprenditoria privata che della vita culturale. Infatti sia i primi grandi magazzini, che la prima casa di registrazione e d’incisione di dischi sorgono proprio a Napoli.

La Serao e Scarfoglio animano con il loro giornale grandi dibattiti politici e socio culturali. Scrittori poeti e musicisti danno vita a una intensa produzione letteraria e musicale. Per non parlare del ruolo che nel campo della musica classica svolgono istituzioni di grande valore come il San Carlo e il Conservatorio San Pietro a Majella. Quindi sì, certo, anche lei comincia ad essere contagiata da quell’ energia che la città infonde così da riacquistare quella tempra e quella vitalità che poi l’accompagneranno per tutta la vita.

“Il mare protegge e ostacola come fa un genitore con i figli”sul mare verso l’America Costanza impara a ascoltare?Le città di mare sono particolari, diverse e oserei dire più ricche, rispetto alle altre. La mutevolezza stessa del mare allena la mente e lo spirito al cambiamento, alla flessibilità. Ci si piega, di fronte alle difficoltà, ma non ci si spezza. Chi è abituato al mare sa che comunque, anche dopo la più grande tempesta, verrà la calma e dal mare prenderà l’energia necessaria per affrontare i marosi della vita. Le due traversate dell’Atlantico faranno maturare in Costanza quel cambiamento di cui forse lei neppure si avvede. Se dopo il primo strappo, appena parte da Messina Costanza “soffre” il mal di mare, in seguito si abbandonerà ad esso assorbendone i movimenti e percependo come rassicurante il suo respiro.

Luoghi simbolo di Messina e Napoli diventano personaggi, a quali siete più legate? Certo, le due città di mare italiane di cui parliamo nel romanzo, Messina e Napoli, diventano personaggi nel momento in cui con le loro caratteristiche storiche e culturali interagiscono con i protagonisti del romanzo e in particolar modo influiscono sullo sviluppo e sulla maturazione  di Costanza.Si certo siamo legate ad esse sia per ragioni affettive ( una di noi ha tutto un lato della propria famiglia che proviene da Messina) sia per ragioni culturali. Entrambe siamo nate a Napoli e qui siamo sempre vissute. La nostra cultura, è impregnata di meridionalità, anche se i nostri studi e la nostra vita ci ha portato spesso a fissare lo sguardo altrove. E poi, proprio come Costanza, entrambe amiamo il mare e forse, non riusciremmo a vivere bene in una città dove il nostro sguardo non riuscisse a spaziare verso orizzonti illimitati.

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Piccoli ritratti di gatti- Rizzoli
Piccoli ritratti di gatti è il quarto volume della collana di illustrati Rizzoli che affianca a testi classici, immagini e grafiche moderne. Questa formula consente che i libri diventino una scoperta che si proietta nel futuro e lascia libera la fantasia dei lettori. Come in una traduzione a fronte, ogni testo ha il suo corrispettivo reso in disegno. Gli undici illustratori coinvolti hanno accettato la sfida di rendere con una immagine il brano o la poesia assegnati, in una sola settimana con una illustrazione e con la scelta di pochi colori a disposizione.

La rapidità regala l’estemporaneità di ogni artista e ogni ritratto diventa un’istantanea, una visione, un sogno. Dai testi di Lewis Carrol a Jules Renard, da Budelaire a Rostand, il gatto assume l’aspetto che gli regalano illustratori di fama internazionale come Rebecca Dautremer, Sandrine Bonini, Christoph Marlin. Il gatto elogiato, venerato, celebrato da scrittori e poeti è protagonista indiscusso di questa raccolta di ritratti speciali e per il lettore, dal più piccolo a quello adulto, sarà un gioco e una scoperta sfogliare il libro e confrontare parole e illustrazioni che ne rendono movenze e espressioni piene di mistero.

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Josephine Johnson- L’isola dentro l’isola- Bompiani Gaia

I dodici mesi dell’anno trasformati in dodici capitoli da Josephine Johnson diventano il racconto di bellezze naturali straordinarie ma anche di orrori che stanno fuori dalla sua tenuta in campagna in Ohio, dove ambienta le storie, ma che invadono il mondo esterno e la toccano nell’animo. Vincitrice del premio Pulitzer nel 1935, l’autrice pubblica “L’isola dentro l’isola” nel 1969 e Bompiani lo propone nella collana Gaia con la traduzione di Beatrice Masini e le illustrazioni di Chiara Palillo.

Come avvisa la traduttrice, i nomi di flora e fauna sono spesso lasciati coi nomi scientifici o i nomi comuni originali sono stati tradotti letteralmente perché sarebbe stato un peccato perdere l’immagine che evocano, il primo sguardo posato su un frullo d’ali o sulla piega di una foglia, le radici native, lo sforzo di trovare nelle parole quotidiane e ordinarie un modo di dire quell’essere, quel fiore.

La scrittrice racconta, evoca, riporta scene a lei familiari che hanno per protagonisti alberi, vegetazioni, animali e soprattutto uccelli , sono più numerosi loro degli altri animali in questa foresta passata o futura, e un uccello nuovo mi riconcilia con la giornata. Come in un calendario si comincia da gennaio che nello stato dell’Ohio, privo di oceano, privo di monti, temperato dai fiumi, non è un mese furibondo di bufere e poi febbraio la cui luce bianca non va bene per fissare le cose troppo a lungo, e marzo col suo vento glorioso e pagano. Soffia lontano mille chilometri la polvere della nostra vita. Noi leggiamo la polvere. Se reca un messaggio mortifero sta a noi saperlo e si prosegue tra storie di cottage ricostruiti, incontri con le volpi, paralleli tra il mondo animale e quello umano.

L’autrice spesso si sofferma sulla sua condizione di donna, il desiderio di essere una grande scrittrice a tutti i costi non tornerà. Sono troppo vecchia e il prezzo è troppo alto. Non posso rinunciare a tutto il resto di me, al mio affollato me. A tutto l’indisciplinato, caotico branco di donne e bambine che vivono dentro di me”. Johnson incantac on la sua scrittura di getto, di pancia e di cuore, che urla e sussurra il suo amore per la natura e la sua voglia di pace quanto mai attuale sono stanca di guerra. Tutte le donne della mia generazione sono stanche di guerra. Guerre vociferate, guerre iniziate, guerre combattute, guerre finite, guerre pagate, guerre sopportate.
Josephine Johnson- L’isola dentro l’isola-Bompiani Gaia- euro 18,00

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Intervista a Anna Sarfatti autrice del romanzo per ragazzi Il nido del tempo Giunti

Di Cristina Marra

Si può dire che ogni nido cova la sua storia e quella raccontata da Anna Sarfatti nel suo ultimo romanzo per ragazzi riporta alla Shoah, agli esuli, ai distacchi e ai giochi e al periodo più orribile e atroce della Storia. “Il nido del tempo “ è un toccante e delicato viaggio nell’infanzia di due personaggi, due donne distanti per età anagrafica ma unite dalla forza del ricordo affidato a una casa delle bambole, nido, culla, riparo, condivisione che fa avvicinare la giovane Margherita all’anziana Lisa.

Anna Sarfatti, autrice di libri per bambini, di saggi e articoli su pedagogia e didattica e traduttrice, racconta della sua famiglia perseguitata dalle leggi razziali.

Anna il libro è ispirato alle vicende della tua famiglia, com’è stato raccontarle in un romanzo per ragazzi?

Ho voluto raccontare una parte della storia di mia madre, secondo me forse la parte più intensa della sua vita, pensando che sia una vicenda che fa conoscere l’altro aspetto – oltre alle deportazioni e alle loro drammatiche conseguenze – della persecuzione degli ebrei, quello che ha comportato il diventare profughi in paesi stranieri o clandestini in patria. Allo stesso tempo penso che questa vicenda aiuti a riflettere sulle drammatiche storie di migrazione dei nostri giorni. Intorno alla vicenda di mia madre ho tessuto una trama che facesse sentire i giovani lettori e lettrici dentro quella storia, che a tutti gli effetti appartiene anche a loro.

Tanti anni di differenza tra Margherita e Lisa, due generazioni a confronto, eppure hanno molto in comune, è così?

Sì, Lisa e Margherita hanno in comune una notevole forza, che le aiuta nell’affrontare le situazioni dolorose, seppure incomparabili, di fronte a cui si trovano. Entrambe, Lisa e Margherita, aspirano alla libertà, intesa come autonomia di giudizio e di comportamento: nel caso di Lisa ne è prova la sua vita intera, nel caso di Margherita lo si avverte come aspirazione e ricerca. Entrambe poi sono capaci di relazioni familiari e amicali intense che arricchiscono la loro vita affettiva.

Passato e presente si incontrano e si incrociano nei personaggi e nei luoghi, nei giochi e nelle situazioni. Quanto è importante raccontare per non dimenticare?

Si incontrano passato e presente, e aggiungerei anche futuro. La memoria, diversamente dalla verità storica, è soggettiva, è materia calda… Chi legge, e penso in particolare ai più giovani, è invitato ad identificarsi, lasciandosi coinvolgere; questo permette di contestualizzare quegli eventi drammatici nella vita delle persone, di capire come quegli eventi condizionino e determinino le vite dei singoli individui.

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Breve atlante dei fari in capo al mondo di Josè L.Gonzàlez Macìa- Einaudi

Nato nell’entroterra della penisola iberica, Josè Luis Gonzàlez Macìa, artista e illustratore, si imbatte nei fari pe motivi professionali e incantato da queste architetture impossibili che illuminano le acque e sono stai dimora e luogo di lavoro per uomini e donne spesso anonimi dedica loro un libro originale e bellissimo” Breve atlante dei fari in capo al mondo” edito da Einaudi . Un po' come Verne, l’autore si immerge per circa due anni in un mare di informazioni, cercando di distinguere le luci dalle ombre per rendere verosimili storie a volte difficilmente dimostrabili. Da queste ricerche viene fuori un atlante breve, ristretto a pochi luoghi ma popolato da fari memorabili con disegni e carte nautiche accompagnati da storie riferite a ogni faro indicato e una scheda tecnica. L’autore ne sceglie 34 dislocati in tutto il mondo e inizia da quello ucraino di Adziogol intrecciato come un cesto di vimini per finire a quello cinese di Wenwei Zhou sulla minuscola “isola zanzara”.

Gonzàlez Macìa propone un viaggio per fari fatto di racconti-cronache sulla storia del grande occhio luminoso o del suo architetto, su cenni storici o curiosità. Conosciamo così che la luce di Bell Rock il più antico faro eretto in mare e ancora in piedi progettato da Robert Stevenson, nonno dello scrittore, resiste ancora agli impeti del mare scozzese, e che sull’isola francese di Clipperyon persa nell’immensità del pacifico, puzza di ammoniaca, e travolta dagli uragani, ha spiagge invase dai granchi e acque infestate dai pescecani, il suo faro è stato testimone di eventi tragici. Se il faro Evangelistas sul quale aleggia la credenza del fantasma del guardiano Sillard ha ispirato scrittori cileni come Càrdenas ed è ancora abitato, invece abbandonato e alla rovina è il faro di Great Isaac Cay delle isole Bimini legato al mistero della sparizione dei suoi guardiani il 4 agosto del 1969. Maatsuyker è l’isola australiana del vento e dell’acqua piove almeno cinque giorni la settimana, è una rupe staccata dalla Tasmania quando fu eretto il suo faro nel 1891 si poteva comunicare con l’esterno in caso di urgenza soltanto tramite i piccioni viaggiatori e John Cook guardiano per otto anni, nel suo testamento ha espresso il desiderio di riposare lì in eterno.

Eretto per guidare la navigazione nelle turbolente acque dello stretto Cook, il faro di Stephens Island alto e potente della Nuova Zelanda, ha la sua storia legata alla gatta Tibbles che si trasferisce sull’isola con la famiglia del guardiano e scopre una nuova specie di uccelli. Questi e molti altri sono i protagonisti del breve atlante che l’autore dedica a coloro che hanno lavorato nei fari isolati e alle persone che hanno raccolto e tramandato le loro storie.

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La principessa Sara di F. Hodgson Burnett e Nathalie Novi- Rizzoli

I classici incontrano la modernità e un capolavoro narrativo si rinnova per mano di artisti talentuosi, tutto questo succede nella collana di illustrati diretta da Benjamin Lacombe edita da Rizzoli. I volumi, reinterpretati in chiave moderna sono il frutto di nuove traduzioni, adattamenti e illustrazioni che, pur mantenendo il fascino letterario senza tempo propongono una lettura grafica nuova e accattivante.

La principessa Sara, libro di successo di Sara F. Hodgson ritorna in libreria con le illustrazioni di Nathalie Novi. La storia della piccola Sara Crewe afferma la fama dell’autrice britannica per ragazzi iniziata con Il piccolo Lord del 1886. Nato come romanzo di appendice nel 1888, diventato pièce teatrale e poi pubblicato nel 1905, il romanzo scelto da Lacombe è proposto nella versione di appendice in cui la giovane protagonista è sempre al centro della scena narrativa e sovrasta e offusca gli altri personaggi.

La storia di Sara che, dopo essere cresciuta in India solo dal padre, viene trasferita a Londra a soli sette anni per iniziare a studiare è un romanzo di formazione che pone la protagonista prima in una situazione di agio data dalla sua posizione sociale, ma alla morte del capitano Crewe, la sorte della piccola cambia e la sua vita al collegio diretto dall’arcigna Miss Minchin diventa quella di una inserviente. Il percorso di crescita di Sara e di resistenza alle mortificazioni e angherie da parte della direttrice sarà facilitato dall’immaginazione e dal totale affidamento che la piccola relega alla fantasia.

Le illustrazioni di Nathalie Novi, definita una pittrice letteraria, rivelano in pieno la protagonista o tratteggiano gli ambienti circostanti e man mano che la sua situazione diventa simile a quella della principesse tristi, l’illustratrice sfuma i contorni, alleggerisce di colori di ciò che la circonda, la rende piccolina in mezzo agli altri fino a quando i toni più caldi non tarderanno a ritornare.

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Raymond Chandler- Il lungo addio- Adelphi

Ironico e malinconico, solitario e fumatore, il detective privato Philip Marlowe nel sesto romanzo della serie a lui dedicata da Raymond Chandler appare e scompare, si svela e si nasconde. Nato da Mallory il protagonista dei primi racconti di Chandler scritti più per necessità economica che per talento e vocazione narrativi e influenzato anche dal successivo investigatore Carmady , Philip Marlowe esordisce nel 1939 con “Il grande sonno” affascina i lettori, colpiti dalla sua misoginia e dalla sua schiettezza “ tutti noi duri in fondo non siamo altro che dei sentimentali senza speranza”. Il lungo addio pubblicato da Adelphi nella collana Fabula e tradotto da Gianni Pannofino è un romanzo silenzioso, che scava a fondo nei personaggi, accompagnato dalle note di una canzone “struggente e sincopata”.

Scritto nel 1953 racconta una storia che si diversifica dalle precedenti del maestro dell’hard boiled school americana e l’intreccio si aggroviglia intorno all’amicizia tra Marlowe e un amico accusato dell’omicidio della moglie. In una California corrotta e oscura, Marlowe si muove con destrezza e lealtà e quando il detective accetta l’incarico di sorvegliare uno scrittore alcolizzato, l’incontro con una donna si rivela la chiave di volta per risolvere il mistero dell’amico Lennox. Chandler lascia che il suo protagonista faccia luce sull’oscurità di un’America che nasconde misfatti e illegalità e denuncia la corruzione che tocca e infetta tutti i livelli sociali. Nel romanzo, diventato anche un film di Robert Altman, Chandler non fa sconti a nessuno e affida a Marlowe il compito di e mettere a nudo la sua visione pessimistica della società americana vittima e succube del denaro.

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Giuseppina Coppolino- Su per antiche strade- Edizioni Smasher

Quante sono le strade reali e immaginarie che ci fa percorrere un libro? Infinite vie, vicoli bui, lunghe autostrade, o strette stradine e col nuovo romanzo di Giuseppina Coppolino le strade diventano metafora di indagini interiori e percorsi nella natura per riscoprirla e godere dei suoi benefici. Nel borgo di Castroreale che si affaccia su Tindari e Milazzo e guarda le isole Eolie, Coppolino con Su per antiche strade intesse un intreccio narrativo che ha per protagonista la giovane Anita che, dalla Danimarca ritorna nel luogo della sua infanzia e delle sue radici siciliane. Per lei quello rappresentava il luogo dell’anima, dove i ricordi si srotolavano nella memoria e mordicchiavano proprio lì, in mezzo al petto, mentre lacrime di commozione premevano dietro le ciglia”, a Castroreale, dopo la separazione dal marito Eric, Anita vuole ritrovarsi e cercare la strada giusta da seguire nella sua nuova vita da single.

Sarà la sua terra ad aiutarla e a condurla in un viaggio nel tempo che riporta alla Sicilia degli anni Sessanta, all’incontro tra sua madre e suo padre sull’isola di Vulcano, dove il vento insistente favorisce e suggella l’amore tra una siciliana e un danese. Giuseppina Coppolino si conferma una narratrice attenta e sensibile e una accurata ricercatrice di tracce e documenti che le consentono di regalare al lettore una ricostruzione storica e sociale del borgo con le sue credenze, tradizioni, insediamenti, che rendono il borgo uno scrigno di bellezze artistiche oltre che naturalistiche. Coppolino narra con diversi punti di vista come tanti sono i punti da cui ammirare i diversi panorami che Castroreale propone. Autrice di tre libri di poesia e del precedente romanzo “Suona per te la musica della terra”, l’autrice continua anche in questo libro il suo progetto narrativo di esplorazione dell’universo femminile e stavolta anche del territorio a lei caro e li pone a confronto con le realtà del nord Europa.

Con Anita entriamo a conoscenza di una storia famigliare e un mistero irrisolto che si perpetua nel tempo e coinvolge personaggi influenti di Castroreale ma ci inoltriamo anche nei boschi, ci immergiamo nel benessere naturale che il borgo offre. Il tema del viaggio e del ritorno ai luoghi di origine si intrecciano con quelli della memoria e del periodo pandemico in cui la vicenda è ambientata. Solidarietà, amicizia, rancori, ma soprattutto il sentimento dell’amore emergono piano piano, come un germoglio o una nuova pianta dalla terra e Anita pellegrina dell’anima, ritrova nell’antica casa padronale e nelle sue escursioni immersa nella natura il senso della sua esistenza e la giusta strada da seguire.

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Il mostro di Capri di Diego Lama- Mondadori

Il commissario capo Veneruso va a Capri. In vacanza? No, non sarebbe da lui, per il protagonista seriale di Diego Lama l’isola magica, fatata e sensuale da sciogliere il cuore in petto, meta di turisti e intellettuali in cerca di libertà fisica e interiore, rappresenta solo un luogo come tanti e nello specifico quello dove ritirare un anziano brigante insieme all’agente Serra. Una traversata da Napoli a Capri in cui il mare non si placa, è agitato come i cuori della coralità di personaggi, vittime e presunti colpevoli che si incontrano nella storia. Lama, vincitore del premio Tedeschi nel 2015 e già al suo quinto romanzo, ricrea magistralmente un microcosmo, prima a bordo del piroscafo e poi all’interno delle case dell’isola che ospitano habituès e turisti, scene di vita in cui il male incombe e come un’ombra segue le sue vittime.

Lama sceglie luoghi chiusi e di dolore per tutti coloro che invece vi albergano in fuga da vecchi fantasmi o alla ricerca di una via di libertà. Sette giorni prima di partire per Capri, l’assassinio di quattro sorelline nella loro casa aveva ossessionato il commissario non aveva una testa razionale e logica, poiché poco aveva studiato e poco aveva letto da giovane: lui seguiva l’istinto, per non dire il caso. Le idee, le intuizioni, arrivavano senza bisogno di cercarle. Apparivano come fantasmi, però solo quando volevano loro, quando la sua testa era abbastanza satura di collera e pietà. Il mese di giugno diventa per Veneruso più caldo delle sue temperature ma allo stesso tempo più freddo per la violenza che incontra nel suo cammino e per il grigio delle anime che si susseguono in quella che sarà un’indagine acquisita al suo arrivo sull’isola incupita dal maltempo.

Altre donne vengono uccise, vite spezzate all’interno di mura domestiche che fanno credere all’esistenza di un mostro, di un killer seriale che colpisce la notte. Chi è il mostro di Capri? Chi avrebbe fatto giustizia? Veneruso ci prova e lo fa a modo suo, “accompagnato” dal ricordo di un cane e “attraversato” dalla presenza di un gatto.

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James Norbury- Grande Panda e piccolo drago- Rizzoli

Di Cristina Marra
“In ogni immagine c’è un piccolo pezzo della mia anima” così scrive James Norbury nella postfazione del suo Grande panda e piccolo drago, un gioiello editoriale ispirato alla filosofia buddista, diventato best seller internazionale e pubblicato in Italia da Rizzoli. Anima inquieta quella dello scrittore e artista inglese, fino a quando casualmente si imbatte in un libro sul Buddismo e inizia a metterne in pratica teorie e consigli sul benessere della persona, dello spirito e sulla capacità di vivere in armonia con se stessi e con la natura.

Il talento artistico di Norbury si esprime nella creazione di due personaggi apparentemente antitetici e opposti, un paffuto e bonario panda e un mingherlino e minuscolo drago, protagonisti di un viaggio simbolico tra le stagioni e i suoi cicli che diventa un tour nell’anima alla scoperta dei valori fondamentali per rendere armonico e completo il modo di vivere di ciascuno di noi. Il libro scritto e illustrato da Norbury regala perle di saggezza millenaria che diventano scuola di vita quotidiana e si inseriscono nel nostro mondo. Il panda e il drago incarnano l’amicizia e condividono un percorso ma le loro figure possono associarsi anche a quelle di un genitore e un figlio e le domande dell’uno trovano risposte nell’altro e viceversa.

Ogni elemento, circostanza, evento, scelta all’apparenza sbagliati, rivelano un lato positivo, e allora i rumori e i silenzi, le luci e le ombre, il cielo e il mare, non sono altro che parte di noi, “noi siamo gli oceani insondabili e la luce dell’estate, non c’è niente di più magnifico”. L’autore dedica il libro a tutti coloro che si perdono e indica la via per ritrovare la strada giusta, “non sai mai dove ti porterà un nuovo incontro” ma bisogna avere il coraggio e guardare a un nuovo inizio. Le stagioni si susseguono e se la primavera è motivo di rinascita e scoperta, l’autunno invita a non perdersi e “la natura ci mostra quanto può essere bello lasciarsi andare” e se in inverno tutto è freddo e scuro “il sole si alzerà di nuovo, in estate scopriamo che “ certe persone sono come le candele, bruciano per fare luce agli altri”.

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Diario di una rondine-viaggio intorno al mondo di P. Kvartalnov e O. Ptashnik- Caissa Italia Editore

È arrivato in libreria il giorno dell’inizio della primavera e da allora Diario di una rondine prosegue il suo viaggio emozionante con gli occhi di tanti lettori attratti dall’avventura che incontra la scienza. Il libro tradotto da Tatiana Pepe inaugura la collana Filopiume di Caissa editore e la rondine protagonista del libro illustrato dell’ornitologo russo Pavel Kvartalnov e dell’artista Olga Ptashnik racconta in un diario le tappe del suo viaggio, dalla nascita in Irlanda alla prima migrazione. Le date si susseguono come i paesaggi incontrati in volo in una coinvolgente condivisione che rende la rondine umana e viceversa.

Cosa vuole raggiungere la rondine? Qual è la meta del suo lungo volo con lo stormo? Il caldo e accogliente clima di terre in cui fermarsi e vivere. L’albo è un viaggio di formazione, un racconto di crescita e un insegnamento a conoscere l’altro, il diverso da noi. La rondine dello scrittore è una migrante come molti che fanno rotta verso terre paradisiache da raggiungere per godere la pace e la serenità.

La forte potenza del racconto risiede in due punti focali: la conoscenza approfondita degli uccelli migratori più famosi al mondo e il loro essere simili a tutti coloro che lasciano la terra di origine per raggiungere lidi più sicuri. L’autore, supportato dalle illustrazioni a piena pagina, racconta le tappe, le emozioni, gli incontri e i luoghi che la piccola rondine incrocia nel suo volo. La condivisone del cibo o delle difficoltà con il resto dello stormo, la pericolosità del viaggio reso difficile dalle condizioni meteorologiche o dagli attacchi di uccelli predatori e la bellezza paesaggistica sono rese dagli autori con la vivacità dei disegni e la semplicità delle parole che volano dritte al cuore del lettore.

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Maurice Leblanc Arsène Lupin Ladro Gentiluomo- Rizzoli

Diventato un classico della letteratura francese, il personaggio di Arsène Lupin ha ispirato film e serie tv e torna in libreria nella bellissima edizione Rizzoli illustrata da Vincent Malliè e tradotta da Pierdomenico Baccalario. Il ladro gentiluomo, nato quasi per caso dall’intuizione di Maurice Leblanc nel 1905 non smette di affascinare e divertire sin dalla prima storia che lo vede protagonista giramondo e abile nell’arte del furto. Iniziato come una sfida con l’amico Pierre Lafitte, curatore della rivista Je sais tout, Leblanc esordisce tra quelle pagine col suo Lupin dotato di abilità, arguzia, intelligenza e anche una buona dose di fortuna e altruismo che riversa nella sua arte del furto. Contemporaneo del detective Sherlock Holmes, la serialità di Lupin inizia a competere con quella dell’investigatore di Arthur Conan Doyle che compare nelle sue storie con un nome storpiato.

Nelle nove storie raccolte nel pregevole volume cartonato, già dalla copertina blu col protagonista in chiaro scuro, appare la maestria di Malliè, apprezzato fumettista e autore di serie di fumetti, che ci restituisce la figura di Lupin nel suo mix di eleganza e ricercatezza, dall’aspetto longilineo e sinuoso che passeggia tranquillamente per le strade cittadine o si mimetizza tra la folla o dietro a camuffamenti. Le tavole sono dei quadri a colori o a punta di china e qua e là tra le pagine troviamo un gattino che insegue un topo o un pulcino, un alter ego del disegnatore e dello stesso Lupin che, come un gatto insegue prima di essere inseguito. Raccontato dalla accurata traduzione del giornalista e scrittore Pierdomenico Baccalario, il libro si conferma una storia senza tempo che non smette di stupire come il suo protagonista che si sottrae alle leggi ordinarie dell’apparenza e dell’identità.
Titolo Arsène Lupin Ladro gentiluomo

Autore Maurice Leblanc Traduttore Pierdomenico Baccalario Illustratore Vincent Malliè
Editore Rizzoli Prezzo euro 26,00

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AA.VV. Natale con i fantasmi- Neri Pozza

Nel vasto panorama editoriale di raccolte di racconti a tema natalizio, l’editore Neri Pozza si distingue con l’originale “Natale con i fantasmi”, otto storie da brivido in compagnia di fantasmi letterari frutto del talento narrativo di scrittori contemporanei anglosassoni. Rifacendosi alla tradizione che vuole che le feste natalizie siano legate a crimini o figure spettrali, gli scrittori e scrittrici della raccolta narrano storie brevi e suggestive che mettono i brividi o fanno lasciare la luce accesa di notte.

Protagoniste, insieme ai fantasmi, sono le case semi abbandonate, le residenze sinistre, le dimore di campagna, le tenute di famiglia sulle quali aleggiano leggende o dicerie legate a eventi spaventosi e misteriosi. Negli otto racconti emergono storie di solitudine, di lutti, di conti in sospeso con un passato che tra quelle mura sembra essere ancora presente. Tra i personaggi c’è chi scappa, chi cerca protezione, chi vorrebbe riappropriarsi di luoghi di famiglia e ogni racconto apre un mondo o una porta verso la paura che si insinua tra le camere polverose e chiuse da tempo e che ci incolla alla pagina nonostante i brividi.
Natale con i fantasmi

Di Bridget Collins, Imogen Hermes Gowar, Natasha Pulley, Jess Kidd, Laura Purcell, Andrew Michael Hurley, Kiran Millwood Hargrave, Elizabeth Macneal
Neri Pozza

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Fiabe finlandesi – Iperborea

Non c’è Natale senza le fiabe della tradizione nordeuropea che Iperborea ci regala nella collana curata da Bruno Berni che raccoglie il meglio della letteratura nordica dedicata a leggende e favole. Quest’anno è appena arrivato in libreria Fiabe Finlandesi tradotto da Giorgia Ferrari e Sanna Maria Martin, e racchiude in 200 pagine storie di fabbri, re, cacciatori, scoiattoli e uccelli.

Le fiabe sono tratte dalla prima raccolta curata da Eero Salmelainen nel 1950 e offrono un ampio ventaglio della varietà tematica e geografica delle fiabe finlandesi, inserendo accanto alle storie raccolte in diverse regioni della Finlandia pure alcuni esempi di narrazioni raccolte in territorio careliano.

Nelle favole strettamente legate agli ambienti della foresta che ricopre tre quarti della Finlandia, è la natura lo sfondo privilegiato delle fiabe tradizionali che sono poi il cuore stesso della cultura popolare e che a lungo sono state tramandate oralmente di generazione. I personaggi, molti dei quali illustrati da Sonia Diab sono esseri umani, spiriti, animali, e su tutti aleggiano entità soprannaturali che sono considerate reali.

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Eliana Messineo “Il gatto con gli stivali della Vuccirìa”- Ideestortepaper

Il cuore di Palermo, il suo mercato più percorso e fotografato da turisti di tutto il mondo, La Vuccirìa, è il luogo scelto da Eliana Messineo per raccontare una storia di sogni, fritture, putìe, panelle e gatti, o meglio di un gatto. “Il gatto con gli stivali della Vuccirìa” è un divertentissimo albo illustrato da Rosa Lombardo in cui lo humour incontra il sentimento e appartiene alla collana dedicata alla riscrittura di grandi classici per bambini e ragazzi della casa editrice palermitana ideestortepapaper.

Il piccolo felino in questione è quello di zio Vicè, panellaro e mago della frittura. Povero e preoccupato per il figlio Tanino che invece di friggere panelle sogna di fare il ballerino, ma non come quello di corso Olivuzza che ballava cunzando pane ‘ca meuza. Lui voleva fare il ballerino vero al teatro Massimo e magari pure alla Scala. Sarà compito dell’intraprendente gatto nero, spinto dalla fame e da una tragedia, prendere in mano la situazione e chiedere un paio di stivali a Tanino con l’impegno di farlo diventare il “re della Vuccirìa”.

Mi servono gli stivali per non sciddicari. Tu un ti scantari portammilli insiste il gatto davanti al sorpreso Tanino, e io ti risolvo tutti i problemi. Eliana Messineo, scrittrice e co-fondatrice di ideestortepapaper, si cala dentro gli stivali del suo gatto che è un vero conoscitore del mercato e della città, del suo dialetto e delle prelibatezze gastronomiche e ne racconta peripezie e strategie per arrivare all’obiettivo ed è soprattutto l’impegno ad andare fino in fondo che muove il gattino e anima anche gli altri personaggi.

E il gatto non si ferma davanti a nulla pur di compiere una missione che appare impossibile. Incontra altre figure chiave della storia, schiva situazioni pericolose e architetta un piano volto a ristabilire il giusto ordine. La Vuccirìa diventa personaggio e la storia di Messineo con le illustrazioni di Rosa Lombardo catapultano il lettore tra i banchi di frutta, carne e salumi pesce e fritti e insieme al gatto gli fanno scoprire e apprezzare la tenacia e la perseveranza.

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Lipari – Don Gino dopo 73 anni a Lami lascia la "Casa del Signore" 

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di Rita Mandarano

Oggi dopo 73 anni il nostro caro Don Gino, lascia la parrocchia di Lami. Una commozione per tutti noi parrocchiani. Buon riposo Don Gino che Dio lo protegga.

A Don Gino i complimenti del Notiziario per il traguardo raggiunto nella "Casa del Signore"

Altra scossa di terremoto alle Eolie. Stavolta si è verificata al largo di Lipari alle 16 e 50 ed è stata di magnitudo 2.6, ad una profondità di 10 chilometri, così come l’ha registrata l’Ingv di Roma. L’evento sismico è stato avvertito dagli abitanti delle zone alte dell’isola, Quattropani e Pianoconte, ma non ha procurato danni.

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Lipari, incendio di sterpaglie al Caolino a Quattropani. Intervenuti i vigili del fuoco. Sembrebbe che il rogo sia stato provocato dallo sparo di razzi o fuochi d'artificio.

CALCIO. In 1' Categoria Lipari 0 Riviera Nord 2 davanti al pubblico delle grandi occasioni. Il "Franchino Monteleone" ricomincia a riempirsi come ai vecchi tempi e questo è già "una vittoria" per la società del presidente Andrea Tesoriero. Prima della partita è stato osservato un minuto di raccoglimento per gli amici della squadra Pippo, Serafino e Nuccio.

Fabio Genovesi – Il calamaro gigante- Feltrinelli

Il mare è incanto, è mistero, è meraviglia immensa, eterna e possente, con mille traiettorie diverse eppure in armonia tra loro, il mare è una storia che allunga i tentacoli e avvinghia altre storie in una danza narrativa che fluttua tra le pagine con la stessa leggerezza del grande calamaro nelle acque abissali. Non conoscere tutto ciò che si muove e si agita nelle profondità marine è un enigma che svela invece l’importanza della vita che si conosce ma non si osserva abbastanza.

Come può un bambino di dieci anni descrivere in un tema il suo animale preferito e scegliere un calamaro gigante? Fabio Genovesi con la sua scrittura che si nutre di mare e al mare ritorna, narra tutto questo stupore nel romanzo “Il calamaro gigante”, ed è lo stupore di chi non conosce e di chi ne fa la sua forza e tenta di far girare lo sguardo agli altri troppo assorti nell’osservare le cose sbagliate o superflue. L’indagine narrativa di Genova è racconto di ricordi, di emozioni, di sensazioni e visioni e ci riporta all’origine degli studi e dell’interesse umano verso creature talmente diverse da noi al punto di non accettarne l’esistenza, come per il calamaro gigante, studiato per la prima volta da don Negri il primo uomo a nominare e descrivere il kraken, il calamaro gigante, l’essere più misterioso della Scandinavia, è stato un prete di mezza età nato in Emilia Romagna.

Quanto timore ci incute ciò che non conosciamo? Genovesi ci invita a osservare il cielo e il mare, a spegnere le luci che alterano, modificano o coprono la bellezza. Siamo tutti calamari giganti inabissati però nel buio delle convenzioni, dell’apparenza e invece dovremmo diventare tutti calamari giganti, enormi e meravigliosi con l’immensa capacità di godere di ciò che ci attornia, di saper guardare oltre e fluttuare nel mare della vita con maggiore consapevolezza e con oceanico amore per le storie che si muovono insieme a noi, in cima al mondo e in fondo al mare e dappertutto, le storie siamo noi.

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Agostino Muratori- Collezione di spine – Vita di un giardino- Bompiani

Un giardino è come un’antologia, una raccolta di storie, di emozioni e profumi, e a celebrarlo in un diario dei ricordi è Agostino Muratori col suo “Collezione di spine- Vita di un giardino” (Bompiani). L’autore racconta la nascita della sua passione e la vita del suo giardino che, a differenza di un quadro che lo guardi e ti appaga, “non finisce mai. E’ una tela mobile” e l’unico modo per narrarlo è ripercorrerlo nei suoi viali e nelle sue aiuole con gli occhi della memoria e le parole del cuore. Muratori, primario internista in pensione, pittore e bonsaista è al suo primo libro che prende forma dai minuscoli appunti sull’agenda della Glaxo durante il viaggio verso l’isola del Giglio per rilevare i cactus da un collezionista.

Da quegli esemplari dall’aspetto ibrido e zoomorfo, di creature al confine tra i regni, attraeva alcuni eletti si procede nell’originale vivaio di Gaetano che si muove nel suo regno ciabattando e canticchiando motivi incomprensibili, e che accarezza le spine dei cactus armi di difesa, la loro lunghezza e i loro toni accesi devono incutere soggezione, tanto agli animali quanto agli esseri umani. Già nel giardino esotico di Montecarlo il giovanissimo Muratori aveva fatto conoscenza con i cactus e lì aveva scoperto quello stato di solitudine abitata che è, in fondo, un giardino.

L’autore divide in trentuno brevi capitoli i suoi racconti dell’anima e li correda di quindici illustrazioni, rappresentazioni scenografiche governate dall’innata tendenza alla miniaturizzazione, in un connubio tra dipinto e realtà che stimola la fantasia del lettore che si lascia accompagnare e suggestionare dalle voci e dalle musiche del giardino e comincia ad apprezzarne il silenzio. Muratori disegna il suo giardino in parte come una mappa illustrata e in parte come un parco a tema giurassico” in uno scambio sinergico perché un giardino ti accompagna, vive insieme a te, e finisce per somigliarti. E anche quando ti ha distrutto, ridotto a un tronco ritorto, ha sempre qualcosa da darti in cambio.

La passione per il giardino ti può anche spingere al furto pur di possedere o salvare una pianta e nel rapporto intimo e quotidiano che finisce per instaurarsi con chi le cura, diventano silenziose compagne di un viaggio che può durare una vita. Dalla casa sull’albero, ai lavori col nipote Matteo fino alla presenza della tartaruga Gamera, l’autore si confida al lettore e gli insegna pure che gli odori di un giardino sono armi mentali, non sono solo il dono che ci concede la natura. Il percorso narrativo di Muratori fa incontrare alberi e fiori, tartarughe, cani e gatti ma anche uomini, giardinieri e collezionisti, che nel suo giardino hanno lasciato un pezzetto di cuore. Sogni e ombre, innaffiature e potature, spazi vuoti e colori dominanti popolano un giardino e se si sale sulla chioma di un albero si scopre che è un universo a sé, da cui è impossibile uscire uguali a come vi siamo entrati. Somiglia a un bel libro.

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La strantuliata di Fabrizio Escheri (Ianieri Edizioni)
Di Cristina Marra
La strantuliata” di Fabrizio Escheri edito da Ianieri, nella nuova collana Le dalie nere diretta da Raffaella Catalano e Giacomo Cacciatore, da pochi giorni in libreria è già in ristampa grazie al successo che il passaparola dei lettori gli ha accordato facendolo diventare un giallo capace di dare davvero uno scossone (strantuliata in siciliano) di novità nel folto gruppo di romanzi di genere nostrani. Escheri, al suo esordio narrativo ambientato nella Sicilia rurale degli anni Trenta, si ispira ai cantastorie, raccoglie ricordi, memorie, testimonianze e racconti dagli anziani dei paesi delle Madonie che frequenta sin dall’infanzia e li tramuta in un racconto lungo e in prima persona impregnato di atmosfere incantevoli della natura florida e generosa ma anche quelle cupe e dure dei lavori nei campi, dei latifondisti sfruttatori, dei nobili prepotenti e di quei silenzi che diventano omertà e che soltanto uno scossone forte, una strantuliata potrebbe trasformare in parole, in testimonianze e quindi in verità.

Il doppio risultato che uno scossone inaspettato può provocare, l’autore lo racconta nel suo giallo con protagonista l’autista della corriera che quotidianamente percorre la tratta da Licu a Sperlinga. Ischeri si sofferma sulla ripetitività dei gesti e delle incombenze, sui volti conosciuti e familiari che l’autista incrocia ogni giorno. Può la scoperta di un cadavere rinvenuto lungo la strada cambiare l’andamento di quella quotidianità e dare voce ai silenzi dolorosi e imposti? Abbandonato al centro della strada avvolto in uno scapolare c’è il cadavere di Don Tano.

L’autista lo riconosce e percepisce una presenza nei dintorni. Da quel momento comincia per lui un nuovo percorso di solitudine, senza Berta, così chiama la sua corriera, ma con un intero paese che lo giudica e sta zitto. Il protagonista, spinto dal forte senso di giustizia che la sua divisa da servitore dello stato gli infonde non si piega alle regole dell’omertà. La strantuliata sarà forte e gli effetti distruttivi perché sarà a catena e coinvolgerà ogni personaggio, in una coralità narrativa sapientemente gestita dall’autore. Ogni personaggio svelerà il suo lato oscuro, il suo segreto che rientra in un quadro criminale accettato da tutti.

Autore Fabrizio Escheri Titolo La strantuliata Editore Ianieri Collana Le dalie Nere Prezzo euro14,00

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Ulf Stark- Ulf, il bambino grintoso- i Miniborei di Iperborea

Con “Ulf, il bambino grintoso” la collana I Miniborei di iperborea si arricchisce di un’altra chicca del maestro della narrativa per l’infanzia Ulf Stark. Svedese, vincitore di premi internazionali e pubblicato in tutto il mondo, Stark (1944-2017) in questo racconto lungo affronta il tema del rapporto e del raffronto tra due generazioni distanti come possono essere quelle di nonni e nipoti. Ulf, il nome del piccolo protagonista è un bambino che tenta di aiutare il nonno Gottfrid “basso, grasso e rabbioso” intento a tirare via l’erbaccia dalle aiuole del giardino.

Ulf sa che Gottfrid è insofferente e non sopporta neppure gli insetti e cattura un bombo in una scatolina certo che il gesto avrebbe fatto piacere al suo burbero nonno che invece lo rimprovera prendendo le difese dei bombi, insetti utili al trasporto del polline e quindi indispensabili per il suo giardino a differenza di chi ozia e non fa nulla come il padre di Ulf e il bambino stesso. Il nonno lo punisce e lo incita a lavorare e aiutarlo nelle pesanti mansioni giornaliere, “forza, tira fuori la grinta che hai dentro”, e Ulf lascia i giochi e comincia ad aiutarlo ad accatastare la legna, a prendere il latte dal lattaio, a portargli la bacinella d’acqua calda per la barba. Schiavizzato e stanco, Ulf corre al molo ad accogliere al suo arrivo l’altro nonno, quello materno, Gustav, e con lui arrivano la salvezza e il riscatto perché Gustav “era bravissimo a trasformare cose normali in vere e proprie avventure” che diventeranno un esempio da seguire per nonno Gottfrid.

Tradotto da Samanta K. Milton Knowles e illustrato dal pluripremiato scrittore e disegnatore Markus Majaluoma, il racconto trasuda umorismo e delicatezza, caratteristiche narrative tipiche di Stark che con il linguaggio semplice e ingenuo dei piccoli racconta il loro mondo, i loro disagi, le loro esigenze e fa arrivare il suo messaggio ai lettori adulti che spesso dimenticano i tempi e i passi giusti che un bambino deve rispettare e compiere. Non c’è fretta di crescere, rivendica l’autore, bisogna lasciare spazio ai giochi, ai sogni, alle monellerie che diventano scoperta e da tutto questo si impara a diventare grandi. Ci vuole grinta, per crescere!

Autore Ulf Stark Titolo Ulf, il bambino grintoso Traduzione Samanta K. Milton Knowles
Illustrazioni Markus Majaluoma Collana I Miniborei Editore Iperborea Prezzo euro 9,00

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Quentin Blake – L’erbaccia- Camelozampa

Un altro prezioso libro illustrato entra nel catalogo dell’editore Camelozampa, è “L’erbaccia” scritto e illustrato da Quentin Blake, un gigante della narrativa per bambini e ragazzi che dedica il volume alla grandiosità della natura, del mondo vegetale che ci nutre e ci fa respirare, ci fa divertire e ci ristora. E se un giorno tutto il verde intorno a noi si trasformasse in uno sterile terreno arido e spoglio? Blake lancia un urlo che parte dal cuore della terra dove fa sprofondare la famiglia Dolciprati, un nucleo composta dai genitori, due figli e un merlo indiano chiamato Octavia. La spaccatura nel terreno porta giù in fondo i Dolciprati che temono di non riuscire a salire più in superficie e di patire la fame.

Sarà l’intraprendenza ma anche l’insegnamento di Octavia a trovare la soluzione e a far apprezzare loro quanto anche un’erbaccia possa essere utile all’ecosistema del pianeta Terra e al benessere dell’essere umano. La natura diventa la protagonista di una storia che vuole aiutare ad aprire le menti e gli occhi non soltanto al bello ma anche alla generosità che il nostro pianeta ci dimostra e ci regala. Rispettarlo e salvaguardarlo non è soltanto un dovere ma deve diventare un atteggiamento spontaneo oltre che necessario. Dedicato a Greenpeace e ai suoi sostenitori, tradotto da Sara Saorin, il volume stampato e rilegato in Italia inaugura il progetto dell’editore di realizzare libri per bambini completamente privi di PVC.

Titolo L’erbaccia Autore Quentin Blake Editore Camelozampa Prezzo euro 16,00

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Sebastiano Piccione - La mia vita: che spettacolo! Letteratura Alternativa edizioni

Pantaloni con i tasconi, maglietta nera con qualche buco, tabacco a portata di mano, Seba è l’uomo del palco non da palco, la preposizione fa la differenza perché i palchi sono le sue creature, senza la sua professionalità e il suo staff di tecnici la magia comunicativa fatta di suoni, luci, effetti e sincronicità non sarebbe possibile. E’ uno dei più noti e apprezzati direttori di produzione, ha seguito e organizzato i tour di tantissimi musicisti italiani e stranieri dai Pooh a Ligabue a Carmen Consoli a Bruce Springsteen e ha lavorato in vari programmi tv e teatrali di Fiorello, Sebastiano Piccione, detto Seba, da amici e addetti ai lavori, ha voglia di raccontarla la sua vita professionale che unita a quella personale è davvero uno spettacolo. In questo anno difficile soprattutto il mondo della musica e del teatro, settori costretti a bloccare ogni genere di attività, Piccione non si è fermato, ha fatto sentire la sua voce e ha deciso di affidare a un libro la sua esperienza ma anche il suo augurio che lo spettacolo ricominci per tutti.

Il suo libro-confessione che è un po' un diario e un po' un racconto per immagini è non solo un modo efficace per far conoscere la complessa macchina organizzativa del “dietro le quinte” ma anche l’unica maniera per contribuire affinchè quella macchina continui muoversi e non spenga i motori. Fare il direttore di produzione significa stare lontano dai riflettori, essere l’artefice della buona riuscita di un concerto o di un programma televisivo, e sono l’esperienza e la professionalità di questa figura a fare sì che “tutto fili liscio”. A questo lavoro itinerante ma stabile allo stesso tempo e a tutti i tecnici, Sebastiano Piccione dedica “La mia vita: Che spettacolo!” (con prefazione di Roby Facchinetti) viaggio nel suo mondo e nella sua formazione profondamente radicata a Catania, una città che ha sempre saputo rinascere e rinnovarsi e che tanto somiglia a Seba che ha lavorato in ambienti differenti, ha preso batoste e delusioni ma poi ha trovato nella musica la strada giusta da seguire. Piccione è abituato a muoversi in un habitat artistico, con la madre soprano lirico al teatro Massimo Bellini e tanti parenti membri della banda musicale di Catania.

La musica diventa la sua vita, e Seba racconta la racconta col cuore in mano, non mancano infatti momenti commoventi o intimi, come l’incontro con la bella moglie e l’amicizia intensa con Facchinetti. Piccione fa esperienza nel mondo degli addetti ai lavori partendo dal gradino più basso, una scalata dura, la “gavetta delle gavette”. La sua passione per il palco, per l’organizzazione “dei suoni, delle luci, del back stage, in una sola parola: coloro che dovevano rendere tutto perfetto” cresce parallelamente a quella per Sonia, bellissima cantante astigiana. L’autore racconta le tappe della sua professione abbinate a tappe e date di concerti e tour a partire da quello iniziato in Calabria, di Mango nel 1998 a da lì in poi Ligabue, Alex Britti, Antonella Ruggiero fino al forte sodalizio con i Pooh e all’esperienza con Fiorello. Piccione lega i ricordi con aneddoti e curiosità e pensieri e conclude il libro con una “piccola grande poesia” dedicata alla madre.

Titolo La mia vita: che spettacolo! Autore Sebastiano Piccione Editore Letteratura Alternativa Edizioni Prezzo euro 12,90

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Intervista a Federica Bordoni per Leggende Groenlandesi (Iperborea)

Illustrare Leggende groenlandesi (Iperborea) ambientato nel freddo del Nord scandinavo durante il caldo torrido estivo in Italia è stato un refrigerio per Federica Bordoni, oltre che una sfida accettata e portata a termine con tenacia e professionalità. I disegni che accompagnano quattordici delle trentadue leggende della tradizione groenlandese, messe insieme e tradotte da Bruno Berni, riproducono momenti di vita quotidiana, scorci di paesaggi gelati, animali, bambini e sciamani e soprattutto rendono con la tecnica del bozzetto l’essenzialità che traspare dai racconti del popolo inuit. Inserite nella collana dedicata alle fiabe nordeuropee, le leggende hanno dentro la magia e il sogno, il viaggio e la credenza, l’amore e la fantasia. Federica Bordoni, in arte Febò, è illustratrice e graphic designer e lo stile minimale e onirico caratterizza le sue illustrazioni realizzate in gran parte con tecniche digitali. Lavora per quotidiani e magazine italiani e stranieri tra i quali Vanity Fair e The New York Times e per Iperborea ha illustrato anche la copertina di Isola di Siri Jacobsen e Fiabe faroesi.

Federica continui la tua collaborazione con la casa editrice Iperborea con Leggende Groenlandesi. Oltre alla copertina il libro contiene altri disegni. Mi racconti il progetto?

Il progetto mi è stato sottoposto da Anna Basile in una torrida giornata d’agosto. In quei giorni infuocati, lavorare alle illustrazioni di questo libro, ambientato in luoghi freddissimi, è stato un refrigerio.

Inizialmente avevo dei dubbi perché trovavo difficile pensare di creare delle illustrazioni in bianco e nero, non sono abituata e non sapevo bene come approcciarmi a questo progetto. Una volta trovato il giusto equilibrio però tutto si è svolto in modo molto fluido, con grande sintonia con la redazione che mi ha lasciato una grande libertà espressiva.

Che tecnica hai usato e com’è stato il tuo lavoro di ricerca per riprodurre col disegno usi e costumi digli Inuit?

Come per ogni progetto, le idee nascono da un brainstorming e da una ricerca di referenze visive sul tema. La mia tecnica è digitale, solitamente vettoriale. In questo caso solo la copertina è stata realizzata in vettoriale, mentre le immagini interne sono realizzate con graffite digitale in procreate. Questa seconda tecnica, che di solito utilizzo solo per i bozzetti, si è rivelata adatta alle esigenze di questo progetto editoriale.

In Isola e anche qui è il mare ad avere la meglio. Quanto ti piace disegnare il mare? In questo caso è stata una coincidenza o una scelta?

In parte coincidenza e in parte scelta. L’immagine utilizzata per la copertina di isola in realtà è nata antecedentemente, fa parte di una serie intitolata Something Hidden, 5 immagini di figure femminili in cui alcuni elementi seduttivi vengono celati o mostrati, in un contesto onirico e immaginario. Questa illustrazione si è poi rivelata perfetta per la copertina del romanzo di Siri Ranva Jacobsen, quasi come se le due opere fossero nate in simultanea per poi incontrarsi.

Mi sono sempre sentita molto vicina e attratta dall’elemento acqua e per la copertina di Leggende Groenlandesi è venuto naturale scegliere l’immagine della bambina e della balena. Una scelta condivisa da subito anche con Anna Basile e tutta la redazione di Iperborea. La leggenda della balena narra di un’amore impossibile, ma non per questo meno desiderabile, un soggetto che mi ha subito molto affascinata.

C’è una leggenda che ti ha colpito di più?

Quello che davvero mi ha colpito di questo libro sono le immagini poetiche evocate da queste leggende. I viaggi spirituali degli sciamani sono stati di grande ispirazione, così come quelle che hanno come protagonisti giganti e animali. Le leggende che ho deciso di illustrare sono quelle che hanno maggiormente stuzzicato la mia immaginazione.

In questo periodo i libri giungono ai lettori senza una presentazione in presenza, in questo caso ne hai personalizzato alcuni. Che hai provato a disegnare una dedica per un lettore che non avevi di fronte?  

Devo dire che mi è piaciuto immaginare a chi sarebbe capitata quella copia mentre disegnavo il frontespizio. Penso sia molto intrigante l’effetto sorpresa. Inoltre per me è stato più semplice perché so che la mia timidezza mi avrebbe in parte bloccata nel disegnare in presenza. Illustrare è un lavoro per lo più solitario. La risposta e gli apprezzamenti che ho avuto da parte dei lettori sui social, grazie anche ad Iperborea e a Bookdealer, è stata una bellissima sorpresa per me.

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“Canto di Natale” di Charles Dickens illustrato da Iacopo Bruno- Rizzoli

Dei Christmas Books che Charles Dickens scrisse tra il 1843 e il 1848, A Christmas Carol è il più noto, celebrato e ricordato ogni Natale. Scritto in poco più di un mese per l’editore Chapman & Hall, nel 1843, è un instant book di pregio sin dalla prima edizione, per imposizione dello scrittore che ha voluto copertina cartonata, dorature, nastro segnalibro, otto illustrazioni di John Leech e un prezzo popolare. L’enorme successo di vendite rincuorò Dickens che portò a giusto termine il suo obiettivo di denunciare le condizioni di povertà, miseria e abbandono del proletariato londinese e lo sfruttamento minorile. La storia è quella del tirchio e avido Scrooge che la notte della Vigilia di Natale riceve la visita di tre spettri che lo conducono attraverso le età della vita fino al momento della sua morte.

Quelle visioni gli aprono il cuore alla solidarietà e muta atteggiamento nei confronti della gente a partire dal giorno di Natale. La popolarità del racconto non si ferma e continua nel tempo con nuove edizioni editoriali illustrate, fumetti, cartoons e film. Non è Natale senza Canto di Natale da rileggere o regalare e come scrisse Burgess “Dickens creò un mondo e nel tempo libero inventò il Natale”.

Da oggi in libreria, edita da Rizzoli una nuova e splendida edizione di “Canto di Natale”, illustrata da Iacopo Bruno e tradotta da Beatrice Masini. Iacopo Bruno, fondatore con Francesca Leoneschi dello studio di grafica e illustrazione The world of DOT, collabora con le più prestigiose case editrici italiane e straniere e con l’opera di Dickens incanta sin dalla copertina dove troneggiano il rosso e l’oro natalizi e le campanelle della festa. Con Bruno la Londra fredda e innevata contrasta con gli interni caldi e decorati per il Natale. L’intensità emotiva dei volti, gli oggetti, le finestre illuminate, i dolci, i regali e la musica sono i dettagli su cui l’occhio attento dell’illustratore si posa per rendere il racconto con immagini di attimi, sguardi, sorrisi e timori che sembrano sbirciate, rubate e fermate.

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Francesco Carofiglio “Poesie del tempo” Piemme

E’ emozionato e a tratti commosso Francesco Carofiglio seduto sul palcoscenico di un teatro vuoto scelto come luogo del cuore per presentare con un breve monologo “Poesie del tempo stretto”, la sua prima raccolta di poesie e disegni. I brevi componimenti poetici senza titoli sono dedicati alla sua gatta Ariel che compare in copertina insieme al suo profilo, due figure-ombra, che insieme hanno condiviso lo spazio domestico durante il periodo del confinamento “svolgendo l’esercizio quotidiano della volontà e dell’ottimismo” in un periodo in cui le parole sono “apparse indispensabili, più che mai”. Prendono forma così, nei giorni della solitudine e della chiusura, cento poesie accompagnate da altrettanti disegni, parole ripescate in una vecchia cartella, trascritte o salvate che si rispecchiano nei disegni a matita, a china ad acquarello neri e grigi.

Le poesie di Carofiglio, architetto, regista, disegnatore e scrittore di romanzi di successo, esprimono il lato ombroso e oscuro dei protagonisti ma lasciano trasparire uno spiraglio di luce. Il tempo parla, racconta emozioni provate o subite, ricorda suoni sordi, piccoli rumori che tenevano compagnia. L’autore osserva e ascolta ricorda e scopre e mette in scena piccoli racconti in cui persone, animali e oggetti esprimono il movimento in un tempo stretto. La raccolta di Carofiglio è anche una rappresentazione in forma poetica di stati d’animo e sensazioni che ritornano da un passato lontano, nascoste dentro le pagine segrete dell’adolescenza e incontrano il presente prendendo una nuova forma alla luce dell’esperienza.

Le parole trovano posto a destra e i disegni sulla sinistra del libro in formato pocket e le poesie senza titolo suonano la stessa musica dei disegni. Sono gli animali i grandi protagonisti del viaggio nelle parole di Carofiglio, gatti, somari, formiche uccelli che “sono padroni del mondo come soldati in questo mondo fermo incontrastati”, testimoni liberi del blocco degli esseri 

disegnatore e scrittore di romanzi di successo, esprimono il lato ombroso e oscuro dei protagonisti ma lasciano trasparire uno spiraglio di luce. Il tempo parla, racconta emozioni provate o subite, ricorda suoni sordi, piccoli rumori che tenevano compagnia. L’autore osserva e ascolta ricorda e scopre e mette in scena piccoli racconti in cui persone, animali e oggetti esprimono il movimento in un tempo stretto. La raccolta di Carofiglio è anche una rappresentazione in forma poetica di stati d’animo e sensazioni che ritornano da un passato lontano, nascoste dentro le pagine segrete dell’adolescenza e incontrano il presente prendendo una nuova forma alla luce dell’esperienza.

Le parole trovano posto a destra e i disegni sulla sinistra del libro in formato pocket e le poesie senza titolo suonano la stessa musica dei disegni. Sono gli animali i grandi protagonisti del viaggio nelle parole di Carofiglio, gatti, somari, formiche uccelli che “sono padroni del mondo come soldati in questo mondo fermo incontrastati”, testimoni liberi del blocco degli esseri umani. L’autore guarda con occhi sensibili e a volte intristiti dentro casa, fuori dalla finestra, o dietro nel tempo e fa “esercizio d’infanzia a piedi nudi” e in questo modo ritornano figure della fanciullezza, incontri fortuiti, giochi, cicatrici , sogni, e si celebra la gentilezza rivoluzionaria in un tempo fermo in attesa del futuro.

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Intervista a Sarah Savioli autrice del giallo “Gli insospettabili” (Feltrinelli) 

Fanno parte della nostra quotidianità, eppure troppo spesso non li notiamo e ancora più sovente li trascuriamo o li maltrattiamo, eppure loro non mancano di darci affetto o rallegrarci, sono gli animali e le piante che vivono con noi o incontriamo per strada e sono i personaggi chiave del giallo “Gli insospettabili” edito da Feltrinelli di Sarah Savioli, raccontati dall’autrice nel ruolo di testimoni oculari di crimini più o meno gravi e di una realtà sociale come la nostra che non riesce a comunicare e ascoltare. Savioli, al suo esordio narrativo crea un giallo con una protagonista forte e eccentrica, Anna, che per un ematoma al cervello sviluppa la facoltà di comprendere e comunicare col regno animale e vegetale e diventa l’aiutante di un detective privato con la mansione di interrogare cani, gatti, ficus, tartarughe e quanti hanno a che fare con la morte del giovane ex tossico dipendente Armando.

Sarah, il team investigativo de “Gli insospettabili” è formato da Anna, dal detective Cantoni e il socio Tonino più l'alano Otto. Come sono nati i personaggi e come hai scelto gli animali?

“Gli insospettabili” è una storia nata un po’ da sola, frutto di istinto ben più che non di programmazione. Ovviamente questo vale per la prima stesura, poi c’è stato il grande lavoro successivo di sistemazione linguistica e di logiche della narrazione. Ma tutti i personaggi, animali compresi, sono nati così, emersi in maniera inconscia. Mentre scrivevo alla fine mi stupivano quasi, come avessero una loro piena irrequieta indipendenza, una vita propria. Mi alzavo alla mattina e mi chiedevo che cosa avrebbero combinato, poi facevo l’unica cosa che potevo fare: lasciavo la fantasia libera di operare allo stato brado. Rileggendo il libro ora che è passato un po’ di tempo, scorgo ombre del mio passato, eventi o aspetti di me contraddittori e sempre in scontro, però mentre scrivevo ho scelto davvero poco, ho fatto quasi solo l’atto sconsiderato e di fiducia di “lasciar andare” e accettare quello che sarebbe venuto fuori.

Dalla dedica ai personaggi, il tuo romanzo dà voce a chi non può farsi sentire o non è ascoltato?

Fra i miei desideri c’era anche questo. Poi c’è anche un senso sempre rinnovato di incanto di fronte all’inatteso e la gratitudine nei confronti della voglia di spuntare, fiorire e risplendere anche quando tutto sembra opporsi, anche quando il contorno nel quale ci si trova è ostile e ogni segnale sembra portare irrimediabilmente al fallimento.

I ciuffi d’erba e i piccoli fiori che bucano il cemento ed esplodono di colore mi hanno sempre fatto pensare a questo. Sono vivi e, con il loro esistere con la gioiosa fierezza per ciò che sono, portano luce là dove nessuno la credeva qualcosa di possibile.

Anna considera la sua condizione una naturale evoluzione del suo rapporto col mondo. Quanto è importante per te esprimere attraverso la tua protagonista il bisogno di comunicare e ascoltare sempre più raro nella nostra società?

Credo che impegnarci davvero per imparare a comunicare al momento sia la nostra unica speranza. Abbiamo confuso per troppo tempo il fatto di esprimere noi stessi con quello di comunicare con gli altri, chiunque essi siano. La comunicazione, infatti presuppone una predisposizione all’ascolto, un’apertura mentale vera e aperta a visioni diverse del mondo e, perché no, anche a un nostro cambiamento. In realtà spesso invece facciamo monologhi che lanciamo nell’aria come missili terra-aria in difesa di certezze e opinioni che abbiamo deciso di piantare come muri di sbarramento al di là dei quali passa solo ciò che riconosciamo come conforme al nostro pensiero. Quindi parliamo e scriviamo per confermare che siamo forti e monolitici, mentre dovremmo cominciare a comunicare con il coraggio di saperci fragili, caduchi, meravigliosamente mutevoli e tutti incredibilmente vicini.

L’alano Otto di Cantoni e il gatto Banzai di Anna, possiamo considerarli gli investigatori del quotidiano degli esseri umani?

È senza dubbio un’ottima definizione per loro. I due su questa linea hanno approcci completamente differenti.

Il buon Otto, da cane gentile e fidatissimo, guarda con benevolenza gli umani e accoglie il loro essere frastagliati e disastrati accompagnandoli senza giudicarli mai, così come si fa con gli amici più cari.

Banzai è invece un gatto e osserva gli umani con fare più curiosamente scientifico e sperimentale, con la tenerezza dovuta alla nostra semplicità, così come si fa… con i propri animaletti domestici.

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Atlante delle sirene- mappe e Storie di incantatrici del mare- di Anna Claybourne e Miren Asiain Lora- Magazzini Salani


Le chiamano le incantatrici del mare “creature degli abissi, magiche e ipnotiche, che hanno una storia millenaria e in ogni paese e ogni cultura ci sono racconti che ne parlano”, sono le Sirene. Incantano, attirano, nuotano e si nascondono e sono le protagoniste di storie affascinanti e terrificanti tutte raccolte nel suggestivo “Atlante delle sirene” di Magazzini Salani scritto da Anna Clay Bourne e illustrato da Miren Asiain Lora che propone mappe e racconti sulle sirene, mutevoli nell’indole e nelle sembianze, magiche e potenti “alcune sono decisamente pericolose”, altre controllano i venti e le maree salvano i marinai o regalano pesci.

Europa, Africa, Asia, Oceania, Nord e Sud America sono terre di sirene e il libro racconta le loro storie di creature marine che a volte lambiscono le spiagge o arrivano sulla terra ferma prendendo sembianze umane. Storie e illustrazioni ricreano le atmosfere dei fondali dove queste creature mitologiche e magiche che incantano i marinai e piacciono ai bambini entrano in narrazioni senza tempo, in credenze millenarie. Il libro ripercorre le storie con itinerari geografici abbinati alle sirene e ai loro simili e troviamo i Finfolk che allevano balene, la Melusine che è per metà donna e per metà fata, i Nommo, le sirene dello spazio o le Jiaoren, le sirene tessitrici gentili e amichevoli.

Non mancano le curiosità con doppie pagine che con parole e disegni svelano i poteri magici, gli avvistamenti o altre creature scambiate per sirene. Il libro è un’immersione in mare alla scoperta di uno dei suoi tanti segreti, ma è anche un’emersione in superficie per scoprire se le sirene sono sulla terra senza farsi scoprire.

Titolo L’Atlante delle sirene Autori di Anna Claybourne e Miren Asiain Lora Editore Magazzini Salani Euro 14,90

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“Gli zoccoli delle castagne” (Read Red Road) Di Barbara Ferraro illustrato da Sonia Maria Luce Possentini

Raccontare per non dimenticare e per tramandare memorie e storie di persone e luoghi del cuore, questo l’obiettivo di Barbara Ferraro autrice del bellissimo romanzo per ragazzi illustrato da Sonia Maria Luce Possentini.
Un racconto delle radici ma anche del lavoro, del sudore di chi ci ha preceduti ed è stato legato alla terra di appartenenza da sentimenti di amore ma anche di rispetto e riconoscenza e che vissuto facendo sacrifici.

La terra raccontata da Ferraro è la Calabria degli anni Trenta vista con gli occhi di una bambina .“Bambine come mia nonna hanno diritto a essere ricordate” afferma l’autrice e la sua protagonista è Lina, undicenne e figlia maggiore di una famiglia numerosa, è lei che ha il compito di occuparsi della casa insieme alla mamma e di accudire i fratellini. Vive in una casa di pietra e terra, in cui l’odore dell’umidità è compagna costante, così come il sapore di focolare e fiamme che si deposita sul cibo. La quotidianità della bambina è segnata dai doveri e dalle responsabilità, ma anche da momenti di gioco.

Con l’arrivo di ottobre, come ogni anno, gli uomini, le donne e i bambini più grandi si mettono in cammino per raggiungere i boschi e dare il via alla raccolta delle castagne. Un lavoro duro, malpagato, portato avanti in condizioni precarie per oltre un mese. Lina è affaticata e la nostalgia di casa è forte. Il giorno del ritorno la sua gioia è palpabile. Finalmente potrà indossare le scarpe della festa e tornare a essere una ragazzina.
La storia vera di Lina può essere quella di molti bambini che non vivono mai l’infanzia e sono sfruttati e chiamati a lavorare in condizioni terribili in tante parti del mondo. Le due autrici con parole e acquarelli entrano nel personaggio, fanno venire fuori i sentimenti, i desideri e anche le privazioni di una bambina alla ricerca della libertà e con tanta voglia di diventare grande.

Barbara Ferraro è libraia de Il Giardino Incartato, libreria indipendente di Roma. Fondatrice e curatrice del blog dedicato alla letteratura per l’infanzia AtlantideKids, collabora con diverse riviste di settore. Di formazione filologa, è esperta di fiabe, racconti, leggende popolari. Dopo la laurea in Lingue e letterature straniere ha lavorato presso la Fondazione Roberto Rossellini indagando il rapporto tra parola e immagine. Calabrese, vive a Roma con la sua famiglia. Ha pubblicato per Edizioni Corsare “Grilli e rane” (2019); per Bacchilega Junior “Blu di Barba” (2017) e “A Colori” (2018), che si è aggiudicato il premio Microeditoria di qualità.

Sonia Maria Luce Possentini è pittrice e illustratrice. Nata a Canossa (RE) si è laureata in Storia dell’Arte e all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha ottenuto borse di studio da Fondazione Magnani Rocca di Mamiano (PR) ed Olands Grafiska Skola. Ha ricevuto premi e riconoscimenti in Italia e all’estero, tra cui il Silver Award al concorso Illustration Competition West 49 Los Angeles-America. Nel 2011 il suo libro “Un bambino” (Kite) è stato selezionato da IBBY Italia per la mostra di Bratislava. Nel 2012 è stata testimonial del progetto Città Invisibili nell’ambito della Biennale di Letteratura e Cultura per l’Infanzia della Regione Veneto.

Nel 2014 ha vinto il Primo Premio Pippi con “L’alfabeto dei sentimenti” (Fatatrac). Nel 2014 vince il Primo Premio Città di Bitritto. Nel 2014 il suo libro “Noi” (Bacchilega), selezionato da Ibby per Outstanding Books for Young People with Disabilities.
Nel 2014 e 2016 è presente nel prestigioso catalogo White Ravens (Germania) con “L’Alfabeto dei sentimenti” (Janna Cairoli- Fatarac) e “Il Pinguino senza frac” (Silvio D’Arzo-corsiero editore). Nel 2015 vince il Premio Rodari. Nel 2016 il primo premio d’illustrazione per la letteratura ragazzi di Cento (FE). Nel 2017 riceve il premio Andersen come miglior illustratore. Nel 2018 riceve il Premio MAM Maestri d’Arte e di Mestiere, conferito dalla Fondazione Cologni e ALMA presso la Triennale di Milano. Nel 2019 è tra i dieci selezionati al Silent Book Contest, concorso internazionale dedicato ai Silent Book, il suo libro “Il tesoro di Nina” finalista, verrà stampato in occasione della fiera di Bologna 2020.

READ RED ROAD Se leggi fai strada Dal 2015 libreria con sede a Roma. Dal 2018 anche casa editrice dallo sguardo internazionale

Gli zoccoli delle castagne Testo: Barbara Ferraro Illustrazioni: Sonia Maria Luce Possentini
62 pagine Copertina cartonata, Formato: 19 x 23 cm ISBN: 9788894444384
Euro 14,00 Età: 11 + In libreria dal 21 maggio

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I giardini parlano, sussurrano storie, svelano segreti e custodiscono misteri che hanno radici profonde e antiche, il segreto è saperli ascoltare, volerli osservare con gli occhi della curiosità e dello stupore, saperne percepire i profumi più nascosti per regalarsi momenti di felicità ma anche di riflessione che riportano alla storia dell’uomo, alle sue conquiste e alle sue sconfitte e anche al suo legame con la natura e la madre terra. Del suo giardino selvatico nella valle di Jezreel in Israele si occupa personalmente Meir Shalev e lo racconta in un libro scritto con le palpitazioni di un cuore innamorato e le mani di chi se ne prende cura quotidianamente e gioisce per ogni fioritura o piange per la fine di un albero o una pianta.

Meir Shalev inizia il racconto de “Il mio giardino selvatico “( Bompiani, tradotto da Elena Loewenthal) dalla sua casa in mezzo al giardino selvatico, primitivo e antico, e narra impressioni, sensazioni e riflessioni sul suo appezzamento di terreno stracolmo di piante e alberi. Nel giardino la fanno da padroni il ciclamino e la scilla marittima, ma anche lillà, rose, l’albero dei rosari, querce, mirti locali e ancora insetti, rettili, un piccolo grande microcosmo in movimento e in evoluzione che Meir Shalev, editorialista di un noto quotidiano israeliano e vincitore di prestigiosi premi letterari, apre ai lettori raccontandolo come fosse un diario intenso come sanno essere i profumi di fiori e frutti, erbe aromatiche o arbusti. Piante, alberi e animali che abitano il giardino in Terra Santa diventano personaggi come la lucertola di vetro, la raganella, la lucciola, sempre più rare da incontrare o le api operaie, le formiche instancabili, gli istrici i ragni o i ricci. Il giardino diventa fonte inesauribile di ricordi, aneddoti, spiegazioni di botanica o zoologia.

“Un giardino spontaneo regala al suo proprietario non solo cose interessanti, conoscenze, piacere e soddisfazione, ma anche momenti di autentica felicità” e Shalev si lascia andare ai ricordi e il suo giardino diventa un palcoscenico in cui recitano una parte anche gli utensili e gli arnesi del giardiniere come la carriola che si porta come una bicicletta e si riempie di parti del giardino “terra, sassi, legna da ardere, secchi di concime, erba matta estirpata” e che conserva un grande fascino perché non è stata modificata negli anni ma solo leggermente perfezionata. Sul palcoscenico letterario di Shalev si esibiscono e sfilano fiori e piante tipiche della Terra Santa ma il protagonista è il papavero, scelto anche per la copertina ( i disegni di copertina e delle immagini sono di Rafaella Shir, sorella di Shalev) perché è il fiore preferito dall’autore per il suo essere “simbolo di giovani eroi che hanno dato il loro sangue da quelli della mitologia greca fino alle vittime di guerra della nostra era”.

Un giardino è anche musica e canto come quello prodotto dalle api che Shalev ascolta sotto la quercia ma è anche luogo di incontri improvvisi e teneri come quelli con tartarughe e pettirossi, ma in un giardino possono esserci anche tragiche fini e si custodiscono tombe, ciclicamente si susseguono morti di alberi, di piante decidue, ma sotto il ramno, vicino al giglio e alla verbena riposa anche “l’indiscusso dominatore del giardino” quando era in vita, il gatto Kramer. Se le sue zampette perlustravano in lungo e largo, di notte e di giorno il suo regno, adesso sono i piedi nudi di Shalev a continuare a calpestarlo contento e soddisfatto delle “informazioni che la pianta del piede capta dalla terra”. Comprendere e ascoltare il suo giardino diventa anche saperlo leggere e ricordare o abbinare momenti a opere di scrittori e artisti come Jean Giono, Kenneth Grahane, Handel, Gutman o alle poesie del padre. Il libro è un canto d’amore e non a caso inizia e si conclude con la celebrazione di un albero di limone custode dell’intero giardino e della sua storia e simbolo del futuro.

 

T.S. Eliot “Il libro dei gatti tuttofare” (Bompiani)

Nel 2019 ha compiuto ottant’anni “Il libro dei gatti tuttofare” di T.S. Eliot da cui è stato tratto il fortunato musical “Cats” che per oltre venti anni è andato in scena a Londra e nel 2019 è arrivato sul grande schermo con il film diretto da Tom Hooper. Il libro è una raccolta di poesie, di ritratti felini che il premio Nobel per la letteratura dedica ai gatti e alle loro molteplici abilità e capacità. Le poesie sono originali, ironiche, argute e a volte sfuggenti come i loro protagonisti. Con le illustrazioni di Edward Gorey e la traduzione di Roberto Sanesi e con testo inglese a fronte, l’edizione Bompiani ha la prefazione di Emilio Tadini e contiene anche la poesia “Rapsodia su una notte di vento”. La raccolta, come sostiene Tadini, è dedicata ai nomi dei gatti, ma non ai nomi che noi umani diamo loro bensì ai nomi nascosti e misteriosi come i gatti stessi che li portano, perché quei nomi altro non sono se non la loro vera identità e “il nome si mostra nascondendosi nel gatto”. Quindi, il gatto rivela il suo nome mostrando se stesso e lo fa soprattutto quando sembra di meditare. Da questi concetti che scaturiscono dalla prima poesia si procede con una carrellata di altri poemi che raccontano storie di gatti dai nomi estrosi mirabilmente tradotte da Roberto Senesi che in questa edizione apporta modifiche alle sue precedenti traduzioni delle poesie, “ mi sono attenuto in questo caso a una maggiore rispondenza al testo inglese…come in ogni traduzione, fra il gatto che pensa (l’originale) e il gatto pensato cade un’ombra: del nome, della parola”. Con il gatto bucaniere, Tiremmolla il gatto strano, il vecchio Deuteronomio, Brunero il gatto del mistero, Gass il guardiano del teatro, il poeta mette in scena diverse personalità di gatti, differenti identità che potrebbero racchiuderne una soltanto e sembra giocare con le parole come farebbe un gatto con un gomitolo. Del resto, è sempre il gatto a decidere con cosa e fino a quando giocare.

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„00 Gatto“ di Kerstin Fielstedde (Emons)

Hanno licenza di graffiare e sono agenti segreti, randagi informatori o semplici micetti raffreddati, eppure messi insieme sono capaci di sgominare piani diabolici o proteggere animali in pericolo, sono i protagonisti felini di „oo gatto“ il primo romanzo della serialità „i cats“ dell’autrice tedesca Kerstin Fielstedde. Già al secondo episodio in Germania, è diventata un caso editoriale per l’originalità della sua scrittura che riesce a interpretare e a dare voce ai nostri amati piccoli felini domestici: i gatti. Tradotto da Letizia Galletti con illustrazioni di Lilla Varhelyi e della stessa scrittrice, il romanzo fa l’occhiolino nel titolo al ben noto agete segreto creato da Fleming da cui i personaggi traggono intraprendenza, tenacia, coraggio e un po' di sana incoscienza, e le loro missioni non hanno nulla da invidiare a quelle del collega umano britannico, perché si occupano di abusi e scandali edilizi, traffici illeciti, sperimentazioni di armi. „00 Gatto“ è un thriller che sfocia nella spy story e inizia con la scompaarsa di Indy, la Main Coon abile e carismatica che insieme al giovane fratello Ian forma la squadra degli i cats supportata da altri animali speciali, un cane, un passero, un ratto che, seppure „ avrebbero una gran voglia di mangiarsi l’un l’altro, sono professionisti che collaborano insieme eccellentemente restando uniti“.

L’autrice inserisce nella trama investigativa temi scottanti e la sua ricetta narrativa è composta da personaggi bene definiti, forti e incisivi che, a quattro zampe, pelosi o piumati diventano detective credibili e intriganti. Ogni personaggio è definito anche nella sua psicologia e alla conclusione della storia rimangono ancora tante domande legate a situazioni aperte che rimandano alla prossima indagine avventurosa.

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“Q.B.” di Matteo Colombo (Unicopli)

Q.B. è la dose senza una indicazione precisa sulla quantità esatta dell’ingrediente da usare, ma quel quanto basta può diventare “un pizzico” segreto o quantomeno quello che, se ben dosato, fa la differenza di gusto in una pietanza, dando la libertà al cuoco di decidere. Ma Q.B. può anche essere altro e trasformarsi in un menu-giallo con delitti che elimina cuochi di fama come se scegliesse le portate in una carta al ristorante e ce lo racconta brillantemente Matteo Colombo che, dietro quelle due lettere puntate, nasconde le iniziali di un nome, Quinto Botero, chef stellato e detective per autodifesa. Numero uno della collana editing free “La porta dei dèmoni” di edizioni Unicopli diretta dal geniale Flavio Santi, il romanzo è una originale indagine sociale attraverso il mondo, le suggestioni e ritualità della cucina, in cui le vittime, i sospettati, gli investigatori diventano ingredienti letterari di un menu narrativo che ruota intorno al crimine. La cucina, nella penna di Colombo, che come un cuoco esperto, dosa bene tutto e cuoce al punto giusto, diventa vittima, carnefice e giustiziere. Morte e creazione culinaria si intrecciano in una trama ben congegnata e mai banale in cui si muovono un serial killer, il cuoco-detective, un commissario di polizia e lo sguardo-specchio di una delle vittime che segue le indagini. Ambientato alle porte del Natale, il giallo è una eccellente prova narrativa per l’esordiente Colombo che inserisce indizi piu’ o meno celati che omaggiano i grandi autori del genere, tra tutti Agatha Christie.

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Intervista a Letizia Triches autrice di “Delitto a Villa Fedora” (Newton Compton)

Letizia Triches ritorna in libreria e lascia il segno per l’eleganza della sua scrittura e la trama poliziesca che mescola con maestria elementi del giallo classico con il noir psicologico. Con “Delitto a Villa Fedora” inizia una nuova serialità con il commissario Chantal Chiusano dedicata alla città di Roma.

Chantal è stata la coprotagonista di “Verde napoletano”, il tuo primo romanzo, ha fatto una comparsata in “I delitti della Laguna” e adesso è protagonista di una serie a lei dedicata. Quanto questo personaggio ti sta addosso e perché lo hai scelto per farne la protagonista della tua serialità romana? Quando raccontavo di Giuliano Neri, trattandosi di un personaggio maschile, io ero collocata all’esterno. Ed era proprio quello che mi intrigava. Da sempre subisco il fascino di una mente che ragiona e si muove in modo differente dal mio. Volevo perlustrare la psiche di Giuliano, scoprirne gli angoli nascosti e meno scontati. Era una vera sfida. Con Chantal Chiusano funziona in una maniera diversa. Sono simultaneamente dentro e fuori di lei. È una donna come me e, quindi, posso comprenderne ogni moto dell’anima, però non mi assomiglia. Anche se le ho donato alcuni tratti del mio carattere, Chantal continua a sorprendermi, rivelandomi ogni volta qualcosa che mi era sfuggito. Con lei, ho la sensazione di prendere parte a una speciale caccia al tesoro. Una sensazione che mi ha fatto provare sin dal primo romanzo, lasciandomi la strana sensazione che sia lei a condurre il gioco.

Ischitana ma perfettamente a suo agio a Roma, Chantal si adatta a ogni città. È il suo percorrere le strade a piedi a farla entrare nel mood della città? Roma le ricorda in qualche modo la sua Napoli? Da quando la morte le ha sottratto l’amore della sua vita, Chantal è diventata una donna senza fissa dimora. Alla ricerca di un elemento che le sfugge, un enigma irrisolto, con il quale dovrà confrontarsi. Il nodo di tutto è legato a Roma ed è qui che si trasferisce, alla ricerca di una verità ancora da svelare. Tuttavia, passeggiando per la Città Eterna e perdendosi nelle strade meno conosciute e defilate, rispetto a quelle percorse ogni giorno dalla massa dei turisti, avverte nell’atmosfera che la circonda qualcosa di familiare. Qualcosa che le impedirà di fuggire altrove e che la costringerà a restare.

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Hai creato una squadra investigativa. Se col procuratore Massa Chantal condivide la passione per l’arte, con l’ispettore Ferri che rapporto c’è? L’ispettore Ettore Ferri è davvero il suo braccio destro. Eppure non si potrebbero immaginare due persone più diverse. Nulla li accomuna. Ma, contrariamente a qualsiasi previsione, tra i due scatta una sorta di empatia difficile da definire. Non ha nulla a che vedere con alcun tipo di attrazione fisica o mentale, ma li rende una squadra perfetta e affiatata. Nel loro rapporto c’è stima, rispetto, desiderio di proteggersi a vicenda, senso di gratificazione.

Come in un quadro anche sul set cinematografico luci e ombre possono creare un tranello? Cinema e pittura, matrimonio perfetto. La “settima arte” deve moltissimo alla pittura. In un film c’è anche teatro, musica, arti visive Mi vengono in mente film come Barry Lyndon di Stanley Kubrick, Il Decameron di Pier Paolo Pasolini, Il Casanova di Federico Fellini. Per non parlare del grande Luchino Visconti. In queste opere i riferimenti a dipinti famosi sono continui ed evidenti. La realtà rappresentata, sia pure attraverso un’interpretazione artistica, non può prescindere dal suo lato oscuro. Sta a noi individuarlo per non cadere nella trappola di non riuscire a distinguere il bene dal male, strettamente connessi anche dentro di noi.

Dopo la serie del restauratore Neri con Chantal Chiusano dalla vittima a Maria ad Adelaide sono tantissimi i personaggi femminili invece tra quelli maschili emergono quello di Alberto e del giovane Matteo. Ti diverte di più’ raccontare un personaggio maschile o uno femminile? Non saprei fare una distinzione di interesse tra maschile e femminile, perché per me ogni personaggio, a mano a mano che la storia procede, assume una consistenza tale da apparirmi quasi in carne e ossa. Mi interrogo su di lui. Chi è? Da dove viene? Qual era il suo passato? Di sicuro è questa la parte più divertente del mio lavoro, perché do libero sfogo alla mia immaginazione. Alla fine i miei personaggi sono un mix che comprende persone realmente conosciute, persone rubate o semplicemente sognate.

Gli anni Novanta sono il periodo in cui ambienti la storia. Come procedono il tuo metodo di ricerca e la tua ricostruzione storica? Prima di scrivere gialli, professionalmente sono nata come storico dell’arte e la ricerca storica è pane per i miei denti. Conosco perfettamente le modalità operative per procedere a una ricostruzione che sia il più possibile attendibile. Mi dedico di persona alle ricerche perché mi piace. Non potrei mai delegarle a qualcun altro. Esamino libri, riviste, foto, giornali d’epoca. Uso molto internet, ma faccio anche molti sopralluoghi. Amo pensare che un lettore attento possa apprezzare una simile ricostruzione.

Dalla Villa- Castello alle case più semplici e a quella di Chantal. Le case diventano specchio dei tuoi personaggi? In questo romanzo le case in cui abitano i vari personaggi hanno un ruolo molto importante. A partire da Villa Fedora. Il suo vecchio proprietario, il famoso scenografo Alberto Fusco, l’aveva trasformata in una sorta di alter ego. Cito testualmente: “Come se le sue sembianze si fossero dissolte in infinite particelle da rintracciare, una per una, in tutto quello che la casa contiene. Come se ogni cosa fosse il suo riflesso”. Il ruolo delle altre abitazioni, invece, è quello di influenzare, a volte di condizionare, le scelte e i comportamenti di coloro che ci vivono.

Solitudine e famiglia. Possiamo dire che il romanzo ruota intorno a questi due opposti? Ho voluto raccontare la storia della famiglia Fusco in un arco temporale piuttosto lungo, mettendo a fuoco, però, soltanto gli eventi drammatici accaduti nell’autunno del 1992 e nel dicembre del 1974. All’apparenza sembrerebbe una famiglia molto unita, non fosse altro che per il comune interesse professionale legato al mondo del cinema. Esiste persino una sorta di inquietante omertà che lega tutti i componenti del nucleo familiare. Tuttavia, ben presto, Chantal Chiusano si accorge che in quel copione qualcosa non torna, come se ciascuno fosse obbligato a recitare la propria parte in completa solitudine.

Oltre la musica anche il cinema influenza la tua scrittura. Quali pellicole in particolare ti hanno ispirato questa storia?

Il mio sconfinato amore per il cinema ha radici antiche. Risale a quando ero poco più di una bambina e mi appassionavo ai rari film, ovviamente in bianco e nero, che trasmettevano Rai 1 e Rai 2. Tra tutti i registi prediligevo Billy Wilder. In seguito il mio mito ˗ lo è tuttora ˗ è diventato Alfred Hitchcock, “lo sguardo che spia”. Potrei elencare una serie infinita di motivi di questa mia dipendenza, ma ne citerò soltanto uno. Il massimo della suspense non si ottiene facendo vedere, o descrivendo nei dettagli, le scene più violente e raccapriccianti. Bisogna che sia il lettore/spettatore a immaginare di assistervi. Non esiste nulla che, più della nostra immaginazione, possa scatenare il senso di ansia e curiosità che ci incolla letteralmente alla storia.

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