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di Cristina Marra

Eliana Messineo “Il gatto con gli stivali della Vuccirìa”- Ideestortepaper

Il cuore di Palermo, il suo mercato più percorso e fotografato da turisti di tutto il mondo, La Vuccirìa, è il luogo scelto da Eliana Messineo per raccontare una storia di sogni, fritture, putìe, panelle e gatti, o meglio di un gatto. “Il gatto con gli stivali della Vuccirìa” è un divertentissimo albo illustrato da Rosa Lombardo in cui lo humour incontra il sentimento e appartiene alla collana dedicata alla riscrittura di grandi classici per bambini e ragazzi della casa editrice palermitana ideestortepapaper.

Il piccolo felino in questione è quello di zio Vicè, panellaro e mago della frittura. Povero e preoccupato per il figlio Tanino che invece di friggere panelle sogna di fare il ballerino, ma non come quello di corso Olivuzza che ballava cunzando pane ‘ca meuza. Lui voleva fare il ballerino vero al teatro Massimo e magari pure alla Scala. Sarà compito dell’intraprendente gatto nero, spinto dalla fame e da una tragedia, prendere in mano la situazione e chiedere un paio di stivali a Tanino con l’impegno di farlo diventare il “re della Vuccirìa”.

Mi servono gli stivali per non sciddicari. Tu un ti scantari portammilli insiste il gatto davanti al sorpreso Tanino, e io ti risolvo tutti i problemi. Eliana Messineo, scrittrice e co-fondatrice di ideestortepapaper, si cala dentro gli stivali del suo gatto che è un vero conoscitore del mercato e della città, del suo dialetto e delle prelibatezze gastronomiche e ne racconta peripezie e strategie per arrivare all’obiettivo ed è soprattutto l’impegno ad andare fino in fondo che muove il gattino e anima anche gli altri personaggi.

E il gatto non si ferma davanti a nulla pur di compiere una missione che appare impossibile. Incontra altre figure chiave della storia, schiva situazioni pericolose e architetta un piano volto a ristabilire il giusto ordine. La Vuccirìa diventa personaggio e la storia di Messineo con le illustrazioni di Rosa Lombardo catapultano il lettore tra i banchi di frutta, carne e salumi pesce e fritti e insieme al gatto gli fanno scoprire e apprezzare la tenacia e la perseveranza.

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Lipari – Don Gino dopo 73 anni a Lami lascia la "Casa del Signore" 

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di Rita Mandarano

Oggi dopo 73 anni il nostro caro Don Gino, lascia la parrocchia di Lami. Una commozione per tutti noi parrocchiani. Buon riposo Don Gino che Dio lo protegga.

A Don Gino i complimenti del Notiziario per il traguardo raggiunto nella "Casa del Signore"

Altra scossa di terremoto alle Eolie. Stavolta si è verificata al largo di Lipari alle 16 e 50 ed è stata di magnitudo 2.6, ad una profondità di 10 chilometri, così come l’ha registrata l’Ingv di Roma. L’evento sismico è stato avvertito dagli abitanti delle zone alte dell’isola, Quattropani e Pianoconte, ma non ha procurato danni.

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Lipari, incendio di sterpaglie al Caolino a Quattropani. Intervenuti i vigili del fuoco. Sembrebbe che il rogo sia stato provocato dallo sparo di razzi o fuochi d'artificio.

CALCIO. In 1' Categoria Lipari 0 Riviera Nord 2 davanti al pubblico delle grandi occasioni. Il "Franchino Monteleone" ricomincia a riempirsi come ai vecchi tempi e questo è già "una vittoria" per la società del presidente Andrea Tesoriero. Prima della partita è stato osservato un minuto di raccoglimento per gli amici della squadra Pippo, Serafino e Nuccio.

Fabio Genovesi – Il calamaro gigante- Feltrinelli

Il mare è incanto, è mistero, è meraviglia immensa, eterna e possente, con mille traiettorie diverse eppure in armonia tra loro, il mare è una storia che allunga i tentacoli e avvinghia altre storie in una danza narrativa che fluttua tra le pagine con la stessa leggerezza del grande calamaro nelle acque abissali. Non conoscere tutto ciò che si muove e si agita nelle profondità marine è un enigma che svela invece l’importanza della vita che si conosce ma non si osserva abbastanza.

Come può un bambino di dieci anni descrivere in un tema il suo animale preferito e scegliere un calamaro gigante? Fabio Genovesi con la sua scrittura che si nutre di mare e al mare ritorna, narra tutto questo stupore nel romanzo “Il calamaro gigante”, ed è lo stupore di chi non conosce e di chi ne fa la sua forza e tenta di far girare lo sguardo agli altri troppo assorti nell’osservare le cose sbagliate o superflue. L’indagine narrativa di Genova è racconto di ricordi, di emozioni, di sensazioni e visioni e ci riporta all’origine degli studi e dell’interesse umano verso creature talmente diverse da noi al punto di non accettarne l’esistenza, come per il calamaro gigante, studiato per la prima volta da don Negri il primo uomo a nominare e descrivere il kraken, il calamaro gigante, l’essere più misterioso della Scandinavia, è stato un prete di mezza età nato in Emilia Romagna.

Quanto timore ci incute ciò che non conosciamo? Genovesi ci invita a osservare il cielo e il mare, a spegnere le luci che alterano, modificano o coprono la bellezza. Siamo tutti calamari giganti inabissati però nel buio delle convenzioni, dell’apparenza e invece dovremmo diventare tutti calamari giganti, enormi e meravigliosi con l’immensa capacità di godere di ciò che ci attornia, di saper guardare oltre e fluttuare nel mare della vita con maggiore consapevolezza e con oceanico amore per le storie che si muovono insieme a noi, in cima al mondo e in fondo al mare e dappertutto, le storie siamo noi.

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Agostino Muratori- Collezione di spine – Vita di un giardino- Bompiani

Un giardino è come un’antologia, una raccolta di storie, di emozioni e profumi, e a celebrarlo in un diario dei ricordi è Agostino Muratori col suo “Collezione di spine- Vita di un giardino” (Bompiani). L’autore racconta la nascita della sua passione e la vita del suo giardino che, a differenza di un quadro che lo guardi e ti appaga, “non finisce mai. E’ una tela mobile” e l’unico modo per narrarlo è ripercorrerlo nei suoi viali e nelle sue aiuole con gli occhi della memoria e le parole del cuore. Muratori, primario internista in pensione, pittore e bonsaista è al suo primo libro che prende forma dai minuscoli appunti sull’agenda della Glaxo durante il viaggio verso l’isola del Giglio per rilevare i cactus da un collezionista.

Da quegli esemplari dall’aspetto ibrido e zoomorfo, di creature al confine tra i regni, attraeva alcuni eletti si procede nell’originale vivaio di Gaetano che si muove nel suo regno ciabattando e canticchiando motivi incomprensibili, e che accarezza le spine dei cactus armi di difesa, la loro lunghezza e i loro toni accesi devono incutere soggezione, tanto agli animali quanto agli esseri umani. Già nel giardino esotico di Montecarlo il giovanissimo Muratori aveva fatto conoscenza con i cactus e lì aveva scoperto quello stato di solitudine abitata che è, in fondo, un giardino.

L’autore divide in trentuno brevi capitoli i suoi racconti dell’anima e li correda di quindici illustrazioni, rappresentazioni scenografiche governate dall’innata tendenza alla miniaturizzazione, in un connubio tra dipinto e realtà che stimola la fantasia del lettore che si lascia accompagnare e suggestionare dalle voci e dalle musiche del giardino e comincia ad apprezzarne il silenzio. Muratori disegna il suo giardino in parte come una mappa illustrata e in parte come un parco a tema giurassico” in uno scambio sinergico perché un giardino ti accompagna, vive insieme a te, e finisce per somigliarti. E anche quando ti ha distrutto, ridotto a un tronco ritorto, ha sempre qualcosa da darti in cambio.

La passione per il giardino ti può anche spingere al furto pur di possedere o salvare una pianta e nel rapporto intimo e quotidiano che finisce per instaurarsi con chi le cura, diventano silenziose compagne di un viaggio che può durare una vita. Dalla casa sull’albero, ai lavori col nipote Matteo fino alla presenza della tartaruga Gamera, l’autore si confida al lettore e gli insegna pure che gli odori di un giardino sono armi mentali, non sono solo il dono che ci concede la natura. Il percorso narrativo di Muratori fa incontrare alberi e fiori, tartarughe, cani e gatti ma anche uomini, giardinieri e collezionisti, che nel suo giardino hanno lasciato un pezzetto di cuore. Sogni e ombre, innaffiature e potature, spazi vuoti e colori dominanti popolano un giardino e se si sale sulla chioma di un albero si scopre che è un universo a sé, da cui è impossibile uscire uguali a come vi siamo entrati. Somiglia a un bel libro.

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La strantuliata di Fabrizio Escheri (Ianieri Edizioni)
Di Cristina Marra
La strantuliata” di Fabrizio Escheri edito da Ianieri, nella nuova collana Le dalie nere diretta da Raffaella Catalano e Giacomo Cacciatore, da pochi giorni in libreria è già in ristampa grazie al successo che il passaparola dei lettori gli ha accordato facendolo diventare un giallo capace di dare davvero uno scossone (strantuliata in siciliano) di novità nel folto gruppo di romanzi di genere nostrani. Escheri, al suo esordio narrativo ambientato nella Sicilia rurale degli anni Trenta, si ispira ai cantastorie, raccoglie ricordi, memorie, testimonianze e racconti dagli anziani dei paesi delle Madonie che frequenta sin dall’infanzia e li tramuta in un racconto lungo e in prima persona impregnato di atmosfere incantevoli della natura florida e generosa ma anche quelle cupe e dure dei lavori nei campi, dei latifondisti sfruttatori, dei nobili prepotenti e di quei silenzi che diventano omertà e che soltanto uno scossone forte, una strantuliata potrebbe trasformare in parole, in testimonianze e quindi in verità.

Il doppio risultato che uno scossone inaspettato può provocare, l’autore lo racconta nel suo giallo con protagonista l’autista della corriera che quotidianamente percorre la tratta da Licu a Sperlinga. Ischeri si sofferma sulla ripetitività dei gesti e delle incombenze, sui volti conosciuti e familiari che l’autista incrocia ogni giorno. Può la scoperta di un cadavere rinvenuto lungo la strada cambiare l’andamento di quella quotidianità e dare voce ai silenzi dolorosi e imposti? Abbandonato al centro della strada avvolto in uno scapolare c’è il cadavere di Don Tano.

L’autista lo riconosce e percepisce una presenza nei dintorni. Da quel momento comincia per lui un nuovo percorso di solitudine, senza Berta, così chiama la sua corriera, ma con un intero paese che lo giudica e sta zitto. Il protagonista, spinto dal forte senso di giustizia che la sua divisa da servitore dello stato gli infonde non si piega alle regole dell’omertà. La strantuliata sarà forte e gli effetti distruttivi perché sarà a catena e coinvolgerà ogni personaggio, in una coralità narrativa sapientemente gestita dall’autore. Ogni personaggio svelerà il suo lato oscuro, il suo segreto che rientra in un quadro criminale accettato da tutti.

Autore Fabrizio Escheri Titolo La strantuliata Editore Ianieri Collana Le dalie Nere Prezzo euro14,00

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Ulf Stark- Ulf, il bambino grintoso- i Miniborei di Iperborea

Con “Ulf, il bambino grintoso” la collana I Miniborei di iperborea si arricchisce di un’altra chicca del maestro della narrativa per l’infanzia Ulf Stark. Svedese, vincitore di premi internazionali e pubblicato in tutto il mondo, Stark (1944-2017) in questo racconto lungo affronta il tema del rapporto e del raffronto tra due generazioni distanti come possono essere quelle di nonni e nipoti. Ulf, il nome del piccolo protagonista è un bambino che tenta di aiutare il nonno Gottfrid “basso, grasso e rabbioso” intento a tirare via l’erbaccia dalle aiuole del giardino.

Ulf sa che Gottfrid è insofferente e non sopporta neppure gli insetti e cattura un bombo in una scatolina certo che il gesto avrebbe fatto piacere al suo burbero nonno che invece lo rimprovera prendendo le difese dei bombi, insetti utili al trasporto del polline e quindi indispensabili per il suo giardino a differenza di chi ozia e non fa nulla come il padre di Ulf e il bambino stesso. Il nonno lo punisce e lo incita a lavorare e aiutarlo nelle pesanti mansioni giornaliere, “forza, tira fuori la grinta che hai dentro”, e Ulf lascia i giochi e comincia ad aiutarlo ad accatastare la legna, a prendere il latte dal lattaio, a portargli la bacinella d’acqua calda per la barba. Schiavizzato e stanco, Ulf corre al molo ad accogliere al suo arrivo l’altro nonno, quello materno, Gustav, e con lui arrivano la salvezza e il riscatto perché Gustav “era bravissimo a trasformare cose normali in vere e proprie avventure” che diventeranno un esempio da seguire per nonno Gottfrid.

Tradotto da Samanta K. Milton Knowles e illustrato dal pluripremiato scrittore e disegnatore Markus Majaluoma, il racconto trasuda umorismo e delicatezza, caratteristiche narrative tipiche di Stark che con il linguaggio semplice e ingenuo dei piccoli racconta il loro mondo, i loro disagi, le loro esigenze e fa arrivare il suo messaggio ai lettori adulti che spesso dimenticano i tempi e i passi giusti che un bambino deve rispettare e compiere. Non c’è fretta di crescere, rivendica l’autore, bisogna lasciare spazio ai giochi, ai sogni, alle monellerie che diventano scoperta e da tutto questo si impara a diventare grandi. Ci vuole grinta, per crescere!

Autore Ulf Stark Titolo Ulf, il bambino grintoso Traduzione Samanta K. Milton Knowles
Illustrazioni Markus Majaluoma Collana I Miniborei Editore Iperborea Prezzo euro 9,00

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Quentin Blake – L’erbaccia- Camelozampa

Un altro prezioso libro illustrato entra nel catalogo dell’editore Camelozampa, è “L’erbaccia” scritto e illustrato da Quentin Blake, un gigante della narrativa per bambini e ragazzi che dedica il volume alla grandiosità della natura, del mondo vegetale che ci nutre e ci fa respirare, ci fa divertire e ci ristora. E se un giorno tutto il verde intorno a noi si trasformasse in uno sterile terreno arido e spoglio? Blake lancia un urlo che parte dal cuore della terra dove fa sprofondare la famiglia Dolciprati, un nucleo composta dai genitori, due figli e un merlo indiano chiamato Octavia. La spaccatura nel terreno porta giù in fondo i Dolciprati che temono di non riuscire a salire più in superficie e di patire la fame.

Sarà l’intraprendenza ma anche l’insegnamento di Octavia a trovare la soluzione e a far apprezzare loro quanto anche un’erbaccia possa essere utile all’ecosistema del pianeta Terra e al benessere dell’essere umano. La natura diventa la protagonista di una storia che vuole aiutare ad aprire le menti e gli occhi non soltanto al bello ma anche alla generosità che il nostro pianeta ci dimostra e ci regala. Rispettarlo e salvaguardarlo non è soltanto un dovere ma deve diventare un atteggiamento spontaneo oltre che necessario. Dedicato a Greenpeace e ai suoi sostenitori, tradotto da Sara Saorin, il volume stampato e rilegato in Italia inaugura il progetto dell’editore di realizzare libri per bambini completamente privi di PVC.

Titolo L’erbaccia Autore Quentin Blake Editore Camelozampa Prezzo euro 16,00

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Sebastiano Piccione - La mia vita: che spettacolo! Letteratura Alternativa edizioni

Pantaloni con i tasconi, maglietta nera con qualche buco, tabacco a portata di mano, Seba è l’uomo del palco non da palco, la preposizione fa la differenza perché i palchi sono le sue creature, senza la sua professionalità e il suo staff di tecnici la magia comunicativa fatta di suoni, luci, effetti e sincronicità non sarebbe possibile. E’ uno dei più noti e apprezzati direttori di produzione, ha seguito e organizzato i tour di tantissimi musicisti italiani e stranieri dai Pooh a Ligabue a Carmen Consoli a Bruce Springsteen e ha lavorato in vari programmi tv e teatrali di Fiorello, Sebastiano Piccione, detto Seba, da amici e addetti ai lavori, ha voglia di raccontarla la sua vita professionale che unita a quella personale è davvero uno spettacolo. In questo anno difficile soprattutto il mondo della musica e del teatro, settori costretti a bloccare ogni genere di attività, Piccione non si è fermato, ha fatto sentire la sua voce e ha deciso di affidare a un libro la sua esperienza ma anche il suo augurio che lo spettacolo ricominci per tutti.

Il suo libro-confessione che è un po' un diario e un po' un racconto per immagini è non solo un modo efficace per far conoscere la complessa macchina organizzativa del “dietro le quinte” ma anche l’unica maniera per contribuire affinchè quella macchina continui muoversi e non spenga i motori. Fare il direttore di produzione significa stare lontano dai riflettori, essere l’artefice della buona riuscita di un concerto o di un programma televisivo, e sono l’esperienza e la professionalità di questa figura a fare sì che “tutto fili liscio”. A questo lavoro itinerante ma stabile allo stesso tempo e a tutti i tecnici, Sebastiano Piccione dedica “La mia vita: Che spettacolo!” (con prefazione di Roby Facchinetti) viaggio nel suo mondo e nella sua formazione profondamente radicata a Catania, una città che ha sempre saputo rinascere e rinnovarsi e che tanto somiglia a Seba che ha lavorato in ambienti differenti, ha preso batoste e delusioni ma poi ha trovato nella musica la strada giusta da seguire. Piccione è abituato a muoversi in un habitat artistico, con la madre soprano lirico al teatro Massimo Bellini e tanti parenti membri della banda musicale di Catania.

La musica diventa la sua vita, e Seba racconta la racconta col cuore in mano, non mancano infatti momenti commoventi o intimi, come l’incontro con la bella moglie e l’amicizia intensa con Facchinetti. Piccione fa esperienza nel mondo degli addetti ai lavori partendo dal gradino più basso, una scalata dura, la “gavetta delle gavette”. La sua passione per il palco, per l’organizzazione “dei suoni, delle luci, del back stage, in una sola parola: coloro che dovevano rendere tutto perfetto” cresce parallelamente a quella per Sonia, bellissima cantante astigiana. L’autore racconta le tappe della sua professione abbinate a tappe e date di concerti e tour a partire da quello iniziato in Calabria, di Mango nel 1998 a da lì in poi Ligabue, Alex Britti, Antonella Ruggiero fino al forte sodalizio con i Pooh e all’esperienza con Fiorello. Piccione lega i ricordi con aneddoti e curiosità e pensieri e conclude il libro con una “piccola grande poesia” dedicata alla madre.

Titolo La mia vita: che spettacolo! Autore Sebastiano Piccione Editore Letteratura Alternativa Edizioni Prezzo euro 12,90

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Intervista a Federica Bordoni per Leggende Groenlandesi (Iperborea)

Illustrare Leggende groenlandesi (Iperborea) ambientato nel freddo del Nord scandinavo durante il caldo torrido estivo in Italia è stato un refrigerio per Federica Bordoni, oltre che una sfida accettata e portata a termine con tenacia e professionalità. I disegni che accompagnano quattordici delle trentadue leggende della tradizione groenlandese, messe insieme e tradotte da Bruno Berni, riproducono momenti di vita quotidiana, scorci di paesaggi gelati, animali, bambini e sciamani e soprattutto rendono con la tecnica del bozzetto l’essenzialità che traspare dai racconti del popolo inuit. Inserite nella collana dedicata alle fiabe nordeuropee, le leggende hanno dentro la magia e il sogno, il viaggio e la credenza, l’amore e la fantasia. Federica Bordoni, in arte Febò, è illustratrice e graphic designer e lo stile minimale e onirico caratterizza le sue illustrazioni realizzate in gran parte con tecniche digitali. Lavora per quotidiani e magazine italiani e stranieri tra i quali Vanity Fair e The New York Times e per Iperborea ha illustrato anche la copertina di Isola di Siri Jacobsen e Fiabe faroesi.

Federica continui la tua collaborazione con la casa editrice Iperborea con Leggende Groenlandesi. Oltre alla copertina il libro contiene altri disegni. Mi racconti il progetto?

Il progetto mi è stato sottoposto da Anna Basile in una torrida giornata d’agosto. In quei giorni infuocati, lavorare alle illustrazioni di questo libro, ambientato in luoghi freddissimi, è stato un refrigerio.

Inizialmente avevo dei dubbi perché trovavo difficile pensare di creare delle illustrazioni in bianco e nero, non sono abituata e non sapevo bene come approcciarmi a questo progetto. Una volta trovato il giusto equilibrio però tutto si è svolto in modo molto fluido, con grande sintonia con la redazione che mi ha lasciato una grande libertà espressiva.

Che tecnica hai usato e com’è stato il tuo lavoro di ricerca per riprodurre col disegno usi e costumi digli Inuit?

Come per ogni progetto, le idee nascono da un brainstorming e da una ricerca di referenze visive sul tema. La mia tecnica è digitale, solitamente vettoriale. In questo caso solo la copertina è stata realizzata in vettoriale, mentre le immagini interne sono realizzate con graffite digitale in procreate. Questa seconda tecnica, che di solito utilizzo solo per i bozzetti, si è rivelata adatta alle esigenze di questo progetto editoriale.

In Isola e anche qui è il mare ad avere la meglio. Quanto ti piace disegnare il mare? In questo caso è stata una coincidenza o una scelta?

In parte coincidenza e in parte scelta. L’immagine utilizzata per la copertina di isola in realtà è nata antecedentemente, fa parte di una serie intitolata Something Hidden, 5 immagini di figure femminili in cui alcuni elementi seduttivi vengono celati o mostrati, in un contesto onirico e immaginario. Questa illustrazione si è poi rivelata perfetta per la copertina del romanzo di Siri Ranva Jacobsen, quasi come se le due opere fossero nate in simultanea per poi incontrarsi.

Mi sono sempre sentita molto vicina e attratta dall’elemento acqua e per la copertina di Leggende Groenlandesi è venuto naturale scegliere l’immagine della bambina e della balena. Una scelta condivisa da subito anche con Anna Basile e tutta la redazione di Iperborea. La leggenda della balena narra di un’amore impossibile, ma non per questo meno desiderabile, un soggetto che mi ha subito molto affascinata.

C’è una leggenda che ti ha colpito di più?

Quello che davvero mi ha colpito di questo libro sono le immagini poetiche evocate da queste leggende. I viaggi spirituali degli sciamani sono stati di grande ispirazione, così come quelle che hanno come protagonisti giganti e animali. Le leggende che ho deciso di illustrare sono quelle che hanno maggiormente stuzzicato la mia immaginazione.

In questo periodo i libri giungono ai lettori senza una presentazione in presenza, in questo caso ne hai personalizzato alcuni. Che hai provato a disegnare una dedica per un lettore che non avevi di fronte?  

Devo dire che mi è piaciuto immaginare a chi sarebbe capitata quella copia mentre disegnavo il frontespizio. Penso sia molto intrigante l’effetto sorpresa. Inoltre per me è stato più semplice perché so che la mia timidezza mi avrebbe in parte bloccata nel disegnare in presenza. Illustrare è un lavoro per lo più solitario. La risposta e gli apprezzamenti che ho avuto da parte dei lettori sui social, grazie anche ad Iperborea e a Bookdealer, è stata una bellissima sorpresa per me.

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“Canto di Natale” di Charles Dickens illustrato da Iacopo Bruno- Rizzoli

Dei Christmas Books che Charles Dickens scrisse tra il 1843 e il 1848, A Christmas Carol è il più noto, celebrato e ricordato ogni Natale. Scritto in poco più di un mese per l’editore Chapman & Hall, nel 1843, è un instant book di pregio sin dalla prima edizione, per imposizione dello scrittore che ha voluto copertina cartonata, dorature, nastro segnalibro, otto illustrazioni di John Leech e un prezzo popolare. L’enorme successo di vendite rincuorò Dickens che portò a giusto termine il suo obiettivo di denunciare le condizioni di povertà, miseria e abbandono del proletariato londinese e lo sfruttamento minorile. La storia è quella del tirchio e avido Scrooge che la notte della Vigilia di Natale riceve la visita di tre spettri che lo conducono attraverso le età della vita fino al momento della sua morte.

Quelle visioni gli aprono il cuore alla solidarietà e muta atteggiamento nei confronti della gente a partire dal giorno di Natale. La popolarità del racconto non si ferma e continua nel tempo con nuove edizioni editoriali illustrate, fumetti, cartoons e film. Non è Natale senza Canto di Natale da rileggere o regalare e come scrisse Burgess “Dickens creò un mondo e nel tempo libero inventò il Natale”.

Da oggi in libreria, edita da Rizzoli una nuova e splendida edizione di “Canto di Natale”, illustrata da Iacopo Bruno e tradotta da Beatrice Masini. Iacopo Bruno, fondatore con Francesca Leoneschi dello studio di grafica e illustrazione The world of DOT, collabora con le più prestigiose case editrici italiane e straniere e con l’opera di Dickens incanta sin dalla copertina dove troneggiano il rosso e l’oro natalizi e le campanelle della festa. Con Bruno la Londra fredda e innevata contrasta con gli interni caldi e decorati per il Natale. L’intensità emotiva dei volti, gli oggetti, le finestre illuminate, i dolci, i regali e la musica sono i dettagli su cui l’occhio attento dell’illustratore si posa per rendere il racconto con immagini di attimi, sguardi, sorrisi e timori che sembrano sbirciate, rubate e fermate.

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Francesco Carofiglio “Poesie del tempo” Piemme

E’ emozionato e a tratti commosso Francesco Carofiglio seduto sul palcoscenico di un teatro vuoto scelto come luogo del cuore per presentare con un breve monologo “Poesie del tempo stretto”, la sua prima raccolta di poesie e disegni. I brevi componimenti poetici senza titoli sono dedicati alla sua gatta Ariel che compare in copertina insieme al suo profilo, due figure-ombra, che insieme hanno condiviso lo spazio domestico durante il periodo del confinamento “svolgendo l’esercizio quotidiano della volontà e dell’ottimismo” in un periodo in cui le parole sono “apparse indispensabili, più che mai”. Prendono forma così, nei giorni della solitudine e della chiusura, cento poesie accompagnate da altrettanti disegni, parole ripescate in una vecchia cartella, trascritte o salvate che si rispecchiano nei disegni a matita, a china ad acquarello neri e grigi.

Le poesie di Carofiglio, architetto, regista, disegnatore e scrittore di romanzi di successo, esprimono il lato ombroso e oscuro dei protagonisti ma lasciano trasparire uno spiraglio di luce. Il tempo parla, racconta emozioni provate o subite, ricorda suoni sordi, piccoli rumori che tenevano compagnia. L’autore osserva e ascolta ricorda e scopre e mette in scena piccoli racconti in cui persone, animali e oggetti esprimono il movimento in un tempo stretto. La raccolta di Carofiglio è anche una rappresentazione in forma poetica di stati d’animo e sensazioni che ritornano da un passato lontano, nascoste dentro le pagine segrete dell’adolescenza e incontrano il presente prendendo una nuova forma alla luce dell’esperienza.

Le parole trovano posto a destra e i disegni sulla sinistra del libro in formato pocket e le poesie senza titolo suonano la stessa musica dei disegni. Sono gli animali i grandi protagonisti del viaggio nelle parole di Carofiglio, gatti, somari, formiche uccelli che “sono padroni del mondo come soldati in questo mondo fermo incontrastati”, testimoni liberi del blocco degli esseri 

disegnatore e scrittore di romanzi di successo, esprimono il lato ombroso e oscuro dei protagonisti ma lasciano trasparire uno spiraglio di luce. Il tempo parla, racconta emozioni provate o subite, ricorda suoni sordi, piccoli rumori che tenevano compagnia. L’autore osserva e ascolta ricorda e scopre e mette in scena piccoli racconti in cui persone, animali e oggetti esprimono il movimento in un tempo stretto. La raccolta di Carofiglio è anche una rappresentazione in forma poetica di stati d’animo e sensazioni che ritornano da un passato lontano, nascoste dentro le pagine segrete dell’adolescenza e incontrano il presente prendendo una nuova forma alla luce dell’esperienza.

Le parole trovano posto a destra e i disegni sulla sinistra del libro in formato pocket e le poesie senza titolo suonano la stessa musica dei disegni. Sono gli animali i grandi protagonisti del viaggio nelle parole di Carofiglio, gatti, somari, formiche uccelli che “sono padroni del mondo come soldati in questo mondo fermo incontrastati”, testimoni liberi del blocco degli esseri umani. L’autore guarda con occhi sensibili e a volte intristiti dentro casa, fuori dalla finestra, o dietro nel tempo e fa “esercizio d’infanzia a piedi nudi” e in questo modo ritornano figure della fanciullezza, incontri fortuiti, giochi, cicatrici , sogni, e si celebra la gentilezza rivoluzionaria in un tempo fermo in attesa del futuro.

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Intervista a Sarah Savioli autrice del giallo “Gli insospettabili” (Feltrinelli) 

Fanno parte della nostra quotidianità, eppure troppo spesso non li notiamo e ancora più sovente li trascuriamo o li maltrattiamo, eppure loro non mancano di darci affetto o rallegrarci, sono gli animali e le piante che vivono con noi o incontriamo per strada e sono i personaggi chiave del giallo “Gli insospettabili” edito da Feltrinelli di Sarah Savioli, raccontati dall’autrice nel ruolo di testimoni oculari di crimini più o meno gravi e di una realtà sociale come la nostra che non riesce a comunicare e ascoltare. Savioli, al suo esordio narrativo crea un giallo con una protagonista forte e eccentrica, Anna, che per un ematoma al cervello sviluppa la facoltà di comprendere e comunicare col regno animale e vegetale e diventa l’aiutante di un detective privato con la mansione di interrogare cani, gatti, ficus, tartarughe e quanti hanno a che fare con la morte del giovane ex tossico dipendente Armando.

Sarah, il team investigativo de “Gli insospettabili” è formato da Anna, dal detective Cantoni e il socio Tonino più l'alano Otto. Come sono nati i personaggi e come hai scelto gli animali?

“Gli insospettabili” è una storia nata un po’ da sola, frutto di istinto ben più che non di programmazione. Ovviamente questo vale per la prima stesura, poi c’è stato il grande lavoro successivo di sistemazione linguistica e di logiche della narrazione. Ma tutti i personaggi, animali compresi, sono nati così, emersi in maniera inconscia. Mentre scrivevo alla fine mi stupivano quasi, come avessero una loro piena irrequieta indipendenza, una vita propria. Mi alzavo alla mattina e mi chiedevo che cosa avrebbero combinato, poi facevo l’unica cosa che potevo fare: lasciavo la fantasia libera di operare allo stato brado. Rileggendo il libro ora che è passato un po’ di tempo, scorgo ombre del mio passato, eventi o aspetti di me contraddittori e sempre in scontro, però mentre scrivevo ho scelto davvero poco, ho fatto quasi solo l’atto sconsiderato e di fiducia di “lasciar andare” e accettare quello che sarebbe venuto fuori.

Dalla dedica ai personaggi, il tuo romanzo dà voce a chi non può farsi sentire o non è ascoltato?

Fra i miei desideri c’era anche questo. Poi c’è anche un senso sempre rinnovato di incanto di fronte all’inatteso e la gratitudine nei confronti della voglia di spuntare, fiorire e risplendere anche quando tutto sembra opporsi, anche quando il contorno nel quale ci si trova è ostile e ogni segnale sembra portare irrimediabilmente al fallimento.

I ciuffi d’erba e i piccoli fiori che bucano il cemento ed esplodono di colore mi hanno sempre fatto pensare a questo. Sono vivi e, con il loro esistere con la gioiosa fierezza per ciò che sono, portano luce là dove nessuno la credeva qualcosa di possibile.

Anna considera la sua condizione una naturale evoluzione del suo rapporto col mondo. Quanto è importante per te esprimere attraverso la tua protagonista il bisogno di comunicare e ascoltare sempre più raro nella nostra società?

Credo che impegnarci davvero per imparare a comunicare al momento sia la nostra unica speranza. Abbiamo confuso per troppo tempo il fatto di esprimere noi stessi con quello di comunicare con gli altri, chiunque essi siano. La comunicazione, infatti presuppone una predisposizione all’ascolto, un’apertura mentale vera e aperta a visioni diverse del mondo e, perché no, anche a un nostro cambiamento. In realtà spesso invece facciamo monologhi che lanciamo nell’aria come missili terra-aria in difesa di certezze e opinioni che abbiamo deciso di piantare come muri di sbarramento al di là dei quali passa solo ciò che riconosciamo come conforme al nostro pensiero. Quindi parliamo e scriviamo per confermare che siamo forti e monolitici, mentre dovremmo cominciare a comunicare con il coraggio di saperci fragili, caduchi, meravigliosamente mutevoli e tutti incredibilmente vicini.

L’alano Otto di Cantoni e il gatto Banzai di Anna, possiamo considerarli gli investigatori del quotidiano degli esseri umani?

È senza dubbio un’ottima definizione per loro. I due su questa linea hanno approcci completamente differenti.

Il buon Otto, da cane gentile e fidatissimo, guarda con benevolenza gli umani e accoglie il loro essere frastagliati e disastrati accompagnandoli senza giudicarli mai, così come si fa con gli amici più cari.

Banzai è invece un gatto e osserva gli umani con fare più curiosamente scientifico e sperimentale, con la tenerezza dovuta alla nostra semplicità, così come si fa… con i propri animaletti domestici.

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Atlante delle sirene- mappe e Storie di incantatrici del mare- di Anna Claybourne e Miren Asiain Lora- Magazzini Salani


Le chiamano le incantatrici del mare “creature degli abissi, magiche e ipnotiche, che hanno una storia millenaria e in ogni paese e ogni cultura ci sono racconti che ne parlano”, sono le Sirene. Incantano, attirano, nuotano e si nascondono e sono le protagoniste di storie affascinanti e terrificanti tutte raccolte nel suggestivo “Atlante delle sirene” di Magazzini Salani scritto da Anna Clay Bourne e illustrato da Miren Asiain Lora che propone mappe e racconti sulle sirene, mutevoli nell’indole e nelle sembianze, magiche e potenti “alcune sono decisamente pericolose”, altre controllano i venti e le maree salvano i marinai o regalano pesci.

Europa, Africa, Asia, Oceania, Nord e Sud America sono terre di sirene e il libro racconta le loro storie di creature marine che a volte lambiscono le spiagge o arrivano sulla terra ferma prendendo sembianze umane. Storie e illustrazioni ricreano le atmosfere dei fondali dove queste creature mitologiche e magiche che incantano i marinai e piacciono ai bambini entrano in narrazioni senza tempo, in credenze millenarie. Il libro ripercorre le storie con itinerari geografici abbinati alle sirene e ai loro simili e troviamo i Finfolk che allevano balene, la Melusine che è per metà donna e per metà fata, i Nommo, le sirene dello spazio o le Jiaoren, le sirene tessitrici gentili e amichevoli.

Non mancano le curiosità con doppie pagine che con parole e disegni svelano i poteri magici, gli avvistamenti o altre creature scambiate per sirene. Il libro è un’immersione in mare alla scoperta di uno dei suoi tanti segreti, ma è anche un’emersione in superficie per scoprire se le sirene sono sulla terra senza farsi scoprire.

Titolo L’Atlante delle sirene Autori di Anna Claybourne e Miren Asiain Lora Editore Magazzini Salani Euro 14,90

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“Gli zoccoli delle castagne” (Read Red Road) Di Barbara Ferraro illustrato da Sonia Maria Luce Possentini

Raccontare per non dimenticare e per tramandare memorie e storie di persone e luoghi del cuore, questo l’obiettivo di Barbara Ferraro autrice del bellissimo romanzo per ragazzi illustrato da Sonia Maria Luce Possentini.
Un racconto delle radici ma anche del lavoro, del sudore di chi ci ha preceduti ed è stato legato alla terra di appartenenza da sentimenti di amore ma anche di rispetto e riconoscenza e che vissuto facendo sacrifici.

La terra raccontata da Ferraro è la Calabria degli anni Trenta vista con gli occhi di una bambina .“Bambine come mia nonna hanno diritto a essere ricordate” afferma l’autrice e la sua protagonista è Lina, undicenne e figlia maggiore di una famiglia numerosa, è lei che ha il compito di occuparsi della casa insieme alla mamma e di accudire i fratellini. Vive in una casa di pietra e terra, in cui l’odore dell’umidità è compagna costante, così come il sapore di focolare e fiamme che si deposita sul cibo. La quotidianità della bambina è segnata dai doveri e dalle responsabilità, ma anche da momenti di gioco.

Con l’arrivo di ottobre, come ogni anno, gli uomini, le donne e i bambini più grandi si mettono in cammino per raggiungere i boschi e dare il via alla raccolta delle castagne. Un lavoro duro, malpagato, portato avanti in condizioni precarie per oltre un mese. Lina è affaticata e la nostalgia di casa è forte. Il giorno del ritorno la sua gioia è palpabile. Finalmente potrà indossare le scarpe della festa e tornare a essere una ragazzina.
La storia vera di Lina può essere quella di molti bambini che non vivono mai l’infanzia e sono sfruttati e chiamati a lavorare in condizioni terribili in tante parti del mondo. Le due autrici con parole e acquarelli entrano nel personaggio, fanno venire fuori i sentimenti, i desideri e anche le privazioni di una bambina alla ricerca della libertà e con tanta voglia di diventare grande.

Barbara Ferraro è libraia de Il Giardino Incartato, libreria indipendente di Roma. Fondatrice e curatrice del blog dedicato alla letteratura per l’infanzia AtlantideKids, collabora con diverse riviste di settore. Di formazione filologa, è esperta di fiabe, racconti, leggende popolari. Dopo la laurea in Lingue e letterature straniere ha lavorato presso la Fondazione Roberto Rossellini indagando il rapporto tra parola e immagine. Calabrese, vive a Roma con la sua famiglia. Ha pubblicato per Edizioni Corsare “Grilli e rane” (2019); per Bacchilega Junior “Blu di Barba” (2017) e “A Colori” (2018), che si è aggiudicato il premio Microeditoria di qualità.

Sonia Maria Luce Possentini è pittrice e illustratrice. Nata a Canossa (RE) si è laureata in Storia dell’Arte e all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha ottenuto borse di studio da Fondazione Magnani Rocca di Mamiano (PR) ed Olands Grafiska Skola. Ha ricevuto premi e riconoscimenti in Italia e all’estero, tra cui il Silver Award al concorso Illustration Competition West 49 Los Angeles-America. Nel 2011 il suo libro “Un bambino” (Kite) è stato selezionato da IBBY Italia per la mostra di Bratislava. Nel 2012 è stata testimonial del progetto Città Invisibili nell’ambito della Biennale di Letteratura e Cultura per l’Infanzia della Regione Veneto.

Nel 2014 ha vinto il Primo Premio Pippi con “L’alfabeto dei sentimenti” (Fatatrac). Nel 2014 vince il Primo Premio Città di Bitritto. Nel 2014 il suo libro “Noi” (Bacchilega), selezionato da Ibby per Outstanding Books for Young People with Disabilities.
Nel 2014 e 2016 è presente nel prestigioso catalogo White Ravens (Germania) con “L’Alfabeto dei sentimenti” (Janna Cairoli- Fatarac) e “Il Pinguino senza frac” (Silvio D’Arzo-corsiero editore). Nel 2015 vince il Premio Rodari. Nel 2016 il primo premio d’illustrazione per la letteratura ragazzi di Cento (FE). Nel 2017 riceve il premio Andersen come miglior illustratore. Nel 2018 riceve il Premio MAM Maestri d’Arte e di Mestiere, conferito dalla Fondazione Cologni e ALMA presso la Triennale di Milano. Nel 2019 è tra i dieci selezionati al Silent Book Contest, concorso internazionale dedicato ai Silent Book, il suo libro “Il tesoro di Nina” finalista, verrà stampato in occasione della fiera di Bologna 2020.

READ RED ROAD Se leggi fai strada Dal 2015 libreria con sede a Roma. Dal 2018 anche casa editrice dallo sguardo internazionale

Gli zoccoli delle castagne Testo: Barbara Ferraro Illustrazioni: Sonia Maria Luce Possentini
62 pagine Copertina cartonata, Formato: 19 x 23 cm ISBN: 9788894444384
Euro 14,00 Età: 11 + In libreria dal 21 maggio

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I giardini parlano, sussurrano storie, svelano segreti e custodiscono misteri che hanno radici profonde e antiche, il segreto è saperli ascoltare, volerli osservare con gli occhi della curiosità e dello stupore, saperne percepire i profumi più nascosti per regalarsi momenti di felicità ma anche di riflessione che riportano alla storia dell’uomo, alle sue conquiste e alle sue sconfitte e anche al suo legame con la natura e la madre terra. Del suo giardino selvatico nella valle di Jezreel in Israele si occupa personalmente Meir Shalev e lo racconta in un libro scritto con le palpitazioni di un cuore innamorato e le mani di chi se ne prende cura quotidianamente e gioisce per ogni fioritura o piange per la fine di un albero o una pianta.

Meir Shalev inizia il racconto de “Il mio giardino selvatico “( Bompiani, tradotto da Elena Loewenthal) dalla sua casa in mezzo al giardino selvatico, primitivo e antico, e narra impressioni, sensazioni e riflessioni sul suo appezzamento di terreno stracolmo di piante e alberi. Nel giardino la fanno da padroni il ciclamino e la scilla marittima, ma anche lillà, rose, l’albero dei rosari, querce, mirti locali e ancora insetti, rettili, un piccolo grande microcosmo in movimento e in evoluzione che Meir Shalev, editorialista di un noto quotidiano israeliano e vincitore di prestigiosi premi letterari, apre ai lettori raccontandolo come fosse un diario intenso come sanno essere i profumi di fiori e frutti, erbe aromatiche o arbusti. Piante, alberi e animali che abitano il giardino in Terra Santa diventano personaggi come la lucertola di vetro, la raganella, la lucciola, sempre più rare da incontrare o le api operaie, le formiche instancabili, gli istrici i ragni o i ricci. Il giardino diventa fonte inesauribile di ricordi, aneddoti, spiegazioni di botanica o zoologia.

“Un giardino spontaneo regala al suo proprietario non solo cose interessanti, conoscenze, piacere e soddisfazione, ma anche momenti di autentica felicità” e Shalev si lascia andare ai ricordi e il suo giardino diventa un palcoscenico in cui recitano una parte anche gli utensili e gli arnesi del giardiniere come la carriola che si porta come una bicicletta e si riempie di parti del giardino “terra, sassi, legna da ardere, secchi di concime, erba matta estirpata” e che conserva un grande fascino perché non è stata modificata negli anni ma solo leggermente perfezionata. Sul palcoscenico letterario di Shalev si esibiscono e sfilano fiori e piante tipiche della Terra Santa ma il protagonista è il papavero, scelto anche per la copertina ( i disegni di copertina e delle immagini sono di Rafaella Shir, sorella di Shalev) perché è il fiore preferito dall’autore per il suo essere “simbolo di giovani eroi che hanno dato il loro sangue da quelli della mitologia greca fino alle vittime di guerra della nostra era”.

Un giardino è anche musica e canto come quello prodotto dalle api che Shalev ascolta sotto la quercia ma è anche luogo di incontri improvvisi e teneri come quelli con tartarughe e pettirossi, ma in un giardino possono esserci anche tragiche fini e si custodiscono tombe, ciclicamente si susseguono morti di alberi, di piante decidue, ma sotto il ramno, vicino al giglio e alla verbena riposa anche “l’indiscusso dominatore del giardino” quando era in vita, il gatto Kramer. Se le sue zampette perlustravano in lungo e largo, di notte e di giorno il suo regno, adesso sono i piedi nudi di Shalev a continuare a calpestarlo contento e soddisfatto delle “informazioni che la pianta del piede capta dalla terra”. Comprendere e ascoltare il suo giardino diventa anche saperlo leggere e ricordare o abbinare momenti a opere di scrittori e artisti come Jean Giono, Kenneth Grahane, Handel, Gutman o alle poesie del padre. Il libro è un canto d’amore e non a caso inizia e si conclude con la celebrazione di un albero di limone custode dell’intero giardino e della sua storia e simbolo del futuro.

 

T.S. Eliot “Il libro dei gatti tuttofare” (Bompiani)

Nel 2019 ha compiuto ottant’anni “Il libro dei gatti tuttofare” di T.S. Eliot da cui è stato tratto il fortunato musical “Cats” che per oltre venti anni è andato in scena a Londra e nel 2019 è arrivato sul grande schermo con il film diretto da Tom Hooper. Il libro è una raccolta di poesie, di ritratti felini che il premio Nobel per la letteratura dedica ai gatti e alle loro molteplici abilità e capacità. Le poesie sono originali, ironiche, argute e a volte sfuggenti come i loro protagonisti. Con le illustrazioni di Edward Gorey e la traduzione di Roberto Sanesi e con testo inglese a fronte, l’edizione Bompiani ha la prefazione di Emilio Tadini e contiene anche la poesia “Rapsodia su una notte di vento”. La raccolta, come sostiene Tadini, è dedicata ai nomi dei gatti, ma non ai nomi che noi umani diamo loro bensì ai nomi nascosti e misteriosi come i gatti stessi che li portano, perché quei nomi altro non sono se non la loro vera identità e “il nome si mostra nascondendosi nel gatto”. Quindi, il gatto rivela il suo nome mostrando se stesso e lo fa soprattutto quando sembra di meditare. Da questi concetti che scaturiscono dalla prima poesia si procede con una carrellata di altri poemi che raccontano storie di gatti dai nomi estrosi mirabilmente tradotte da Roberto Senesi che in questa edizione apporta modifiche alle sue precedenti traduzioni delle poesie, “ mi sono attenuto in questo caso a una maggiore rispondenza al testo inglese…come in ogni traduzione, fra il gatto che pensa (l’originale) e il gatto pensato cade un’ombra: del nome, della parola”. Con il gatto bucaniere, Tiremmolla il gatto strano, il vecchio Deuteronomio, Brunero il gatto del mistero, Gass il guardiano del teatro, il poeta mette in scena diverse personalità di gatti, differenti identità che potrebbero racchiuderne una soltanto e sembra giocare con le parole come farebbe un gatto con un gomitolo. Del resto, è sempre il gatto a decidere con cosa e fino a quando giocare.

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„00 Gatto“ di Kerstin Fielstedde (Emons)

Hanno licenza di graffiare e sono agenti segreti, randagi informatori o semplici micetti raffreddati, eppure messi insieme sono capaci di sgominare piani diabolici o proteggere animali in pericolo, sono i protagonisti felini di „oo gatto“ il primo romanzo della serialità „i cats“ dell’autrice tedesca Kerstin Fielstedde. Già al secondo episodio in Germania, è diventata un caso editoriale per l’originalità della sua scrittura che riesce a interpretare e a dare voce ai nostri amati piccoli felini domestici: i gatti. Tradotto da Letizia Galletti con illustrazioni di Lilla Varhelyi e della stessa scrittrice, il romanzo fa l’occhiolino nel titolo al ben noto agete segreto creato da Fleming da cui i personaggi traggono intraprendenza, tenacia, coraggio e un po' di sana incoscienza, e le loro missioni non hanno nulla da invidiare a quelle del collega umano britannico, perché si occupano di abusi e scandali edilizi, traffici illeciti, sperimentazioni di armi. „00 Gatto“ è un thriller che sfocia nella spy story e inizia con la scompaarsa di Indy, la Main Coon abile e carismatica che insieme al giovane fratello Ian forma la squadra degli i cats supportata da altri animali speciali, un cane, un passero, un ratto che, seppure „ avrebbero una gran voglia di mangiarsi l’un l’altro, sono professionisti che collaborano insieme eccellentemente restando uniti“.

L’autrice inserisce nella trama investigativa temi scottanti e la sua ricetta narrativa è composta da personaggi bene definiti, forti e incisivi che, a quattro zampe, pelosi o piumati diventano detective credibili e intriganti. Ogni personaggio è definito anche nella sua psicologia e alla conclusione della storia rimangono ancora tante domande legate a situazioni aperte che rimandano alla prossima indagine avventurosa.

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“Q.B.” di Matteo Colombo (Unicopli)

Q.B. è la dose senza una indicazione precisa sulla quantità esatta dell’ingrediente da usare, ma quel quanto basta può diventare “un pizzico” segreto o quantomeno quello che, se ben dosato, fa la differenza di gusto in una pietanza, dando la libertà al cuoco di decidere. Ma Q.B. può anche essere altro e trasformarsi in un menu-giallo con delitti che elimina cuochi di fama come se scegliesse le portate in una carta al ristorante e ce lo racconta brillantemente Matteo Colombo che, dietro quelle due lettere puntate, nasconde le iniziali di un nome, Quinto Botero, chef stellato e detective per autodifesa. Numero uno della collana editing free “La porta dei dèmoni” di edizioni Unicopli diretta dal geniale Flavio Santi, il romanzo è una originale indagine sociale attraverso il mondo, le suggestioni e ritualità della cucina, in cui le vittime, i sospettati, gli investigatori diventano ingredienti letterari di un menu narrativo che ruota intorno al crimine. La cucina, nella penna di Colombo, che come un cuoco esperto, dosa bene tutto e cuoce al punto giusto, diventa vittima, carnefice e giustiziere. Morte e creazione culinaria si intrecciano in una trama ben congegnata e mai banale in cui si muovono un serial killer, il cuoco-detective, un commissario di polizia e lo sguardo-specchio di una delle vittime che segue le indagini. Ambientato alle porte del Natale, il giallo è una eccellente prova narrativa per l’esordiente Colombo che inserisce indizi piu’ o meno celati che omaggiano i grandi autori del genere, tra tutti Agatha Christie.

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Intervista a Letizia Triches autrice di “Delitto a Villa Fedora” (Newton Compton)

Letizia Triches ritorna in libreria e lascia il segno per l’eleganza della sua scrittura e la trama poliziesca che mescola con maestria elementi del giallo classico con il noir psicologico. Con “Delitto a Villa Fedora” inizia una nuova serialità con il commissario Chantal Chiusano dedicata alla città di Roma.

Chantal è stata la coprotagonista di “Verde napoletano”, il tuo primo romanzo, ha fatto una comparsata in “I delitti della Laguna” e adesso è protagonista di una serie a lei dedicata. Quanto questo personaggio ti sta addosso e perché lo hai scelto per farne la protagonista della tua serialità romana? Quando raccontavo di Giuliano Neri, trattandosi di un personaggio maschile, io ero collocata all’esterno. Ed era proprio quello che mi intrigava. Da sempre subisco il fascino di una mente che ragiona e si muove in modo differente dal mio. Volevo perlustrare la psiche di Giuliano, scoprirne gli angoli nascosti e meno scontati. Era una vera sfida. Con Chantal Chiusano funziona in una maniera diversa. Sono simultaneamente dentro e fuori di lei. È una donna come me e, quindi, posso comprenderne ogni moto dell’anima, però non mi assomiglia. Anche se le ho donato alcuni tratti del mio carattere, Chantal continua a sorprendermi, rivelandomi ogni volta qualcosa che mi era sfuggito. Con lei, ho la sensazione di prendere parte a una speciale caccia al tesoro. Una sensazione che mi ha fatto provare sin dal primo romanzo, lasciandomi la strana sensazione che sia lei a condurre il gioco.

Ischitana ma perfettamente a suo agio a Roma, Chantal si adatta a ogni città. È il suo percorrere le strade a piedi a farla entrare nel mood della città? Roma le ricorda in qualche modo la sua Napoli? Da quando la morte le ha sottratto l’amore della sua vita, Chantal è diventata una donna senza fissa dimora. Alla ricerca di un elemento che le sfugge, un enigma irrisolto, con il quale dovrà confrontarsi. Il nodo di tutto è legato a Roma ed è qui che si trasferisce, alla ricerca di una verità ancora da svelare. Tuttavia, passeggiando per la Città Eterna e perdendosi nelle strade meno conosciute e defilate, rispetto a quelle percorse ogni giorno dalla massa dei turisti, avverte nell’atmosfera che la circonda qualcosa di familiare. Qualcosa che le impedirà di fuggire altrove e che la costringerà a restare.

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Hai creato una squadra investigativa. Se col procuratore Massa Chantal condivide la passione per l’arte, con l’ispettore Ferri che rapporto c’è? L’ispettore Ettore Ferri è davvero il suo braccio destro. Eppure non si potrebbero immaginare due persone più diverse. Nulla li accomuna. Ma, contrariamente a qualsiasi previsione, tra i due scatta una sorta di empatia difficile da definire. Non ha nulla a che vedere con alcun tipo di attrazione fisica o mentale, ma li rende una squadra perfetta e affiatata. Nel loro rapporto c’è stima, rispetto, desiderio di proteggersi a vicenda, senso di gratificazione.

Come in un quadro anche sul set cinematografico luci e ombre possono creare un tranello? Cinema e pittura, matrimonio perfetto. La “settima arte” deve moltissimo alla pittura. In un film c’è anche teatro, musica, arti visive Mi vengono in mente film come Barry Lyndon di Stanley Kubrick, Il Decameron di Pier Paolo Pasolini, Il Casanova di Federico Fellini. Per non parlare del grande Luchino Visconti. In queste opere i riferimenti a dipinti famosi sono continui ed evidenti. La realtà rappresentata, sia pure attraverso un’interpretazione artistica, non può prescindere dal suo lato oscuro. Sta a noi individuarlo per non cadere nella trappola di non riuscire a distinguere il bene dal male, strettamente connessi anche dentro di noi.

Dopo la serie del restauratore Neri con Chantal Chiusano dalla vittima a Maria ad Adelaide sono tantissimi i personaggi femminili invece tra quelli maschili emergono quello di Alberto e del giovane Matteo. Ti diverte di più’ raccontare un personaggio maschile o uno femminile? Non saprei fare una distinzione di interesse tra maschile e femminile, perché per me ogni personaggio, a mano a mano che la storia procede, assume una consistenza tale da apparirmi quasi in carne e ossa. Mi interrogo su di lui. Chi è? Da dove viene? Qual era il suo passato? Di sicuro è questa la parte più divertente del mio lavoro, perché do libero sfogo alla mia immaginazione. Alla fine i miei personaggi sono un mix che comprende persone realmente conosciute, persone rubate o semplicemente sognate.

Gli anni Novanta sono il periodo in cui ambienti la storia. Come procedono il tuo metodo di ricerca e la tua ricostruzione storica? Prima di scrivere gialli, professionalmente sono nata come storico dell’arte e la ricerca storica è pane per i miei denti. Conosco perfettamente le modalità operative per procedere a una ricostruzione che sia il più possibile attendibile. Mi dedico di persona alle ricerche perché mi piace. Non potrei mai delegarle a qualcun altro. Esamino libri, riviste, foto, giornali d’epoca. Uso molto internet, ma faccio anche molti sopralluoghi. Amo pensare che un lettore attento possa apprezzare una simile ricostruzione.

Dalla Villa- Castello alle case più semplici e a quella di Chantal. Le case diventano specchio dei tuoi personaggi? In questo romanzo le case in cui abitano i vari personaggi hanno un ruolo molto importante. A partire da Villa Fedora. Il suo vecchio proprietario, il famoso scenografo Alberto Fusco, l’aveva trasformata in una sorta di alter ego. Cito testualmente: “Come se le sue sembianze si fossero dissolte in infinite particelle da rintracciare, una per una, in tutto quello che la casa contiene. Come se ogni cosa fosse il suo riflesso”. Il ruolo delle altre abitazioni, invece, è quello di influenzare, a volte di condizionare, le scelte e i comportamenti di coloro che ci vivono.

Solitudine e famiglia. Possiamo dire che il romanzo ruota intorno a questi due opposti? Ho voluto raccontare la storia della famiglia Fusco in un arco temporale piuttosto lungo, mettendo a fuoco, però, soltanto gli eventi drammatici accaduti nell’autunno del 1992 e nel dicembre del 1974. All’apparenza sembrerebbe una famiglia molto unita, non fosse altro che per il comune interesse professionale legato al mondo del cinema. Esiste persino una sorta di inquietante omertà che lega tutti i componenti del nucleo familiare. Tuttavia, ben presto, Chantal Chiusano si accorge che in quel copione qualcosa non torna, come se ciascuno fosse obbligato a recitare la propria parte in completa solitudine.

Oltre la musica anche il cinema influenza la tua scrittura. Quali pellicole in particolare ti hanno ispirato questa storia?

Il mio sconfinato amore per il cinema ha radici antiche. Risale a quando ero poco più di una bambina e mi appassionavo ai rari film, ovviamente in bianco e nero, che trasmettevano Rai 1 e Rai 2. Tra tutti i registi prediligevo Billy Wilder. In seguito il mio mito ˗ lo è tuttora ˗ è diventato Alfred Hitchcock, “lo sguardo che spia”. Potrei elencare una serie infinita di motivi di questa mia dipendenza, ma ne citerò soltanto uno. Il massimo della suspense non si ottiene facendo vedere, o descrivendo nei dettagli, le scene più violente e raccapriccianti. Bisogna che sia il lettore/spettatore a immaginare di assistervi. Non esiste nulla che, più della nostra immaginazione, possa scatenare il senso di ansia e curiosità che ci incolla letteralmente alla storia.

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