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di Ennio Fiocco

Il blu del mare, il bianco della pomice, il nero d’ossidiana e il profumo marino sono momenti indimenticabili per chi visita le isole Eolie dove regnava un tempo il Dio dei venti e, soprattutto per chi ci vive. La bella isola di Filicudi aveva una economia essenzialmente agricola, come emerge in modo pacifico sia dagli atti che dal vissuto tramandato dalla popolazione locale. La pesca su quest'isola era soltanto “integrativa”. Il pescato sulle isole, sicuramente gustoso ai nostri palati, era in gran numero inferiore al quello del passato raccontate nel XIX secolo dal Dumas in un suo di viaggio eoliano.

La cucina popolare ha esaltato le delizie dei mari nelle sue innumerevoli specie dalle più pregiate a quelle meno ambite. L’utilizzo alimentare di pesci, molluschi e crostacei affonda le sue origini nella notte dei tempi per il loro elevato potere nutritivo e il facile utilizzo,inoltre ben presto ne vennero apprezzate anche le eccellenti caratteristiche organolettiche e le differenze di pregio tra una specie e l’altra. Nell’antica Roma i pesci erano sempre stati una parte importante dell’alimentazione, venivano consumati da tutto il popolo e con le uova e i formaggi apportavano proteine animali tra le classi sociali più povere. Nella Roma delle origini l’alimentazione era quasi la stessa per tutte le classi sociali ma, quando Roma divenne la capitale di un impero immenso e l’unica padrona del Mediterraneo, l’afflusso di enormi quantità di prodotti sui mercati romani creò le premesse per un cambiamento di usi e abitudini anche alimentari.

Nell’impero romano tra il I e il III secolo d. C. l’allevamento dei pesci si rese indispensabile quando la raffinatezza gastronomica delle mense dei patrizi che imponeva l’utilizzo dei pesci più pregiati portò ad un notevole impoverimento dei banchi selvatici di pesce. Secondo Plinio il Vecchio il primo allevatore di murene fu Caio Irro che, in occasione dei trionfi di Cesare, mise a disposizione 6.000 murene. Licinio Murena fece scavare molte piscine per l’allevamento dei pesci e il suo esempio fu seguito da Filippo, Ortensio e Lucullo che fece addirittura scavare un tunnel in una montagna per mettere i suoi vivaria (allevamenti) in diretta comunicazione con il mare. Il pesce veniva allevato dai ricchi patrizi perché, oltre a simboleggiare uno status simbol, difficilmente poteva essere acquistato fresco nei mercati romani; se ne trovava, certo, ma spesso veniva pescato nelle lontane aree marine di Gibilterra e fatto essiccare.

Di sicuro gli approvvigionamenti non riuscivano a coprire i bisogni della capitale, i pescatori erano pochi e le barche da pesca erano in genere di ridotte dimensioni; pare anche che il prodotto non fosse sempre di buona qualità dato il tempo occorrente per risalire il Tevere ed infatti documenti storici riportano che il pescato era mantenuto umido usando alghe bagnate di frequente in modo che non si seccasse. Era inevitabile quindi che il pesce, a partire dal I sec. A.C. divenisse l’alimento dei ricchi e di chi era in grado di permettersi lunghe permanenze nelle lussuose ville costiere. Si parla ovviamente di pesce marino perché quello d’acqua dolce era apprezzato ed usato dalle classi povere. La murena, detta anche murena mediterranea o in inglese “roman eel”, è il nome di un pesce osseo tradizionalmente utilizzato a scopo alimentare, tuttavia divenuto quasi obsoleto sulle tavole degli italiani.

Va detto che il sangue della murena è tossico, ma questa tossicità scompare dopo la cottura.Di murene ne esistono molte specie differenti ed è forse il pesce povero per eccellenza. Non è un pesce azzurro e nemmeno un pesce bianco, nonostante il colore candido delle sue carni. Va tuttavia sottolineato che le ricette tradizionali a base di murena tendono a snaturarne non poco le proprietà nutrizionali. La murena è tradizionalmente mangiata infarinata e fritta, oppure nella zuppa di pesce. La murena è famosa soprattutto per il suo aspetto caratteristico ed è un vorace predatore. Si nutre di pesci, crostacei e molluschi, soprattutto di polpi.

Per quanto concerne l'isola di Filicudi, come anzidetto, un vivo ricordo merita don Giovannino Lopes, nato nel 1928 e deceduto nel 2017. Uomo schivo, equilibrato e gran lavoratore, dedito alla famiglia e alla moglie, che ha arricchito il conoscere e il tramandare dei vissuti dell'isola. Tra i suoi ricordi di un tempo vi era la pesca della murena con i caratteristici contenitori. Le murene venivano catturate e poi riposte in spazi marini custoditi per breve periodo per poi essere vendute in quantità, soprattutto nel periodo natalizio, per le delizie del palato.

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