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di Marco Manni

Eolie, Storia e Vulcani. Origini del culto e le locali leggende di San Calogero- II Parte

L’evoluzione della locale tradizione di San Calogero attraversa tre momenti principali in un certo qual modo collegati ad altrettante fasi del vulcanismo recente di Lipari-Vulcano. Il primo è in riferimento alla presunta permanenza sull’isola dell’anacoreta intorno al 525 AD, di cui si è discusso nel primo appuntamento.

In questa seconda puntata, affronteremo il periodo bassomedievale in cui è stato appurato si colloca la fase conclusiva del vulcanismo di Lipari (ma non di Vulcano), suffragata da nuove datazioni (Tanguy et alii, 2002; Pistolesi et alii, 2021) e da alcune fonti che confermano eventi vulcanici avvenuti a Lipari nel 1264 AD. E’ stato appurato in sostanza un intervallo cronologico di quasi 500 anni tra la prima fase propriamente detta di Monte Pilato (776-787 AD), e quella conclusiva di Forgia Vecchia e Rocche Rosse.

Nel frattempo, a cavallo tra il primo ed il secondo millennio, tra Lipari e Vulcano prendeva forma l’isolotto di Vulcanello (Arrighi et alii, 2006; Manni & Rosi, 2021). A questa importante fase di Lipari-Vulcano-Vulcanello (e non al VI d.C.), sembrano riferirsi le varie leggende del Campis e di Dolomieu di seguito riportate. Vi era singolarmente nel luoco detto Pirrera una bocca di fuoco assai vasta e dilatata, dalla quale si vomitavano incendi- e, per la vicinanza che haveva con la Città di Lipari, poteva giustamente temersi che un giorno dovessa questa restare sepolta sotto l’ardenti suoi ceneri-Calogero - ottenne dal Signore che s’estinguessero tutti quei fuochi nell’Isola, e precisamente che cessassero quelli della Pirrera…” (Campis, 1694). 

San Calogero, protettore dell’isola, cacciò i demoni che abitavano nel Monte Pilato: da quel momento cessò l’attività eruttiva e i demoni si rifugiarono nelle stufe provocandovi esplosioni. Il Santo, però, li inseguì e li fece fuggire a Vulcanello e poi a Vulcano, dove non hanno mai smesso di lanciare fuoco e fiamme. I Liparoti sostengono che da allora l’isola è rimasta tranquilla. (Dolomieu, 1782). Si può supporre che la figura del taumaturgo Calogero, che numerosi secoli prima aveva liberato Lipari dai demoni, trova motivo di evocazione in conseguenza del rinnovato rischio vulcanico che la comunità locale si trovò ad affrontare dopo la metà del XIII secolo.

In questa seconda fase evolutiva del culto, San Calogero rivestirà all’uopo la veste di Santo Protettore divenendo compatrono della maggiore isola eoliana. Secondo la leggenda riportata da Dolomieu i diavoli scacciati dalle caverne di Monte Pilato (fase di Rocche Rosse) si stabilirono dapprima a Vulcanello e poi definitivamente presso il Gran Cratere di Vulcano dove continuarono a scatenare eruzioni nei secoli a seguire. I vari riferimenti all’attività vulcanica che compaiono nelle fonti di Calogero sono stati oggetto di studio da parte di numerosi storici e vulcanologi, che però non distinsero tra il presupposto storico altomedievale su cui si basano le fonti agiografiche ufficiali, e le locali leggende contemporanee.

I tentativi di inquadrare cronologicamente gli eventi vulcanici avvalendosi delle fonti storico-leggendarie, avevano portato nel tempo a differenti conclusioni, talvolta contrastanti. Dolomieu (1782) affermava: “ che le ultime eruzioni di quest’isola siano antiche e che risalgano al VI secolo d.C. - Se le cronache che parlano di questo Santo si riferiscono a fatti veri, possiamo dedurre che dal VI secolo in poi a Lipari non si sia verificata alcuna eruzione”. Ma oggi sappiamo che non è andata proprio così.

Per approfondimenti: https://www.isprambiente.gov.it/public_files/Volume109.pdf . Giornate di Geologia & Storia. Memorie Descrittive della Carta Geologica d’Italia, Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia, ISPRA. - MANNI (2022), pp. 158-167.

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Lipari, domani consiglio comunale su variazioni di bilancio

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Eolie, Storia e Vulcani Origini del culto e le locali leggende di San Calogero- 1a Parte

Nell’attuale clima di festa, come già avvenuto alla fine dello scorso anno, il Notiziario ospita la rubrica Eolie, Storia e Vulcani dedicata ai lettori più appassionati. La rubrica riprende con un argomento caro agli abitanti ed ai conoscitori delle Eolie: il culto di San Calogero, che insieme a quello più antico di San Bartolomeo, rappresenta il tema religioso e culturale maggiormente sentito sulla maggiore isola. Quella che è apparsa a lungo come una fantasiosa leggenda, è una tradizione concreta che, pur avendo smarrito nell’arco dei secoli i connotati cronologici, è densa di riferimenti al reale passato. Di questo tratta il nuovo articolo “Origini del culto e le locali leggende di San Calogero: una doppia chiave per l’interpretazione del vulcanismo recente di Lipari”. Buona lettura e…Buone Feste

Nell’isola di Lipari viene tramandata oralmente un’antica tradizione religiosa che, incentrata sulla figura carismatica dell’eremita Calogero, contiene riferimenti all’attività vulcanica medievale.

Il rischio percepito dagli abitanti durante le recrudescenze di Lipari-Vulcano ha portato all’elezione di figure taumaturgiche a protezione del territorio. Tra esse spicca appunto quella dell’eremita Calogero inviato a Lipari intorno al 525 AD per domare i fenomeni vulcanici in atto, come desunto dagli scritti ufficiali della Chiesa Cattolica. I Dialoghi di San Gregorio Magno (590-604 AD) confermano che “colà viveva un eremita di grande virtù”. Secondo gli Inni di Sergio detto il Cronista risalenti al secolo IX, Calogero dopo aver evangelizzato diversi luoghi della Sicilia, morì nei pressi di Sciacca nel 561AD.

L’innografia e le reliquie del Santo, verranno custodite dalla fine del primo millennio nella Valle del Fitalia (Me) per essere riscoperti agli inizi del Seicento. Nel frattempo, con l’arrivo dei Normanni in Sicilia, giunge dalla diocesi francese il Breviario Gallicano contenente informazioni sulla vita del Santo eremita, poi riportate nel Disegno Historico o siano l’abbozzate historie della nobile e fidelissima città di Lipari del CAMPIS (1694). L’autore siciliano attingendo dall’ex breviario e dalla viva tradizione popolare, narra che l’anacoreta ebbe i meriti di spegnere miracolosamente il fuoco vulcanico dell’isola, e di aver intercettato le acque termali prima disperse.

E’ verosimile che tale culto sia stato introdotto a Lipari dai Benedettini, così come in Sicilia, ma non sussistono elementi di cultura materiale per dimostrarlo. Una tela oggi conservata presso il nuovo Museo Diocesano di Lipari, raffigura i Santi: Bartolomeo, Agatone (già protettori dell’isola), Calogero ed il carmelitano Pietro Tommaso, vescovo di Lipari dal 1354 al 1359 che, originario di Avignone, si distinse per prestigiosi incarichi. Al colto personaggio era di certo nota la vicenda del taumaturgo che sette secoli prima metà operò i suoi prodigi a Lipari ed il cui culto si andava affermando in Sicilia.

Con ogni probabilità è a lui che si deve nella sua diocesi l’esaltazione della figura del Santo Eremita, eletto compatrono in un momento non noto ma deducibile. La narrazione leggendaria è stata in passato oggetto di studio allo scopo di trarne dettagli utili alla ricostruzione della storia eruttiva recente di Lipari. Per molti anni tali studi recepirono i contenuti della vicenda senza un’adeguata distinzione tra l’aspetto storico originario riferito al VI secolo, e quello tradizionale orale, rimodulatosi localmente in funzione degli ultimi eventi vulcanici occorsi sull’isola nel XIII. Di questo si parlerà nella seconda parte.

Per approfondimenti: https://www.isprambiente.gov.it/public_files/Volume109.pdf . Nisio S. (Eds) (2022) - Giornate di Geologia & Storia. Memorie Descrittive della Carta Geologica d’Italia, Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia, ISPRA, pp. 158-167- MANNI (2022).

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